Name
Gaetano di Pasquale-Università degli Studi di Napoli Federico II

Season Team

  • AIAC_2290 - Buca di Spaccasasso - 2014
    _Poggio di Spaccasasso_ Nel periodo 18 agosto - 13 settembre 2014 il Laboratorio di Archeologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Cutlurali dell’Università di Siena, anche come _Interuniversity Research Centre for the Study and Promotion of Prehistoric Cultures Technologies and Landscapes_, ha condotto la decima campagna di scavo e ricerche archeologiche sul Poggio di Spaccasasso nel Parco Regionale della Maremma. Obiettivo della campagna 2014 è stata l’indagine della cava a cielo aperto per la coltivazione di vene di Cinabro presenti nel calcare del Poggio di Spaccasasso. La Cava di Cinabro giace stratigraficamente al disotto della struttura funeraria eneolitica oggetto delle campagne di scavo precedenti. Il deposito relativo all’attività di coltivazione delle vene di Cinabro risulta, in un punto, sigillata da un terreno non antropizzato, franato dall’alto, da una fessura nel calcare da cui tutt’oggi continua a scendere terreno rosso-arancio. Le evidenze emerse sembrano confermare l’uso della tecnica di _fire setting_ per l’abbattimento del fronte estrattivo. Infatti, oltre alle placche di decorticamento della parete, emerse nella precedente campagna, sono stati messi in luce punti di fuoco, che documentano l’accensione ripetuta di fuochi in prossimità del fronte. In un punto, presso un grosso blocco di calcare con superficie appiattita e orizzontale, sono presenti mazzuoli in pietra verde che sembrano indiziare una possibile area di lavorazione destinata alla frantumazione dei blocchi di calcare contenenti il Cinabro dopo il loro distacco dalla parete. I fuochi insistono sia su detrito a clasti di dimensioni medie, con forte pendenza verso il fronte di cava a vista, sia direttamente sulla roccia di base. Tale roccia ha una conformazione in tutto simile a quella delle pareti verticali del fronte di cava e della “Buca”. Sembrerebbe trattarsi di un possibile “piano di cava” la cui conformazione sarebbe ancora una volta da collegarsi all’uso del fuoco. Contemporaneamente alle indagini stratigrafiche condotte presso la Buca di Spaccasasso sono state avviate le attività di contestualizzazione micro e meso topografica del conoide subito a valle della Buca. La continuità stratigrafica tra il fronte di cava e il detrito disperso più a valle risulta interrotta da un muro a secco eretto per contenere il terreno di risulta dello scavo condotto tra il 2000 e il 2004 effettuato dal Gruppo Speleologico Naturalistico Maremmano. Il terrapieno così costituito oblitera completamente l’originario assetto morfologico della cava. L’area oggetto della contestualizzazione è stata inserita in una maglia di quadrati di m 10x10 e di m5x5, orientata come la griglia dello scavo. Oltre alla raccolta dei manufatti una porzione dell’area è stata oggetto di rilievo topografico degli elementi morfologici. Il rilievo di tali elementi è funzionale alla individuazione di eventuali fattori che possono influenzare la distribuzione degli strumenti di cava. La raccolta ha evidenziato alcune concentrazioni significative tra le quali una nell’area circostante ad una struttura artificiale per il contenimento del detrito. Nell’area a monte del pianoro della Buca di Spaccasasso dove sono in corso anche qui indagini per la caratterizzazione topografica relativa alla dispersione delle evidenze estrattive e all’assetto morfologico, alcune elettrotomografie e sismografie eseguite in corrispondenza di aree a particolare densità di strumenti da cava e a particolare conformazione morfologica avevano evidenziato (campagna 2011) la presenza di cavità sotterranee sia in forma di “pozzi” verticali che in forma di ambienti sub sferici. Le indagini di quest’anno hanno permesso l’individuazione di due “pozzi” di cui uno perfettamente verticale, sub cilindrico, profondo circa 6 m (Pozzo 1) e un secondo ad apertura sub – orizzontale, ostruita (pozzo 2).
