Name
Dominique Allios
Organisation Name
Université de Haute Bretagne

Season Team

  • AIAC_373 - Incoronata - 2002
    E' ripresa l'attività di ricerca all'Incoronata di Metaponto. L'obiettivo della missione è stato quello di impostare il programma di ricerca e di scavo del prossimo anno, sulla base di un esame puntuale dell'attuale situazione archeologica e territoriale del sito. A tal fine, è stata condotta la ricognizione archeologica sulla collina, alle sue falde e nelle aree ad essa circostanti, la prospezione archeomagnetica sull'area dell'insediamento greco e l'elaborazione di una carta archeologica attraverso l'uso del GPS. Il programma di ricerca è rivolto alla comprensione dell'organizzazione degli spazi dell'insediamento sulla collina, al riesame dei loro aspetti funzionali, alla ricerca delle aree non abitative, e in futuro, alla costruzione di griglie cronologiche, il più possibile precise all'interno delle fasi di vita dell'insediamento.
  • AIAC_373 - Incoronata - 2003
    Dopo i lavori di prospezione avviati lo scorso anno, nel corso del mese di settembre 2003 sono ripresi gli scavi all'Incoronata di Metaponto. L'obbiettivo delle ricerche è quello di approfondire le problematiche topografiche del sito, cercando di mettere in luce le modalità e la natura dell'insediamento greco della prima metà del VII secolo a.C. Sono stati praticati alcuni saggi nell'area occidentale della collina, in corrispondenza del punto di passaggio obbligato verso il percorso che saliva dalla valle del Basento all'altezza delle sorgenti. Lo scavo ha portato alla luce una grande opera di terrazzamento, praticata in un punto della collina che necessitava di un preciso intervento di consolidamento. Si tratta di un ampio strato di terra color rosa, estremamente compatto, misto a numerosissimi mattoni, la cui estensione attualmente raggiunge i m. 15x6; una sezione praticata lungo il lato meridionale ha permesso di verificarne non solo lo spessore consistente (intorno a 1 m.) ma anche lo strato di preparazione sottostante (spess. 1 m. circa), costituito da fine terra mista ad argilla, ricca di frammenti ceramici appartenenti all'orizzonte cronologico della ceramica - coloniale, ma soprattutto indigena - dell'Incoronata. La tecnica edilizia impiegata e la logica urbanistica che presuppone una tale imponente realizzazione appaiono coerenti con le coeve esperienze insediative del mondo greco protoarcaico (si veda l'analogo caso della vicina Siris).
  • AIAC_373 - Incoronata - 2004
    Le ricerche sulla collina dell'Incoronata di Metaponto sono rivolte alla comprensione della topografia, del funzionamento e della natura dell'insediamento greco della prima metà del VII secolo a.C. e delle sue relazioni con il villaggio indigeno dell'età del Ferro. A tal fine è stato ripreso lo scavo del grande plateau nell'area nord-occidentale della collina. Le ricerche hanno consentito di confermare la natura di questa imponente opera di terrazzamento realizzata con terra argillosa molto compatta, rinsaldata da numerosi mattoni cotti (fratturati e di reimpiego) nella parte più alta, e da ciottoli e frammenti ceramici in quella più profonda, completamente impermeabile, rinforzata alle sue estremità da blocchi irregolari che corrono lungo i limiti della collina e costruita con lo scopo di colmare un'area naturalmente cava. Interessante il rinvenimento, al di sopra del terreno vergine, della fossa rituale di fondazione dell'edificio, caratterizzata da terra nerastra ricca di inclusi di bruciato e di ossa, e dalla metà superiore di un _amphoriskos_ policromo, intero per metà all'atto della deposizione, di probabile importazione, collocabile nella più antica fase dell'insediamento greco. Tale cronologia sembra essere confermata anche dalla tipologia della ceramica inclusa negli strati di riempimento del plateau, per la maggior parte indigena, ma anche di fabbrica coloniale, databile tra la fine dell'VIII e gli inizi del VII secolo a.C. Un ulteriore saggio è stato intrapreso all'estremità nord-occidentale della collina, in corrispondenza di un sondaggio già avviato da Piero Orlandini, in cui erano stati rinvenuti resti di epoca medievale. Infine un piccolo saggio, condotto nell'area nord-orientale della collina, lungo le pendici settentrionali dell'attuale via di accesso, ha riportato alla luce frammenti di fabbrica coloniale: stamnoi, deinoi dipinti, un pithos decorato a rilievo e un perirrhanterion.
