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Ivan Martini—Università di Siena

Season Team

  • AIAC_1199 - Serra Cicora - 2015
    Oggetto della quarta campagna di ricerche è stato l'ampliamento programmato a sud-ovest dell'area indagata nelle precedenti campagne. L'ampliamento ha previsto la demolizione di due massi calcarei. Nella nuova area è stata anzitutto impostata la quadrettatura e avviata l’indagine estensiva della superficie esposta. Dall'area, in pendenza secondo una direttrice est-ovest e caratterizzata da pietrame affiorante, sono stati asportati fogliame e terreno di sottobosco chiazzato da lembi di sedimento risultante dalle attività di scavo e setacciatura delle campagne di scavo Borzatti. Per praticità di gestione dei materiali il terreno di superficie è stato comunque trattato come una Unità Stratigrafica (US7). In quasi l'intera estensione dell'ampliamento la pulizia ha messo in luce una superficie di erosione denominata 11a che ha interessato uno strato di terreno bruno (US11). Sulla superficie di US11 sono stati evidenziate due ulteriori unità identificate come US 8 e 9. Si è quindi proceduto allo scavo delle US 10 e 8. US 8 corrisponde ad un lembo residuo di uno strato a matrice sabbiosa fine sciolto di colore bruno giallastro con giacitura sub-orizzontale addossato alla parete rocciosa. L'Unità, scavata in 4 tagli artificiali, conteneva numerosi frammenti di ceramica d’impasto riferibili ad un unico vaso, e una forte concentrazione di malacofauna marina (cozze patelle); gli stessi reperti indicano per US 8 una cronologia approssimativa dell'Età del Ferro. Nella parte a SW, a US 11 si sovrappone una sacca di sabbia rossiccia, di origine naturale e recente, che è stata denominata US10 (Tav 1 di 4). Al suo interno sono stati ritrovati rari elementi litici e ceramici in giacitura non orizzontale ed una falange umana. Sono quindi stati asportati due dei tre massi evidenziati nella planimetria generale. I massi poggiavano direttamente su US11 e al di sotto di quello a SW è stata ritrovato un carapace di tartaruga in ottimo stato di conservazione. Dato il potenziale informativo di questo reperto faunistico per la ricostruzione del paleoambiente in periodi successivi al Paleolitico, si è ritenuto opportuno includere nella documentazione anche il rilievo 3D di quest'area di scavo. L'ampliamento eseguito nel corso della campagna di ricerche 2015 ha documentato una successione stratigrafica che permette di implementare considerevolmente le informazioni ad oggi disponibili sulle dinamiche di formazione e trasformazione del territorio nelle fasi successive al Paleolitico e che le datazioni radiometriche programmate per l'anno in corso potranno inserire in un quadro cronologico più dettagliato.
  • AIAC_2941 - Grotta di Cala di Biagio - 2014
    L’attività di scavo si è svolta dal 16/09 al 14/10 2014. I lavori, come per le campagne precedenti, hanno riguardato il riempimento di una grotta carsica, situata in località Cala di Biagio nell’isola di Pianosa (Li), già studiata dall'Abate Don Gaetano Chierici nella seconda metà dell’Ottocento (Chierici, 1875). La grotta è più antica del Pleistocene superiore. Infatti, sulle pareti interne si rinvengono fori di organismi litodomi fino alla quota di circa 7 m slm; questi si sarebbero formati durante l’ultimo livello di stazionamento alto del mare (Stadio isotopico MIS 5e) (Graciotti et al. 2003; 2008; Foresi, 2008) che rappresenta, nella sostanza, la base del Pleistocene superiore. Tutti i depositi interni alla grotta, sono perciò posteriori allo stadio isotopico MIS 5e, ricoprendo le tracce degli organismi litodomi. Lo scavo, cominciato nel settembre 2012, poi proseguito con una campagna nel 2013, ha riguardato, la diramazione di sinistra e, per la prima volta quest’anno, l’area di ingresso della grotta, i cui depositi potrebbero essere messi in relazione con quelli dello scavo di Chierici (1875). Nella diramazione di sinistra, dopo aver asportato parte del materiale di risulta del vecchio scavo ottocentesco, è stata messa in luce la base del