-
AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2016
Nel settembre 2016 è proseguito lo scavo del testimone Nord, iniziato negli ultimi giorni della campagna dello scorso anno. Le indagini in questo lembo di stratigrafia addossato ad una delle pareti del riparo hanno tre obiettivi principali: a) recuperare i dati delle US 4 e 5 di questo testimone, in pericolo di crollo per la presenza di un complesso di tane; b) integrare i dati spaziali delle unità stratigrafiche con focolari: US 9, 11, 13; c) ampliare l'esplorazione della superficie di abitato US 15, mettendo in luce i rapporti tra le due strutture delimitate da pietre e la parete Nord del riparo stesso.
Le ricerche in questa campagna hanno interessato l'unità stratigrafica 4 nei quadrati C11-12-13 per un'ampiezza complessiva di circa 2 mq. Questa piccola area è risultata particolarmente ricca di reperti litici e ossei, spesso rinvenuti in addensamenti. Lo scavo è stato effettuato in tre tagli artificiali di 8-10 cm di spessore. Il sedimento, compatto ma friabile, ha facilitato il recupero dei materiali, ad eccezione di una porzione nel quadrato C11, concrezionata contro parete. All'inizio dello scavo il sistema di tane (US 90) era visibile sia sulla parete del testimone (US 4 e 5), sia, molto parzialmente, sulla sommità di US 4 (questa unità costituiva il tetto del testimone stesso, conservato a partire dalla campagna del 2003). Nel corso dello scavo, nei tagli 2 e 3 di US 4 il complesso di tane è stato messo in luce per una maggiore estensione: una galleria principale si sviluppa da Est ad Ovest, con uno sbocco nell'angolo Nord-Ovest del riparo. In questo punto, le escavazioni da parte di roditori hanno probabilmente interessato anche unità più profonde (US 9, 11). La galleria principale, nel quadrato C11 e in parte in C12, si sviluppa addossata alla roccia. Rami secondari proseguono all'esterno sulla parete del testimone. Queste tane risultavano beanti con riempimento alla base sciolto ben distinguibile dal sedimento di US 4.
Nei quadrati C12-13-14 è stata messa in luce la sommità di US 5, della quale è stata scavata una piccola parte in C12 III.
Tra i resti faunistici di US 4, sono abbondanti i frammenti di diafisi di ossa lunghe: è stata riconosciuta la presenza di _Bos primigenius_ , _Dama dama_ e _Sus scrofa_.
L'industria litica non presenta sostanziali novità: il sistema di produzione Levallois ricorrente è sempre dominante sui sistemi volumetrico o addizionale. Solo si osserva, rispetto ai livelli sottostanti, una maggiore frequenza della modalità unipolare convergente, accanto a quella a stacchi paralleli. Sono rappresentate tutte le fasi della catena operativa, dalla inizializzazione della messa in forma del blocco all'abbandono dei nuclei. Quanto ai prodotti ritoccati, sempre non particolarmente numerosi, i raschiatoi soprattutto lunghi prevalgono sulle punte e sui denticolati. Si segnala il rinvenimento, sporadico nelle campagne precedenti, di alcuni ciottoli che sembrano utilizzati come percussori/ritoccatoi.
Alla campagna di scavo, effettuata dal 4 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Francesco Boschin, Serena Ciullo, Jacopo Crezzini, Lucia Dallafior, Loris Di Vozzo, Melania Farnese, Alessandra Macco, Giulia Marciani, Vincenzo Spagnolo.
Un forte ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
-
AIAC_960 - Grotta della Cala - 2015
La campagna di scavo 2015 a Grotta della Cala si è svolta nel mese di ottobre. L’indagine, oltre ad interessare i quadrati (D-E/8-9-10) già indagati nel 2014, è stata estesa ai quadrati C9-10 e B9. Dopo aver asportato ovunque il deposito rimaneggiato è stato messo in luce il livello a sabbia grossolana che si ritiene di origine marina e la cui presenza giustifica l’ampia erosione cui è andato soggetto il deposito paleolitico nella zona prossima all’apertura della grotta. Entrambi hanno restituito abbondanti materiali.
La situazione messa in luce al di sotto del cosiddetto “deposito marino” si è rivelata varia e complessa poiché, oltre all’elemento di disturbo costituito dall’evento erosivo, che aveva agito in diversa misura a seconda delle aree, il tetto del Gravettiano antico si presentava, soprattutto in alcuni quadrati, intaccato da fossette, talora ampie e profonde, di stillicidio. Nei quadrati D-E/8-9-10 è stata individuata una grande fossa, contenuta nel deposito del Gravettiano antico, ricolma di un terreno frollo di colore bruno e assai ricca di materiali (in particolare reperti faunistici frammentati), da ricollegare stratigraficamente al livello Q relativo al Gravettiano evoluto. La pertinenza della fossa allo strato Q è comprovata, oltre che dalle caratteristiche sedimentologiche del terreno in essa contenuto, dalla presenza di strumenti litici (micro e nano gravettes e bulini di tipo para-Noailles), tipici di questa fase culturale e assenti, invece, nel sottostante Gravettiano antico.
