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Credits

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Monuments

Periods

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Chronology

  • 2033 BC - 1930 BC

Season

    • The Lucone di Polpenazze is one of the best preserved basins of lacustral origin which are scattered across the amphitheatre of glacial morain around Garda. Research has identified five areas (A, B, C, D, E) which probable correspond to palafitte settlements. Of these Lucone A and D were excavated, whilst the others are known through surveys and occasional finds. The Lucone basin, following a late Neolithic phase represented by Lucone C, was occupied continuously throughout the early Bronze Age and in some zones during the beginning of the middle Bronze Age. In the late middle Bronze Age there was a notable reduction in the size of inhabited areas (part of Lucone A). In the late Bronze Age the basin seems to be abandoned, whilst in the late middle Bronze Age several settlements appear on the surrounding morainic hills. In an advanced phase of the late Bronze Age a plateau developed facing the nearby inframorainic basin of Bottenago, the town of Castilì – Monte Guarda di Castrezzone (BS). The need to check the excavation undertaken in 1986, which was the object of large scale clandestine digging, led to a new excavation in 2005 (area Lucone D). Once the excavation was re-opened, the wooden structures previously identified and still in situ were digitally recorded and then partially re-sampled. An attempt was also made to recover some of the wooden structures, including a probable roof beam. Two trenches (1 x 1m) were dug starting from the old excavation area. The stratigraphic sequence was, beginning from the agricultural soil: a layer of whitish silt with abundant inclusions of molluscs, a silty layer rich in ashes and charcoal, a structure in burnt clay, a dark brown/black silty layer. In the trench to the south below the whitish layer was: a brown silty layer, a large deposit of stones and baked clay, a layer of burning, a layer of peat (first settlement phase). It is above this layer that most of the horizontal partly burnt wooden remains, also identified in the north trench, are present. (Raffaella Poggiani Keller, Marco Baioni)
    • La straordinaria conservazione degli elementi lignei orizzontali e la presenza della struttura cumuliforme individuata nel 2005, hanno portato alla decisione di aprire un’area di scavo più ampia (4 x 4 m circa) a W dallo scavo 1986. Lo scavo 2006, se da una parte ha confermato a grandi linee la sequenza stratigrafica osservata nel 1986, dall’altra ha mostrato una situazione molto più complessa e ha evidenziato la necessità di una completa revisione dei dati precedenti. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario, effettuata manualmente a vanga per evitare il passaggio di mezzi pesanti sopra una stratigrafia estremamente elastica e dunque molto sensibile alle variazioni di pressione. Il terreno agrario di colore marrone chiaro (Strato A del 1986, US 1) è risultato ampiamente rimestato dalle arature e bioturbato. La scarsità di materiale archeologico comprova una sostanziale buona conservazione degli strati sottostanti. Sotto l’agrario si nota una presenza di uno strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (Strato B del 1986, US 2). Questo strato è particolarmente conservato verso W e verso S, cioè nella direzione del centro del bacino, mentre va scomparendo a partire dall’area centrale dello scavo verso N, N/E. Per ora in assenza di analisi l’ipotesi più plausibile riguardo a questo strato è che sia il risultato di una ingressione lacustre posteriore all’età del Bronzo. Sotto US 2 compare il tetto della stratigrafia di interesse archeologico, costituita in gran parte nel settore centrale e meridionale dello scavo da uno spesso strato limoso di colore grigio scuro nerastro, ricco di frustoli di carbone, denominato US 3, corrispondente allo strato D del 1986. In tutta l’area di scavo manca un livello archeologico assimilabile allo Strato C del 1986, che era oltretutto riferito a una ultima fase abitativa (III fase). Questo dato imporrà una revisione dei dati stratigrafici del 1986 che probabilmente si riferivano a una superficie troppo piccola caratterizzata anche da un grosso disturbo centrale.
