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Season Team
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AIAC_2899 - San Lorenzo – Santuario di Giunone Sospita - 2014
_Terrazzamento Occidentale del Santuario_
Lo scavo the santuario di Giuno Sospita a Lanuvio, sulla collina di S. Lorenzo, si porta avanti dal 2012. Nel corso di questi anni sono state scoperte sette stanze con perimetro in opera incerta e reticolata, già scavate da Lord Savile Lumley (1892-1894) ma successivamente ricoperte da detriti della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, vi è un pilone costruito in opera quadrata con un possibile scopo difensivo. L’intera area fu costruita dopo che la superficie originaria fu livellata e attraversata da tunnel sotterranei.
L’area ad est del Santuario di Giunone Sospita a Lanuvio era conosciuta dalla cartografia locale prodotta da Dionigi Frediani in quanto il terreno era di sua proprietà dal 1939. L’area è stata indagata con alcune campagne di scavo portate avanti tra settembre 2006 e settembre 2011 e non è stata mia scavata in precedenza. Le campagne di scavo hanno portato alla luce un grande muro di supporto in opera incerta, che corre parallelo verso Nord per 48 metri e una terrazza in cementizio ampia 6.30 metri e lunga 60.
_Terrazzamento Orientale del Santuario_
Il muro est della terrazza del santuario di Giuno Sospita rivela un'immagine riconoscibile delle sue fasi principali, grazie al parziale lavoro di scavo. Un grande edificio consiste in un muro di supporto in opera incerta, dove vi è una apertura. In questa fase, attribuibile all’età repubblicana fu probabilmente costruita l’ampia area pianeggiante, ma nessun pavimento o fondazione sembra contemporanea al muro. Tale muro in opera incerta fu coperto da un secondo muro in opera reticolata (probabilmente pertinente all’età augustea), che corre parallelo al primo muro, ad una distanza di 60/70 cm.
Tra i due muri vi è un pavimento in cocciopesto, contemporaneo al muro in opera reticolata, che identifica lo stretto corridoio come un canale per la raccolta di acqua, con una copertura fatta da piccoli archi. In una seconda fase, non piu’ tardi del della prima età imperiale, vennero fatte tre aperture nel muro in opera reticolata, dando accesso alla terrazza superiore. Due di questi vennero chiusi in antichità, al tempo di un’altra fase costruttiva dell’area, durante il II sec. d.C. Una serie di spazi non bene identificati nella pianura appartengono a questa ultima fase.
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AIAC_2899 - San Lorenzo – Santuario di Giunone Sospita - 2015
Nel luglio 2012 una brillante operazione di indagine del Gruppo di Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza ha portato al rinvenimento di un importante e consistente deposito votivo nel territorio al confine tra Genzano di Roma e Lanuvio, circa 30 km. a sud-est di Roma.
Il successivo, immediato intervento di scavo, reso possibile da un finanziamento del Comune di Lanuvio e dalla collaborazione dell’Università “Sapienza” di Roma, del Museo Civico di Lanuvio e della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha permesso il recupero di diverse centinaia di ex voto inquadrabili in un arco cronologico compreso tra il IV e il III-II sec.a.C.
L’area situata a sud e sud-est di Roma è caratterizzata dalla presenza diffusa di luogo di culto, che testimoniano una religiosità legata al territorio.
Sembra essere probabile l’eventuale, possibile rapporto tra questa stipe votiva e il vicino santuario di Iuno Sospita, divinità poliade di Lanuvium, situato sull’acropoli della città, in considerazione del fatto che alcuni recenti ritrovaventi archeologici farebbero propendere per identificare la stipe di Pantanacci come la famosa grotta del serpente sacro a Giunone Sospita menzionata da Properzio (IV 8, 3-14) e da Eliano (Nat. anim. 11, 16).
L’aspetto importante della stipe di Pantanacci è che costituisce uno dei rari esempi di deposito primario e non di rideposizione di oggetti di culto.
Particolarmente interessante il rapporto tra i materiali votivi (alcuni dei quali riferibili a patologie particolari, come quelle del cavo orale) e il luogo di deposizione: una grotta con un bacino d’acqua alimentato da una serie di cunicoli, in parte naturali in parte lavorati; tale situazione conferma quanto già rilevato in diversi depositi votivi, anche nella vicina pianura pontina, ovvero lo stretto rapporto tra cunicoli di drenaggio e “sacralità”.