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Francesco Perugino, Rosaria Sirleto, Eliana Vollaro, Sara Zannini, Seconda Università degli Studi di Napoli (coordinatori)

Season Team

  • AIAC_2800 - Acropoli, cd. tempio di Giove - 2013
    Lo scavo, condotto interamente come cantiere didattico, si è svolto dall’8 luglio al 2 agosto, con la partecipazione di circa 40 studenti. Oggetto della ricerca è il tempio superiore dell’acropoli, un colosso in opera quadrata costruito nella seconda metà del IV secolo a.C. in sostituzione di un edificio di epoca arcaica e classica; rinnovato nel corso della prima epoca imperiale fu, quindi, fin dalla prima epoca cristiana, trasformato in chiesa. Si presenta come un complesso assai peculiare, chiuso, privo di peristasi già nella fase romana, suddiviso in cinque navate di cui la centrale, maggiore, occupata da due celle e da un piccolo ambiente terminale. L’attribuzione a una specifica divinità rappresenta il punto più complesso della ricerca: il tempio è tradizionalmente ricondotto, ma senza testimonianze certe, a Giove, gli scavi recenti hanno portato in luce nuovi documenti con espliciti rimandi ad Apollo e, forse, Artemide e spinto a ridiscuterne la dedica e a rileggere la topografia del sacro della Rocca. Lo scavo ha permesso di portare in luce nuove tombe della fase paleocristiana e medievale alcune delle quali reimpiegavano frammenti di importanti testi epigrafici fra cui una dedica imperiale parte di un ciclo di sculture che doveva trovar posto sulla Rocca. In saggi di approfondimento è emersa la fondazione di un muro da attribuire al tempio di epoca arcaica successivamente inglobato nella ricostruzione di seconda metà IV a.C. A quest’ultima fase è possibile ricondurre un nucleo consistente di terrecotte architettoniche emerse perlopiù da una fossa rinvenuta all’esterno del tempio, parte di un tetto molto simile per disegno e progetto alla copertura del tempio A dell’area forense. All’esterno dell’edificio, sul banco cineritico, numerose sono apparse le tracce del campo militare italo tedesco della seconda guerra mondiale che fonti bibliografiche e d’archivio, nonché foto d’epoca e testimoni oculari, permettono di ricostruire articolato e complesso intorno al tempio, dove lo stesso Maiuri ricorda annidata una postazione per il controllo del cielo nell’ambito dell’utilizzo della Rocca cumana come baluardo contro un eventuale sbarco alleato. Il tempio, già perno del campo militare italiano, dopo l’armistizio del 1943, la successiva e dolorosa ritirata dei tedeschi, dovette passare, come documenta anche un cartello in legno ritrovato nel corso degli scavi, sotto il controllo del Governo Alleato e della Subcommissione addetta ai monumenti e ai beni culturali (Subcommission for Monuments Fine Arts and Archives dell’Allied Control Commission).