    • La campagna di scavo 2007 ha comportato l’ampliamento dell’area di scavo 2006, per complessivi 40 mq circa. L’apertura di un’area più grande ha consentito più puntuali osservazioni stratigrafiche. Si è innanzitutto notato che lo strato US 2, composto da depositi carbonatici prodotti da vegetazione lacustre (potamogeti), è sempre lacunoso in corrispondenza delle strutture cumuliformi, che presentano la parte sommitale decapata. Lo strato limoso di colore grigio nerastro (US 3) si appoggia alle strutture cumuliformi di scarico e corrisponde alle fasi di vita/abbandono del secondo momento abitativo di quest’area (Lucone D). L’alta frequenza di materiali archeologici ha imposto uno scavo a tagli artificiali con successivi e ripetuti fotopiani per documentare i reperti ceramici quasi sempre frammentati in posto. Lo strato 3 e i livelli ad esso assimilati (USS 9, 11, 16, 18, 19, 25) si appoggiano alle strutture a cumulo: una piuttosto piccola (ES 20) intercettata solo nel Settore S, l’altra molto grande (ES 15), già presente nello scavo 1986/2005, occupa parte del Settore Centrale e del Settore N. La struttura più grande (ES 15) è costituita da una serie caotica di livelletti sovrapposti (USS 17, 23) alcuni di argilla compatta di colore giallo, altri ricchi di cenere e carboni di colore grigio e alcuni di origine vegetale. Parte dei materiali potrebbero essere coerentemente attribuiti a operazioni di pulizia e ripristino di aree di fuoco, mentre le dimensioni dell’area di accumulo potrebbero suggerire anche una funzione strutturale. Asportate US 3 e parte della struttura cumuliforme si è documentato un livello carbonioso (US 4) con matrice limosa di colore nerastro, presente su gran parte dell’area di scavo, legato con ogni probabilità a un episodio di incendio. Lo strato presenta però differente spessore: in alcune zone arriva ai 10 cm e ingloba elementi lignei carbonizzati, in altri casi segna più che altro un’interfaccia tra US 3 e la successiva US 5. In vari punti si segnalano concentrazioni di particolari materiali carbonizzati, come ad esempio la lente di ghiande presente tra il Settore Centrale e quello Nord. Ma l’elemento maggiormente caratterizzante lo strato US 4 e il tetto del sottostante strato torboso di colore marrone (US 5) è la straordinaria presenza di materiali lignei, con elementi sia verticali che orizzontali. Gli elementi strutturali lignei verticali in realtà iniziano a comparire già in alcuni rari casi in US 2 e sono stati frequentemente documentati durante l’asportazione di US 3. È però con US3/US5 che si inizia a intravedere la maggior parte dei supporti verticali nelle loro caratteristiche precipue. Altro discorso riguarda gli elementi lignei orizzontali, presenti a partire esclusivamente dallo strato carbonioso (US4) e probabilmente legati all’episodio di incendio che ha posto fine alla I fase abitativa del Lucone D. Durante l’asportazione dello strato carbonioso (US 4) è stata individuata una vasca lignea prodotta da un tronco di ontano scavato lunga 1,60 m. Si è proceduto alla documentazione del manufatto, di cui si sottolinea la rarità, e, in accordo con la Soprintendenza competente, al recupero per inviarlo prontamente al restauro.
    • La campagna di scavo 2008 è durata complessivamente 9 settimane, dal 4 agosto al 3 ottobre. Sulla durata dell’intervento ha particolarmente pesato il tempo necessario alla documentazione, all’asportazione con campionatura degli elementi lignei, in tutto oltre 300, che caratterizzavano i livelli di crollo della struttura più antica. Lo scavo è consistito nella continuazione dello scavo precedente su tutta l’area e nella documentazione accurata della superficie contrassegnata dagli Elementi Lignei Orizzontali (ELO), appartenenti presumibilmente tutti o in parte al crollo della prima struttura abitativa. Una volta documentata la superficie, si è proceduto all’asportazione di tutti gli elementi lignei, procedendo secondo un protocollo definito insieme al laboratorio di dendrocronologia e l’esperto paleobotanico. Ogni Elemento Ligneo è stato documentato fotograficamente in sito prima dell’asportazione e poi in seguito a una sommaria pulizia. A questo proposito si è definita una scheda di EL con tutte le informazioni necessarie acquisibili direttamente sullo scavo, soprattutto con le indicazioni dei rapporti fisici tra differenti Elementi Lignei Orizzontali.. Una volta completata questa operazione si sono potuti affrontare i livelli culturali della prima fase abitativa costituiti dallo strato torboso di base, ricco di materiale vegetale (Strato F del 1986, US 5), coperto in alcune zone da lenti di scarico. Tra queste la più estesa è costituita da uno strato di argilla mista a torba di colore giallastro (US 27), caratterizzato al tetto da materiali archeologici in massima parte ceramici, in stato decisamente frammentario. Questi cumuli di scarico presentano caratteristiche molto diverse rispetto a quelle della fase più recente. Sono infatti molto più estesi, appiattiti e stratigraficamente meno complessi. Probabilmente ciò è legato all’ambiente decisamente più umido. Si è infine potuto affrontare lo scavo dello strato torboso US 5, estremamente ricco di elementi vegetali, tra i quali si possono annoverare frammenti di corteccia derivanti sia dal degrado dei pali sia dall’opera di scortecciamento effettuata prima della messa in posa. Sono inoltre presenti foglie, rametti, semi, gusci e spighe. Durante lo scavo sono stati rinvenuti, oltre i copiosi resti ceramici, anche numerosi manufatti in legno, come due zappette o pareggiatori di terreno, una zappa a cucchiaio, una mazza e un enigmatico oggetto a ciambella. Presenti anche vari esempi di intrecci in fibra vegetale, probabilmente pertinenti a cesti o gerle, nonché un frammento di tessuto di lino. Particolarmente interessante una collana intera formata da vaghi di marmo bianco alternati con semi di Staphylea pinnata, detta volgarmente “falso pistacchio”, tutt’oggi usata in alcune zone d’Italia per confezionare rosari. Immersi nella torba sono stati rinvenute alcune tavole in posizione orizzontale o appoggiate in corrispondenza di canalette scavate nel limo lacustre o poste a coltello o in posizione obliqua e piantate direttamente nei fanghi di fondo. Questi ELO potrebbero appartenere a strutture di contenimento e rafforzamento dei pali. Su una l’eccezionale stato di conservazione, che tra l’altro ha suggerito il suo prelievo per il restauro, ha consentito una veloce datazione dendrocronologica al 2034 a.C. del suo abbattimento. Questa costituisce al momento la più antica datazione disponibile per l’abitato.
