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Chiara Stornaiuolo

Season Team

  • AIAC_2996 - Parrana San Martino - 2013
    Tra settembre e ottobre 2013 si è svolta la terza campagna di scavo nella necropoli protostorica di Parrana San Martino (Collesalvetti, LI). Il sito è posto nel Parco dei Monti Livornesi, a 345 m slm, lungo una barriera tagliafuoco. Il contesto appare riferibile ad un unico orizzonte culturale collocabile tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell'Età del Ferro (fine del II - inizio I millennio a.C.). L’area destinata alla deposizione dei defunti si estende per 550 mq; sono stati individuati oltre 120 cinerari intaccati dai mezzi meccanici durante la realizzazione della pista antincendio. La zona è caratterizzata da uno strato argilloso attraversato da affioramenti di calcare marnoso; la parte centrale risulta libera sia da affioramenti sia da sepolture ed è delimitata, su un lato, da un allineamento di blocchi apparentemente intenzionale. Le sepolture sono dislocate lungo le fasce laterali. Dal momento che non sono state rilevate sovrapposizioni, è probabile che le tombe fossero ben segnalate in superficie, forse proprio con elementi di calcare reperiti negli affioramenti circostanti. Nella campagna 2013 lo scavo ha interessato i settori maggiormente danneggiati dai mezzi meccanici e soggetti ad erosione (area nord-ovest). Sono state asportate 31 sepolture; tra queste, la metà circa presenta un pessimo stato di conservazione. I cinerari ricostruibili sono biconici monoansati con carena arrotondata, un solo esemplare è biansato. Otto vasi presentano decorazione incisa; gli impasti sono poco depurati, le superfici frequentemente corrose. Le poche ciotole di copertura quasi sempre prive del fondo, sono anch’esse monoansate con impasti depurati e superfici levigate. Nel riempimento dei cinerari, un sedimento limoso copre una concentrazione di ossa aderente al fondo del vaso; in alcuni casi sono stati rinvenuti frammenti di oggetti d’ornamento in bronzo. Tra le fosse di deposizione 18 risultano scavate direttamente nello strato di argilla, 9 tra lo strato di argilla ed i filari di calcare, 3 rimuovendo esclusivamente i ciottoli dell’affioramento naturale ottenendo strette buche nelle quali i cinerari risultano incastrati I riempimenti delle fosse di deposizione presentano un sedimento simile a quello dello strato in cui sono state scavate. In tre fosse però è stata rinvenuta terra di rogo, ciò che resta della pira funebre dopo aver raccolto le ossa nel cinerario. In due casi la terra di rogo riempie la parte inferiore della fossa quasi a livellarne la base, particolarmente accidentata perché ottenuta per asportazione di ciottoli e scaglie dall’affioramento di calcare. La terra di rogo sulla quale poggiano i due cinerari è composta da sedimento carbonioso con tronchetti bruciati, resti di ossa, frammenti di oggetti in bronzo, minuti frammenti di ceramica. Nel terzo caso, invece è posta in una fossa scavata nell’argilla. E’ alquanto singolare che su un campione di 62 tombe indagate fino ad ora, solo in quattro casi (uno della campagna 2012) sia stata rilevata la presenza di terra di rogo; per il momento però questa variante del rito funerario sembra sfuggire ad ogni ragionevole ipotesi.