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AIAC_3470 - Castello di Monte Copiolo - 2002
Da dodici anni l’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo si è concentrato sullo studio dell’incastellamento della sub-regione storica del Montefeltro (Marche, Romagna).
In particolare il sito di Monte Copiolo risulta, ad oggi, l’unico contesto incastellato marchigiano indagato in maniera estensiva continuativamente da oltre un decennio. Il proseguo dei lavori calibrerà ulteriormente i risultati ottenuti dalla ricerca, permettendo di comprendere in maniera sempre più approfondita l’insediamento nella sua completezza, ma permetterà anche, attraverso l’avanzamento degli scavi in altri contesti incastellati limitrofi, di confrontare lo stesso -modello copiolese- con altri siti presenti nella sub-regione storica del Montefeltro per giungere ad una lettura quanto più rispondente alla realtà dell’incastellamento feretrano.
A monte ci rendevamo conto che scavare questo castello avrebbe significato riportare alla luce il principale sito di potere feretrano poiché prima sede di residenza dei conti di Montefeltro (poi duchi di Urbino) signori di un vasto territorio a cavallo tra Romagna, Marche ed Umbria di cui M. Copiolo era il fulcro. Per questo ed altri motivi si è deciso di sviluppare, soprattutto in questo contesto, l’attività di indagine stratigrafica e, più in generale, nel Montefeltro (il contenitore) le indagini ricognitive di archeologia dei paesaggi.
L’analisi generale dei contesti portati alla luce (campagne di scavo 2002-2013) presso il cantiere di M. Copiolo ha condotto ad una lettura diacronica dell’insediamento. Il risultato è la proposizione di un “modello” di castello, un castello di tipo toubertiano, fondato, voluto e realizzato da un potere forte, un potere signorile, che nella fondazione di questa fortificazione concentrò tutti i suoi sforzi e che di questo castello si servì per espandere e rafforzare la propria signoria territoriale.
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AIAC_3470 - Castello di Monte Copiolo - 2014
Nell'anno 2014, presso l'area archeologica del Castello di Monte Copiolo (PU) si è tenuta la XIII campagna di scavo condotta dall'Insegnamento di Archeologia Medievale dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.
Le indagini si sono concentrate nell'area esterna alla cinta muraria dell'abitato, presso la porta cittadina. È proseguito lo scavo del "complesso della Misericordia". costituito dai ruderi di una chiesa a vano unico (XII - XIX secolo) a cui, successivamente (XIII-XIV secolo), fu addossata una struttura di pari ampiezza interpretata come ospedale per pellegrini ed indigenti. Lo scavo si è concentrato all'interno del perimetro della chiesa dove sono emerse sette sepolture più un piccolo ossario. I documenti rintracciati che forniscono informazioni sull'edificio religioso attestano che questo fu smontato tra gli anni 1830-1834; il materiale fu reimpiegato per edificare la nuova chiesa della Madonna della Misericordia che oggi fa parte dell'abitato di Villagrande di Montecopiolo.
Dell'antica chiesa restano le creste di rasatura delle murature che ne compongono il perimetro. In stratigrafia sono state isolate tracce di un incendio che ha interessato la chiesa nella metà del XV secolo, probabilmente relazionabile ad un assedio perpetrato nel 1448 da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Nella zona occidentale, parallele al muro ovest dell'edificio, sono affiorate sette sepolture bassomedievali dotate di modesto corredo (perlopiù vaghi di collana). Una prima era in cassa lignea assemblata con chiodi, l'individuo aveva una spiccata deformità cranica. Due altri inumati facevano parte di un'unica sepoltura (bisoma) in fossa terragna con lastre di arenite a copertura; uno di questi ha presentato segni di una operazione subita al cranio volta all'estrazione di frammenti di calotta a seguito di un trauma bellico. L'individuo è sopravvissuto, posta la calcificazione, per poi tornare a combattere e morire a seguito di un fendente di spada nel lobo parietale destro. Vi erano poi due inumati in fossa singola con poche lastrine di arenite a perimetro ed alcune a copertura, un inumato in fossa terragna con lastre di copertura. Infine vi era un inumato in cassa composta da numerose lastre di arenite disposte di taglio e dotata di lastre di copertura; si tratta di un individuo femminile anziano che ha presentato tracce di una operazione ad un molare (cura di una carie, con successiva otturazione?) e che è stato inumato con un sacchetto probabilmente "da pellegrino", come desumibile dalla fibbia rinvenuta nella mano dx.
Preliminarmente, in base ai rapporti stratigrafici ed alla cultura materiale rinvenuta, le sepolture, in studio, sono databili tra la fine del XIV secolo ed il primo ventennio del XV.
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AIAC_3580 - Pieve di San Cassiano in Pitino - 2015
Durante la campagna 2015 sono stati condotti due saggi di scavo nell’area centrale dell’antico municipio, in prossimità della pieve romanica di San Cassiano in Pitino.
Il saggio 1 è stato aperto di fronte alla Chiesa Medievale, immediatamente a Ovest di un sondaggio effettuato nel 2014 che aveva restituito resti di strutture di età romana e alcune tombe di epoca tardoantica. È venuto alla luce un tratto di muratura di età romana in ciottoli di forma irregolare, conservato solo a livello delle fondazioni, e alcuni frammenti di terrecotte architettoniche (lastre di fregio con rosette e triglifi), da mettere in relazione con un edificio sacro di età repubblicana che doveva essere ubicato in corrispondenza dell’attuale Pieve, nel punto più alto del pianoro su cui sorgeva la città di Pitinum Pisaurense.
Il saggio 2 è stato invece realizzato nell’area immediatamente a nord della via basolata che lambisce la struttura della Pieve stessa, messa in luce negli anni Novanta del secolo scorso. Durante questi interventi di scavo l’area contigua alla strada lastricata era stata interessata solamente da un’analisi parziale, limitata a documentare lo strato di età bassomedievale, senza indagare gli strati più antichi. Dopo un’accurata pulizia della zona si è proceduto allo scavo stratigrafico dell’area che ha permesso di mettere in luce gli strati relativi alle fasi dell’abbandono del municipio romano e della rioccupazione del sito con strutture di fortuna.
In particolare nella zona nord del saggio emerge un circoscritto strato di pietre e laterizi mentre, a poca distanza, nella zona nord-est del saggio, affiorano due isolati resti di terra concotta rossiccia. A sud del saggio invece emergono quattro pietre disposte di taglio che costituiscono un contenimento per una buca di palo, che taglia uno strato sottostante di terra nera e grassa che si estende uniformemente in tutta la superficie del saggio, dalla via basolata al termine nord dello scavo.
Oltre alla buca di palo, sono state messe in evidenza due fosse di differente entità, una di forma circolare, riempita da malta di calce gialla e ghiaia, ed una rotondeggiante riempita da uno strato di pietrame sparso.
Lo scavo è stato interrotto e ricoperto, in attesa di essere ripreso e terminato nella campagna 2016.