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Silvia Mele

Season Team

  • AIAC_2388 - Forcello - 2014
    Le attività dell’anno 2014 rappresentano in buona parte la continuazione di indagini già in corso, volte all’esplorazione di una struttura abitativa della metà del V secolo a.C. individuata nella porzione sud-orientale dell’area degli scavi. La struttura in esame occupa la parte sud-orientale dell’area di scavo aperta al centro dell’abitato e collocata a sud-ovest del grande asse di attraversamento dell’abitato (settori R 17-19 e S 17-18); qui sono venuti alla luce due blocchi di strutture di abitato separate da un canale di drenaggio e smaltimento rifiuti largo 6 m. Il blocco nord-occidentale, esteso 450 m2, è stato integralmente scavato fino alla fase F (fine VI secolo), mentre le fasi più antiche, G-H-I, sono state indagate su un’area più limitata di circa 120 m2. La struttura in corso di indagine nel blocco sud-orientale si riferisce alla fase C della sequenza insediativa del Forcello. Dal livello di incendio che segna la fine della struttura (US 2752) è stata rinvenuta metà di una ciotola etrusco padana, del tipo con piede echinoide distinto dal fondo da un cordolo a rilievo. Sul fondo esterno del piede è tracciata l’iscrizione “velnaś” (< velinas, per intervenuta sincope), un gentilizio ben radicato nell’Etruria settentrionale e interna e, alla luce di questa scoperta, possiamo quindi attribuire la casa alla famiglia dei Velna. A giudicare dall’abbondanza della ceramica attica siamo di fronte a un oikos aristocratico, come nel caso della fase F della fine del VI secolo a.C., che grazie proprio alla ceramica attica rinvenuta può essere più puntualmente datata verso il secondo quarto del V secolo a.C. Il contesto restituisce almeno due crateri attici a f.r., uno dei quali già parzialmente ricostruito e attribuito al pittore del Frutteto (470-460 a.C.). La campagna di scavi 2014 è stata dedicata all’indagine della porzione sud-orientale e alla ricerca del limite sud-occidentali della Casa dei Velna, che con l’intervento del 2014 sembra appurato interessare una superficie intorno ai 150 mq. Un nuovo filone di indagini, invece, è stato aperto nell’ottobre 2014, con l’avvio di una collaborazione con il Deutsche Archäologische Institut di Berlino (DAI), finalizzata allo svolgimento di prospezioni geomagnetiche nei settori dell’abitato esterni all’area di scavo di proprietà comunale, che è sede del Parco archeologico del Forcello, e off-site.
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2015
    Anche nell’anno 2015, tra il 15 giugno e il 31 luglio, sono proseguite le ricerche al Lavagnone, sito palafitticolo dell’età del Bronzo iscritto nel patrimonio Unesco in cui opera il Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano. Gli scavi hanno riguardato due distinti settori. Nel settore D, prossimo al centro del bacino in un’area attualmente paludosa, sono in corso di indagine livelli della media età del Bronzo avanzata (BM 3) e iniziale (BM 1); come si definisca il raccordo tra questi due orizzonti è argomento ancora da chiarire, poiché la sequenza segna forse una cesura in corrispondenza alla fase del pieno Bronzo Medio (BM 2A). Per quanto riguarda il BM 1, si è proseguita l’indagine di un cumulo di scarico individuato e solo parzialmente indagato nella campagna 2013, formatosi tra pali lignei di strutture di tipo probabilmente palafitticolo, in corso di analisi e datazione. Il cumulo è articolato in varie unità stratigrafiche (us 4016, us 4027, us 4026), ed è caratterizzato da abbondanti resti antropici: ceramiche, semi e fauna come resti di pasto, carboni. Il complesso risulta essere, in via preliminare, interamente riferibile alla fase di BM 1. Per quanto riguarda il BM 3, si è deciso di ampliare il settore di scavo verso est, in modo da indagare su un’area accresciuta di circa 10 metri quadrati i depositi più superficiali e recenti, dal momento che questa fase risulta ad oggi nota al Lavagnone solo dal settore D e da alcune più labili evidenze del settore E. Nel settore E la campagna è stata dedicata in primo luogo ad esaurire i depositi Bronzo medio iniziale nella parte nord-orientale dell’area di scavo, caratterizzati da una consistente frazione ciottolosa e interpretati come stesure di bonifica, in modo da portarsi in fase sull’intera area di scavo e di arrivare ad un raccordo coll’attiguo settore C; in tal modo si è arrivati ad esporre su tutta l’area il deposito torboso a gyttja che si approfondisce notevolmente e in cui affiorano le testate dei pali di una sottostante palafitta, ancora da scavare, ma preliminarmente osservabile su un’area di quasi 130 metri quadri. Secondariamente, si è intervenuti lungo il limite occidentale del settore, dove si riscontrava un grave deterioramento del bordo scavo dovuto a fenomeni di bioturbazione e si temeva il crollo della sezione in parete (sez. 3000); ciò permetteva di indagare un contesto stratigraficamente riferibile all’avanzato Bronzo Medio e caratterizzato da due lenti di limo giallo allettate su un livelletto di carboni (us 3111), interpretabile come lembi residuali di strutture abitative poste a livello del terreno. La campagna si è svolta con fondi d’Ateneo, di Regione Lombardia e di Comune di Desenzano del Garda; il progetto ha potuto inoltre giovarsi del generoso contributo dell’Associazione Nazionale Alpini (Squadra Provinciale Protezione Civile di Verona) per la fornitura a titolo gratuito delle idrovore. Si ringraziano anche, per l’amichevole e prezioso supporto, il signor Paolo Pegoraro con la famiglia per l’appoggio logistico presso la cascina Lavagnone, la signora Maura Grassi per il permesso accordato a scavare nei terreni di sua proprietà, il Gruppo Scout Desenzano 1° con il dott. Damiano Scalvini e la Parrocchia di Desenzano per l’alloggio.