    • Nel 2009 si è avviata la terza fase delle nuove ricerche archeologiche al Lucone di Polpenazze. Innanzitutto, col sostegno economico di Regione Lombardia, il Comune di Polpenazze del Garda ha acquistato l’area interessata dagli scavi, costituendo il primo nucleo di quello che nelle intenzioni sarà il Parco Archeologico del Lucone. Si è provveduto ad ampliare la recinzione dell’area di interesse archeologico e a dotare definitivamente di collegamento elettrico e di acqua corrente il cantiere di scavo. Per agevolare le attività di scavo e per permettere una migliore conservazione delle strutture lignee è stata predisposta una tensostruttura a doppio spiovente, larga 16 m e lunga 20 m. Si è poi realizzato il microrilievo dell’area del Lucone, e in collaborazione con l’Università di Pisa (Prof. Carlo Baroni) sono state avviate prospezioni geomagnetiche e geoelettriche con il duplice scopo di definire l’estensione dell’insediamento e di saggiare queste strumentazioni nell’ambito di siti umidi. In contemporanea con le attività di scavo si sono invece realizzati transetti di carotaggi (alcune campionature sono già state studiate dal punto di vista palinologico da V. Valsecchi: VALSECCHI et alii 2005), ma esse sono state prelevate da un’area prospiciente il Lucone A, purtroppo al di fuori di un progetto multidisciplinare) e trincee esplorative fuori dall’area dell’abitato, in collaborazione con l’IDPA - CNR (dott. Cesare Ravazzi) per intraprendere uno studio ambientale del bacino. L’intervento del 2009 è nato con l’intento di ampliare l’area di scavo fin qui aperta per comprendere tutti gli interventi fatti dal 1986 a oggi in un unico scavo di forma pressappoco quadrata, in modo da acquisire e standardizzare tutta la precedente documentazione. L’area generale di scavo, comprendente anche i precedenti interventi, misura 14 m x 13 m per un totale di 182 mq. La campagna di scavo 2009 è durata dal 1 luglio al 12 ottobre, con alcune interruzioni per motivi organizzativi. Naturalmente la prima fase dello scavo è consistita nell’asportazione del terreno agrario (US 1). Sotto l’agrario si è documentata la presenza del già noto strato di limo biancastro, ricco di carbonati, con abbondanti resti malacologici che, seppur per larghi tratti decapato, sigilla tutta la stratigrafia precedente (US 2). Asportato questo strato si evidenzia bene una situazione generale costituita da alcuni grandi cumuli compositi di forma allungata, composti da livelli di differente natura, spesso ricoperti o circondati da lenti con ceramica fortemente frammentata. Nelle zone non occupate da queste grandi strutture di scarico, come ad esempio la fascia meridionale dello scavo, la sequenza stratigrafica è piuttosto uniforme. Predominano strati limosi di colore bruno/grigio (USS 40, 41, 50, 51, 58, 60) formatisi in ambiente più o meno umido, che alternano zone di accumulo di materiali ceramici con aree più libere. In questi livelli, tutti affini all’US 3 del 2007, i materiali ceramici sono maggiormente conservati rispetto a quelli posti nei cumuli di scarico. A volte si tratta di vasi integri o frammentati sul posto e con i pezzi ancora in connessione. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. In alcuni fortunati casi anche da livelli così alti sono documentati oggetti in legno, come un frammento di immanicatura di pugnale.
