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Sandra Zanella – Università Paris 1 - Sorbonne / Collège de France AOROC UMR8546 CNRS | ENS

Season Team

  • AIAC_2971 - Settore Porta Ercolano. Via dei sepolcri, bottega NE, n. 29. - 2015
    Nel quadro del progetto “Organizzazione, gestione e trasformazione di una zona suburbana: il settore della Porta Ercolano di Pompei, tra spazio funerario e spazio commerciale” i lavori si sono concentrati nella campagna del 2015 nelle botteghe 10 e 13, non ancora interessate da ricerche archeologiche e nelle botteghe 28-30 che avevano già fatto l’oggetto di scavi nel 2014. _Lo scavo delle botteghe 10 e 13_ Lo scavo delle due botteghe è stato condotto con l’intento di comprendere i modi e i tempi nei quali il settore a nord della Via dei Sepolcri è stato articolato con una serie di botteghe aperte su un portico colonnato che, dall’ingresso della Villa delle colonne a Mosaico, corre parallelo alla strada verso ovest. La scelta delle botteghe è dipesa anche dalla possibilità di mettere in relazione le botteghe stesse con la struttura della Villa. Si è dunque proceduto innanzitutto ad un rilievo a scala 1:50 in pianta ed in elevato delle strutture, base sia per i lavori di scavo che di studio delle murature. Lo scavo, che si è concentrato soprattutto nella parte posteriore delle botteghe 10 e 13 non ha prodotto i risultati sperati. Infatti sia la bottega 10 che 13 risultavano, al momento dell’eruzione, in fase di ristrutturazione e, nel caso della bottega 13, la stratigrafia era intaccata da operazioni di scavo condotte negli anni 1960. _Lo scavo della bottega 10_ Lo scavo ha interessato in particolare la stanza 10.2, posta à tergo della bottega. La stanza è stata scavata su tutta la sua superficie fino al livello del suolo naturale. Lo scavo ha messo in luce una situazione compromessa dai lavori che erano in atto al momento dell’eruzione. Lo strato naturale nel quale si impostano le fondazioni dei muri perimetrali dell’ambiente, era stato interessato da una grande fossa estesa sulla quasi totalità della stanza. Al momento dell’eruzione la stanza non aveva ancora ricevuto una pavimentazione. Ad est, nella stanza 10.3 lo scavo ha potuto solo mettere in luce il pavimento in uso nel 79 d.C. Nella stanza si conservava infatti ancora per qualche centimetro la stratigrafia eruttiva. Il pavimento è un semplice battuto di terra e l’intonaco delle pareti gli si appoggia. Con tutta probabilità la stanza era in attesa di una nuova pavimentazione. _Lo scavo nella bottega 13_ Lo scavo si è concentrato anche qui nel retrobottega nella stanza 3 dove un forno, di cui non si è potuto stabilire l’uso, è realizzato nell’angolo sud-ovest della stanza (la bocca del forno si trova nella contigua stanza 2). Lo scavo ha messo in luce una grande fossa moderna probabilmente da riferire a degli scavi eseguiti negli anni 1960 dalla Sovrintendenza. Lo scavo della metà est dell’ambiente, ha potuto mettere in luce la preparazione pavimentale della stanza mentre non c’è più traccia della pavimentazione probabilmente asportata o non ancora realizzata nel 79. La posizione del sondaggio moderno non ha permesso di comprendere se il forno sia stato realizzato in connessione a questo pavimento oppure in un momento posteriore. Lo scavo nella stanza 2, davanti la bocca del forno e nel settore ovest della stanza ha messo in luce una stratigrafia perturbata da diversi elementi. Davanti il forno diverse piccole fosse contenuti resti combusti e cenere hanno restituito del materiale moderno (maiolica) che attestano di un utilizzo della struttura in epoca moderna. L’analisi degli alzati permette d’ipotizzare che tutte le strutture