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Stefano Ricci- Unità di Ricerca Preistoria e Antropologia - Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente - Università degli Studi di Siena

Season Team

  • AIAC_1199 - Serra Cicora - 2015
    Oggetto della quarta campagna di ricerche è stato l'ampliamento programmato a sud-ovest dell'area indagata nelle precedenti campagne. L'ampliamento ha previsto la demolizione di due massi calcarei. Nella nuova area è stata anzitutto impostata la quadrettatura e avviata l’indagine estensiva della superficie esposta. Dall'area, in pendenza secondo una direttrice est-ovest e caratterizzata da pietrame affiorante, sono stati asportati fogliame e terreno di sottobosco chiazzato da lembi di sedimento risultante dalle attività di scavo e setacciatura delle campagne di scavo Borzatti. Per praticità di gestione dei materiali il terreno di superficie è stato comunque trattato come una Unità Stratigrafica (US7). In quasi l'intera estensione dell'ampliamento la pulizia ha messo in luce una superficie di erosione denominata 11a che ha interessato uno strato di terreno bruno (US11). Sulla superficie di US11 sono stati evidenziate due ulteriori unità identificate come US 8 e 9. Si è quindi proceduto allo scavo delle US 10 e 8. US 8 corrisponde ad un lembo residuo di uno strato a matrice sabbiosa fine sciolto di colore bruno giallastro con giacitura sub-orizzontale addossato alla parete rocciosa. L'Unità, scavata in 4 tagli artificiali, conteneva numerosi frammenti di ceramica d’impasto riferibili ad un unico vaso, e una forte concentrazione di malacofauna marina (cozze patelle); gli stessi reperti indicano per US 8 una cronologia approssimativa dell'Età del Ferro. Nella parte a SW, a US 11 si sovrappone una sacca di sabbia rossiccia, di origine naturale e recente, che è stata denominata US10 (Tav 1 di 4). Al suo interno sono stati ritrovati rari elementi litici e ceramici in giacitura non orizzontale ed una falange umana. Sono quindi stati asportati due dei tre massi evidenziati nella planimetria generale. I massi poggiavano direttamente su US11 e al di sotto di quello a SW è stata ritrovato un carapace di tartaruga in ottimo stato di conservazione. Dato il potenziale informativo di questo reperto faunistico per la ricostruzione del paleoambiente in periodi successivi al Paleolitico, si è ritenuto opportuno includere nella documentazione anche il rilievo 3D di quest'area di scavo. L'ampliamento eseguito nel corso della campagna di ricerche 2015 ha documentato una successione stratigrafica che permette di implementare considerevolmente le informazioni ad oggi disponibili sulle dinamiche di formazione e trasformazione del territorio nelle fasi successive al Paleolitico e che le datazioni radiometriche programmate per l'anno in corso potranno inserire in un quadro cronologico più dettagliato.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2017
    Lo scavo ha interessato gli ultimi lembi dell'unità stratigrafica 4 (taglio III) nei quadrati C11-12, C14-15, mettendo così in luce il tetto delle unità 5 e 7. Il sedimento non cementato ha consentito un facile recupero dei materiali nei quadrati C11 e C12, mentre nei quadrati C14-15 lo scavo si è dimostrato più difficoltoso a causa del terreno concrezionato. Terminata questa prima fase, le ricerche si sono concentrate sulle unità stratigrafiche 5 e 6, le quali sono costituite da più livelli alternati di ceneri e carboni relativi a un focolare dall’ampiezza di circa due metri e mezzo, posto contro parete nell’angolo Nord-Ovest del riparo. Questo focolare è alloggiato in una depressione a tetto dell’Unità 7 (US negativa 35). Nei quadrati C10 e C11 il focolare risultava quasi completamente distrutto dal sistema di tane (US 90), già messo in luce durante la campagna precedente. Tale complesso intaccava in maniera sostanziale il deposito anche nel quadrato C12 (e in modo molto limitato nel C13) con due gallerie sovrapposte, ma in comunicazione tra loro tramite alcuni tratti verticali. L’unità stratigrafica 5 è stata scavata in due tagli artificiali di 10 cm di spessore, mentre l’US 6, riconosciuta solo in un’area limitata, è stata asportata in un unico taglio. Le ricerche hanno portato quindi alla luce l’unità negativa US35, che costituisce la superficie della depressione nella quale il focolare era alloggiato. Nelle aree non disturbate da US 90 è stato possibile individuare il bordo della depressione contro la parete nord del riparo. Successivamente, nei quadrati C11-12-13-14-15 è stata asportata US 7 fino al raggiungimento del tetto di US 8. US 7 si presenta più povera di materiali rispetto alle unità soprastanti ed è compromessa dal sistema di tane (US 90) nei quadrati C11-12. Procedendo con lo scavo tale complesso è andato allargandosi e si è rivelato essere costituito da un’unica ampia galleria estesa da Ovest verso Est, la quale, a tetto dell’unità stratigrafica 8, occupa i quadrati C10-11-12 e in parte C13. Per lasciare il testimone Nord quanto più stabile possibile al termine della campagna, nel quadrato C12 lo scavo ha raggiunto il tetto dell’Unità stratigrafica 9. In quest’area US 8 si è rivelata povera di materiali. La maggior parte dei resti faunistici recuperati nel corso della