  • AIAC_373 - Incoronata - 2005
    La campagna di scavo del 2005 si è svolta in due settori tra loro prossimi: il “Settore 1”, nell’area sud-occidentale della collina, in corrispondenza del _plateau_ messo in luce nel corso delle precedenti campagne di scavo, e il “Settore 4”, più a nord, nella zona in cui gli scavi dell’Università di Milano avevano già individuato un cospicuo numero di _oikoi_. _ Settore 1_ Un grande saggio di m 9 x 7 è stato praticato a sud del plateau che abbiamo individuato nelle precedenti campagne di scavo, allo scopo di meglio comprendere la natura e la funzione di questa grande sistemazione artificiale del bordo meridionale della collina. Tale imponente terrazzamento artificiale appare consolidato, lungo il bordo della collina, da uno strato di ciottoli fluviali, che insiste direttamente su un piano appartenente a una fase precedente. Immediatamente a sud del battuto sono emersi i resti di uno o più forni che, qualora le ricerche successive confermassero il loro ritrovamento _in situ_, appaiono sistemati lungo le pendici della collina, sfruttando sia il pendio della stessa sia la struttura artificiale alla quale poter fissare il battuto. Per il momento sono stati scavati i livelli superiori del crollo, costituiti - all’interno di un grosso strato di terra mista a cenere - dai resti della volta e della griglia in argilla, misti a numerosi elementi vetrificati, elementi di bronzo, resti di legno bruciato, alcune fusaiole e numerosissimi frammenti di ceramica, per lo più indigena: in particolare olle a pareti sottili, rinvenute quasi intere, ceramica a impasto, ceramica comune e frammenti di coppe coloniali, di vasi acromi, e l’ansa di un’anfora corinzia. La maggior parte dei vasi mostra forti tracce di combustione in superficie, a dimostrazione del fatto che il forno, o i forni, sono stati distrutti in un momento in cui erano ancora in uso. La prosecuzione dello scavo permetterà verosimilmente di conoscere l’intera struttura artigianale, e più in particolare la sua esatta destinazione, che ci piacerebbe immaginare connessa alla produzione della cospicua attestazione di ceramica che sappiamo essere stata realizzata in loco. I resti dei forni portati alla luce costituiscono in ogni caso una delle più antiche testimonianze di questo tipo (VII secolo a.C.) scavate in Magna Grecia in un simile stato di conservazione. Risulta alquanto probabile che il ritrovamento non sia isolato, ma faccia parte di un’area artigianale che caratterizzava verosimilmente tutta questa parte della collina. L’associazione di ceramica greca e indigena, in uso contemporaneamente nell’area dei forni, consente inoltre di cominciare a riprendere criticamente in considerazione la lettura storico-archeologica che i precedenti scavatori avevano proposto sull’esistenza, all’Incoronata, di un abitato indigeno di VIII secolo distinto nettamente da una fase greca successiva. Appare così possibile iniziare a ipotizzare l’esistenza di una fase intermedia, a carattere misto, che le successive campagne di scavo consentiranno di meglio definire sul terreno cronologico. _Settore 4_ Nella zona centrale dell’area occidentale della collina, fra i vecchi saggi “P” e “Q” dell’Università di Milano, è stato praticato un saggio allo scopo di affrontare direttamente la problematica dell’interpretazione storico-archeologica delle strutture fino ad ora interpretate come _oikoi_, “case-magazzini” appartenenti all’insediamento greco datato al VII secolo a.C. Lo scavo ha portato alla luce la parte superiore di un nuovo deposito di pietre e di frammenti ceramici, per lo più di produzione greca (locale e di importazione) rimescolati tra loro: colli, anse, orli e piedi di numerose anfore, in particolare attiche e corinzie; di due _oinochoai_, di una coppa e di due _louteria_ non decorati, oltre a un cospicuo deposito di conchiglie. Sono cominciati inoltre ad apparire i profili delle fosse circolari appartenenti alla fase precedente. Il saggio, che richiede una particolare attenzione ai contesti di rinvenimento della ceramica e dunque tempi piuttosto lunghi nelle operazioni, sarà proseguito l’anno prossimo.
