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Matteo Sordini-Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento Università degli Studi di Siena

Season Team

  • AIAC_2559 - Case Nuove - 2015
    La campagna di scavi 2015 è stata condotta per 8 settimane, funzionali anche alla messa in luce delle evidenze murarie ed i piani d’uso lungo il corridoio situato tra l’impianto termale denominato balneum 1 e le cisterne al fine di consentire il consolidamento strutturale e l’inizio dei restauri. Gli obiettivi principali di questa campagna erano: comprendere l’estensione, l’assetto topografico, e le architetture dell’area del grande complesso nel periodo del suo utilizzo tra media e tarda età imperiale (II-IV d.C.), nonché gli eventuali riusi e trasformazioni occorsi nella Tarda Antichità (V-VII d.C.); nell’area della chiesa, definire la presenza di una struttura religiosa antecedente a quella romanica (XII secolo d.C.). Il sito di Santa Marta, fu la sede tra fine I/inizio II secolo e IV secolo d.C. di due impianti termali coevi, la cui presenza si può giustificare ipotizzando che l’insediamento si collocasse lungo un importante asse viario di collegamento tra costa ed interno. La necessità di costruire due impianti, che verosimilmente superavano i 900 m2 di estensione, può avere una duplice spiegazione: la coesistenza di un impianto privato ed uno pubblico oppure due impianti pubblici di cui uno dedicato alle utenze maschili ed uno a quelle femminili. Entrambi i balnea erano dotati di ambienti con aria e acqua calda, tiepida e fredda, nonché di strutture sia di rappresentanza ed accoglienza che di servizio. Probabilmente almeno 160 mq dovevano essere originariamente ricoperti di pavimenti musivi, di cui una parte è sopravvissuta. L’eccezionalità della Santa Marta romana e tardo-antica è avvalorata dallo studio in corso dei materiali di scavo. L’analisi dei resti faunistici ci restituisce un quadro caratterizzato da una comunità locale che tra I e inizio VII secolo d.C. godeva di una alimentazione privilegiata che poteva contare su un massiccio apporto proteico fornito prevalentemente da suini, ma anche da bovini e caprovini. Molto importante, almeno tra I e V secolo d.C., anche l’apporto della selvaggina. Lo studio del materiale ceramico mostra un sito privilegiato: è il solo, nelle campagne interne della Toscana meridionale, ad avere avuto accesso fino al VI e VII secolo d.C. a merci di importazione mediterranea, tra cui vasellame da mensa prodotto in Tunisia, vino ed olio contenuti in anfore ed importati sia dal Mediterraneo orientale che dal sud Italia. Infine, la presenza di anfore vinarie prodotte nell’hinterland di Santa Marta e ben documentate presso il nostro sito mostra l’importanza della viticoltura nell’area sin dall’età romana. Le indagini presso area 5.000, concentratesi all’esterno della chiesa romanica, lungo il suo perimetrale nord, hanno portato all’individuazione, al di sotto degli strati del cantiere della chiesa di XII secolo, di parte di un edificio religioso più antico. Tale chiesa, databile tra VIII e IX secolo d.C., aveva almeno due absidi, non si esclude che potesse essere triabsidata. Di grandissimo interesse la presenza, sul paramento interno dell’abside più piccola, di un rivestimento di intonaco dipinto in rosso, ocra e azzurro. Attorno alla chiesa si sono intercettate le prime sepolture relative ad un cimitero altomedievale, con alcune tombe caratterizzate da struttura privilegiata.
