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Caterina Coletti

Season Team

  • AIAC_2307 - Mausoleo di Augusto - 2010
    Nei mesi di maggio – ottobre 2010 la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma ha ripreso nell’area di Piazza Augusto Imperatore le indagini archeologiche che avevano avuto inizio nel settembre 2007 con l’obiettivo di acquisire dati utili alla progettazione definitiva della riqualificazione della piazza. Lo scavo ha interessato il settore occupato dai resti dell’Oratorio di San Rocco già demolito negli anni Trenta del ‘900; in una prima fase si è proceduto all’asportazione di alcuni piani pavimentali sovrapposti, riferibili alle diverse fasi di vita dell’Oratorio, e alla demolizione delle strutture superstiti, pertinenti alle sue fondazioni. I piani rinascimentali sigillavano una serie di depositi di obliterazione dei livelli di età romana; all’interno di questi depositi sono state individuate nove sepolture, delle quali soltanto quattro risultavano apprestate con grossi frammenti di tegole e pareti di anfore, mentre le altre si presentavano come semplici deposizioni in fossa terragna. L’insieme di queste sepolture appartiene alla già nota necropoli tardo-antica del Mausoleo di Augusto, in buona parte scavata senza documentazione negli anni ’50. Le fosse per l’apprestamento delle sepolture erano concentrate in un settore limitato, in asse con la fronte del Mausoleo. Gli strati tagliati dalle fosse, a un primo esame dei materiali, non risultano anteriori alla fine del IV-inizi V secolo d.C. Questa indicazione cronologica fornisce il termine _ante quem_ non per la datazione del sepolcreto. L’asportazione degli interri ha consentito di mettere completamente in luce una struttura con andamento est-ovest, costituita da più blocchi di recupero di travertino e di marmo, collocati direttamente sul lastricato di età romana. Impiegati in tale struttura, in buona parte già visibile alla fine della precedente campagna di indagini, risultavano riutilizzati alcuni blocchi decorati con rami di alloro a rilievo. Immediatamente a sud di questa, e a essa parallela, è stata individuata una struttura solo in parte conservata, costituita da frammenti più piccoli e più irregolari di marmo e travertino, sistemati contro terra con probabile funzione di contenimento. Al di sotto delle strutture descritte è stato individuato un nuovo ampio tratto del lastricato di travertino di età imperiale, posto alla quota di m 10,58 s.l.m. in connessione con la parte messa in luce negli anni ’50 e con la porzione emersa nel corso delle indagini 2008-2009. Sul lato opposto, un piccolo sondaggio aperto a est ha portato alla scoperta di un altro tratto di lastricato, corrispondente al limite orientale della pavimentazione antistante al Mausoleo. È stato, inoltre, possibile indagare per una maggiore estensione il tracciato del collettore di età romana con andamento est-ovest che delimita a sud l’area lastricata; la struttura, nota in età moderna come Chiavica di Schiavonia, era già stata vista e documentata da Baldassare Peruzzi al momento della costruzione della Chiesa di S. Rocco. A sud dell’antico collettore, nel corso dell’ampliamento verso ovest delle demolizioni di strutture pertinenti all’isolato compreso tra via degli Schiavoni e vicolo del Grottino, è stata completamente messa in luce la fondazione in conglomerato relativa alla struttura in blocchi di travertino già scoperta in occasione delle indagini archeologiche condotte negli anni 2008-2009. È stata inoltre completata, nel settore orientale dell’area della piazza, la demolizione delle strutture di fondazione pertinenti all’isolato di proprietà del Collegio Croato, fino al raggiungimento della quota di ca. m 12 s. l. m., prevista dal progetto di riqualificazione. I livelli rinascimentali sigillavano resti di edifici tardo-antichi con pavimenti a mosaico, il cui sviluppo planimetrico ricade in buona parte nell’area esterna allo scavo; essi pertanto risultano di difficile comprensione. Nello stesso settore è stata individuata una serie di progressivi innalzamenti di livello dell’area, formati da interri con relativi piani di calpestio; tutta questa stratigrafia è attribuibile all’età romana imperiale.
  • AIAC_416 - Collina del Pincio - 2004
    Il programma di ricerche eseguito sui terreni di Villa Medici e del convento di Trinità dei Monti, iniziato nel 1981 come scavo programmato, ha riservato, dal 1990, sempre più spazio a scavi preventivi o di emergenza. Questi due approcci consentono ora di delineare una carta della topografia antica di questo settore del Pincio, che non era mai stato oggetto di indagine archeologica. Sappiamo dalle fonti che esso era occupato dagli horti Luculliani, considerati da Plutarco tra i più sfarzosi della Roma imperiale, e conosciuti più tardi sotto il nome di domus Pinciana. Poche e difficilmente databili sono le testimonianze di occupazione riferibili all'epoca repubblicana, durante la quale sembra essere stato eretto, nel posto attuale del Parnasso di Villa Medici, un tempio dedicato alla Fortuna, che verrà ricostruito, nel IV secolo d.C., come una poderosa rotonda, conservata fino al XVI secolo Invece, numerosi dati nuovi sono ora fruibili per quanto riguarda il periodo imperiale: edifici di età augustea, muri di sostegno della collina e, sopratutto, la villa e il grande ninfeo-teatro costruito da Valerio Asiatico in età giulio-claudia (già ritenuto villa di Lucullo), conservato sotto il giardino settentrionale di Trinità dei Monti, che è stato oggetto di restauri e modifiche eseguiti tra II e IV secolo d.C., mentre gli Acilii e gli Anicii ne erano proprietari. Nel corso del V secolo, dopo il sacheggio di Alarico, il passaggio della domus al fisco imperiale ha portato alla costruzione di nuovi edifici (grande padiglione di rappresentanza, edificio termale). L'ultimo intervento edilizio sembra attribuibile a Belisario, nel 535 d.C.: si tratta di un'imponente cisterna, tuttora conservata sotto Villa Medici. Gli scavi hanno inoltre portato numerose informazioni inedite per quanto riguarda l'occupazione della collina tra XV e XVIII secolo. (Vincent Jolivet)
  • AIAC_4375 - Horrea Agrippiana, Area Archeologica del Foro Romano - 2018
    Il progetto internazionale Signum Vortumni prevede un piano quinquennale di indagini archeologiche (stratigrafiche, topografiche, architettoniche e archivistiche) finalizzate alla ricostruzione delle dinamiche insediative succedutesi presso le pendici nord-occidentali del Palatino tra l’età regia e l’alto medioevo. La seconda e terza campagna di scavo hanno consentito di precisare e articolare meglio la sequenza stratigrafica messa in luce nel 2016. In particolare, è stato possibile definire la planimetria e le caratteristiche degli apparati decorativi della domus tardo repubblicana, sono stati individuati i resti strutturali di un magazzino in opera laterizia preesistente agli Horrea Agrippiana, è stata definita su basi stratigrafiche la datazione della fase di impianto dei magazzini augustei, sono state indagate sequenze stratigrafiche e sepolture relative alla fasi di vita tardo antiche del monumento e alle sue relazioni con la vicina diaconia di San Teodoro.