deposito in posto e il relativo contatto con il substrato. In appoggio sul substrato si trova lo strato GB97, pochi dm di spessore di argille sabbiose rossastre con resti ossei sparsi, cui segue il pacco di sedimenti più interessante, costituito dallo strato GB98. Quest’ultimo è ricco di resti di vertebrati, in particolare cervidi, comprendenti anche alcuni crani interi. Due crani completi, anche se non in buone condizioni, oltre a molte ossa intere sono stati recuperati con lo scavo appena effettuato. L’intera successione dei depositi della diramazione sinistra è oggi visibile e ha uno spessore di circa 2.6 m. All’ingresso della grotta, lo scavo è stato avviato su una superficie di circa 5 m2. Tali depositi potrebbero avere una relazione con quelli sommitali della successione precedentemente descritta, anche se fra essi non c’è continuità laterale. Qui sono state distinte 7 unità stratigrafiche i cui rapporti sono ancora da chiarire. L’unità rinvenuta alla quota più alta è il “calpestio esterno”, un deposito rimaneggiato, probabilmente riferibile ai lavori di scavo di Chierici (1875). In esso sono stati rinvenuti, oltre ad abbondanti resti di Molluschi continentali e marini, di uccelli, micromammiferi e grossi vertebrati, anche resti umani (in particolare denti) e frammenti di ceramica preistorica, questi ultimi compatibili con quelli della media Età del Bronzo dello scavo Chierici. Per quanto concerne le unità stratigrafiche sottostanti al “calpestio esterno”, si segnala l’unità GB46, un deposito argilloso-calcareo, a tratti litificato, che contiene abbondanti, e quasi esclusivi, resti di micromammiferi e uccelli fra cui dei rapaci, la cui presenza è evidenziata dal ritrovamento di alcuni grossi artigli. Indizi di frequentazione umana, consistenti in tracce di carbone e frammenti di terracotta, sembrano invece presenti nell’US GB44, scoperta solo per pochi dm2, di cui al momento non sono chiari i rapporti stratigrafici con gli altri livelli.
  • AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2015
    Nell’ambito del progetto di valorizzazione delle evidenze preistoriche situate nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano promosso dalla Soprintendenza Archeologica della Campania in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Fisiche della Terra e dell'Ambiente – UR di Preistoria e Antropologia dell'Università di Siena, è stato programmato di riprendere le ricerche stratigrafiche nelle Grotta di Castelcivita, un giacimento preistorico tra i più importanti non solo a livello regionale ma anche nel contesto scientifico nazionale e internazionale. Il deposito preistorico della grotta è stato oggetto di indagine sistematica da parte dell’Università di Siena, in collaborazione con l’allora Soprintendenza alle Antichità di Salerno, sotto la direzione del prof. Paolo Gambassini, negli anni tra il 1975 e il 1988. La ripresa delle indagini è giustificata, oltre che dall'indubbia importanza scientifica del giacimento e dalla possibilità di acquisire nuovi e più completi dati derivati dai moderni approcci di ricerca, dal rinnovato interesse da parte degli enti locali a valorizzare il territorio anche sotto il profilo archeologico. La campagna 2015 è stata dedicata a verificare le condizioni del giacimento, per quanto riguarda lo stato di conservazione del deposito e delle sezioni stratigrafiche, e alla ripulitura e ripristino dell’area di scavo. Tra queste ultime attività è da segnalare lo svuotamento di una canaletta che attraversava obliquamente l’area di scavo adiacente alla cancellata esterna e che era stata costruita negli anni ’70 per il passaggio di un cavo elettrico destinato all’illuminazione delle Grotte. L’escavazione della canaletta aveva purtroppo inciso i livelli preistorici, raggiungendo forse il tetto del Musteriano. Lungo le sue sezioni interne sono infatti visibili chiaramente resti di focolari. A parte il danno dovuto a questa struttura (che risale però a vecchia data), il resto del deposito è apparso ben conservato e assai promettente dal punto di vista scientifico.
