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Riccardo Valente

Season Team

  • AIAC_3583 - San Calocero al Monte - 2014
    Il complesso di San Calocero rappresenta uno dei siti più significativi nell'Italia Nord-occidentale per quanto riguarda l'archeologia tardo-antica e paleocristiana. Le indagini sono state iniziate negli anni '30 del XX secolo ad opera di Nino Lamboglia che, proprio in questo sito, ha condotto le prime esperienze di archeologia stratigrafica applicate ad un contesto post-classico. Successivamente tra anni '80 e '90 del Novecento il sito è stato oggetto di una articolata serie di campagne archeologiche della Soprintendenza Archeologica della Liguria sotto la direzione della dott. Giuseppina Spadea per la Soprintendenza e del prof. Philippe Pergola, direttore degli scavi sul campo. A livello strutturale è stato messo in luce un grande muro di contenimento "a riseghe decrescenti" che, secondo gli ultimi studi, può essere datato al III sec. d.C. Al V secolo, invece, va ascritto un setto murario in cui si aprono cinque arcate, in parte ricostruite dai restauri degli anni Ottanta; tali strutture rimangono ancora di incerta definizione. Tra fine del V secolo e primi del VI si impianta una grande basilica a tre navate, che sfrutta anche le precedenti murature. Si tratta dell'unica chiesa martiriale ligure perchè custodisce le spoglie del martire locale Calocero (in realtà un alto funzionario imperiale bresciano in stanza ad Albenga), probabilmente caduto durante le persecuzioni dioclezianee. La chiesa risulta dotata di significativi apparati liturgici di ambito bizantino, con confronti diretti in San Clemente a Roma, mentre un ultimo rinnovamento di tali elementi si ha nel corso dell'VIII secolo, con prestigiosi prodotti di ambito longobardo, tra cui anche la nota epigrafe dell'abbas Marinaces, che sembra collocare il complesso ecclesiastico sotto l'egida dei Benedettini. Meno chiare le vicende del polo religioso nel corso dell'altomedioevo, quando le reliquie santorali vengono in toto o in parte spostate presso il monastero di Civate, in Lombardia (IX secolo). A partire dal XIII secolo si ha un rilancio della sede di culto, che culmina con l'installazione di un importante monastero femminile alla fine del Trecento, che verrà definitivamente abbandonato nel 1593. La campagna di scavo del 2014 doveva iniziare a rispondere ad alcuni interrogativi rimasti irrisolti per l'inaspettata interruzione degli scavi degli anni Ottanta. Le ricerche sono state pertanto incentrate su due sondaggi mirati: uno posizionato di fronte alla facciata della chiesa tardo antica e l'altro collocato sulla balza superiore del convento, nel tentativo di indagare cosa ci fosse attorno al polo religioso.  I dati più significativi sono provenuti dal sondaggio di fronte alla facciata. In particolare sono stare trovate una serie di sepolture, fortemente disturbate, a cassa o alla cappuccina, che possono essere datate tra V-VI secolo, quindi in aderenza con la cronologia della fondazione della basilica a tre navate. Ad una fase successiva si ascrive una interessante sepoltura di un soggetto femminile di 13-14 anni deposto prono (con la faccia a terra), indice probabilmente di un tentativo della comunità di proteggersi da una figura che, per qualche motivo, veniva ritenuta inquietante e preoccupante. Per questa tomba sono in corso le analisi al C14.  Purtroppo non sono state rinvenute le stratigrafie altomedievali, perchè un pavimento ad acciottolato, probabilmente steso nel corso del XIV secolo, ha comportato lo spianamento dell'area e la conseguente asportazione di molto terreno. In questo settore lo scavo dovrà proseguire, in quanto sotto le tombe più antiche si intravvedono già sottili muri che sembrano connessi a novanta gradi, sicuramente di una fase ancora precedente (imperiale?).  Il sondaggio superiore ha invece evidenziato le interessanti tracce della cava tardo medievale che, a partire dal tardo Trecento, è servita per costruire il monastero femminile o per una sua ristrutturazione di poco successiva. Un ulteriore piccolo sondaggio sulla balza superiore appare invece ancora in corso di svolgimento e verrà terminato nel 2015, quando si dovrebbe aprire anche un sondaggio interno alla navata principale, sperando che lì si sia conservata la stratigrafia altomedievale.
