AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2013Nella prima fase dei lavori della quindicesima campagna, lo scavo è proseguito nello strato di tefra (US 14 – Epomeo verde di Ischia - potenza 60 cm – ca 55mila anni BP ) in due aree di 4 mq l'una. Nei quadrati D-E-F-G/11 è stata asportata la parte superiore di US 14 (taglio 1) per uno spessore di 10-12 cm dove è presente materiale sporadico, soprattutto litico. Sono stati riconosciuti alcuni rimontaggi.
Il taglio 2 di US 14 è stato indagato in D-E-F-G/11-12 per uno spessore di circa 10 cm. Le ceneri vulcaniche hanno restituito rarissimi reperti litici. Nel quadrante F12 III è stato isolato un rizolite con sviluppo verticale per tutto lo spessore del tefra. Questo reperto, del diametro medio di 2 cm, è risultato in continuità con l'esteso insieme di rizoliti a contatto e in prossimità con la sottostante paleosuperficie.
Nella successiva fase di lavoro è stata messa in luce, evidenziandone i dettagli, la paleosuperficie sigillata dal tefra. Nella nuova area sono emersi altri due interessanti insiemi di pietre, uno in E12 III/E13 IV, l'altro in F11 II/F12 I. Questi due raggruppamenti formano, con una pietra di maggiori dimensioni parzialmente immersa nella sezione di scavo, un allineamento E/W situato tra la struttura a semicerchio evidenziata lo scorso anno e la parete W del riparo. Questo allineamento separa un'area più depressa, d’angolo fra le due pareti N/W del riparo e con scarso materiale antropico, da una zona ricca di frammenti di diafisi di ossa lunghe di grandi ungulati, litica e alcune pietre apparentemente non strutturate. L'abbondanza di frammenti di diafisi riguarda l'intera porzione Sud della paleosuperficie (US 15). Evidenti anche frammenti di mandibole e di mascellari di Uro, la specie nettamente dominante in questa fase.
L'area della paleosuperficie finora indagata sembra quindi essere interessata da due strutture adiacenti. Una, individuata lo scorso anno, è costituita da un semicerchio di pietre addossato alla parete Nord. In corrispondenza delle pietre la paleosuperficie presenta un evidente leggero rilievo. La seconda struttura, sopra descritta, ha in comune con la prima la scarsità di materiale nella parte interna e un rilievo nella zona perimetrale. All'esterno delle due strutture sono abbondanti i resti ossei, in gran parte costituiti da frammenti di ossa lunghe, mandibole e mascellari. L’industria litica finora raccolta sembra per la maggior parte riconducibile al sistema di produzione Levallois unipolare, analogamente a quanto attestato nella parte superiore della serie, successiva al tefra.
Nella terza fase di lavoro è iniziato il prelievo delle ossa e della litica presenti sulla superficie.
Le ricerche sono state condotte su concessione ministeriale in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. Alla campagna di scavo hanno partecipato oltre agli scriventi: Francesco Boschin, Francesco Colopi, Jacopo Crezzini, Elena D'Itria, Paolo Gambassini, Olivia Lisi, Giulia Marciani, Anna Pizzarelli, Giulio Poggi, Marco Serradimigni, Vincenzo Spagnolo, Gianna Tinacci.
Un sentito ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
AIAC_3302 - Grotta dei Santi - 2016La campagna di scavo 2016 (mesi di maggio e di giugno), ha avuto come obbiettivo quello di proseguire l’indagine delle evidenze musteriane in posto nei livelli 110 e 111. Sono state indagate due distinte aree comprendenti rispettivamente i quadrati M4, M5, M6, M7 (quadranti II-III), L5, L6, L7, I6, I7, H6, H7 (da qui in poi Area A) e F8, F9, E8, E9, D8, D9, C8, C9 (da qui in poi Area B). Nella precedente campagna era stato messo, in luce nell’Area A, il tetto del livello 111 e, in parte dell’Area B, un orizzonte, detto “acciottolato”, pertinente ancora al livello 110. Nell’Area A sono stati effettuati i tagli 1 e 2 del livello 111.
Nell’ambito del 111/1 è stata individuata una serie di sottolivelli, stratigraficamente così articolati: 111/1b, 111/0, 111/1c, 111/1. Il sottolivello 111/1b, privo di reperti antropici, era ricco di coproliti talora ancora strutturati, ma più spesso pressati e frammentati. Si approfondiva in una serie di depressioni sub-circolari o ellittiche dovute molto probabilmente all’azione della iena (tane). Il taglio 1b rappresenta dunque una fase di abbandono della grotta da parte dell’Uomo il quale viene sostituito dalla iena, la cui presenza perdura nella parte basale del livello 110. Nel taglio 111/1c è stato rinvenuto un fondo di focolare, poggiante in parte sul tetto dell’argilla sottostante (111/1a). A tetto del 111/2 era presente una paleosuperficie complessivamente ben conservata. All’interno di questo livello (spesso a contatto con il tetto del sottostante 111/3), sono stati identificati diversi punti di fuoco che esibivano differenti stati di conservazione. Di alcuni di questi focolari non strutturati, infatti, restava appena l’arrossamento di base, mentre di altri era ancora ben conservata la cenere.
Nell’area B è stata integralmente scoperta e smontata la superficie di accumulo di materia prima litica (definita “acciottolato” per la presenza di blocchetti calcarei arrotondati). Al di sotto è emersa un area adibita ad attività di estrazione del midollo caratterizzata da numerose ossa di grandi ungulati frammentate e dalla presenza di grandi percussori.
Nella campagna di scavo 2016 sono proseguite le ormai consolidate collaborazioni sia nazionali con l’Università di Pisa e l’Istituto di Paleontologia Umana - ISiPU) che internazionali (con il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia). Nell’ambito di queste collaborazioni sono stati portati avanti una serie di studi atti principalmente ad inquadrare meglio la cronologia del sito: sono in corso datazioni radiometriche su campioni di carbone vegetale, OSL su campioni di sedimento, datazioni di stalagmiti.
Nel corso del 2015-16 sono stati portati avanti lo studio tecnologico e funzionale dell’industria litica nonché lo studio tassonomico e tafonomico dei resti faunistici dei livelli 150 e 110, e l’analisi integrata di questi dati all’interno di una piattaforma GIS.
Più in generale sono obiettivo di ricerca l’inquadramento del profilo paleogeografico, paleo-climatico e paleo-ambientale, in particolare per quanto concerne l’antico livello del mare e quindi la distanza della grotta dalla costa.
Come ogni anno la campagna di scavo si è svolta con l’indispensabile appoggio logistico del Corpo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Ercole, del Comune di Monte Argentario, dell’Accademia Mare Ambiente di Porto Santo Stefano, la Croce Rossa di Porto Ercole e dei Divers di Monte Argentario. Alla campagna hanno partecipato studenti e dottorandi delle Università di Siena, dell’Università di Ferrara, oltre a docenti e ricercatori delle Università di Siena e Pisa.