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Paul Mazza

Season Team

  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2013
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2016), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, tra settembre e ottobre 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². Sono state così rinvenute le prime industrie in contesto stratigrafico nell’ambito del nuovo programma di ricerca. La sezione è stata ripulita fino a 7 m di profondità. La seconda missione (22 aprile – 10 giugno 2013) aveva tre obiettivi principali, completamente raggiunti. 1/ Scavare il primo paleosuolo su un’estensione significativa: per questo è stato necessario l’intervento di una ruspa, che ha creato una piattaforma di più di 40 m². Durante la missione sono stati scavati manualmente 12 m² su uno spessore di circa 60 cm. Sono stati messi in luce due livelli, denominati ALB e LDP, quest’ultimo già riconosciuto durante la prima missione di scavo, nel 2012. Sono stati rinvenuti rari resti di fauna (Cervo) in stato estremamente frammentario, oltre a 88 manufatti litici, tra cui nuclei, schegge e rare schegge ritoccate. Il débitage è realizzato per superfici adiacenti secanti, senza preparazione. Un’area di mezzo metro quadro è stata scavata nel livello ABF, ed ha restituito 5 industrie litiche. 2/ Completare i dati cronostratigrafici: la sequenza stratigrafica è stata messa in luce manualmente fino a circa 16 m di profondità. I diversi specialisti hanno così avuto la possibilità di intervenire per descrivere, misurare, prelevare e campionare i depositi. Sono stati realizzati rilievi stratigrafici, misure di suscettività magnetica, prelievi e misure per lo studio sedimentologico, micromorfologico e per effettuare delle datazioni OSL. 3/ Determinare la morfologi del bacino calcareo di Valle Giumentina e la geometria dei depositi: sono state realizzate delle misure geofisiche di resistività elettrica lungo l’asse longitudinale (1 transetto) e trasversale della vallata (2 transetti). In alcuni punti il riempimento quaternario raggiunge 80 m di spessore. Continuano le escursioni di rilevamento geomorfologico. Tutti gli studi proseguono in laboratorio. Presentiamo di seguito le attività realizzate sul sito durante la missione dal 22 aprile al 10 giugno 2013.
  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2017
    Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2021), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, nel 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². La seconda missione nel 2013 aveva obiettivi archeologici con lo scavo del primo paleosuolo su un’estensione significativa e obbiettivi geocronologici o paleoambiantali a partire della sezione stratigrafica (fino a circa 16 m di profondità), cosi come lo scopo di restituire la forma del bacino calcareo di Valle Giumentina e la geometria dei depositi con misure geofisiche di resistività. Nel 2014, le ricerche sono state svolte in continuità con quelle dell’anno passato. L’area di scavo del primo paleosuolo (livelli ALB e LDP), è stata ampliata (51 m²). Sono stati realizzati prelievi per la realizzazione di datazioni Ar/Ar e per lo studio malacologico. Nel 2015 i livelli ALB e LDP, sono stati scavati su tutta l’area disponibile. Nel 2016, l’obiettivo principale è stato lo scavo del livello al di sotto di ALB-42 e di LDP-41, cioè il livello LABM-40. In questo livello sono stati messi in evidenza degli elementi di lavorazione bifacciale, non attestati dagli scavi precedenti tra cui un bifacciale di selce e varie schegge di lavorazione bifacciale. Vari strumenti su scheggia sono ugualmente presenti in un totale di 396 reperti. Carotaggi manuali nelle terra rossa superiore sono stati realizzati. L’escursione annuale dell’AFEQ CNF INQUA con il sostegno dell’AIQUA ha riunito più di quaranta ricercatori a Valle Giumentina e dintorni dal 8 al 10/06/16. La campagna di scavo 2017 (29 maggio-14 luglio) è stata dedicata al livello SLM-37, conosciuto dagli scavi Radmilli per la sua componente di industria bifacciale. È questo livello che aveva determinato l’attribuzione del sito alla cultura dell’Acheuleano, mentre i livelli che lo delimitano, privi di bifacciali, furono attribuiti al Clactoniano. Negli anni 1950, fu l’unico livello di occupazione a restituire dei bifacciali. Oggi al contrario, sappiamo che delle industrie bifacciali si trovano ugualmente all’interno di LABM-40 e nei livelli sottostanti, SLM-37 e LAC-34. I 35 m² scavati in corrispondenza della sezione principale VV1 hanno restituito 253 industrie litiche, tra cui un bifacciale e qualche resto osseo. Il paleosuolo SLM (sabbia limonosa a molluschi) identificato in VV1 e VV3 è stato correlato al livello 37 degli scavi Radmilli, in particolare grazie ai suoi numerosi resti malacologici, caratteristici di un ambiente aperto e arido.