    • In June 2010 the second excavation campaign began, concentrating on the area defined in 2009, with the cleaning and preparation of the site. The excavation proper began on the 1st July and concluded on the 14th October with a visit by an ICOMAS inspector determined by the inclusion of Lucone as one of the candidate sites in the international “Alpine palafittes” series in the UNESCO World Heritage List. The excavation took place mainly in July and August, whilst in September recording of the timber structures was undertaken. The excavation strategy for 2010 was to bring all of Sector 1 into phase, from the moment that in 2009 research in the north-eastern area was abandoned due to lack of time and work force. The main characteristic of this zone was the presence of two large “accumulations” of dumped material with a particularly complex stratigraphy. This, perhaps inappropriate term, is used to indicate a number of elongated structures on an east-west alignment, comprising various lenses, often clearly definable dumps of different types of materias. It is uncertain what these structures were, as their characteristics suggest a more complex interpretation than simple dumps. For this reason the excavation of these structures was undertaken in a particularly meticulous way and numerous samples were taken for thin-section, pollen and anthracological analyses. The two cumuliform structures are indicated as US 84, that to the north, and US 88, that to the south, partially excavated in 2009. Dump US 84 occupied all of the northern part of the extension to the west of the 2009 trench, almost reaching the other dump identified in 2006 (US 10). It comprised a number of diverse lenses, partially overlying each other and sometimes intermingling/running into each other. A sort of horizontal stratigraphy was noted, with the earliest lenses positioned in the easternmost part of the structure, that is closest to the bank of the ancient lake. The southernmost accumulation (US 88) presented a similar, but simpler structure. The excavation is yet to be completed, as it was decided to preserve a baulk for two reasons. Firstly, for didactic purposes, in order to show the structure of a dump, also in view of the UNESCO inspection. Secondly, part of the heap was preserved for geomorphological analyses aiming towards a reconstruction of how the single elements within the structure were formed. The other situation regarded the areas free of dumps, where various layers of silt were present, containing greater or lesser quantities of plant fibres, which had accumulated around the large phase two dumps. As this deposition in an environment with alternating dry and wet periods was gradual and continuous during the growth of the accumulations through the dumps comprising them, the external levels often intermingle with the lenses of the dumps making reading of the stratigraphy very complicated. Numerous vertical timber elements have now appeared across the entire excavation area. These have been recorded and inserted into the excavation database. The excavation of the archaeological levels of Lucone as usual produced a large amount of finds in a good state of preservation. These were mainly pottery but also various artefacts in bone-horn, faience, flint, stone, metal and wood.
    • Dal luglio all’ottobre 2011 sono riprese le ricerche nel sito palafitticolo D del Lucone di Polpenazze. La nuova campagna di scavo ha soprattutto interessato la parte occidentale del Settore 1, l’area delimitata nel 2009. Lo scavo è stato tenuto in attività fino al 6 ottobre in modo da essere visitabile in corrispondenza del Convegno Internazionale “Le palafitte: ricerca, conservazione, valorizzazione, tenutosi a Desenzano del Garda. Le finalità di scavo erano di portare tutta l’area al tetto dell’incendio che segnò la fine della prima fase insediativa dell’abitato. Lo scopo è stato solo parzialmente raggiunto poiché si è scoperto che la potenza stratigrafica pertinente alla seconda fase si amplia notevolmente verso il lago, dove le operazioni di scavo sono state spesso rallentate dalla decisa presenza di acqua di falda. Le ricerche hanno evidenziato la complessità dei fenomeni occorsi tra l’incendio e il crollo delle strutture abitative di prima fase e l’impianto delle strutture della seconda. Lo scavo ha innanzitutto accertato che l’incendio ha coinvolto tutta l’area dell’abitato corrispondente al Settore 1, con l’evidente differenza che, mentre nella parte orientale i livelli corrispondenti a questo evento traumatico hanno andamento suborizzontale piuttosto regolare, nell’area occidentale, quella verso il lago, hanno un andamento irregolare e in alcuni casi formano una specie di sponda, lungo la quale si accumulano elementi lignei orizzontali. Lo scavo accurato di un notevole numero di lenti e lenticelle sovrapposte fa inoltre ipotizzare che le strutture coinvolte dall’incendio non siano crollate completamente durante esso, ma abbiano avuto un degrado successivo, che ha coinvolto elementi strutturali che non si erano completamente bruciati: si tratta di parti di pavimenti in argilla, pareti, materiali lignei ecc., nonché di una notevole quantità di grandi pietre che dovevano avere una funzione strutturale. Questi livelli si sono deposti interdigitandosi con strati di origine naturale, provenienti dallo specchio d’acqua, che hanno contribuito a livellare l’originale morfologia dell’area e a rendere meno evidente il limite spondale. Si è avuta dunque la conferma che durante la fase più antica vi era un maggiore apporto lacustre, con più decisa presenza di acqua nella zona occidentale dell’abitato, mentre nella seconda fase l’area diviene relativamente più asciutta e lo specchio d’acqua si allontana. L’individuazione di vari elementi strutturali in legno consentirà inoltre di avviare alcuni tentativi di ricostruzione degli alzati, dove trovavano spazio sia elementi squadrati e ben lavorati accanto a molti altri utilizzati grezzi ancora con la corteccia. Lo scavo dei livelli archeologici del Lucone ha come al solito restituito una copiosa messe di materiali archeologici spesso in buono stato di conservazione. Si tratta in gran parte di materiali ceramici, ma sono presenti vari oggetti in osso-corno, fayance, selce, pietra e metallo. Grande interesse rivestono i materiali in legno, tra i quali spiccano un falcetto integro con lame in selce trattenute da mastice, varie immanicature, un tronco cavo e alcuni frullini. Di grande interesse sono poi i dati riguardanti i macroresti vegetali, tra i quali si può citare l’eccezionale rinvenimento di un vaso coinvolto dall’incendio colmo di spighe integre di un cereale ancora poco conosciuto.
