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Excavation

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Summary (Italian)

  • Anche quest’anno gli scavi archeologici a Grotta di Fumane hanno portato a scoperte importanti. Grazie alla concessione del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, la campagna di ricerche è iniziata il 2 luglio e si è chiusa alla fine di settembre con grande soddisfazione dei ricercatori dell’Università di Ferrara coordinati da Marco Peresani, che da oltre cinque anni dirige lo studio scientifico di questo importante sito paleolitico.

    Mai prima d’ora il centro di ricerca ferrarese aveva intrapreso tre mesi di attività incentrata sullo scavo di un singolo livello archeologico, ma la grande abbondanza di reperti e soprattutto il loro stato di conservazione hanno pienamente giustificato questo progetto sostenuto dalla National Geographic Society, dalla Comunità Montana della Lessinia, dal Comune di Fumane e dai molti sponsor che a vario titolo intervengono da alcuni anni (Impresa Roberto Gardina, Banca di Credito Cooperativo della Valpolicella, Cantine Albino Armani e molti altri).

    L’obiettivo degli archeologi era quello di concludere l’esplorazione di uno strato risalente all’incirca a 48mila anni fa, scavato nelle altre zone della grotta nel corso degli anni precedenti. L’interesse era legato a un duplice obiettivo: acquisire informazioni complete sull’organizzazione dei gruppi di neandertaliani che avevano frequentato la grotta e raccogliere il maggior numero di ossa di uccelli possibile. Grazie alla collaborazione dei ricercatori e dei migliori studenti dell’Università di Ferrara e di alcuni dell’Università di Verona, i lavori sono stati condotti con estrema perizia e precisione, tanto da richiede costantemente l’impiego di aspiratori per scavare con la massima attenzione sedimenti così antichi.

    In effetti, l’eccezionalità di Fumane è proprio quella di conservare livelli sottili uno o pochi più centimetri che conservano innumerevoli carboni, ossa e pietre scheggiate ma, soprattutto, resti di focolari. Gli archeologi in questi tre mesi di scavo ne hanno esposti circa una ventina, a testimonianza dell’intensa attività di cottura o affumicatura dei cibi da parte dei neandertaliani all’entrata della cavità. Ognuno di questi focolari è stato sezionato, documentato e campionato per carpirne le migliori informazioni possibili sul tipo di legna (larice e pino) utilizzato, l’eventuale impiego di erbe e grasso animale, la temperatura di combustione e il possibile riutilizzo nel corso della frequentazioni stagionali della cavità. Attorno a questi focolari sono state rinvenute schegge di selce adoperate come coltelli, punte e numerose ossa di erbivori come cervi e megaceri (grandi cervi estinti del Pleistocene), caprioli e stambecchi.

    Anche il secondo obiettivo è stato pienamente raggiunto. Ad oltre un centinaio ammontano i resti di pennuti, di varie taglie e specie, che sono stati prontamente inviati al Laboratorio di Archeozoologia del Museo Pigorini a Roma per la determinazione tassonomica. Il ritrovamento conferma l’interesse dei Neanderthal verso questo tipo di animali e apre un ampio ventaglio di interrogativi sulle attitudini predatorie di questi nostri cugini estinti. Cacciavano? Catturavano? E con quali mezzi, in quali stagioni, con che scopo? Alimentario o simbolico/cerimoniale? Le ossa, bene conservate, potranno rilevare nell’immediato futuro tutte le eventuali tracce lasciate dall’Uomo.

  • Marco Peresani - Università degli Studi di Ferrara 

Director

  • Marco Peresani - Università degli Studi di Ferrara

Team

  • Andrea Picin - Università di Tarragona
  • Camille Jéquier - Università degli Studi di Ferrara
  • Elisa di Taranto - Università degli Studi di Ferrara
  • Laura Cento - Università degli Studi di Ferrara
  • Matteo Romandini - Università degli Studi di Ferrara
  • Nicola Nannini - Università degli Studi di Ferrara
  • Rossella Duches - Museo delle Scienze di Trento
  • Marco Peresani - Università degli Studi di Ferrara

Research Body

  • Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Germania): Department of Human Evolution
  • Museo Nazionale Preistorico Etnografico "L. Pigorini", Roma (Italia): Sezione di Paleontologia del Quaternario e Archeozoologia
  • Neanderthal Museum (Germania)
  • Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: Centro di Restauro, Laboratorio di Analisi
  • University of Cambridge (Regno Unito): McDonald Institute for Archaeological Research
  • University of Oxford (Regno Unito): Oxford Radiocarbon Accelerator Unit (ORAU), Research Laboratory for Archaeology
  • Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze della Terra ‘A.Desio’
  • Università degli Studi di Torino: Dipartimento di Anatomia, Farmacologia, Medicina legale
  • Università degli studi di Ferrara, Dipartimento di Studi Umanistici, Sezione di preistoria e Antropologia
  • Université de Bordeaux 1 (Francia): De la Préhistoire à l'Actuel: Culture, Environnement et Anthropologie (PACEA)
  • Université de Nice Sophia Antipolis (Francia): Cultures et Environnement Préhistoire, Antiquité, Moyen Age (CEPAM)
  • Université de Paris I, Panthéon-La Sorbonne (Francia): Institut d'Art et d'Archéologie

Funding Body

  • Banca Valpolicella
  • Comune di Fumane
  • Fondazione Cariverona
  • Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Germania): Department of Human Evolution
  • Parco Naturale Regionale della Lessinia
  • Regione Veneto
  • Roberto Gardina, Albino Armani
  • Studio Odontoiatrico Associato Reasibilla
  • The National Geographic Society

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