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Excavation

  • San Vito dei Normanni
  • Castello di Alceste
  •  

    Tools

    Credits

    • The Italian Database is the result of a collaboration between:

      MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Archeologici),

      ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) and

      AIAC (Associazione Internazionale di Archeologia Classica).

    • AIAC_logo logo

    Summary (Italian)

    • La campagna di scavo 2012, si è concentrata nell’area a ridosso del Grande Edificio, dove le ricerche effettuate nel corso delle precedenti campagne avevano messo in evidenza una serie di livelli di crollo, stratificatisi all’esterno della imponente struttura muraria che rappresenta il limite est del complesso palaziale. Obiettivo dei lavori era quello di verificare la natura dei depositi e chiarire la funzione degli spazi.

      La rimozione dei crolli ha permesso innanzitutto di identificare una serie di ambienti coperti con tutta probabilità con sistema di tettoie, circostanza che consente di escluderne una funzione residenziale. Lo scavo si è poi concentrato all’interno di uno degli ambienti semicoperti, permettendo di identificare una serie di installazioni destinate ad ospitare contenitori di grandi dimensioni, unitamente ad una piattaforma sopraelevata realizzata con pietre sbozzate. L’organizzazione spaziale delle installazioni, insieme alla rilevante presenza di contenitori legati all’uso del vino (anfore, brocche, crateri), suggerisce l’ipotesi che tali installazioni possano essere riferite ad un impianto per la spremitura delle uve e la fermentazione del vino. Per verificare tale ipotesi è stato avviato un campionamento sistematico dei sedimenti da sottoporre ad analisi chimiche dei residui organici e, successivamente a flottazione. Le strutture sembrerebbero compatibili con la presenza di una pressa, probabilmente a contrappeso, come nei vasi attici a figure nere (v. Brun J. P., Archéologie du vin et de l’huile de la préhistoire à l’époque hellénistique, Paris 2004, p. 91).

      L’impianto è databile in età tardo arcaica come mostrano i materiali diagnostici (coppe ioniche tipo B2, fr. anfore del tipo corinzio B degli inizi del V sec.a.C.). In attesa che le analisi chimiche e paleobotaniche, insieme alla continuazione dello scavo, confermino tale ipotesi, non si può non segnalare la notevole rilevanza della scoperta, data la sostanziale rarità di questo tipo di impianti, anche nel mondo greco, in età arcaica.

    • Grazia Semeraro - Università degli Studi del Salento, Dipartimento di Beni Culturali 

    Director

    Team

    Research Body

    • Università degli Studi del Salento – Dipartimento di Beni Culturali

    Funding Body

    • Comune di San Vito dei Normanni

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