    • The 2012 excavation investigated the first phase of the _palafitte_ settlement beginning with the burnt layers attesting the fire, which destroyed it. This event, which it is now known certainly involved all of the excavated area, determined the collapse of various timber structural elements that were well-preserved as they fell into the water or however into a very damp context. They have provided details about timber construction techniques in this period. In fact, several elements belonging to house walls such as perforated small planks or a joist with the ends cut on a slant and quadrangular cavity cut in the centre, probably part of the roof trusses were recovered. Fragmentary remains of terracotta building materials were also present. In fact, this year an accumulation of small blocks made of clay or a clayey impasto showing various states of firing was identified. A large number of these elements were fired in a manner sufficient to keep their original form and presented borders of various shapes, traces of wattle, and impressions of upright poles. Others presented a recurrent characteristic; a flattened border on which the impressions of a series of parallel canes were clearly visible. From observations made on site and the first attempts at reassembly, the burnt clay structure seemed to be sub-circular in plan, perhaps ending in a cupola. This may be a sort of silo for storing provisions or a small oven for cooking food. As well as the structures, the fire also involved artefacts of various types and materials (pottery, stone, bone, metal), often exceptionally well-preserved, such as a large bi-conical vase, partially fragmented and deformed by exposure to heat, still with ears of cereal inside it. This campaign was characterised by a very particular find: a human skull was found in the part of the excavation facing towards the centre of the lake, immediately above the layer relating to the fire. Its size and the preliminary dental analysis indicate it belonged to a child of 3-4 years of age. The cranium, the mandible missing, was found in correspondence with a thin peat layer, above two large sub-parallel horizontal beams. Over an area of about 2 m2, the zone was covered by a thin layer of bark (alder?), which also covered the skull. The discovery is of great importance, above all because it links to the theme of the cult of crania in the sphere of the palafitte culture, a question widely debated and but with little evidence from modern excavations. In the second place, the fact that it is a child poses another series of questions regarding the treatment of sub-adults in funerary practices. Further conclusions will have to await the continuation of this research.
    • During this campaign the bottom of the lake was reached across the entire area of Sector 1 following the removal of the earliest stratigraphy. The completion of the programme of dendrochronological analyses on all the vertical timber elements is will be of fundamental importance. Due to the characteristics of the vertical timber elements at Lucone D, it was necessary to excavate down to the point where they were embedded in the lakebed in order to take samples and definitively fix the position of the post; this data will be used to reconstruct the plan of the village The sampling, started this year in the north-eastern corner of the excavations, will be completed during the next campaign. At present it seems possible to divide the settlement’s life into the following phases and sub-phases: 1. Establishment of the settlement (post 2037-4 ± 10 B.C.) 2. Phase 2 of the construction. The settlement burns down (yet to be precisely dated) 3. Restructuring (yet to be precisely dated) 4. Abandonment (post 1967 ± 10 a.C.) Different phases of tree cutting occurred in phases 2 and 3 but these remain to be correctly correlated. Between its establishment and the restructuring, the settlement was extended towards the centre of the lake. This was documented by the stratigraphy, as the first phase deposit is virtually absent in the strip of terrain towards the lake, and by the dendrochronology, which showed how the latest posts come from the trench towards the lake. It was decided to open an approximately 11 m trench heading west from the south-western corner of the main excavation, that is towards the centre of the lake. Following the manual removal of the surface agricultural soil (US 1), the surface of the layer with a carbonaceous matrix was exposed. This layer seals all of the archaeological deposit (US 2). During the latter’s removal, it was noted that the 15-20 cm thick, fairly uniform and friable layer typical of the settlement area, became much thicker (up to 80-90 cm) towards the centre of the lake and divided into several sub-layers. Thanks to these observations it was finally possible to identify this layer with certainty in the sections of the other trenches. The removal of US 2 clarified the great difference regarding their deposition, between the area inside the palafitte village and the external area. The presence of a transitional zone between the two areas was clearly visible, which presented frequent interdigitation of peaty sub-layers and anthropological elements. The excavation of this strip uncovered a series of horizontal timber elements of great interest for the reconstruction of the site’s plan. A trapezoidal plinth (EL 995) and a beam found in a horizontal position, perhaps connected to the plinth (EL 996), are of particular interest. This is the first example of a plinth found at Lucone D and presupposes a construction technique that is attested at Lavagnone di Desenzano in the Lavagnone 3 horizon. The two elements did not appear to be _in_ _situ_ but reused in some way in a phase post-dating their making. The excavation produced pottery, various bone-horn, faience, flint, stone, and metal objects, wood and perishable materials.
