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Antonio Alfano

Season Team

  • AIAC_3495 - Castellazzo - 2016
    A partire dal 2011 si sono svolte sei campagne di scavo presso sul sito del Castellazzo di Monte Iato, presso S. Cipirello in Provincia di Palermo, grazie ad una convenzione fra il Parco Archeologico di Iato e i Gruppi Archeologici d’Italia, sede “Valle dello Jato”. Le attività dei volontari, sotto la direzione scientifica di chi scrive, hanno permesso di riconoscere le strutture superstiti di quello che fu il fortilizio di assedio fatto edificare da Federico II contro parte della popolazione musulmana residua di Sicilia, assediata nel vicino centro fortificato di Giato. Gli assedi avvennero tra gli anni 1223-1226 e nel 1246. L’esistenza di questo accampamento fortificato è attestata da una serie di documenti di Federico II dati _in castris_ in obsidione Iati fra 1222 e 1224 e da un passo di una cronaca, per quanto riguarda l’assedio finale del 1246. Tale fortilizio d’assedio, in condizioni certamente migliori di quelle attuali, fu visto alla metà del XVI secolo dallo storico Tommaso Fazello. Allo stato attuale non è semplice distinguere fra la fase relativa al primo e quella relativa al secondo assedio anche per la presenza, negli stessi strati indagati, di monete databili ad entrambi i periodi, separati solo da una ventina d’anni durante i quali non sappiamo quale fu il destino del fortilizio. E' ipotizzabile che il grosso della struttura fortificata non abbia subito cambiamenti di grande rilievo fra i due assedi Le strutture occupano un’altura di modestissima altezza ma con ampia sommità pianeggiante posta di fronte alla porta orientale di Giato a ca. 400 m. in linea d’aria, separata da un vallone relativamente profondo. La distanza era tale da mettere gli assedianti al riparo dai tiri provenienti dalle mura della cittadella assediata. Sono stati rinvenuti due tratti della cinta muraria che cingeva il rilievo, tre torri ed alcuni ambienti addossati alla cinta. La tecnica muraria prevede l’utilizzo di pietra cavata o raccolta in loco ed utilizzata appena sbozzata usando come legante malta di terra argillosa. Due degli ambienti hanno pianta quadrata mentre uno è rettangolare; quest’ultimo si caratterizza per la presenza di due rocchi di colonna antichi con probabile funzione di arredo mobile. Da questo ambiente vengono poi quattro dadi in avorio, diversi frammenti di bicchieri in vetro polibugnati, fibbie e fermagli in bronzo ed ancora 25 monete. Solo qualche reperto riconducibile ad armi. Ciò ha indotto a ritenerlo un luogo con funzione di riposo e distrazione per gli assedianti o una parte privilegiata di essi. Dagli altri ambienti provengono infatti in massima parte armi e oggetti di corredo militare, oltre che finimenti per cavallo. Si tratta di quadrelle di balestra, punte di freccia, fibbie per bardature, coltelli ed altri oggetti di chiaro carattere militare. Interessante anche la presenza di una sepoltura, appena fuori da un ambiente, forse relativa ad un musulmano che avrebbe potuto far parte della compagine militare del sovrano. Oltre ad avere il cranio orientato a Sud-Est, presentava un elemento di corredo costituito da una piccola borchia in bronzo dorato ed inciso con la figura di un cavallo alato. Anche la ceramica, ad esclusione di alcuni reperti di età ellenistica relativi alla necropoli che occupava l’area precedentemente, si ascrive tutta alla prima metà del XIII secolo. Si tratta nel 90% di frammenti relativi a coppe decorate a spirali in bruno e verde (spiral ware) di produzione campana e di forme da fuoco invetriate prodotte in area messinese. La prosecuzione delle indagini ha l’obiettivo di porre in luce il sistema fortificato della parte meridionale del pianoro dove si nota, anche dalle tracce di microrilievo, la presenza di una torre e di una rampa d’accesso ricoperta da un lastricato.

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