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Excavation

  • Taccu ‘e Ticci
  • Taccu ‘e Ticci
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  • Italy
  • Sardinia

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Credits

  • The Italian Database is the result of a collaboration between:

    MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Archeologici),

    ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) and

    AIAC (Associazione Internazionale di Archeologia Classica).

  • AIAC_logo logo

Summary (Italian)

  • Elemento caratterizzante del territorio di Seulo (Ca), l’altopiano di Taccu ‘e Ticci (m 866 s.l.m) conserva le più antiche testimonianze del passato seulese, le quali consentono di ricostruire un ampio arco crono-culturale che va dal Neolitico finale al periodo tardo-antico e alto-medioevale. Il rilievo è caratterizzato da un grande tavolato calcareo di formazione giurassica quasi per intero adibito al pascolo brado di ovi-caprini, ubicato a pochi chilometri in direzione SE dal centro urbano.

    Il manto boschivo di lecci, roveri e corbezzoli che in origine lo ricopriva, si estende oggi unicamente lungo le fiancate, mentre, alla sommità, appare un’immensa area a gariga determinata da vegetazione cespugliosa discontinua (elicriso, timo, euforbia, rosmarino, asfodelo, cisto ed erbacee spinose) e da isole di macchia mediterranea (lentisco, fillirea, ginepro, etc.), che si estendono su un suolo involuto a matrice calcarea ricco di roccia affiorante. A causa di ripetute campagne di prelevamento di materiale lapideo, oltre che di spietramento finalizzato alla bonifica agraria e ai numerosi incendi, l’altopiano ha perso il suo originario aspetto già a partire dagli anni ’50 del novecento. A fare le spese di questo grave degrado operato dall’uomo moderno, sono stati anzitutto i resti archeologici che, quando non sono andati interamente distrutti hanno conservato elevati murari veramente modesti, spesso ridotti al solo filare costruttivo di base. Al momento, le maggiori evidenze archeologiche sono date dal nuraghe Ticci (nuraghe complesso di tipo evoluto), dall’esteso villaggio di capanne e dalla tomba di giganti ad esso connessi; inoltre, dai resti di una sepoltura di tipo dolmenico verosimilmente calcolitica, oltre che da diverse grotte ed anfratti naturali adibiti per la maggior parte a luoghi di sepoltura probabilmente già a partire dal Neolitico finale e sicuramente sino a tutta l’età del Bronzo. Dunque, attualmente, la cronologia del sito trova i suoi estremi di frequentazione tra la fase neolitica di Ozieri (3.200-2.850 a.C.) e quella del Bronzo Finale I (1.150-1.000 a.C.). Dal 2010, è in corso sul Tacco di Ticci una campagna di scavo che ha come oggetti di studio la tomba dei giganti ed alcune capanne del villaggio nuragico; tale indagine consentirà a breve di fornire un quadro abbastanza completo sia del contesto di vita, sia di quello funerario dell’altopiano durante l’età nuragica, che, al momento, costituisce il periodo di più intensa frequentazione del sito.

  • Alessandra Saba - Civico Museo Archeologico di Villanovafranca 

Director

  • Antonio Sanciu - Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro

Team

Research Body

Funding Body

  • Comune di Seulo

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