    • Excavations continued on the palafitte site D at Lucone di Polpenazze (BS), organised by the Valle Sabbia Archaeological Museum with the financial support of Gavardo town council and the Lombardy Region, and logistical support provided by the town of Polpenazze del Garda. This season was shorter than previous ones in order to allow the creation of structures aimed at enhancing the archaeological area (new access road, signpost totem pole). All vertical timber elements in sector 1 were sampled if this had not already been done, in particular during the 2008 campaign. In fact, the vertical timber elements (EV) are sampled following a precise protocol whereby the sample is taken at a depth of 80 cm in the natural levels and two round sections of wood are taken from each pile. During the sampling operations, involving almost 200 piles, it was of fundamental importance to keep the documentation constantly up to date making continuous reference to the earlier plans. Indeed, it was not unusual to have to resolve rather complex questions involving various wooden elements that were shown to be from the same timber pile and vice versa. One of the main research objectives at Lucone is to clarify the depositional dynamics of an archaeological site in a wet environment and to compare them with those naturally present in the environment outside the village. Therefore, excavation continued in the c.11 m trench departing from the south-western corner of the main excavation and travelling towards the centre of the basin. During the 2013 excavations, a large accumulation of dumped material was identified immediately north of the trench, which was only marginally investigated. It was decided to extend the trench along the eastern edge to further investigate this accumulation. In order to do this, a procedure was worked out with the collaboration of geo-archaeologist Dr. C. Nicosia who accompanied the excavations by continuously taking samples of undisturbed material so as to be able to make a detailed reconstruction of the mode of deposition of the complex series of lenses. This accumulation formed by various intersecting lenses was excavated. Some were constituted by yellowish clay, others by vegetal material or by deposits of ash and charcoal. Once the various layers making up this area of dumped material were removed, an interesting structural element appeared in the northern part of the excavation: a horizontal timber with two quadrangular holes at the ends. During the final days of the excavation, the timber was removed and immediately taken to a cold storage facility while awaiting conservation. Together with the plinth structures recovered last year, this element seems to revolutionise all previous conjectures regarding construction technique in the phase of the Bronze Age. Furthermore, the presence of clear traces of xylophagous insects could prove that timber was stored or the use of plinth structures for the walls of the palafitte and rather than as supporting elements.
    • In 2015, the excavation season at Leucone D was short due to the need to move to a new area, with related covering, as the previous excavation area was completed. In the trench closest to the excavation area, opened last year, the removal of an accumulation of dumped material (US 429) continued, but was not completed due to its complexity. The accumulations alternated lenses containing large amounts of building materials (baked clay, clay, stones etc.) with levels of ash and charcoal from hearth cleaning and levels of vegetal material rich in twigs and fibres. The dumping of materials in a still, watery context, with the consequent precipitation of the heaviest elements and decantation of the lighter ones led to the formation of these structures. Excavation also continued in the 2013 trench, which started at the south-west corner of Sector 1, where last year the excavation of another, particularly complex, dump (US 423) began. An interesting collapse of timber elements, perhaps belonging to the walls of the palafitte, was identified. In an attempt to finally identify the settlement perimeter closest to the centre of the lake, it was decided to extend the trench by 4 m. A new discovery during this operation completely changed our knowledge of this ancient settlement: a beam of substantial length with a series of quadrangular holes in it, found in a thick peaty layer (US 378). Given that it was in a transverse position with respect to the trench, it was necessary to widen the excavation area on both sides. The beam, made of oak and now preserved in the Centre for the Treatment of Saturated Timber (Archaeological Superintendency for Lombardy), is 7.60 m long and ca. 0.20 m wide, and presents 25 quadrangular holes. This find has modified knowledge of the form of the village and its history. It is now known to have extended further towards the centre of the ancient lake and, in the second phase, attests construction techniques that are not seen in phase one. The 2015 campaign recovered a moderate number of finds. Pottery fragments were predominant with examples from the complete repertoire of Polada culture forms: beakers, cups, bowls, amphorae, pitchers, and dolia. The presence of three large truncated cone-shaped vases, decorated with cordons, in the area closest to the lake is of interest. The remains of three wickerwork baskets were found in the same area. Among the artefacts made of perishable materials there was a rare vase fragment and an axe handle. As usual, terracotta artefacts such as spindle whorls and made of bone or horn, like punches and spatulas, were abundant. There were few flint tools and no metal artefacts were found.