  • AIAC_3763 - Grotta di Castelcivita - 2017
    La campagna di scavo 2017 ha avuto luogo nel periodo compreso tra il 10 e il 30 Luglio. Quest’anno, nel corso dello scavo dello strato Protoaurignaziano a micropunte a dorso marginale tipo Castelcivita(gic = giallo concrezionato), è emersa la presenza di un piano di abitato con ossa e selci. Questo ci ha indotti ad estendere l’indagine ai quadrati M 11-14, I 11 e I 14 nell’intento di mettere in luce quanta più paleosuperficie possibile al fine di non perdere informazioni preziose. Nei quadrati L11, 12 e M11,12, 13e 14 sono stati scavati i tagli 1, 2 e 3 di questo strato, costituito da una sabbia che si presenta ovunque indurita più o meno tenacemente. Unica eccezione un’area ben delimitata in L-M 11 e 12: qui infatti il gic si distingue per avere una consistenza friabile, essendo completamente privo di concrezioni (gic morbido). Il gic morbido si localizza nella stessa area occupata dal focolare rinvenuto nel 2016 in L11-12. Contestualmente è proseguito lo scavo nei quadrati G15 e H15. Qui si è proseguito con l’indagine nello strato rsa’ (= rosso sabbioso, riferibile al Protoaurignaziano a lamelle Dufour) con lo scopo di raggiungere il tetto dei livelli uluzziani, ossia dello strato che Gambassini aveva denominato rsa”. Sono stati effettuati i tagli 2, 3, 4, 5.Il sedimento sabbioso, sempre ricco di elementi calcarei più o meno alterati, ha restituito una grande quantità di manufatti litici, incluse numerose lamelle, a fronte di una quasi totale assenza di altre categorie di reperti, in primis quelli faunistici. Alla base del tg 4 è stato portato alla luce un grande focolare situato fra G e H 15, in parte sconvolto da disturbi post-deposizionali. Questo focolare poggia su un livello di sabbie di colore arancio sterili le cui caratteristiche non trovano riscontro in nessuno degli strati descritti da Gambassini. A fine campagna è stato necessario rimuovere, lungo la sezione, una grossa zolla (corrispondente a parte dei settori O, P, Q) che minacciava di staccarsi. Qui sono stati effettuati i tagli 5, 6 e 7. Alla base del tg 6 è stato scoperto il lembo residuo di un focolare. In associazione a questa struttura è stato rinvenuto materiale cospicuo (compresi resti di fauna) con caratteri ben diversi dai reperti litici dello strato precedente. Riteniamo possa trattarsi del tetto dell’occupazione uluzziana. Mentre l’rsa’ scavato nei quadrati G15 e H15 ha restituito, come si è detto, una grande quantità di litica (in particolare lamelle ritoccate e non), non altrettanto si può dire del soprastante strato gic che quest’anno è stato piuttosto avaro di reperti (al contrario del 2016). Una novità è stato il campionamento di unità di sedimento dai diversi strati per effettuare analisi sul aDNA umano. Tali analisi sono ancora in via sperimentale e vengono effettuate al Max Planck Institute di Lipsia, con il quale il nostro Dipartimento collabora da tempo anche per altre tipologie di indagine.
  • AIAC_4323 - Riparo di Aterrana - 2016
    La campagna di ricerche condotta nel corso del mese di luglio 2016 ha avuto come obiettivi la valutazione dell'estensione areale del deposito di interesse archeologico e la sua documentazione, al fine di comprendere meglio le potenzialità del sito e di impostare nel miglior modo possibile le future strategie di scavo. In questo contesto è stato rimosso il terreno superficiale che copriva il tetto del deposito archeologico. Al termine della pulizia della superficie del sito è stata anche ripulita l'area del saggio di scavo eseguito dal prof. Gambassini dell'Università degli Studi di Siena nel 2005 nei quadrati C12 e C-B 14. Le sezioni e la base dello scavo sono state ripulite per documentare la sequenza stratigrafica messa in luce e per eseguire alcune valutazioni a livello sedimentologico. È stato fissato un nuovo punto zero sulla parete del riparo ed è stata impostata la nuova quadrettatura. L'area di interesse archeologico presenta un'estensione areale di circa 40 mq. Una volta ultimato il rilievo manuale, ne è stato eseguito uno fotografico con restituzione del fotopiano sia in 2D che in 3D. In data 26/07, assieme al prof. Tom Higham, direttore della Radiocarbon Accelerator Unit, Research Laboratory for Archaeology and the History of Art, University of Oxford, sono stati prelevati campioni di sedimento per le datazioni OSL. Il sedimento è stato campionato in condizioni di buio dalla sezione B-C 12, sia dalla parte alta della US 33 (campione 2) che dalla US 40 (campione 1). Al termine della campagna di ricerche, il tetto del deposito archeologico messo in luce, nonché le sezioni e il fondo del saggio eseguito nel 2005, sono stati protetti con teli in polietilene e ricoperti successivamente con il terreno rimosso all'inizio della campagna di ricerche. La trincea di scavo eseguita nel 2005 è stata completamente riempita. Essendosi trattato di una campagna volta a documentare l'estensione complessiva del deposito archeologico, a fissare un nuovo punto zero e a mettere in posa una nuova quadrettatura, nel corso delle ricerche non sono stati recuperati reperti archeologici di alcun genere. Alla campagna di scavo, effettuata dal 17 al 30 luglio, ha partecipato oltre agli scriventi: Patrizia Grotta. Un forte ringraziamento al Centro socio-culturale di Aterrana per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale di Montoro per il contributo alle spese sostenute.