  • AIAC_373 - Incoronata - 2006
    La campagna di scavo del 2006 si è svolta nel “Settore 1”, ai limiti meridionali dell’area nord-occidentale della collina, interessata dalla presenza del pavimento e dello strato contenente, oltre a elementi carboniosi, frammenti vetrificati e cenere, numerosi elementi di argilla pertinenti a uno o più forni. Quest’ultimo conteneva infatti il crollo di un gran numero di elementi in argilla pertinenti a uno o più forni completamente sconvolti dalla distruzione: numerose parti, anche di notevoli dimensioni, appartengono alla volta, alla griglia e alle pareti e sono stati rinvenuti mescolati a frammenti ceramici recanti, in grande misura, evidenti tracce di combustione. Si tratta per lo più di ceramica enotria, caratterizzata nel complesso da un’alta qualità tecnica e stilistica - acroma, monocroma, bicroma) associata a ceramica greca di fabbricazione locale, ceramica grigia, anfore corinzie, grandi contenitori e a ceramica greca di importazione. Sono stati rinvenuti anche un peso da telaio, elementi bronzei e frammenti dell’orlo di un vaso in bronzo. L’impianto è attribuibile a un’area di produzione di ceramica enotria, come suggeriscono l’altissima densità di frammenti di vasi indigeni associati ai resti dei forni, la presenza di scarti di fornace, di un grande recipiente bicromo recante all’interno cospicui resti di argilla liquida solidificata, di pareti restaurate in antico (fori per l’inserzione di grappe) e di pareti recanti lettere graffite. Di notevole interesse all’interno di un contesto di questo tipo si è rivelato il ritrovamento di forme ceramiche caratterizzate da motivi decorativi propri del repertorio greco, atte ad essere riprodotte da ceramisti greci attivi in loco (collo di un’hydria di importazione e sua esatta replica locale) ma anche interpretate da ceramisti indigeni (coppa enotria per decorazione e impasto, ma di forma greca). La modalità del rinvenimento dei resti dei forni e una serie di ragioni di ordine stratigrafico inducono a ritenere di trovarci in presenza di un crollo, frutto di una distruzione avvenuta mentre l’impianto doveva essere ancora funzionante (come i resti di combustione sulla superficie dei vasi sembra dimostrare). Gli elementi di argilla, uniformemente presenti in tutta l’area, si ammassano ripetutamente in “strisce”, grosse concentrazioni di frammenti di forno e di ceramica, che si dispongono in modo regolare perpendicolarmente al pavimento, per lo più in corrispondenza di alcuni grossi incavi presenti nel terreno del battuto sottostante, che sembra lecito interpretare come limiti dell’alloggiamento dei forni; a essi corrisponde infatti l’andamento curvilineo del profilo meridionale del pavimento. L’intero strato comprendente il crollo della fornace poggiava su un piano di terra giallastra molto compatta. Una piccolo saggio praticato nell’angolo nord-orientale di questo piano ha mostrato che la sua struttura non conteneva ceramica coloniale, ma esclusivamente indigena, consentendo dunque di attribuirlo alla fase enotria dell’insediamento. E’ possibile identificare, allo stato attuale delle nostre conoscenze, almeno due fasi: - 1a fase, caratterizzata dai resti pertinenti a un’area artigianale cronologicamente databile nel corso della prima metà del VII secolo a.C. I forni sembrano insistere su un piano, e funzionare insieme al pavimento che li inquadrava verso nord. L’area è attribuibile a una fase di occupazione dell’Incoronata che non corrisponde all’insediamento indigeno dell’VIII secolo, precedente quello greco (ipotesi Università di Milano) ma a un momento che si colloca all’interno del VII secolo, quando già era stata avviata, sulla collina, la produzione di ceramica greca. Viene in tal modo attestata l’esistenza di una fase di occupazione a carattere misto, greco e insieme enotrio, ora finalmente definita sul piano stratigrafico e cronologico. - 2a fase, in cui tutta l’area viene obliterata dal grande strato di livellamento, a sua volta connesso con il grande riempimento portato alla luce nel corso delle campagne degli anni precedenti verso l’interno della collina, l’ampio terrazzamento che veniva a colmare un profonda depressione (naturale? artificiale?) grazie anche al reimpiego di numerosi mattoni. Questo vasto strato di livellamento, caratterizzato da terra grigiastra molto compatta, è da porsi cronologicamente in una fase più avanzata del VII secolo a.C. (probabilmente intorno alla metà) sulla base della presenza al suo interno - accanto a minuti frammenti di scarico di ceramica indigena e greca - di ceramica di importazione databile non prima della metà del secolo (Wild Goat Style). Suggestiva potrebbe rivelarsi l’ipotesi – ancora da verificare – di spiegare questo intervento come il frutto di una complessiva obliterazione dell’area, da connettersi alla realizzazione dei numerosi e ricchissimi depositi di ceramica (per lo più greca) presenti in più punti a nord di questo terrazzamento (i cosiddetti “oikoi” scavati dall’Università di Milano).