    • The campaign began with the closing of Sector 1, excavated between 2007 and 2014, with the partial backfilling of the old excavation area, undertaken with great caution in order to preserve the vertical timber posts/piles still _in __situ_ after the dendrochronology sampling. Subsequently, after dismantling and rebuilding the covering, a new excavation area was opened (Sector 2). This corresponds with a strip of land running from the western edge of Sector 1 towards the centre of the basin, 9 m wide and 17 m long covering a total area of 153 m2. It includes all the extensions opened between 2013 and 2015. Once a grid was set up and the agricultural top soil removed, a white carbonaceous layer (US 2) sealing the underlying stratigraphy was excavated, revealing a sequence similar to that found in previous years. The excavation of a larger area in this zone provided a more comprehensive understanding of the depositional dynamics showing the stratigraphy to be more complex. Broadly speaking, the entire deposit was affected by interaction with the thick peat layers of natural origin that closed in a wedge towards the settlement’s western edge extending in fingers into the anthropological deposits, mainly represented by dumps of mixed materials, or with the natural layers formed by the alteration of these dumps of material or with elements from collapsed walls. A large wedge-shaped structure was identified in the strip closest to the shoreline, which was revealed to be rather complex with alternating layers rich in organic materials and layers containing construction materials (baked clay, clay) and abundant ash and charcoal. Alongside these layers there was a midden containing pottery in a grey sandy-silt matrix. There were numerous vertical and horizontal timber elements present within the stratigraphy. The final intervention of 2016 was the recovery of the long beam, the twin of the one found last year. During this operation, numerous other smaller timber elements were found, probably part of the same structure. The new beam (EL 1205) is c. 7.60 m long with a maximum width of 19-20 cm and presents 25 quadrangular holes, and is therefore of the same dimensions as the first one. The beam is now being conserved at the Centre for the Treatment of Saturated Timber. This season’s campaign on the site of Lucone Polpenazze also recovered numerous artefacts of archaeological interest. The predominant class was pottery with numerous vessels that were intact or nearly intact, or were completely reconstructable. A number of terracotta spindle whorls and stone tools were found. Among the most interesting finds were a wooden axe handle, found a short distance from a copper axe head (RR- 2158 - US 452), and a necklace of faience, seed and tooth shell beads. Another important and rare find was a large piece of a sort of carbonised biscuit.
    • This season, work continued in sector 2, the new area opened in 2016. Last year’s excavations had already shown that sector 2 could be divided into an eastern strip, very similar to sector 1, still part of the heavily anthropised area of the village, although it already presented some elements of interaction with the lake. The western part of the sector was very different and much less anthropised, with substantial peaty stratigraphic contexts, mainly of natural origin. Between these areas was a strip on a NW-SE alignment characterised by extensive lenses of dumped material, in part with vegetal components, in part with clay components, interlocked in a complex way that formed a sort of cordon. This situation probably marked the limit on the lakeside of the palafitte village. The 2017 season mainly concentrated on the excavation of the levels forming this cordon in an attempt to define their complex stratigraphic relationships and the nature of this type of deposit and of the silt levels rich in materials present in the pertinent parts of the most anthropised area. A new timber element was found precisely at the edge of this area, close to the line of dumps, within the silt-peaty layer (US 479-9). It was the terminal part of a horizontal beam (EL 995/1074) originally with at least three quadrangular holes, which was found with a small tapering beam still fixed in one of the holes (EL 1092). These elements were probably part of a series of structural elements including the two long multi-holed beams (ELL 1104 and 1205) found during the last years, which belonged to the first _palafitte_ of Lucone D, which then went out of use during the first phases of the second village. A fragment of a small plank with a hole in the end, similar to two planks found in the levels relating to a fire in sector 1, was found near the terminal of beam EL 1074 together with a large basket collapsed on one side. This season’s excavations also produced abundant finds. Pottery was predominant, with numerous intact, almost intact, or completely reconstructable vessels. There were a modest number of terracotta spindle whorls and also stone tools. There were few flint artefacts, mainly scrapers or sickle blades, but also some rare examples of end-scrapers. A nice example of a _brassard d’archer_ in levigated stone is worthy of note. Several punches made of bone-horn and two large rings made of deer horn, probably ornamental elements like the shell pendants, segments of _dentalium_ shells and beads made from _Staphylea_ _pinnata seeds. Among the most interesting finds are the wooden implements, such as an axe handle, which still bears the marks of leather cords, a probable agricultural tool traditionally defined as a pseudo-hoe, a wooden hand hammer, and the above-mentioned basket made of woven twigs.