campagna di scavo sembrano appartenere a Bos primigenius. A questi si aggiungono rari frammenti di ossa di cervidi. Non si segnalano novità quanto alla produzione litica (Levallois ricorrente dominante). La lavorazione avveniva almeno in parte sul posto, come dimostrato dai numerosi elementi di prima messa in forma (corticati), da nuclei esauriti o abbandonati perché incidentati, da qualche percussore e da alcuni rimontaggi. Fra i manufatti trasformati mediante il ritocco si segnalano alcune punte integre all’apice, accanto ai raschiatoi, che sono in qualche caso denticolati e prevalentemente su supporti laminari. Alla campagna di scavo, effettuata dal 4 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Vincenzo Spagnolo, Veronica Barbi, Francesco Colopi, Lucia Dallafior, Clarissa Dominici, Victor Dubarry, Vito Punzi e Nico Sasso.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2018
    Nel corso del mese di settembre 2018 è proseguito lo scavo del testimone Nord, il quale si estende nei quadrati C11-C15, già oggetto di indagine nelle tre precedenti campagne. Non si segnalano tracce di effrazioni nell’area di scavo, mentre sembra essersi intensificata, nel corso dell’anno, l’attività di roditori, rettili e vegetali nei sedimenti del testimone. Lo scavo ha inizialmente interessato l’unità stratigrafica 8, caratterizzata da una scarsa quantità di materiali sia litici che faunistici. La minor compattezza del sedimento nei quadrati C12-C13 ha semplificato il recupero dei reperti, mentre in parte del quadrato14 e nel quadrato 15 lo scavo è risultato più difficoltoso a causa del sedimento concrezionato. Una volta rimossa l’unità 8 è iniziata l’indagine della sottostante US 9, asportata in due tagli artificiali di cinque centimetri di spessore l’uno. L’Unità 9, oltre ad aver restituito maggiori quantità di reperti, è contraddistinta anche dalla presenza di focolari. In particolare, nel quadrato C14 sono state individuate le unità stratigrafiche 92 (Fig. 2) e 94, entrambi focolari impostati in fossette, costituiti da livelli di ceneri e carboni, e l’unità 93, interpretata come una circoscritta concentrazione di materiale carbonioso. Anche l’unità stratigrafica 9, così come alcune delle unità soprastanti, in questa parte dell’area di scavo è interessata dal sistema di tane US 90, costituito da un terreno molto più sciolto e quindi facilmente riconoscibile. In particolare, il sedimento rimaneggiato dall’attività di roditori (e ulteriormente rielaborato da gechi, lucertole e radici) è presente nei quadrati C11, C12 e, solo marginalmente, in C13. La maggior parte dei resti faunistici ritrovati nell’Unità 9 è riconducibile all’uro, anche se sono stati riconosciuti alcuni elementi scheletrici di cavallo e daino. I frammenti più comuni sono relativi a porzioni di diafisi di ossa lunghe (fratturate per il recupero del midollo) e denti. In alcune aree, soprattutto in vicinanza della parete rocciosa del riparo, i reperti si presentano spesso verticali o immersi obliquamente nel sedimento, a testimonianza di possibili disturbi nella deposizione degli stessi. Ulteriori analisi di archeologia spaziale chiariranno se in quest’area può essere avvenuto un accumulo caotico di materiali di scarto da parte dei gruppi neandertaliani che hanno frequentato il riparo. La rimozione dell’US 9, proseguita per tutta la campagna di scavo, è avvenuta nei quadrati C12-15, mettendo in evidenza il tetto della US 11. Nel quadrato C11, fortemente sconvolto dal sistema di tane US 90, l’Unità 9 non è stata scavata in modo da mantenere stabile il testimone in quell’area a fine campagna di scavo. Infine, nel quadrato C14 sono stati scavati altri due focolari (rispettivamente US 10 e US 95), entrambi a tetto di US 11 e considerati in fase con essa. I due focolari risultano impostati in fossette di circa 25-30 cm di diametro, e costituiti da uno strato carbonioso coperto da una crosta di cenere notevolmente indurita. Alla base della fossetta di US 95 è emerso il tetto di un altro focolare, denominato US 96. Dai focolari scavati (US 10, 92, 93, 94 e 95) sono stati prelevati blocchetti di sedimento per condurre analisi microstratigrafiche. In data 19 settembre, i colleghi Tom Higham e Marin Fruen (Università di Oxford) hanno registrato la radioattività naturale del sito in corrispondenza delle Unità stratigrafiche 26, 20-21 e 11 per calibrare le datazioni OSL eseguite su sedimenti prelevati l’anno precedente. Lo stato del testimone Nord a fine campagna è il seguente: US 90 in C11 I-II e C12 II; US 9/1 in C11; tetto US 11 in C12, C13, C14, C15; tetto US 96 in C14 IV. Non si sono osservate diversità sostanziali riguardo le modalità di produzione/trasformazione dei manufatti litici: nuclei e prodotti indiziano la presenza del sistema integrato Levallois, soprattutto unipolare ricorrente, accanto a sistemi addizionali, tutti volti all’ottenimento di prodotti generalmente allungati. Anche il rapporto fra i manufatti trasformati tramite ritocco non cambia: raschiatoi in genere su supporto laminare, seguiti da punte. Fra queste ultime si segnalano morfologie vicine al grattatoio. Come già nella campagna precedente sono stati rinvenuti alcuni ciottoli possibili percussori/ritoccatoi. Sono stati infine individuati due rimontaggi.