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2015
    La campagna di scavo 2015 a Grotta della Cala si è svolta nel mese di ottobre. L’indagine, oltre ad interessare i quadrati (D-E/8-9-10) già indagati nel 2014, è stata estesa ai quadrati C9-10 e B9. Dopo aver asportato ovunque il deposito rimaneggiato è stato messo in luce il livello a sabbia grossolana che si ritiene di origine marina e la cui presenza giustifica l’ampia erosione cui è andato soggetto il deposito paleolitico nella zona prossima all’apertura della grotta. Entrambi hanno restituito abbondanti materiali. La situazione messa in luce al di sotto del cosiddetto “deposito marino” si è rivelata varia e complessa poiché, oltre all’elemento di disturbo costituito dall’evento erosivo, che aveva agito in diversa misura a seconda delle aree, il tetto del Gravettiano antico si presentava, soprattutto in alcuni quadrati, intaccato da fossette, talora ampie e profonde, di stillicidio. Nei quadrati D-E/8-9-10 è stata individuata una grande fossa, contenuta nel deposito del Gravettiano antico, ricolma di un terreno frollo di colore bruno e assai ricca di materiali (in particolare reperti faunistici frammentati), da ricollegare stratigraficamente al livello Q relativo al Gravettiano evoluto. La pertinenza della fossa allo strato Q è comprovata, oltre che dalle caratteristiche sedimentologiche del terreno in essa contenuto, dalla presenza di strumenti litici (micro e nano gravettes e bulini di tipo para-Noailles), tipici di questa fase culturale e assenti, invece, nel sottostante Gravettiano antico. L’erosione, combinata con i fenomeni di stillicidio, ha, come si è detto, reso talora difficoltosa la lettura stratigrafica risparmiando, per quello che concerne le fasi più recenti del Gravettiano antico, solo alcuni lembi; fra questi un focolare in parte mangiato dall’erosione e in parte intaccato dalla fossa del Gravettiano evoluto. Il focolare localizzato nei quadrati C9-10 e tuttora in posto, è costituito da una spessa placca di cenere indurita. Nei quadrati D9 settori I-II, D8 settore I, E9 settore III, E8 settore IV, è stato raggiunto il tetto dello strato protoaurignaziano. Parallelamente allo scavo si è dato l’avvio alle prime indagini geomorfologiche e sedimentologiche. A questo scopo sono stati prelevati campioni per analisi da tutti i livelli visibili nelle sezioni di scavo
  • AIAC_960 - Grotta della Cala - 2016
    La campagna di scavo 2016 alla Grotta della Cala si è svolta nel periodo dal 3 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati E8, E7, B7, B8, B9 e B10 dove sono stati scavati il livelli GB3d e GB3m del Gravettiano antico fino al raggiungimento del tetto dell’Aurignaziano. Anche in questi quadrati, come nell’area indagata lo scorso anno, l’erosione dovuta all’ingressione del mare olocenico aveva risparmiato solo alcuni lembi della porzione superiore del deposito relativo al Gravettiano antico. Il tetto del GB3d risultava anche qui danneggiato da intensi fenomeni di stillicidio. In E7-8 e B9 il sedimento appariva maggiormente concrezionato per quel che concerne sia il Gravettiano base 3 duro (GB3d) sia lo strato sottostante, il Gravettiano base 3 morbido (GB3m), che, pur formato da un sedimento sciolto pulverulento, presentava a luoghi delle aree indurite. In E7 IV/ E8 III è stata messa in luce alla base del GB3m, e quindi alla base del Gravettiano antico, una fossetta ricavata (?) nel sottostante livello aurignaziano, il cui contenuto è stato trattato separatamente. In E7 si è iniziato a scavare l’Aurignaziano seguendo una suddivisione in settori di 25x25 cm. Nel quadrato B9 l’intero livello del Gravettiano antico appariva più spesso e maggiormente ricco di materiali, in particolare ossa. In B9 settori III-IV e in B8-7 è stato messo in luce il tetto del livello Aurignaziano, caratterizzato, in quest’area, dalla presenza di numerosi materiali. Nel quadrato B10, tolto il rimaneggiato dovuto all’erosione marina, è stato scoperto il tetto del Gravettiano antico che, come ovunque, risultava tormentato da fossette di stillicidio di varie dimensioni e profondità. Nell’ambito dei campionamenti svolti per indagini cronologiche è da segnalare l’intervento, nel mese di luglio, di studiosi dell’Università di Oxford che hanno prelevato campioni di carbone e di sedimento lungo tutta la serie stratigrafica per datazioni 14C e OSL.