murarie, di tutte le botteghe a est e a ovest dell’entrata alla Villa delle colonne a Mosaico, sono stati realizzati forse in una sola fase costruttiva. Per il momento non è stato possibile fissare su base ceramica la cronologia della realizzazione di questo insieme ne è ancora possibile stabilire se le botteghe verso ovest (dal n°15 al 30) appartengano allo stesso progetto. Le ricerche continueranno in tal senso. _Lo scavo delle botteghe 28 e 30_ Le operazioni sono state eseguite per completare la documentazione già ottenuta e approfondire qualche punto rimasto in sospeso. Nel corso della campagna è stata eseguita la ripresa fotogrammetria della bottega del vasaio permettendo una documentazione con metodi non invasivi. _La bottega 28_ In parallelo ad una documentazione fotogrammetrica, diversi saggi sono stati realizzati nella bottega 28 con lo scopo di precisare diversi aspetti messi in luce nel 2014. Un saggio è stato realizzato nelle vicinanze del pozzo, in uno spazio nel quale l’ultimo livello era molto danneggiato o non più visibile. Una struttura anteriore, invece, era visibile ma i suoi limiti e la sua funzione non erano chiari. Nell’angolo nord-est, una parte dei vasi crudi sono stati prelevati in modo di capire su che cosa si appoggiavano. E stato possibile capire che i vasi sembrano essere poggiati direttamente su un livello di sedimentazione che ricopriva l’ultimo livello di circolazione della bottega. Non erano appoggiati su nessuno scaffale. _La bottega 30_ Nella stanza 30-1, le indagine ci hanno permesso di completare le nostre conoscenze nell’organizzazione dell’atelier. Due elementi principali emergono da questo scavo. È stata messa in luce una canalizzazione, anteriore alla fornace. Mentre non è stato possibile osservare nessun livello in connessione con la costruzione del portico. Nella stanza 30-2, sono stati intercettati gli ultimi livelli di circolazione legati al funzionamento della fornace. Questi ci hanno permesso di mettere in luce del materiale pertinente alla produzione stessa dell’atelier. Questi livelli ricoprivano un livello di circolazione anteriore, il primo in fase con la fornace che si caratterizza per un gran numero di frammenti ceramici (essenzialmente dei boccalini a pareti sottili a decorazione sabbiosa…della produzione dell’atelier). _I settori 30-4 e 30-5_ Uno degli obiettivi iniziali era di capire le fasi di costruzione dell’ultima bottega del portico e come fosse accessibile da ovest. Le operazioni hanno messo in luce le fondazioni del muro ovest, realizzato contro terra e una sepoltura preromana. Nonostante quest’ultima fosse ricoperta di livelli moderni/contemporanei, risultava intatta. Il corredo era composto da dodici vasi e elementi di fibula metallica, databili intorno al IV° sec. a.C. Il corredo si compone di una _lekane_ e il suo coperchio, due _lekytoi_ a figure rosse, un cantaro a decorazione sovvradipinta monocroma, un _oinochoe_, un anfora e un _askos_ a figure rosse, una coppa e una coppetta a vernice nera e un anfora in ceramica comune. Lo studio del corredo ci permetterà di precisarne la cronologia e l’area di produzione. Più verso ovest sono state messe in luce altre due sepolture. La SP30060 che si è rivelata essere vuota, già scavata nel passato e la SP30099 che dovrà essere studiata nei mesi prossimi. Gli scavi ci hanno anche permesso di mettere in luce una scala che permetteva di accedere/uscire della bottega 30. Lo studio del settore ci ha permesso di capire che il muro occidentale ella bottega 30 era costruito contro terra, rispettando la presenza delle sepolture. Queste dovevano essere segnalate da un tumulo, oggi non più visibile (già rimosso nel passato).
