Fasti Online Home | Switch To Fasti Archaeological Conservation | Survey
logo

Excavation

  • Grotte Scalina
  • Musarna
  •  
  • Italy
  • Latium
  • Provincia di Viterbo
  • Viterbo

Tools

Credits

  • failed to get markup 'credits_'
  • AIAC_logo logo

Summary (Italian)

  • I lavori eseguiti dal 3 luglio al 5 agosto 2015 hanno prevalentemente interessato tre settori: il complesso funerario monumentale, il campo sovrastante la tomba ed il piccolo oppido dell’Isolotto.

    Il completamento della trincea iniziata l’anno scorso per tutta l’altezza della collina, in asse con il dromos della tomba, ha consentito di stabilire che non è mai esistito, almeno in questo settore, un dispositivo di accesso diretto alla tomba a partire dalla strada antica che passava nel fondovalle, della quale non è stata rinvenuta alcun traccia – forse perché essa fu ricalcata, già in età medioevale e moderna, dal percorso della strada tuttora esistente oggi. L’ipotesi più verosimile risulta dunque che l’accesso alla tomba monumentale avvenisse all’altezza del suo pianterreno, tramite una strada creata a mezzo pendìo della collina (indirettamente attestata dalla presenza delle due tombe arcaiche rinvenute nel 2013 a sud-ovest della tomba), poi ricalcata da una strada di età moderna. Quest’ultima è documentata da un muro di contenimento composto da rozzi blocchi squadrati rinvenuto l’anno scorso sul ciglio del pendìo, creata dopo la ripulitura completa dei blocchi di crollo della tomba, effettuata al fine di consentire il suo nuovo uso rituale, intorno alla meta del XVI secolo. I sondaggi eseguiti intorno alla tomba hanno portato alla scoperta di una moneta di Clemente XVI, coniata nell’anno giubilare 1600, la quale conferma la funzione del sito come luogo di peregrinaggio legato al giubileo romano, e consente di attribuirla ad una data anteriore. Essa raffigura da un lato lo stemma pontificale, dall’altro la Porta Santa.

    In seguito all’indagine geofisica realizzata l’anno scorso, sono state realizzate diverse operazioni mirate a localizzare la camera originaria del sepolcro, di cui diversi indizi concordanti (contrasto tra l’architettura esterna e la scarsa cura portata allo scavo delle camere; qualità mediocre dei sarcofagi; rarità delle epigrafi; materiale ivi raccolto più tardo di mezzo secolo rispetto alla data di creazione della tomba) consentono di ipotizzarne la presenza. Nel centro dell’ipogeo principale, dove la prospezione geofisica suggeriva l’esistenza di un pozzo quadrato antico (probabilmente creato per saggiare il terreno sottostante), è stata effettuata una perforazione profonda 15 m che ha evidenziato l’assenza di ogni vuoto, nonché un terreno molto morbido, del tutto inadeguato per la creazione di una camera funeraria. Altre indagini realizzate nello stesso ipogeo – spostamento di un sarcofago, saggio in una parete – non hanno dato alcun esito convincente. Si può ipotizzare che i creatori della tomba, visto la scarsa qualità del terreno nella parte inferiore della collina, abbiano scelto di scavare l’ipogeo più in alto, nello strato di tufo compatto nel quale è stata tagliata la facciata. Se tale ipotesi cogliesse nel vero, la camera funeraria potrebb’essere stata accessibile dal pianoro sovrastante la tomba, un’ipotesi che andrebbe ulteriormente verificata.
    Le precedenti indagini, nonché diverse fotografie aeree, avevano consentito di localizzare nel campo sovrastante la tomba un piccolo sito medievale databile, sulla base di parte della sua cinta muraria scavata nel 2013, dei XII-XIII sec., che sembrava delimitato verso ovest, nord e est da un profondo fossato. La trincea di 2,50 × 17 m aperta perpendicolarmente a questa sistemazione ha consentito di accertare che non si trattava di un fossato, ma del fronte di una cava, lungo la quale era stato costruito il muro di cinta dell’insediamento, interamente distrutto (come tutte le altre evidenze archeologiche al suo interno) dai pesanti lavori agricoli realizzati in questa area. Tale cava presenta tuttavia due diversi tipi di tracce di estrazione: una di grossi blocchi rettangolari, riferibile, anche sulla base di un frammento di ceramica, alla fine del IV secolo a.C., in concomitanza con la creazione della tomba ; una di piccoli blocchi quadrati, riferibile al sito medievale, la cui datazione è stata confermata dal ricco materiale raccolto.

    Sul piccolo oppido dell’Isolotto, ad un centinaio di metri a sud-est della tomba, lo scavo estensivo delle strutture preservate ha consentito di stabilire definitivamente che esse erano pertinenti ad un piccolo fortino di prima età ellenistica costruito in opera quadrata, probabilmente dotato di una torre di guardia, inserita nel sistema difensivo della vicina Musarna in modo da assicurare, verso nord, il controllo dell’importante asse viario Sorrina-Tuscania. Diverse evidenze confermano una rioccupazione del sito nel corso della prima età imperiale, già rilevate nel corso dello scavo della cisterna pertinente al complesso, di cui un bacino accuratamente costruito con frammenti di tegulae rivestite con opus signinum ; sembra trattarsi di un riuso legato a modeste attività agricole. Non è stata trovata, invece alcun traccia di un’occupazione del sito nel corso del Medioevo.

    Altre due operazioni, senza legame con la tomba, sono state anche condotte quest’anno. Ad ovest della fattoria Pepponi, i lavori agricoli avevano riportato alla luce un blocco di nenfro recante tre lettere di un’iscrizione etrusca di grande dimensioni (Jolivet-Motta 2009). Lo scavo eseguito in questo settore, preparato con una prospezione geofisica, ha permesso di stabilire che il blocco era stato riadoperato per foderare il perimetro di un forno per la calce di forma ovale, di cui non è stato possibile accertare la datazione. Lo smontaggio sistematico della struttura fatta di blocchi di nenfro e di tufo, rozzamente disposti, non ha consentito di rinvenire altri blocchi pertinenti allo stesso monumento. Infine, è stata interamente ripulita la cd. Grotta delle Statue di Respampani, della quale è stato realizzato un rilievo 3D. Il sondaggio aperto al disopra della tomba, sigillata da uno strato di terra di scarso spessore, non ha consentito di evidenziare la presenza di un qualsiasi monumento sovrastante l’ipogeo.

  • Vincent Jolivet, CNRS 

Director

  • Vincent Jolivet, CNRS

Team

  • Edwige Lovergne, ED 112, Università di Paris I

Research Body

  • CNRS
  • École normale supérieure (Paris)

Funding Body

  • CNRS
  • Fondazione Carivit
  • Labex TransferS
  • École normale supérieure (Paris)

Images

  • No files have been added yet