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Season Director
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AIAC_2978 - Cavità n. 254 - 2015
Le attività di scavo si sono concentrate all’interno dell’ambiente troncopiramidale convenzionalmente denominato “A”. Sono stati asportati alcuni scarichi di terreno molto ricchi di materiale archeologico. Tutti vanno a costituire coni detritici con apice localizzato nei pressi della parete occidentale della cavità. Si riscontra, ancora una volta, la presenza di attacchi tra le varie unità stratigrafiche. La profondità ad oggi raggiunta, rispetto alla volta, è pari a -10 metri. I reperti sono assolutamente eterogenei, per tipologia e cronologia.
A datare la colmata sono vari frammenti di ceramica attica a figure rosse ed a vernice nera, verosimilmente databili entro la seconda metà del V sec. a.C. Di grande rilevanza sono centinaia di frammenti ceramici assegnabili alla classe dell’impasto non tornito. Alla classe della ceramica da cucina si riferiscono olle cilindro-ovoidi e ciotole-coperchio, spesso da ricondurre alla c.d. “Officina della spirale”. Il bucchero grigio è documentato da coppe emisferiche e piattelli, con più rare forme miniaturistiche. La ceramica di importazione ateniese è rappresentata, massimamente, da forme aperte a figure rosse. Si segnalano anche frammenti di un cratere e di alcune _lekythoi_. Molto rari i reperti in metallo, tra i quali si segnalano chiodi in ferro, poche fibule in bronzo e dell’aes rude. Tra le terrecotte architettoniche è di particolare pregio il frammento di un altorilievo raffigurante un guerriero abbattuto, in cui sembrerebbe suggestivo riconoscere un Gigante. Tra le testimonianze riconducibili alle attività quotidiane ed artigianali si ricorda la presenza di numerosi pesi da telaio in terracotta, macinelli in leucitite e frammenti di matrici fittili per la fusione dei metalli. Cospicua è la mole di reperti osteologici, riferibili a _taxa_ diversi, e talvolta caratterizzati da tracce che permettono di ipotizzare macellazione o esposizione al fuoco.
Sui reperti in ceramica comune e bucchero grigio sono stati frequentemente individuate iscrizioni in caratteri etruschi, in corso di studio.
L’analisi dei reperti e della sequenza stratigrafica permette di appurare come il riempimento della struttura, di cui si ignora ad oggi la funzione, sia avvenuto in un lasso di tempo ridotto, verosimilmente entro l’ultimo trentennio del V sec. a.C. Questa azione, che sembra contestuale all’obliterazione di una serie di strutture idrauliche nell’area di Piazza Ranieri, potrebbe essere stata funzionale alla parziale riorganizzazione degli spazi urbani in questo settore del pianoro. Le macerie prodotte a causa della demolizione di questi edifici potrebbero essere state utilizzate per colmare ambienti ipogei, non più funzionali per l’assetto che il centro abitato avrebbe, di lì a poco, assunto.
Season Team
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AIAC_313 - Campo della Fiera - 2014
La campagna di scavo del 2014, che ha visto – come di consueto - la partecipazione di circa quaranta studenti di atenei italiani, olandesi, croati e statunitensi, ha avuto luogo dal 7 luglio al 29 agosto.
Le indagini hanno interessato sette saggi. Nel saggio H sono state rinvenute le fondazioni del convento connesso alla chiesa di San Pietro in vetere (probabilmente si tratta dell’edificio del refettorio), inoltre sono state scoperte le basi delle colonne del chiostro sorto sui resti del refettorio stesso. Tali scoperte sono avvenute in significativa coincidenza con il 750° anniversario del miracolo di Bolsena: la pieve che insiste nell’area costituisce l’unica presenza sacra all’epoca esistente nei pressi di quel Ponte del Sole su cui avvenne l’incontro fra il Papa e il Corporale insanguinato portato da Bolsena.
Al disotto delle strutture medievali sono emerse le murature in reticolato della _domus_ già nota dalle precedenti indagini. Nel saggio N è stato messo in luce un ulteriore tratto della monumentale Via Sacra etrusca. Nel saggio R si è iniziato lo scavo di un secondo complesso termale ad Est del primo già liberato completamente nel suo percorso: sono stati individuati due _caldaria_, uno dei quali con mosaico in bianco/nero con scena marina. Nel saggio M sono state indagate le aree sottostanti l’altare e il donario, rimossi nello scorso anno ai fini del restauro, interessate da livelli pavimentali della fase iniziale del santuario. Nel saggio X si è proceduto nello scavo della piattaforma in lastre di tufo, una delle quali forata per consentire di disperdere nel terreno offerte liquide destinate a divinità ctonie.
Nel saggio C è ripresa l’indagine per verificare l’andamento della strada etrusca Orvieto-Bolsena nei pressi del recinto del tempio A.
Nell’Area Sud, alla quota più alta finora raggiunta dalle indagini, una volta sbancati gli strati argillosi createsi a seguito di imponenti colluvioni e sono stati messi in luce resti di edifici etruschi, fra i quali strutture relative ad un grande tempio arcaico ai lati del quale insistono una piattaforma in lastre di tufo ed un’area scoperta acciottolata, probabile terminazione della Via Sacra. Inoltre hanno avuto luogo anche lavori per la valorizzazione del sito: si è proceduto alla protezione del tempio A con blocchi di tufo sollevabili, è stato eliminato il terreno che impediva la completa visualizzazione dello scavo percorrendo la via interpoderale che a Nord fiancheggia il settore di scavo; è stata creata una nuova recinzione dell’area archeologica e sono stati in parte eliminati i depositi colluvionali e le strade che adducevano a due moderne ville che insistono nell’area, consentendo in tal modo l’unificazione della zona scavata nel settore a valle.