  • AIAC_2290 - Buca di Spaccasasso - 2015
    Nel periodo 24 agosto - 12 settembre 2015 il Laboratorio di Archeologia Preistorica del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Siena, anche come Interuniversity Research Centre for the Study and Promotion of Prehistoric Cultures Technologies and Landscapes, ha condotto l’undicesima campagna di scavo. Nella campagna di scavo 2015 sono state proseguite le indagini relative alle evidenze della cava a cielo aperto per l’estrazione di Cinabro. L’indagine è stata avviata con l’asportazione di un transetto lasciato a testimone della sequenza stratigrafica evidenziata nel deposito di cava. L’asportazione del transetto si è resa necessaria in quanto lo stesso insisteva su un punto cruciale per la lettura della sequenza stratigrafica dell’intera area. Lo scavo ha effettivamente evidenziato in questo punto una incongruenza tra la sequenza stratigrafica del settore Nord e quella del settore Sud dell’area di scavo. Le due aree sono apparse in discontinuità a causa della presenza di un taglio nel bancone calcareo che costituisce il livello di appoggio del deposito archeologico nel settore Sud dell’area di scavo e riconosciuto come probabile piano di cava. Il taglio, che corre lungo una probabile frattura naturale con direzione E-W, incontra la parete Est (Fronte Est) formando un angolo retto e sembra corrispondere ad un ulteriore fronte di cava (Fronte Sud) obliterato e colmato da detrito di risulta e da livelli cineritici cementati, ancora in corso di scavo. Il detrito di colmata di tale fronte appare assolutamente incoerente, costituito da brecciame di medie e grandi dimensioni, completamente privo di matrice terrosa con evidenti vuoti e discontinuità e soggetto nel corso del tempo ad assestamenti e collassi; queste ultime azioni sarebbero la causa della discontinuità stratigrafica tra i due settori dell’area di scavo. Subito a tetto delle breccia di colmata, al di sotto delle lenti di ceneri cementate a causa, forse, della commistione con calcare calcinato, sono recuperabili grossi frammenti di legno carbonizzato. Allo stato attuale, per l’area antistante la Buca di Spaccasasso, in corrispondenza dell’anfiteatro creatosi nel bancone calcareo, sembra possibile riconoscere più fasi estrattive precedenti all’impianto funerario. L’ultima di queste avrebbe originato i livelli cineritici cementati, annessi ad aree di lavorazione costituite da breccia minuta sciolta in terreno nero carbonioso con forte presenza di scaglie e porzioni di mazzuoli in pietra verde rachitica (Fronte Est). Questa fase di estrazione si sarebbe forse esaurita a seguito dei crolli degli aggetti che l’attività estrattiva deve aver creato nel tempo. Il distacco dei massi rocciosi avrebbe verticalizzato la parete di calcare e gli stessi massi di crollo avrebbero poi costituito il limite del recinto ossario dell’impianto funerario seguito alla dismissione della cava. Una fase estrattiva precedente è costituita dal fronte messo in luce in questa campagna di scavo (fronte Sud) colmato dal detrito incoerente e instabile che ha costituito il piano di calpestio e di lavoro nella fase estrattiva più recente. Rimane da chiarire se la bonifica e colmata del fronte Sud, più antico, sia avvenuta a seguito della coltivazione operata nel pozzo noto fino ad ora come Buca di Spaccasasso e nel grottino ad essa adiacente nella porzione più meridionale del bancone calcareo. Queste due cavità, che a seguito delle evidenze emerse possono plausibilmente essere considerate due cavità antropiche finalizzate ad attività mineraria anziché naturali, non sono di facile inquadramento nella sequenza delle fasi estrattive che si stanno mettendo in luce. Le due cavità infatti sono ormai isolate stratigraficamente dal resto delle evidenze di cava a causa di vecchie manomissioni ad opera di clandestini. Non è escluso che la coltivazione della Buca e della cavità ad essa attigua siano riferibili ad una fase estrattiva intermedia rispetto a quella del Fronte Sud, più antico, e quella del Fronte Ovest più recente. La loro collocazione cronologia in questa fase intermedia delle attività estrattive rimane, al momento, assolutamente ipotetica. Il Poggio di Spaccasasso per le importanti evidenze funerarie oggetto di indagine nelle campagne di scavo degli anni passati, è inserito nel Progetto PRIN MIUR 2010-11 (3 years - prot.2010EL8TXP) “EPIC - Eredità biologica e culturale della popolazione italiana centro-meridionale lungo 30 mila anni” di cui è Coordinatore Scientifico Nazionale la prof.ssa Olga Rickards, per analisi genetiche peleonutrizionali e datazioni radiometriche.
  • AIAC_2290 - Buca di Spaccasasso - 2016
    Per sopraggiunti problemi organizzativi la campagna di scavo non ha avuto corso.
