Name
Francesco Brogi- Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento Università di Siena

Season Team

  • AIAC_1046 - Pieve di Pava - 2016
    La campagna di scavo 2016 si è concentrata nel settore III a sud della navata centrale della chiesa paleocristiana. L’area di scavo ha seguito la divisione in ambienti come individuato dalle campagne precedenti. L’ambiente A si trova di fronte a quella che è stata in origine l’entrata della chiesa. Si tratta di un ambiente quadrangolare dove sono stati rimossi gli ultimi strati pertinenti ad attività di cantiere pertinenti a due fasi diverse, la prima quella più antica alla trasformazione della villa tardoantica in chiesa e quelli successivi che hanno previsto la rimozione dei livelli pavimentali per le trasformazioni dell’edificio nelle fasi altomedievali. Tali stratigrafie sono risultate tagliate da una sepoltura in fossa terragna senza corredo che potrebbe, per confronto con una sepoltura con corredo di VII secolo d.C. scavata in questo ambiente nel 2012 essere assimilata allo stesso periodo. Lungo tutti i muri di questo ambiente sono emerse le tracce di murature parallele rasate di una fase precedente (quella della villa di IV secolo) che risultano abbandonate e affiancate o a volte coperte dalle nuove murature della chiesa che ne ricalcano quasi perfettamente il perimetro. Molto simile la stratigrafia individuata nell’ambiente B che si sviluppa longitudinalmente lungo la navata in direzione est. Anche qui sono state asportate le stratigrafie pertinenti ai cantieri mettendo in luce una pesante stratigrafia di riporto ascrivibile alla fase di V secolo quando la villa tardoantica viene trasformata in chiesa e vengono utilizzate le murature asportando i pavimenti per ancorarvi le murature della chiesa. Anche in questo ambiente è stata scavata una sepoltura che taglia non solo questi strati di riporto ma anche un tramezzo di divisione interno dell’ambiente. Le murature che definiscono questo ambiente (amb. B) risultano costruite parallelamente e in alcuni casi sovrapponendosi a quelle più antiche che ne ripercorrono il futuro andamento. Solo il tramezzo costruito utilizzando una tecnica a tegole disposte di piatto viene abbandonato e risulta coperto dagli arrossamenti degli strati del cantiere. In questa campagna i risultati più evidenti sono stati la messa in luce con chiarezza delle murature tardoantiche pertinenti alla fase di allungamento della villa che risultano già bene definite e presenti quindi tra fine IV e inizi V secolo d.C. La fase della chiesa quindi ripercorre una serie di ambienti già esistenti, ripercorrendone gli andamenti con un leggero scarto nelle dimensioni.
  • AIAC_2915 - Santa Marta - 2014
    La campagna 2014 si è concentrata presso l’area della chiesa (5.000), l’area delle terme (8.000) e la nuova area 10.000 localizzata dalla parte opposta del recente fosso in corrispondenza con l’area 8.000. Presso la chiesa sono stati aperti due saggi: uno interno alla navata e uno posto all’esterno dell’abside e lungo il perimetrale nord. Il saggio interno ha messo in luce un intenso utilizzo a scopo cimiteriale in un momento (post età romanica) in cui quella che era parte della navata diviene uno spazio esterno. La fase di utilizzo di questo cimitero si protrae almeno fino al XVII secolo. Nel saggio esterno all’abside e al perimetrale nord lo scavo ha individuato numerose sepolture; queste sono più antiche rispetto a quelle individuate nel saggio interno, hanno la fossa foderata e delimitata da pietre e laterizi. Lungo il perimetrale nord sono emerse tracce lasciate dal cantiere romanico di costruzione/ristrutturazione della chiesa: punti di fuoco, accumuli di pietrame, buche di palo. All’esterno della curva absidale lo scavo ha messo in luce la sua fondazione realizzata in ciottoli e pietre sbozzate disposti in filari abbastanza regolari, tale fondazione conferma che l’abside è stata realizzata in fase romanica appoggiandosi e in parte tagliando murature precedenti. Nell’area delle terme le indagini si sono concentrate negli ambienti più settentrionali del complesso interpretabili come il _tepidarium_. Le ricerche hanno insistito sull’ambiente pavimentato a mosaico parzialmente indagato durante la campagna del 2013. Gli scavi hanno inoltre messo in luce a nord dell’ambiente suddetto un ulteriore ambiente mosaicato, anche in questo caso si tratta di un mosaico policromo di notevole fattura. Fra I secolo a.C. e I secolo d.C. i due vani facevano parte del percorso termale progettato in antico che prevedeva soste alternate in vani più o meno riscaldati. In epoca tardo antica i due vani subiscono ristrutturazioni che ne denunciano la continuità d’uso. E’ possibile datare tra IV e V secolo la dismissione dell’impianto e l’inizio della fase di recupero e spoliazione del materiale edilizio. L’area 10.000 ha portato alla luce un grande edificio; questo presenta il medesimo orientamento, complessità architettonica e tecniche murarie del complesso termale. Le due aree facevano sicuramente parte di un ampio complesso monumentale internamente coerente e riferibile ad un'unica pianificazione edilizia che potremmo datare nel corso del I secolo d.C., forse intorno alla metà del secolo, nel momento in cui la prima villa di Santa Marta era stata abbandonata e colmata con livelli di macerie. Nel I secolo a.C. il grande edificio doveva essere una grande _reception hall_, un edificio per l'accoglienza ed il ricevimento degli ospiti che passando attraverso di esso giungevano alle terme. Fra IV e V secolo d.C. l’edificio subisce una profonda spoliazione dei pavimenti a mosaico e dei marmi che verosimilmente decoravano le pareti. Tra fine V e inizi VI secolo d.C. l’edificio viene interessato da ulteriori rifacimenti e modifiche con l’aggiunta di murature, aperture di soglie. L’abbandono definitivo dell’edificio sembra collocarsi all’inizio del VII secolo d.C.