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Giulia Marciani- Università degli Studi di Ferrara

Season Team

  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2014
    Dal 6 al 25 ottobre 2014 sono proseguite le ricerche nel deposito del Paleolitico medio del Riparo l'Oscurusciuto nella gravina di Ginosa (Taranto). Nel corso di questa campagna è iniziato lo scavo della superficie di abitato (US 15), sigillata dallo strato di tefra (US 14) attribuito al tufo verde del Monte Epomeo di Ischia (55ky BP). Lo scavo, effettuato per quadranti di 25 cmq, ha interessato uno spessore di 2/3 mm per un'area di circa 12 mq. Tra i reperti ossei è sempre dominante la presenza dell'uro: da una prima analisi è stato possibile stimare un numero minimo di cinque individui, di età diverse. L'analisi dell'industria litica necessita di uno studio più approfondito in laboratorio per individuare se, all'interno di una prevalente produzione Levallois unipolare ricorrente comune ai livelli finora attraversati, siano presenti variazioni nella gestione della materia prima e nella conduzione della catena operativa. In questa fase di lavoro sono emerse tracce di un piccolo focolare con ceneri alla sommità, probabilmente impostato in fossetta, situato all'interno della struttura “A” individuata nella campagna 2012 e costituita da un semicerchio di pietre, di circa 2 metri di raggio, addossato alla parete Nord del riparo. Una seconda interessante evidenza, venuta alla luce in questa prima analisi della superficie, è relativa alla struttura “B”, individuata nel 2013. Questa struttura è costituita da un allineamento di tre gruppi di pietre che sembrano racchiudere lo spazio dell'angolo N/W del riparo, caratterizzato da scarsa presenza di materiale antropico. All'interno di uno di questi gruppi di pietre, due delle quali in posizione verticale, è stata individuata una fossetta larga 25 cm e profonda 10 cm (lo scavo di un probabile secondo riempimento potrebbe ridefinirne la profondità). In un'ipotesi di ricostruzione di questa struttura, la fossetta costituirebbe una delle sedi di elementi lignei appoggiati alla parete del riparo. Tutte le pietre affioranti nella superficie, alcune delle quali attribuite alle probabili strutture e tutte mantenute _in situ_, sono state misurate e analizzate da un punto di vista litologico (D. Aureli). Il complesso è rappresentato in gran parte da blocchi di calcarenite e da pochi elementi di calcare di minori dimensioni. Questi ultimi risultano localizzati esclusivamente tra i gruppi di pietre che delimitano le strutture. Per giungere alla completa analisi dell'area dovrà essere ultimato lo scavo della superficie nella prossima campagna per i rimanenti 6 mq. Lo studio in corso sulla distribuzione dei materiali su questa superficie di abitato fornirà informazioni sul diverso utilizzo degli spazi. Le ricerche sono state condotte dall'UR di Preistoria e Antropologia del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Siena su concessione ministeriale in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. Allo scavo hanno partecipato oltre agli scriventi: Claudia Abruzzese, Daniele Aureli, Giuseppe Bellomo, Francesco Colopi, Vanya Delladio, Giulia Marciani, Roxane Rocca, Rita Scardino, Gabriele Senatore, Marco Serradimigni, Vincenzo Spagnolo. Un forte ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2015
    Nella campagna del settembre 2015 è stato ultimato lo scavo della superficie di abitato US 15. Nel corso di questa operazione non sono state asportate le pietre delle strutture, le cui basi risultano immerse in US 16. Dopo il prelievo del materiale litico e faunistico della paleosuperficie effettuato nel 2013, visibile dopo l'eliminazione del tefra, nell'ottobre 2014 fu iniziato lo scavo dei primi 3-4 millimetri di sedimento del piano di frequentazione al fine di ottenere un quadro completo dei reperti presenti nell'ultima fase di utilizzo del riparo, prima della caduta dello spesso strato di ceneri vulcaniche (US 14) riferite al Tufo Verde del Monte Epomeo di Ischia (55ky BP). Lo scavo è quindi proseguito per i rimanenti 6 mq, con recupero del materiale per quadranti di 25 cm di lato. Nei quadrati G11, E-F 12, E-F 13 il sedimento era particolarmente concrezionato. In queste aree è risultata difficoltosa l'estrazione dei resti faunistici. Gran parte del materiale è stato rinvenuto in posizione orizzontale. All'interno delle strutture, come già evidenziato nelle scorse campagne, il materiale è sporadico. In relazione al gruppo di pietre in E 12 (struttura B), non è emerso il previsto affossamento, rinvenuto invece lo scorso anno tra le pietre di F 11-12. Tra le ossa determinabili, sempre fortemente frammentate, l'uro risulta la specie più frequente. L'industria litica rinvenuta è riconducibile, come quella degli strati sovrastanti, al sistema di produzione Levallois ricorrente ed è costituita soprattutto da piccole schegge e débris, indizio di una lavorazione della selce sul posto. Andrà verificato, tramite gli studi previsti a breve, se la scarsità di prodotti di dimensioni medio/grandi e di strumenti sia riconducibile o meno ad un prelievo ed esportazione dei manufatti di utilizzo fuori dall'accampamento al momento del suo abbandono. All'apertura della campagna, il testimone Nord risultava interessato da recenti tane di roditori. Vista la precarietà della parte alta di questa porzione di sedimento addossata a una parete del Riparo, è stato iniziato lo scavo dell'unità stratigrafica superiore (US 4) nei quadranti C11 IV e C12 IV. Il materiale, molto abbondante, presenta numerosi elementi verticali o inclinati. Il sedimento è friabile ad eccezione di una piccola porzione concrezionata contro parete nel quadrante C11 IV. Sono frequenti piccoli frammenti di calcarenite, probabilmente derivati da distacchi dalle pareti. Alla campagna di scavo, effetttuata dal 9 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Giuseppe Bellomo, Vanya Delladio, Giulia Marciani, Noemi Interlandi, Errico Pontis, Rita Scardino, Gabriele Senatore, Vincenzo Spagnolo. Un sentito ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.