  • AIAC_2559 - Case Nuove - 2015
    La campagna di scavi 2015 è stata condotta per 8 settimane, funzionali anche alla messa in luce delle evidenze murarie ed i piani d’uso lungo il corridoio situato tra l’impianto termale denominato balneum 1 e le cisterne al fine di consentire il consolidamento strutturale e l’inizio dei restauri. Gli obiettivi principali di questa campagna erano: comprendere l’estensione, l’assetto topografico, e le architetture dell’area del grande complesso nel periodo del suo utilizzo tra media e tarda età imperiale (II-IV d.C.), nonché gli eventuali riusi e trasformazioni occorsi nella Tarda Antichità (V-VII d.C.); nell’area della chiesa, definire la presenza di una struttura religiosa antecedente a quella romanica (XII secolo d.C.). Il sito di Santa Marta, fu la sede tra fine I/inizio II secolo e IV secolo d.C. di due impianti termali coevi, la cui presenza si può giustificare ipotizzando che l’insediamento si collocasse lungo un importante asse viario di collegamento tra costa ed interno. La necessità di costruire due impianti, che verosimilmente superavano i 900 m2 di estensione, può avere una duplice spiegazione: la coesistenza di un impianto privato ed uno pubblico oppure due impianti pubblici di cui uno dedicato alle utenze maschili ed uno a quelle femminili. Entrambi i balnea erano dotati di ambienti con aria e acqua calda, tiepida e fredda, nonché di strutture sia di rappresentanza ed accoglienza che di servizio. Probabilmente almeno 160 mq dovevano essere originariamente ricoperti di pavimenti musivi, di cui una parte è sopravvissuta. L’eccezionalità della Santa Marta romana e tardo-antica è avvalorata dallo studio in corso dei materiali di scavo. L’analisi dei resti faunistici ci restituisce un quadro caratterizzato da una comunità locale che tra I e inizio VII secolo d.C. godeva di una alimentazione privilegiata che poteva contare su un massiccio apporto proteico fornito prevalentemente da suini, ma anche da bovini e caprovini. Molto importante, almeno tra I e V secolo d.C., anche l’apporto della selvaggina. Lo studio del materiale ceramico mostra un sito privilegiato: è il solo, nelle campagne interne della Toscana meridionale, ad avere avuto accesso fino al VI e VII secolo d.C. a merci di importazione mediterranea, tra cui vasellame da mensa prodotto in Tunisia, vino ed olio contenuti in anfore ed importati sia dal Mediterraneo orientale che dal sud Italia. Infine, la presenza di anfore vinarie prodotte nell’hinterland di Santa Marta e ben documentate presso il nostro sito mostra l’importanza della viticoltura nell’area sin dall’età romana. Le indagini presso area 5.000, concentratesi all’esterno della chiesa romanica, lungo il suo perimetrale nord, hanno portato all’individuazione, al di sotto degli strati del cantiere della chiesa di XII secolo, di parte di un edificio religioso più antico. Tale chiesa, databile tra VIII e IX secolo d.C., aveva almeno due absidi, non si esclude che potesse essere triabsidata. Di grandissimo interesse la presenza, sul paramento interno dell’abside più piccola, di un rivestimento di intonaco dipinto in rosso, ocra e azzurro. Attorno alla chiesa si sono intercettate le prime sepolture relative ad un cimitero altomedievale, con alcune tombe caratterizzate da struttura privilegiata.