  • AIAC_3324 - Panificio detto di Felix VIII 4, 26-29 - 2013
    L’obiettivo principale del progetto “ _Pistrina_ – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. Dal 2012, le indagini stratigrafiche, svolte in cinque panifici durante gli anni scorsi, sono terminate. Oramai, lo scopo è di pulire ogni impianto produttivo in modo da poter completare la catalogazione delle strutture legate alla confezione del pane e intravedere elementi di cronologia relativa pertinenti al loro sviluppo nelle case dove sono impiantate. Nel panificio VIII 4, 26-29, il discreto stato di conservazione delle strutture ha limitato le nostre indagini. Un cavo elettrico installato con ogni probabilità nel secondo dopo guerra attraversa la parte meridionale della stanza delle macine. Malgrado questo, si è messo in evidenza una fossa asettica di pianta rotonda la cui estremità non si è rintracciata – pulizia del materiale eruttivo fermata a 1,80 m di profondità – e che attraversa gli strati eruttivi antepliniani. La stanza di preparazione del pane si è rivelata particolarmente rimaneggiata, molto probabilmente durante l’antichità, forse perché il panificio era in corso di trasformazione al momento dell’eruzione. Invece, il forno presenta una struttura particolarmente interessante visto che è uno dei pochi esempi tra i forni pompeiani ad essere costruito sotto il livello di calpestio delle stanze installate attorno ad esse. Si ci accede tramite un rampa dalla stanza delle macine e tramite due scalini dalla stanza di preparazione.
  • AIAC_3325 - Panificio V 4, 1-2 - 2013
    L’obiettivo principale del progetto “ _Pistrina_ – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. Dal 2012, le indagini stratigrafiche, svolte in cinque panifici durante gli anni scorsi, sono terminate. Oramai, lo scopo è di pulire ogni impianto produttivo in modo di potere completare la catalogazione delle strutture legate alla confezione del pane e di intravedere elementi di cronologia relativa pertinenti al loro sviluppo nelle case dove sono impiantate. Dopo un primo intervento eseguito nel 2011 [vd. http://cefr.revues.org/328#tocto1n2], una pulizia ridotta è stata realizzata a sud del forno, posto nel quale si sono rilevate più sostegni di tavole usate per la preparazione del pane, certe di esse rasate. Inoltre, si è notato l’impronta riempita di un’impastatrice. Sarà necessario provare di capire al meglio le fasi coinvolte in questo panificio, malgrado l’assenza di veri legami stratigrafici tra i diversi elementi.
  • AIAC_3326 - Panificio VII 2, 3.6-7 - 2013
    L’obiettivo principale del progetto “ _Pistrina_ – ricerca sui panifici dell’Italia romana” è di definire, su base archeologica, la cronologia del passaggio dalla panificazione prettamente domestica a quella commerciale, seguendo le evoluzioni tecniche, in particolare quella del forno e l’organizzazione degli spazi produttivi. Dal 2012, le indagini stratigrafiche, svolte in cinque panifici durante gli anni scorsi, sono terminate. Oramai, lo scopo è di pulire ogni impianto produttivo in modo di potere completare la catalogazione delle strutture legate alla confezione del pane e di intravedere elementi di cronologia relativa pertinenti al loro sviluppo nelle case dove sono impiantate. La pulizia eseguita nel panificio VII 2, 3.6-7 ha permesso di rintracciare più fasi, di cui due sembrano legate all’esistenza di un impianto di produzione del pane. La prima fase, non datata, è stata solo intravista: un basolato, anteriore a quello in uso nel 79 e più basso rispetto ad esso. Dopo questo primo impianto, rimane incerta la permanenza del panificio. Invece, in un secondo momento dopo importanti lavori di ristrutturazione, il panificio in funzione nel 79 è stato costruito, usando forse anche il peristilio della casa come punto di lavaggio del grano prima della macinazione. Lo stato delle macine indica chiaramente che hanno subito danni riparati poco prima dell’eruzione, momento nel quale un impianto idraulico era in corso di riparazione o di installazione al livello del forno.