AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2015Valle Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966).
Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2016), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito.
Durante la prima missione, nel 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². Sono state così rinvenute le prime industrie in contesto stratigrafico nell’ambito del nuovo programma di ricerca. La sezione è stata ripulita fino a 7 m di profondità. La seconda missione nel 2013 aveva tre obiettivi: lo scavo del primo paleosuolo su un’estensione significativa (piattaforma di più di 40 m²), l’ottenzione dei dati cronostratigrafici e paleoambiantali a partire della sezione stratigrafica (fino a circa 16 m di profondità), la determinazione del bacino calcareo di Valle Giumentina e della geometria dei depositi con misure geofisiche di resistività. Nel 2014, le ricerche archeologiche e geocronologiche sono state svolte in continuità con quelle dell’anno passato. L’area di scavo del primo paleosuolo (livelli ALB e LDP), situata tra 3,80 e 4,30 m di profondità, è stata ampliata. Sono stati realizzati prelievi per la realizzazione di datazioni Ar/Ar e 30 prelievi sedimentari per lo studio malacologico.
Nel 2015 i livelli archeologici compresi nei paleosuoli bruni piu’ recenti, ALB e LDP, sono stati scavati su tutta l’aria disponibile, corrispondente à 51 m². Sono stati messi in luce 187 materiali archeologici, comprendenti industrie litiche e materiali ossei. Il numero totale dei materiali scoperti in ALB è di 171 (403 se si includono le schegge molto piccole) e di 95 in LDP (166 se si includono le schegge molto piccole). Il livello contenente l’industria a bifacciali (SLM-37) è stato scavato su di un area di 0,5 m², sfruttando uno smottamento avvenuto a sud dell’incisione, vicino all’area degli scavi di Radmilli. Nel livello SLM-37 è stata scoperta una scheggia durante lo scavo della sezione stratigrafica VV1, promettendo nuove scoperte in questo livello, il cui scavo è previsto per la prossima campagna. Durante la ripulitura della sezione VV1, è stato formalmente identificato un nuovo livello archeologico contenuto in un fine paleosuolo. Inoltre sono state ritrovate tre schegge a 4,72 m al di sotto del punto di riferimento dello scavo (cioé 7,34 m al di sotto del punto di riferimento in superficie). Questo paleosuolo dovrebbe corrispondere allo strato nero n. 34 degli scavi Radmilli, allora ben identificato da J. Demangeot, ma in cui all’epoca non era stata ritrovata nessuna industria litica. Se a queste scoperte aggiungiamo un frammento di scheggia ritrovato a 14 m di profondità nel livello LBR, possiamo contare ormai un totale di 11 orizzonti archeologici riconosciuti durante i vecchi e gli attuali scavi a Valle Giumentina. Sono disponibili tre datazioni Ar/Ar su depositi vulcanici, e due datazioni IRSL, tutte concordanti tra di loro. Anche se i dati cronologici devono ancora essere sviluppati e comparati, i risultati indicano per la sequenza di Valle Giumentina un’età corrispondente al Pleistocene medio. Le osservazioni stratigrafiche e i prelievi effettuati quest’anno permetteranno di perfezionare la comprensione delle modalità di deposito degli strati superiori, rossastri, della geometria del bacino, della composizione mineralogica dei sedimenti (600 prelievi per l’analisi della fluorescenza X) e degli insiemi malacologici.