  • AIAC_2915 - Santa Marta - 2014
    La campagna 2014 si è concentrata presso l’area della chiesa (5.000), l’area delle terme (8.000) e la nuova area 10.000 localizzata dalla parte opposta del recente fosso in corrispondenza con l’area 8.000. Presso la chiesa sono stati aperti due saggi: uno interno alla navata e uno posto all’esterno dell’abside e lungo il perimetrale nord. Il saggio interno ha messo in luce un intenso utilizzo a scopo cimiteriale in un momento (post età romanica) in cui quella che era parte della navata diviene uno spazio esterno. La fase di utilizzo di questo cimitero si protrae almeno fino al XVII secolo. Nel saggio esterno all’abside e al perimetrale nord lo scavo ha individuato numerose sepolture; queste sono più antiche rispetto a quelle individuate nel saggio interno, hanno la fossa foderata e delimitata da pietre e laterizi. Lungo il perimetrale nord sono emerse tracce lasciate dal cantiere romanico di costruzione/ristrutturazione della chiesa: punti di fuoco, accumuli di pietrame, buche di palo. All’esterno della curva absidale lo scavo ha messo in luce la sua fondazione realizzata in ciottoli e pietre sbozzate disposti in filari abbastanza regolari, tale fondazione conferma che l’abside è stata realizzata in fase romanica appoggiandosi e in parte tagliando murature precedenti. Nell’area delle terme le indagini si sono concentrate negli ambienti più settentrionali del complesso interpretabili come il _tepidarium_. Le ricerche hanno insistito sull’ambiente pavimentato a mosaico parzialmente indagato durante la campagna del 2013. Gli scavi hanno inoltre messo in luce a nord dell’ambiente suddetto un ulteriore ambiente mosaicato, anche in questo caso si tratta di un mosaico policromo di notevole fattura. Fra I secolo a.C. e I secolo d.C. i due vani facevano parte del percorso termale progettato in antico che prevedeva soste alternate in vani più o meno riscaldati. In epoca tardo antica i due vani subiscono ristrutturazioni che ne denunciano la continuità d’uso. E’ possibile datare tra IV e V secolo la dismissione dell’impianto e l’inizio della fase di recupero e spoliazione del materiale edilizio. L’area 10.000 ha portato alla luce un grande edificio; questo presenta il medesimo orientamento, complessità architettonica e tecniche murarie del complesso termale. Le due aree facevano sicuramente parte di un ampio complesso monumentale internamente coerente e riferibile ad un'unica pianificazione edilizia che potremmo datare nel corso del I secolo d.C., forse intorno alla metà del secolo, nel momento in cui la prima villa di Santa Marta era stata abbandonata e colmata con livelli di macerie. Nel I secolo a.C. il grande edificio doveva essere una grande _reception hall_, un edificio per l'accoglienza ed il ricevimento degli ospiti che passando attraverso di esso giungevano alle terme. Fra IV e V secolo d.C. l’edificio subisce una profonda spoliazione dei pavimenti a mosaico e dei marmi che verosimilmente decoravano le pareti. Tra fine V e inizi VI secolo d.C. l’edificio viene interessato da ulteriori rifacimenti e modifiche con l’aggiunta di murature, aperture di soglie. L’abbandono definitivo dell’edificio sembra collocarsi all’inizio del VII secolo d.C.
  • AIAC_2915 - Santa Marta - 2017
    Il Sito in località Santa Marta è stato oggetto della prima campagna di scavo nel 2012. Gli scavi si sono svolti nel periodo compreso tra il 22 maggio ed il 14 luglio 2017. La campagna 2017 si è concentrata presso l’area della chiesa (5.000) e l’area delle terme (11.000). Presso la chiesa sono stati aperti due saggi: uno interno alla navata dell’edificio altomedievale (saggio 1) e uno posto all’esterno del perimetrale sud della chiesa romanica (saggio 2). Lo scavo del saggio 1 ha permesso di approfondire le frequentazioni altomedievali della chiesa. Sono emerse tracce lasciate dal cantiere di ristrutturazione della chiesa, datato presumibilmente all’VIII-IX secolo: punti di fuoco, accumuli di pietrame, buche di palo di varie dimensioni. Inoltre, è stata individuata una fase cimiteriale più antica proprio all’interno dell’edificio altomedievale. Il saggio 2 presenta, invece, numerose evidenze di attività produttive pertinenti alla vita dell’edificio precedente. Alla fase di IX-X secolo è da riferire la principale evidenza individuata e scavata: si tratta di un quartiere produttivo che probabilmente si estende a Sud e dell’edificio romanico, localizzato in una zona esterna agli edifici e distinta dal nucleo religioso. Al momento, non è stato possibile cogliere il carattere complessivo perché intercettato solo in una piccola parte ed anche perché risulta in alcuni tratti intaccato dal cimitero di epoca post-medievale. Ad ogni modo, i dati in nostro possesso ed i materiali raccolti ci permettono di riconoscere indizi della lavorazione del bronzo. La fase di utilizzo di questo cimitero si protrae almeno fino al XVII secolo. Il prossimo lavoro di restauro e copertura dello scavo che riguarderà, invece, l’area delle terme, ha determinato la necessità di effettuare alcuni saggi di accertamento allo scopo di individuare e definire la reale estensione dell’impianto termale. Complessivamente sono stati scavati quattro saggi e la verifica è stata effettuata durante l’intero periodo di scavo mediante l’ausilio di un mezzo meccanico. Tutti e quattro i saggi sono stati localizzati all’esterno delle strutture murarie limitanti l’impianto termale già noto: in tre di questi non sono state riscontrate stratigrafie rilevanti mentre nel quarto è emersa una struttura muraria semicircolare probabilmente interpretabile come un’esedra che sarà oggetto di approfondimento nella prossima campagna di scavo.