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Tommaso Casci Ceccacci - Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche

Season Team

  • AIAC_3356 - Attiggio - 2014
    _Attidium_ 2014 Le indagini conoscitive condotte nell’ambito della II campagna di scavo hanno non soltanto permesso di approfondire la conoscenza dell’impianto termale già parzialmente indagato a più riprese dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche e oggetto dello I campagna di scavo, ma hanno anche consentito di procedere nella conoscenza e definizione dell’organizzazione spaziale e topografica dell’intera area. L’indagine archeologica ha interessato nello specifico due diverse aree, individuate rispettivamente nelle zone poste a NE e a SW dell’impianto termale, con lo scopo di chiarire l’esatta estensione del complesso. Risultano infatti al momento ancora sconosciuti sia i limiti spaziali del complesso sia la completa articolazione planimetrica della struttura. Nella zona posta a NE rispetto all’impianto termale le operazioni di scavo hanno permesso di individuare alcune strutture murarie in laterizi, realizzate mediante l’impiego di mattoni allettati di piatto legati tra loro da corsi estremamente regolari di malta. Nella costruzione, edificata con grande perizia tecnica, è stato possibile riconoscere un pozzetto di ispezione relativo ad un sottostante condotto fognario di grandi dimensioni dotato di copertura a cappuccina. La struttura, rinvenuta in un perfetto stato di conservazione, è stata percorsa per diversi metri, consentendo di individuare la presenza di altri due condotti fognari, identici per dimensioni, tipologia e fattura al primo, che proprio sul condotto principale si vanno ad innestare. Il pozzetto pare essere stato localizzato già in età moderna, periodo a cui andrebbe ricondotta probabilmente la mirata azione di scasso che interessò uno dei suoi lati per permettere verosimilmente l’accesso all’interno della struttura stessa, di certo inizialmente non riconosciuta quale condotto fognario. La scoperta rappresenta un elemento di enorme interesse. Nella struttura intercettata pare infatti potersi riconoscere un impianto fognario estremamente complesso ed articolato, di certo non pertinente a singole strutture abitative ma funzionale verosimilmente ad un vero e proprio abitato. Nell zona posta a SW rispetto all’impianto termale le operazioni di scavo hanno permesso di individuare due strutture murarie con andamento curvilineo, tra loro perfettamente parallele, costituite da blocchi di pietra locale ben squadrati e laterizi, legati con grande cura mediante l’impiego di malta di colore biancastro molto tenace. In tale sistema pare potersi riconoscere una porzione ulteriore della canalina di captazione dell’acqua già parzialmente intercettata nella precedente indagine archeologica. Una delle due strutture murarie costituenti le spallette laterali della canalina stessa non presenta infatti alcuna soluzione di continuità con quanto emerso nella passata campagna di scavo. L’aver potuto riportare in luce un ulteriore tratto della costruzione ha permesso inoltre di escludere l’esistenza di un stretto rapporto funzionale tra canalina e impianto termale. È stato infatti possibile appurare come la canalina non presenti alcun legame strutturale con il complesso termale. L’originario andamento rettilineo assunto dalla struttura per la quasi totalità del suo sviluppo si modifica radicalmente proprio a ridosso dell’impianto, in prossimità del quale la canalina modifica in modo netto il proprio andamento. Resta al momento incerta la funzione svolta dalla canalina stessa. Ancora in attesa di verifica è infatti la possibile presenza nella zona di una piccola fornace funzionale alla produzione di laterizi, destinati verosimilmente a soddisfare la fabbrica dell’impianto termale prima e il mercato locale poi, cui proprio la canalina di abduzione dell’acqua potrebbe essere connessa. Il ritrovamento di numerosi frammenti di mattoni, coppi e tegole mal cotti nelle unità stratigrafiche dell’area, unitamente al rinvenimento di strutture murarie con evidenti tracce di combustione, probabilmente trasferitesi sulle strutture nel corso del processo produttivo, hanno portato infatti ad ipotizzare la presenza di una piccolo impianto, la cui effettiva esistenza deve ancora essere accertata con sicurezza. Lo studio preliminare dei materiali ceramici rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo ha documentato una frequentazione del sito che comprende al momento la fascia cronologica attestata dalle fonti scritte, compresa tra il I e il IV secolo d.C. Ulteriori analisi permetteranno tuttavia di definire una seriazione cronologica più precisa, in grado di associare i diversi manufatti alle varie strutture. Merita infine di essere ricordato il rinvenimento di un piccolo frammento di marmo bianco dotato di una decorazione antropomorfa realizzata a bassorilievo su entrambe le sue facce in cui è possibile riconoscere ciò che resta di un _oscillum_.