    • Nel 2018 si è continuata l’indagine al Lucone, sito D, nell’area denominata Settore 2, aperta nel 2016. Lo scavo ha preso avvio a metà luglio per poi finire alla fine di agosto. Le ricerche si sono concentrate, in continuità con la precedente campagna 2017, nell’asportazione dei livelli che costituivano due complessi cumuli di scarico (US 420 e US 423), cresciuti sotto gli impalcati dell’insediamento. Queste strutture risultano composte da numerosi strati, spesso interdigitati tra loro, di differente natura. Alcuni infatti sono costituiti da materiali argillosi, spesso scottati, derivanti da ristrutturazioni di pareti o di focolari, altri invece presentano componenti più organiche e sono da riconnettere con butti di materiali vegetali o resti di pasto, ma anche con il naturale apporto delle acque dello specchio lacustre. Quest’anno sono emersi alcuni elementi particolarmente interessanti per ricostruire vari aspetti culturali del sito durante l’età del Bronzo. In uno strato limoso con concentrazione di ramaglie (US 499) è stata ad esempio individuata una struttura in impasto argilloso (RR 2306), in parte crudo e in parte cotto dal fuoco, di forma troncoconica, adagiata su un fianco e deformata dal peso dei sedimenti. L’orlo inferiore presenta scanalature parallele che lo avvicinano alle tre strutture in argilla semicotta trovate in frammenti nei livelli d’incendio (US 231) del Settore 1 e provvisoriamente interpretate come silos per derrate alimentari. Questo dato è molto interessante perché attesta che queste strutture in argilla cruda erano distribuite in più punti del villaggio. Altro dato importante proviene dalla zona dello scavo posta verso il centro dell’antico lago. Qui, durante l’asportazione di uno strato di materiale di origine vegetale (US 487) sono state individuate numerose ossa umane appartenenti a un bambino di circa due anni e mezzo. Le ossa non erano in connessione anatomica, ma erano sparse in un’area ristretta. A una prima osservazione i resti rinvenuti consentono di ricostruire parzialmente uno scheletro di bambino mancante della parte distale degli arti inferiori, degli interi arti superiori e del cranio, di cui è presente solo la mandibola. L’eventuale pertinenza di questi resti al cranio di bambino ritrovato in precedenza, proprio appena sopra i livelli d’incendio del Settore 1, dovrà essere accertata dall’antropologo. Rimane il fatto che la presenza di resti umani pertinenti almeno a due, se non a tre, individui di età infantile impone una riflessione sulle pratiche inumatorie della Cultura di Polada e soprattutto sulle modalità di trattamento delle sepolture infantili. Per quanto riguarda i materiali rinvenuti, anche per il 2018 si segnala una grande messe di manufatti. Predomina naturalmente la classe ceramica con numerosi vasi integri o con qualche piccola lacuna, oppure frammentari, ma perfettamente ricongiungibili. Si tratta in primis di boccali di varie dimensioni, spesso con ansa a gomito, e altre forme ceramiche. Non mancano manufatti in terracotta come le fusaiole. Tra i materiali in osso-corno sono presenti vari tipi di punteruoli, ma anche oggetti particolari come una spatola a forma di pugnale. Numerosi e particolarmente interessanti sono i manufatti in legno, come i pareggiatori o zappette, un martello o mazza con lungo manico, un disco o coperchio, un particolare oggetto forse un pettine e i resti di un grande cesto. Tra tutti spicca un manico di uno strumento in legno di difficile identificazione, caratterizzato da una ricca decorazione (RR 2246). Tra i materiali in selce si segnalano punte di freccia di varia tipologia, un grattatoio e alcuni raschiatoi foliati multipli o elementi di falcetto. In pietra levigata sono una testa di mazza e un’ascia. Tra gli oggetti di ornamento si segnalano alcune conchiglie del genere dentalium e delle perle in faience. Anche quest’anno lo scavo è stato mantenuto quotidianamente aperto al pubblico e sono state organizzate attività didattiche per famiglie e sessioni di archeologia sperimentale (Marco Baioni).

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