  • AIAC_3583 - San Calocero al Monte - 2015
    Il complesso di San Calocero rappresenta uno dei siti più significativi nell'Italia Nord-occidentale per quanto riguarda l'archeologia tardo-antica e paleocristiana. Le indagini sono state iniziate negli anni '30 del XX secolo ad opera di Nino Lamboglia che, proprio in questo sito, ha condotto le prime esperienze di archeologia stratigrafica. Successivamente tra anni '80 e '90 del Novecento il sito è stato oggetto di una articolata serie di campagne archeologiche della Soprintendenza Archeologica della Liguria, sotto la direzione della dott. Giuseppina Spadea per la Soprintendenza e del prof. Philippe Pergola, direttore degli scavi sul campo. Obbiettivo della campagna del 2015 era quello di continuare con lo scavo dell'area in facciata (Saggio VI b), e di aprire una nuova area di scavo che - seppure di modeste dimensioni - andava ad indagare un punto della navata centrale (Saggio X). SAGGIO IV b: Al limite occidentale del sondaggio è venuta alla luce una struttura in muratura a vasca rettangolare, interpretabile come sede di una cremazione diretta (bustum) di epoca tardo imperiale. Per quanto l'analisi puntuale dei corredi sia appena iniziata, la cronologia sembra potersi porre tra metà III e primi del IV secolo. Ad un periodo successivo, ascrivibile al tardoantico (all'incirca entro il VI secolo), vanno invece poste una serie di sepolture posizionate in un contesto di previlegio come quello frontale all'ingresso della chiesa funeraria. Complessivamente, si può affermare che il ritrovamento del bustum tardo imperiale sembra delineare come l'area in epoca antica fosse già destinata ad un uso necropolare. SAGGIO X: I dati più significativi provengono da un contesto di scavo che sembrerebbe ancora tardo imperiale. In particolare è stata messa in luce una superstite porzione di acciottolato che presenta quote assolute compatibili sia con la rasatura del recinto (probabilmente un monumento funerario) tardo-romano, su cui si fonda la chiesa paleocristiana, sia con quella di un foro di evacuazione praticato sul muro stesso, evidenziando come dovesse esserci un sistema di drenaggio dell'acqua appena sottopavimentale. Ad ambito tardo-antico va invece ricondotto ciò che resta di una struttura muraria rettangolare, che si apre a ridosso del limite settentrionale del saggio e che risulta già quasi completamente asportata dal Lamboglia nel 1938. Benchè permangano ancora dubbi interpretativi per questa struttura, va notato come essa, stratigraficamente, si ponga in una fase intermedia tra l'acciottolato tardo-romano e la fondazione della chiesa di VI secolo. L'allineamento di tale muretto risulta perfettamente rispondente a quello del bustum tardo-romano, mentre la chiesa di VI sembra non seguire esattamente la stessa disposizione. Ciò sembrerebbe deporre per una datazione piuttosto precoce della struttura, forse nell'ambito del IV secolo. Ad un periodo ancora successivo, per ora di difficile datazione (tardo-antico/altomedieovo?), si è posta in luce anche una sepoltura a struttura che appariva totalmente e accuratamente svuotata dai resti scheletrici. Anche l'interpretazione di questo manufatto andrà meglio precisata con la prosecuzione dell'intervento e la messa in fase delle varie sepolture. Infine ad una cronologia compresa tra il IX e il XIV secolo va ricondotta una sepoltura che presenta tratti di marcata anomalia, in quanto le ossa appaiono totalmente bruciate in un ambito lontano dalla sepoltura. La salma successivamente al rogo venne tumulata in una fossa e coperta da molto pietrame.