  • AIAC_2848 - Grotta Serra Cicora A - 2012
    La seconda campagna di ricerche archeologiche svoltasi a Serra Cicora A tra novembre e dicembre 2012 ha avuto come obiettivi principali la georefererenziazione del sito e l’asportazione delle prime tre UUSS. L’apertura dell’area di scavo è stata condizionata dalla presenza di grossi massi calcarei, risultanti dal crollo di porzioni di parete un tempo aggettanti e che allo stato attuale occupano tutta la zona antistante la grotta. Su un’estensione di circa 7 mq. è stato asportato il primo strato (US 1) costituito dal terreno scuro di superficie, fortemente pedogenizzato e contenente sporadici frammenti di ceramica d’impasto e frammenti ossei entrambi dall’aspetto fluitato. Al di sotto, l’US 2, scavata su un’area di circa 5 mq., ha matrice limo-sabbiosa e contiene abbondante pietrame di dimensioni anche decimetriche. All’interno sono presenti, in giacitura irregolare, frammenti ceramici, ossei e alcuni elementi litici. In corrispondenza dei quadrati E 17-16, F 17-16 e G 17-16 emergono dei massi calcarei di grandi dimensioni a sud dei quali lo spessore dell’unità aumenta notevolmente. La sottostante US 3, la cui asportazione sarà completata alla ripresa delle ricerche del prossimo anno, è costituita da un sedimento con maggiore componente sabbiosa e contiene anch’essa pietrame. I materiali archeologici sono costituiti da frammenti ossei e pochi manufatti litici. È stata dunque solo parzialmente messa in luce l’US 4 che si distingue dalle unità sovrastanti principalmente per il colore bruno rossastro. Per la pendenza e per la disposizione interna dei materiali, sia naturali che archeologici, tutte le unità scavate nel corso di questa campagna rivelano un’origine prettamente colluviale.
  • AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2015
    Nell’ambito del progetto di valorizzazione delle evidenze preistoriche situate nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano promosso dalla Soprintendenza Archeologica della Campania in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Fisiche della Terra e dell'Ambiente – UR di Preistoria e Antropologia dell'Università di Siena, è stato programmato di riprendere le ricerche stratigrafiche nelle Grotta di Castelcivita, un giacimento preistorico tra i più importanti non solo a livello regionale ma anche nel contesto scientifico nazionale e internazionale. Il deposito preistorico della grotta è stato oggetto di indagine sistematica da parte dell’Università di Siena, in collaborazione con l’allora Soprintendenza alle Antichità di Salerno, sotto la direzione del prof. Paolo Gambassini, negli anni tra il 1975 e il 1988. La ripresa delle indagini è giustificata, oltre che dall'indubbia importanza scientifica del giacimento e dalla possibilità di acquisire nuovi e più completi dati derivati dai moderni approcci di ricerca, dal rinnovato interesse da parte degli enti locali a valorizzare il territorio anche sotto il profilo archeologico. La campagna 2015 è stata dedicata a verificare le condizioni del giacimento, per quanto riguarda lo stato di conservazione del deposito e delle sezioni stratigrafiche, e alla ripulitura e ripristino dell’area di scavo. Tra queste ultime attività è da segnalare lo svuotamento di una canaletta che attraversava obliquamente l’area di scavo adiacente alla cancellata esterna e che era stata costruita negli anni ’70 per il passaggio di un cavo elettrico destinato all’illuminazione delle Grotte. L’escavazione della canaletta aveva purtroppo inciso i livelli preistorici, raggiungendo forse il tetto del Musteriano. Lungo le sue sezioni interne sono infatti visibili chiaramente resti di focolari. A parte il danno dovuto a questa struttura (che risale però a vecchia data), il resto del deposito è apparso ben conservato e assai promettente dal punto di vista scientifico.