Fasti Online Home | Switch To Fasti Archaeological Conservation | Survey
logo

Excavation

  • Grotta di Santa Croce
  • Matine delle Monache
  •  

    Tools

    Credits

    • The Italian Database is the result of a collaboration between:

      MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Archeologici),

      ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) and

      AIAC (Associazione Internazionale di Archeologia Classica).

    • AIAC_logo logo

    Summary (Italian)

    • Da alcuni anni le ricerche nella Grotta di Santa Croce di Bisceglie, a cura della Sezione di Ecologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti” dell’Università di Siena in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, stanno interessando il deposito esterno della cavità.

      Nel giugno 2005 lo scavo di quest’area è stato condotto in unità stratigrafiche del Paleolitico medio, particolarmente ricche di materiali ossei e litici, in parte già esplorate nelle scorse campagne. Queste unità possono essere accorpate in due insiemi. Il più recente (US 539-535) costituisce la parte sommitale di un complesso dello spessore medio di 20-25 cm a matrice sabbiosa bruno rossastra (US 525-535-546), che rappresenta la fase più significativa, per quanto riguarda la presenza di materiali, all’interno della stratigrafia finora indagata. Le unità di questo insieme, in special modo US 535 e 546, formano uno strato in immersione verso il fondo della lama, con materiali antropici in apparente posizione caotica, tra blocchi calcarei derivati con molta probabilità da fasi di crollo della volta della grotta. L’assenza di elementi strutturali, riscontrata anche durante questa campagna di scavo, conferma l’ipotesi di una zona di smaltimento di rifiuti verso l’esterno dell’imbocco. L’individuazione di alcune aree con sedimento parzialmente concrezionato induce a ritenere che l’estensione dell’antico aggetto della volta arrivasse alla parte più elevata del deposito finora esposto dagli scavi recenti, a circa 20 metri dall’imbocco attuale. La presenza di blocchi di crollo, alcuni dei quali nella loro giacitura seguono l’inclinazione dello strato, ha probabilmente esercitato una funzione di barriera per i materiali nel piano inclinato. A monte, a ridosso di questi, è stato notato infatti un maggiore spessore delle unità e una maggiore quantità di materiale.

      Dall’osservazione sul campo dei reperti ossei si nota un’omogeneità di dati all’interno delle unità stratigrafiche scavate in questa campagna. L’interessante complesso faunistico esprime un’attività di selezione che l’uomo operava sia all’interno dei branchi di uro e di cavallo (quasi assenza di individui giovani e di sub-adulti) sia nella gestione delle carcasse degli animali abbattuti. Nel procedere delle ricerche si consolida l’ipotesi che questi resti ossei derivino da operazioni standardizzate. E’ rimarcata l’abbondanza di frammenti di diafisi di ossa lunghe, la presenza di denti isolati (tra i quali sono quasi assenti gli incisivi e i premolari), e l’assenza delle epifisi e delle ossa di piccole dimensioni degli arti, a testimoniare un’attività di separazione di alcuni elementi scheletrici e la distruzione di una parte di questi (o il loro abbandono in un’altra area della grotta).

      L’industria litica rinvenuta non presenta sostanziali elementi di novità rispetto a quanto già segnalato in precedenza. La concentrazione di materiali è notevole, con quasi 2000 pezzi distribuiti in 10 mq. Fra questi, circa la metà sono elementi del débitage e più di 200 sono i nuclei, presenti, questi ultimi, in fasi diverse di sfruttamento, da quelli semplicemente testati (rari) a quelli totalmente destrutturati; è attestata, anche se sporadicamente, una catena secondaria a partire da schegge carenate. L’abbondanza dei nuclei, unitamente alla frequenza dei prodotti, sembra premessa incoraggiante per uno studio esaustivo dei rimontaggi e delle varianti alle sequenze operative adottate sul sito: al momento, la tecnica discoide sembra prevalere su quella prismatica e su quella Levallois. I manufatti, pur non essendo in genere carenati, tendono ad avere un certo spessore e gli elementi allungati sono francamente minoritari: presente qualche elemento a faccia ventrale diedra.

      E’ previsto a breve lo studio della materia prima utilizzata, che è molto varia e derivata non solo da ciottoli ma anche da liste, e di cui va indagata la provenienza al fine di analizzare le fonti di approvvigionamento e le modalità di sfruttamento del territorio da parte dei gruppi che hanno frequentato il luogo.

      Gli strumenti si concentrano all’interno dei raschiatoi, soprattutto laterali, e dei denticolati, con presenza sporadica delle punte; si segnalano anche rari bulini.

      L’attribuzione cronologica si configura non agevole, per la mancanza di confronti diretti del nostro insieme con altri complessi del Paleolitico medio pugliese. E’ in studio la fattibilità di una qualche datazione radiometrica (termoluminescenza o ESR) al fine di confermare o meno l’ipotesi che si tratti di una fase antica del Paleolitico medio, caratterizzata da clima arido e più freddo dell’attuale.

    • Paolo Boscato - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti” 
    • Paolo Gambassini - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti”, Sezione di Ecologia Preistorica 
    • Annamaria Ronchitelli - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti”, Sezione di Ecologia Preistorica 

    Director

    Team

    • Stefano Ricci - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia – Università di Siena
    • Filomena Ranaldo - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti”
    • Francesco Boschin - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente, UR Preistoria e Antropologia
    • Jacopo Crezzini - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti”
    • Helena Klempererova - Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti”

    Research Body

    • Università degli Studi di Siena

    Funding Body

    Images

    • No files have been added yet