  • AIAC_3356 - Attiggio - 2015
    Le indagini conoscitive condotte nell’ambito della III campagna di scavo hanno non soltanto permesso di approfondire la conoscenza dell’impianto termale parzialmente indagato a più riprese dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche e oggetto delle prime due campagne di scavo già condotte, ma hanno anche consentito di progredire in maniera significativa nella conoscenza e definizione dell’organizzazione spaziale e topografica dell’intera area. L'indagine archeologica ha interessato nello specifico sia l’impianto termale, con interventi puntuali volti a chiarire situazioni specifiche degne di grande interesse, sia zone esterne all'impianto stesso, con lo scopo di acquisire nuove informazioni in merito alla organizzazione spaziale dell’intero comprensorio. All'interno dell’impianto è stata effettuata nello specifico la rimozione della strato di terra che occludeva un breve tratto del condotto fognario connesso alle terme, non indagato durante le indagini archeologiche condotte in passato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Lo strato, andando ad ostruire una parte architettonica fondamentale per un corretto funzionamento dell’impianto, ne segna di fatto la defunzionalizzazione. Lo studio dei materiali rinvenuti al suo interno potrà di certo fornire indicazioni estremamente importanti in merito al periodo di abbandono dell’intero complesso. Nell'Area A, posta a NE rispetto all'area occupata dall'impianto termale, le operazioni di scavo hanno permesso di localizzare sporadici lacerti di un esteso piano pavimentale realizzato in blocchi di pietra locale di grandi dimensioni allettati di piatto, di cui tuttavia si ignorano tutti i limiti originari. Tale spazio aperto venne verosimilmente chiuso o comunque ristretto in un secondo momento mediante la realizzazione di una struttura muraria di tipo misto, con fondazione in blocchetti e alzato in laterizi allettati di piatto. Difficile allo stato attuale delle ricerche poter anche soltanto ipotizzare l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Nessuna delle murature individuate è stata infatti messa in luce in tutta la sua originaria estensione. L’impossibilità di verificare l’effettiva articolazione planimetrica delle murature non consente al momento di spingersi oltre quanto sin qui ipotizzato. Nell’Area B, posta a NE rispetto all’area occupata dall’impianto termale, le operazioni di scavo hanno permesso di individuare un piccolissimo lacerto di un piano pavimentale realizzato in lastre di marmo allettate di piatto su di uno strato preparatorio di malta estremamente compatto, in connessione con una struttura muraria di tipo litico con andamento rettilineo, nota soltanto in fondazione. In un secondo momento tutta l’area dovette verosimilmente subire una profonda variazione nella sua articolazione planimetrica, forse a causa di una mutata destinazione d’uso. La struttura muraria individuata venne rasata e di fatto sostituita da una struttura muraria di tipo misto con fondazione in blocchetti e alzato in laterizi allettati di piatto. Anche in questo caso risulta difficile allo stato attuale delle ricerche poter anche soltanto ipotizzare l’esatta destinazione d’uso e funzione delle strutture emerse. Nessuna delle murature individuate è stata infatti messa in luce in tutta la sua originaria estensione. L’impossibilità di verificare l’effettiva articolazione planimetrica delle murature non consente al momento di spingersi oltre quanto sin qui ipotizzato. Un preliminare studio dei materiali ceramici sino ad ora rinvenuti pare continuare a confermare una frequentazione del sito protrattasi sino al VI secolo d.C. Ulteriori analisi permetteranno tuttavia di definire una seriazione cronologica più precisa, in grado di associare i diversi manufatti alle varie strutture. Merita infine di essere ricordato il rinvenimento di un coppo frammentario di forma stretta ed allungata, con superficie concava scabra e superficie convessa lisciata, recante bollo in cartiglio rettangolare con gentilizio [L.ATTIDI palmetta]. Il rinvenimento, già di per se suscettibile di grande interesse, acquista ulteriore importanza in quanto prima attestazione dell'abitato di Attidium rinvenuto con assoluta certezza nella frazione di Attiggio.
