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Chiara Leporati- Fondazione Dià Cultura

Season Team

  • AIAC_1045 - Aiano-Torraccia di Chiusi - 2016
    Grazie ad un rinnovato accordo tra l’Université catholique de Louvain da un lato ed il Comune di San Gimignano e il Palazzo Spinelli Group di Firenze, dall’altro, quest’anno l’attività di ricerca presso la villa tardo-anticadi Aiano è ripresa pienamente, in regime di concessione ministeriale, perseguendo due obiettivi principali: l’approfondimento della ricerca nell’area meridionale del complesso; un primo intervento di consolidamento e conservazione dell’apparato murario della cosiddetta “Sala Triabsidata”, progetto in cui la collaborazione dei restauratori di Palazzo Spinelli è stata determinante. Lasciando ad altra sede più idone la disamina dell’intervento di conservazione muraria, ci concentreremo su qualche riflessione emersa dagli scavi compiuti presso le aree d’intervento 5000 S-O e S-E e 8000 (cfr. planimetria allegata). I diversi saggi realizzati durante la X campagna hanno generalmente confermato quanto già avevamo enunciato circa l’ultima fase di frequentazione della zona meridionale della villa: un ampio quartiere che tra VI e prima metà del VII sec. d.C. è oggetto di un’intensa attività di spolio dei materiali della villa e riciclaggio degli stessi (metalli e vetri in primis). Una più approfondita analisi, poi, ha evidenziato diverse fasi edilizie in merito ad USM 5006-10, così come ad esempio mostra l’impiego, per il periodo alto-medievale, d’interventi di riedificazione mediante l’impiego di materiali (laterizi di recupero) del periodo tardo-antico e, dato ancor più rilevante, la presenza di una preparazione pavimentale (area 5400 e 5800) che mostra come la zona occidentale della villa non fosse semplicemente uno spazio esterno. Quasi certamente, infatti, questo era stato allestito, ancorché en plein air, per delle attività, forse da mettere in rapporto al riuso della villa in età alto-medievale. Evidenti tracce di riuso sono emerse anche nell’area 8700 e 8800, ancorché meno conservate giacché rasate dalle arature moderne e localizzate soprattutto a ridosso della sezione di scavo Sud. Un dato molto rilevante, che certo sarà oggetto di ulteriori indagini e verifiche durante le prossime campagne, è la diffusa ed articolata presenza su quasi tutta la superficie indagata della villa, ed in particolar modo nella sua parte meridionale, di un potente e compatto strato argilloso, in passato interpretato come primo strato non antropizzato soggiacente la stratigrafia antropica. Nell’area 8700, si è avverato, invece, che sotto tale strato persistano altre tracce di presenza umana. Tale scoperta, quindi, fornisce nuovi elementi e spunti di riflessione utili alla comprensione delle fasi di vita del sito e di costruzione delle strutture murarie poiché parte di esse è realizzata successivamente all’evento verosimilmente naturale (forse una frana) che ricoprì la villa con un potente strato quanto del sito rimaneva ancora in piedi nel VI sec. d.C. In effetti, l’ipotesi di uno smottamento della collina a Nord-Est della villa, laddove le indagini geologiche hanno evidenziato una sella creatasi a a seguito di uno slittamento a valle di una porzione del suo versante meridionale, è quanto mai verosimile. Tale evento traumatico, occorso ad un sito che da tempo aveva perduto le sue funzioni residenziali, non concluse la storia della frequentazione d’Aiano, giacché lo strato franoso fu rioccupato con la costruzione di strutture non solo provvisorie (legno o altro) ma anche in muratura.
  • AIAC_3602 - Passo Corese - 2014
    La seconda campagna archeologica presso l’area monumentale d’età storica di Cures Sabini da parte dell’UCLouvain, in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, si è svolta nell’intento di completare il quadro di fattibilità in previsione di un futuro intervento di scavo in concessione ministeriale. A tal fine, _in primis_, si è deciso di realizzare un rilievo tridimensionale delle strutture esposte; l’obiettivo principale era di elaborare una documentazione accurata e metricamente corretta degli alzati, sia nella componente orizzontale e planimetrica, sia in quella verticale. Atal fine si è scelto di adottare tecniche di rilievo Image-based basate su algoritmi di Structure-form-Motion e Multi-view Stereo. Tali soluzioni permettono di estrarre in modo automatico informazioni tridimensionali da un set di fotografie digitali non calibrate, consentendo in tal modo di realizzare sul campo rilievi molto accurati in tempi sensibilmente più rapidi rispetto alla fotogrammetria tradizionale e al laser scanning. Inoltre, nei pressi del complesso termale medio-imperiale, la rimozione dalla vegetazione infestante ha permesso di riportare in luce un’articolata struttura muraria con un fronte emerso di ca 15 m, forse di età tarda ma soprattutto di difficile interpretazione funzionale, anche perché mai pubblicata, ancorché scavata all’inizio degli anni Ottanta del XX secolo. Le rovine del poderoso complesso, che presentano una particolare tecnica mista (laterizi e conci sbozzati di roccia locale) sono stati completamente rilevati mediante impiego di total station e saranno oggetto di pubblicazione entro breve. A completamento delle indagini, infine, un sondaggio di ca m2 50 è stato apprestato laddove i resoconti di scavo del XIX, all’epoca degli interventi _in situ_ diretti da R. Lanciani, individuavano la presenza di una pavimentazione in _opus spicatum_ posta ad est del cosiddetto _apodyterium_ delle terme, zona da esso accessibile tramite un’apertura nel muro di fondo, decorata da soglia in marmo. Il disboscamento e l’asportazione dei detriti accomulatisi in trenta anni nell’area, in effetti, hanno consentito di verificare l’attendibilità delle fonti d’archivio e avvalorato l’ipotesi di una prosecuzione dell’edificio termale verso est. La campagna è stata conclusa da una campagna di foto aeree mediante l’impiego di un drone radiocomandato, al fine di avere sia materiale fotografico per studio sia una ripresa filmata dello stato di conservazione dell’intero sito archeologico.

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