L’erosione, combinata con i fenomeni di stillicidio, ha, come si è detto, reso talora difficoltosa la lettura stratigrafica risparmiando, per quello che concerne le fasi più recenti del Gravettiano antico, solo alcuni lembi; fra questi un focolare in parte mangiato dall’erosione e in parte intaccato dalla fossa del Gravettiano evoluto. Il focolare localizzato nei quadrati C9-10 e tuttora in posto, è costituito da una spessa placca di cenere indurita.
Nei quadrati D9 settori I-II, D8 settore I, E9 settore III, E8 settore IV, è stato raggiunto il tetto dello strato protoaurignaziano.
Parallelamente allo scavo si è dato l’avvio alle prime indagini geomorfologiche e sedimentologiche. A questo scopo sono stati prelevati campioni per analisi da tutti i livelli visibili nelle sezioni di scavo
-
AIAC_960 - Grotta della Cala - 2016
La campagna di scavo 2016 alla Grotta della Cala si è svolta nel periodo dal 3 al 21 ottobre.
Sono stati indagati i quadrati E8, E7, B7, B8, B9 e B10 dove sono stati scavati il livelli GB3d e GB3m del Gravettiano antico fino al raggiungimento del tetto dell’Aurignaziano. Anche in questi quadrati, come nell’area indagata lo scorso anno, l’erosione dovuta all’ingressione del mare olocenico aveva risparmiato solo alcuni lembi della porzione superiore del deposito relativo al Gravettiano antico. Il tetto del GB3d risultava anche qui danneggiato da intensi fenomeni di stillicidio.
In E7-8 e B9 il sedimento appariva maggiormente concrezionato per quel che concerne sia il Gravettiano base 3 duro (GB3d) sia lo strato sottostante, il Gravettiano base 3 morbido (GB3m), che, pur formato da un sedimento sciolto pulverulento, presentava a luoghi delle aree indurite.
In E7 IV/ E8 III è stata messa in luce alla base del GB3m, e quindi alla base del Gravettiano antico, una fossetta ricavata (?) nel sottostante livello aurignaziano, il cui contenuto è stato trattato separatamente. In E7 si è iniziato a scavare l’Aurignaziano seguendo una suddivisione in settori di 25x25 cm.
Nel quadrato B9 l’intero livello del Gravettiano antico appariva più spesso e maggiormente ricco di materiali, in particolare ossa. In B9 settori III-IV e in B8-7 è stato messo in luce il tetto del livello Aurignaziano, caratterizzato, in quest’area, dalla presenza di numerosi materiali.
Nel quadrato B10, tolto il rimaneggiato dovuto all’erosione marina, è stato scoperto il tetto del Gravettiano antico che, come ovunque, risultava tormentato da fossette di stillicidio di varie dimensioni e profondità.
Nell’ambito dei campionamenti svolti per indagini cronologiche è da segnalare l’intervento, nel mese di luglio, di studiosi dell’Università di Oxford che hanno prelevato campioni di carbone e di sedimento lungo tutta la serie stratigrafica per datazioni 14C e OSL.
-
AIAC_960 - Grotta della Cala - 2017
La campagna di scavo 2017 alla Grotta della Cala si è svolta dal 2 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati C9, C10, D10, E, F, G 6 e F7.
I quadrati C9, C10, D10 corrispondono all’area dove nel 2014-15 erano stati individuati e messi in luce i resti di un grande focolare, formato da uno spesso strato di cenere compattata e indurita, situato immediatamente a tetto del livello GB (= Gravettiano base) 3d. Il focolare, che appariva danneggiato da eventi di vario genere ed in particolare dall’escavazione di una fossa contenente materiali del sovrastante livello del Gravettiano evoluto, alloggiava in un avvallamento in lieve pendenza. Nei quadrati E, F, G 6 e F7 è stato effettuato il tg 1 nel livello proto-aurignaziano. Il tetto di questo livello si configura come una “paleosuperficie” caratterizzata, a seconda delle zone, da concentrazioni diverse di materiali e attestante l’ultima frequentazione della cavità da parte dei gruppi aurignaziani.
Nell’ambito dei campionamenti svolti, una novità di quest’anno è rappresentata dal prelievo di unità di sedimento dai diversi strati per effettuare analisi sul DNA umano. Tali analisi sono ancora in via sperimentale e vengono eseguite al Max Planck Institute di Lipsia, con il quale il nostro Dipartimento collabora da tempo anche per altre tipologie di indagine. Dal 2017, la Grotta della Cala figura, come la Grotta di Castelcivita (altro sito paleolitico indagato dall’Unita di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena) tra i siti chiave del progetto europeo ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”.
Tale progetto, di durata quinquennale, ha come capofila l’Università di Bologna e coinvolge, oltre all’Università di Siena, le Università di Genova, Ferrara e Roma “La Sapienza”. E’ finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche di popolamento della Penisola italiana durante la cosiddetta fase di transizione Paleolitico medio / superiore e prevede un’indagine su vasta scala a carattere multidisciplinare in vari siti preistorici del territorio nazionale.