  • AIAC_2915 - Santa Marta - 2014
    La campagna 2014 si è concentrata presso l’area della chiesa (5.000), l’area delle terme (8.000) e la nuova area 10.000 localizzata dalla parte opposta del recente fosso in corrispondenza con l’area 8.000. Presso la chiesa sono stati aperti due saggi: uno interno alla navata e uno posto all’esterno dell’abside e lungo il perimetrale nord. Il saggio interno ha messo in luce un intenso utilizzo a scopo cimiteriale in un momento (post età romanica) in cui quella che era parte della navata diviene uno spazio esterno. La fase di utilizzo di questo cimitero si protrae almeno fino al XVII secolo. Nel saggio esterno all’abside e al perimetrale nord lo scavo ha individuato numerose sepolture; queste sono più antiche rispetto a quelle individuate nel saggio interno, hanno la fossa foderata e delimitata da pietre e laterizi. Lungo il perimetrale nord sono emerse tracce lasciate dal cantiere romanico di costruzione/ristrutturazione della chiesa: punti di fuoco, accumuli di pietrame, buche di palo. All’esterno della curva absidale lo scavo ha messo in luce la sua fondazione realizzata in ciottoli e pietre sbozzate disposti in filari abbastanza regolari, tale fondazione conferma che l’abside è stata realizzata in fase romanica appoggiandosi e in parte tagliando murature precedenti. Nell’area delle terme le indagini si sono concentrate negli ambienti più settentrionali del complesso interpretabili come il _tepidarium_. Le ricerche hanno insistito sull’ambiente pavimentato a mosaico parzialmente indagato durante la campagna del 2013. Gli scavi hanno inoltre messo in luce a nord dell’ambiente suddetto un ulteriore ambiente mosaicato, anche in questo caso si tratta di un mosaico policromo di notevole fattura. Fra I secolo a.C. e I secolo d.C. i due vani facevano parte del percorso termale progettato in antico che prevedeva soste alternate in vani più o meno riscaldati. In epoca tardo antica i due vani subiscono ristrutturazioni che ne denunciano la continuità d’uso. E’ possibile datare tra IV e V secolo la dismissione dell’impianto e l’inizio della fase di recupero e spoliazione del materiale edilizio. L’area 10.000 ha portato alla luce un grande edificio; questo presenta il medesimo orientamento, complessità architettonica e tecniche murarie del complesso termale. Le due aree facevano sicuramente parte di un ampio complesso monumentale internamente coerente e riferibile ad un'unica pianificazione edilizia che potremmo datare nel corso del I secolo d.C., forse intorno alla metà del secolo, nel momento in cui la prima villa di Santa Marta era stata abbandonata e colmata con livelli di macerie. Nel I secolo a.C. il grande edificio doveva essere una grande _reception hall_, un edificio per l'accoglienza ed il ricevimento degli ospiti che passando attraverso di esso giungevano alle terme. Fra IV e V secolo d.C. l’edificio subisce una profonda spoliazione dei pavimenti a mosaico e dei marmi che verosimilmente decoravano le pareti. Tra fine V e inizi VI secolo d.C. l’edificio viene interessato da ulteriori rifacimenti e modifiche con l’aggiunta di murature, aperture di soglie. L’abbandono definitivo dell’edificio sembra collocarsi all’inizio del VII secolo d.C.
  • AIAC_2915 - Santa Marta - 2017
    Il Sito in località Santa Marta è stato oggetto della prima campagna di scavo nel 2012. Gli scavi si sono svolti nel periodo compreso tra il 22 maggio ed il 14 luglio 2017. La campagna 2017 si è concentrata presso l’area della chiesa (5.000) e l’area delle terme (11.000). Presso la chiesa sono stati aperti due saggi: uno interno alla navata dell’edificio altomedievale (saggio 1) e uno posto all’esterno del perimetrale sud della chiesa romanica (saggio 2). Lo scavo del saggio 1 ha permesso di approfondire le frequentazioni altomedievali della chiesa. Sono emerse tracce lasciate dal cantiere di ristrutturazione della chiesa, datato presumibilmente all’VIII-IX secolo: punti di fuoco, accumuli di pietrame, buche di palo di varie dimensioni. Inoltre, è stata individuata una fase cimiteriale più antica proprio all’interno dell’edificio altomedievale. Il saggio 2 presenta, invece, numerose evidenze di attività produttive pertinenti alla vita dell’edificio precedente. Alla fase di IX-X secolo è da riferire la principale evidenza individuata e scavata: si tratta di un quartiere produttivo che probabilmente si estende a Sud e dell’edificio romanico, localizzato in una zona esterna agli edifici e distinta dal nucleo religioso. Al momento, non è stato possibile cogliere il carattere complessivo perché intercettato solo in una piccola parte ed anche perché risulta in alcuni tratti intaccato dal cimitero di epoca post-medievale. Ad ogni modo, i dati in nostro possesso ed i materiali raccolti ci permettono di riconoscere indizi della lavorazione del bronzo. La fase di utilizzo di questo cimitero si protrae almeno fino al XVII secolo. Il prossimo lavoro di restauro e copertura dello scavo che riguarderà, invece, l’area delle terme, ha determinato la necessità di effettuare alcuni saggi di accertamento allo scopo di individuare e definire la reale estensione dell’impianto termale. Complessivamente sono stati scavati quattro saggi e la verifica è stata effettuata durante l’intero periodo di scavo mediante l’ausilio di un mezzo meccanico. Tutti e quattro i saggi sono stati localizzati all’esterno delle strutture murarie limitanti l’impianto termale già noto: in tre di questi non sono state riscontrate stratigrafie rilevanti mentre nel quarto è emersa una struttura muraria semicircolare probabilmente interpretabile come un’esedra che sarà oggetto di approfondimento nella prossima campagna di scavo.