  • AIAC_2380 - Riparo l’Oscurusciuto - 2016
    Nel settembre 2016 è proseguito lo scavo del testimone Nord, iniziato negli ultimi giorni della campagna dello scorso anno. Le indagini in questo lembo di stratigrafia addossato ad una delle pareti del riparo hanno tre obiettivi principali: a) recuperare i dati delle US 4 e 5 di questo testimone, in pericolo di crollo per la presenza di un complesso di tane; b) integrare i dati spaziali delle unità stratigrafiche con focolari: US 9, 11, 13; c) ampliare l'esplorazione della superficie di abitato US 15, mettendo in luce i rapporti tra le due strutture delimitate da pietre e la parete Nord del riparo stesso. Le ricerche in questa campagna hanno interessato l'unità stratigrafica 4 nei quadrati C11-12-13 per un'ampiezza complessiva di circa 2 mq. Questa piccola area è risultata particolarmente ricca di reperti litici e ossei, spesso rinvenuti in addensamenti. Lo scavo è stato effettuato in tre tagli artificiali di 8-10 cm di spessore. Il sedimento, compatto ma friabile, ha facilitato il recupero dei materiali, ad eccezione di una porzione nel quadrato C11, concrezionata contro parete. All'inizio dello scavo il sistema di tane (US 90) era visibile sia sulla parete del testimone (US 4 e 5), sia, molto parzialmente, sulla sommità di US 4 (questa unità costituiva il tetto del testimone stesso, conservato a partire dalla campagna del 2003). Nel corso dello scavo, nei tagli 2 e 3 di US 4 il complesso di tane è stato messo in luce per una maggiore estensione: una galleria principale si sviluppa da Est ad Ovest, con uno sbocco nell'angolo Nord-Ovest del riparo. In questo punto, le escavazioni da parte di roditori hanno probabilmente interessato anche unità più profonde (US 9, 11). La galleria principale, nel quadrato C11 e in parte in C12, si sviluppa addossata alla roccia. Rami secondari proseguono all'esterno sulla parete del testimone. Queste tane risultavano beanti con riempimento alla base sciolto ben distinguibile dal sedimento di US 4. Nei quadrati C12-13-14 è stata messa in luce la sommità di US 5, della quale è stata scavata una piccola parte in C12 III. Tra i resti faunistici di US 4, sono abbondanti i frammenti di diafisi di ossa lunghe: è stata riconosciuta la presenza di _Bos primigenius_ , _Dama dama_ e _Sus scrofa_. L'industria litica non presenta sostanziali novità: il sistema di produzione Levallois ricorrente è sempre dominante sui sistemi volumetrico o addizionale. Solo si osserva, rispetto ai livelli sottostanti, una maggiore frequenza della modalità unipolare convergente, accanto a quella a stacchi paralleli. Sono rappresentate tutte le fasi della catena operativa, dalla inizializzazione della messa in forma del blocco all'abbandono dei nuclei. Quanto ai prodotti ritoccati, sempre non particolarmente numerosi, i raschiatoi soprattutto lunghi prevalgono sulle punte e sui denticolati. Si segnala il rinvenimento, sporadico nelle campagne precedenti, di alcuni ciottoli che sembrano utilizzati come percussori/ritoccatoi. Alla campagna di scavo, effettuata dal 4 al 23 settembre, hanno partecipato oltre agli scriventi: Francesco Boschin, Serena Ciullo, Jacopo Crezzini, Lucia Dallafior, Loris Di Vozzo, Melania Farnese, Alessandra Macco, Giulia Marciani, Vincenzo Spagnolo. Un forte ringraziamento all'amico Piero Di Canio di Ginosa e alla sua famiglia per l'indispensabile appoggio logistico e all'Amministrazione Comunale per il contributo alle spese sostenute.