  • AIAC_3356 - Attiggio - 2016
    Le indagini conoscitive condotte nell’ambito della IV campagna di scavo hanno non soltanto permesso di approfondire la conoscenza dell’impianto termale parzialmente indagato a più riprese dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche e oggetto delle tre campagne di scavo già condotte, ma hanno anche consentito di progredire in maniera significativa nella conoscenza e definizione dell’organizzazione spaziale e topografica dell’intera area. L’indagine archeologica ha interessato nello specifico sia l’impianto termale, con interventi puntuali volti a chiarire situazioni specifiche degne di grande interesse, sia zone esterne all’impianto stesso, con lo scopo di acquisire nuove informazioni in merito alla organizzazione spaziale dell’intero comprensorio. All’interno dell’impianto è stata effettuata nello specifico la rimozione della strato di terra che occludeva un lungo tratto di un condotto fognario non riferibile in alcun modo all’impianto termale, mai indagato durante le indagini archeologiche condotte in passato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Lo strato, andando ad ostruire una parte architettonica fondamentale per un corretto funzionamento delle strutture ad essa connesse, ne segna di fatto la sua totale defunzionalizzazione. Lo studio dei materiali rinvenuti al suo interno potrà di certo fornire indicazioni estremamente importanti in merito al periodo di abbandono delle strutture ad essa pertinenti, per altro ancora del tutto ignote allo stato attuale delle ricerche. Nell’Area B, posta a NE rispetto all’area occupata dall’impianto termale, le operazioni di scavo hanno permesso di individuare una serie di strutture murarie di tipo litico di cui, allo stato attuale delle ricerche, risulta estremamente difficile poter anche soltanto ipotizzarne l’esatta destinazione d’uso e funzione. Nessuna delle murature individuate è stata infatti messa in luce in tutta la sua originaria estensione. L’impossibilita di verificare l’effettiva articolazione planimetrica delle murature non consente al momento di spingersi oltre questi brevissimi accenni. Nell’Area D, posta a SE rispetto all’area occupata dall’impianto termale, le operazioni di scavo hanno permesso di localizzare una porzione consistente di un basolato stradale pertinente con ogni probabilità all’abitato di Attidium. Il piano stradale, conservatosi per larghi tratti in buonissime condizioni, risulta protetto a monte da un muro di terrazzamento realizzato in blocchetti di pietre locali e laterizi e dotato per tutta la sua lunghezza di una canalina funzionale al deflusso delle acque. Nessuna delle strutture menzionate è stata messa in luce in tutta la sua originaria estensione. Ciò ha reso sino ad ora impossibile verificare l’effettiva articolazione planimetrica del tratto stradale, impedendo, almeno per il momento, di spingersi oltre quanto sin qui ipotizzato. Un preliminare studio dei materiali ceramici sino ad ora rinvenuti pare continuare a confermare una frequentazione del sito protrattasi sino al VI secolo d.C. Ulteriori analisi permetteranno tuttavia di definire una seriazione cronologica più precisa, in grado di associare i diversi manufatti alle varie strutture.
  • AIAC_3590 - Madonna del Piano - 2014
    Si tratta di un indagine archeologica condotta in Convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici e con il Consorzio di cave di ghiaia nell'ottica di una più efficace programmazione dei lavori e di un rigoroso controllo delle evidenze antiche. La prima indagine, di breve respiro, si è svolta nell'agosto 2013 ed è continuata, in forme più strutturate nell'agosto 2014. Le indagini hanno messo in luce una complessa struttura architettonica articolata intorno ad uno spazio centrale scoperto, comprendente anche una grande vasca. Quest'ultima, profonda quasi 2 m, è stata rinvenuta colma di detriti e di materiali ceramici (attualmente in corso di studio) e costituisce una importante testimonianza delle fasi di vita e di abbandono del complesso. Le strutture sono ben conservate e sono in argilla cruda su zoccolatura di tegole e fondazione in ciottoli fluviali; sono anche stati individuati (e parzialmente scavati) i crolli delle coperture, costituiti da tegole piane e coppi. Il complesso è databile, sulla base dei dati in nostro possesso, all'età repubblicana (III sec. a.C.), con numerose fasi di ristrutturazione e ampliamento, e si pone anche in rapporto con una viabilità che dall'entroterra (il vicino municipium di Suasa?) poteva attraversare il fiume Cesano proprio in questo punto.