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Clément Bellamy- Laboratoire LAHM, UMR 6566 CReAAH, Université Rennes 2

Season Team

  • AIAC_373 - Incoronata - 2014
    Nell’area a sud dei grandi pavimenti di VIII secolo (PV2) e di fine VIII-inizi VII (PV1) (fig. 1) è stato praticato un saggio per verificarne lo statuto in termini sia funzionali che cronologici. Come era logico aspettarsi, lo spazio sottostante è risultato uno spazio antropico. Una fossa (US 400) è stata realizzata esattamente al di sotto di esso e contenente frammenti ossei combusti e una parete di urna biconica decorata a triangoli iscritti, con ansa orizzontale (fig. 2). Questa importante testimonianza, datata tra la fine del IX e la prima metà dell’VIII secolo, consente di identificare l’esistenza di una più antica fase di occupazione della collina. Più a nord, è ripresa l’esplorazione dell’area adiacente l’edificio absidato, di cui è stato approfondito lo scavo anche dello spazio di deposizione della ceramica, al centro dell’abside. Nell’area che sviluppa a est dell’edificio, è proseguito lo scavo della fossa US 340 che si apre di fronte al suo ingresso, e dell’area ad essa adiacente (fig. 1). La fossa è apparsa riempita da uno strato di terra rossa molto dura, contenente pochissimi frammenti ceramici, tra cui un frammento di parete figurata del Protocorinzio di Transizione, in grado di datare questo riempimento obliterativo (esattamente come tutti gli altri finora scavati) tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C., al momento cioè dell’abbandono del sito. L’ampliamento dell’area di scavo intorno alla fossa ha consentito di intercettare una serie di piani realizzati con minuscoli ciottolini infissi direttamente nel terreno, che ne circondano il perimetro a nord e a sud (fig. 3). La tentazione di interpretare questo sistema come _bothros_ è certamente forte, in considerazione anche della coloritura ctonia delle pratiche rituali attestate all’interno dell’edificio absidato. L’altro dato fondamentale emerso quest’anno è la scoperta di una struttura in grandi blocchi di pietra, orientata in senso est-ovest, portata alla luce nell’area immediatamente a nord dell’edificio absidato (fig. 4). La struttura (US 381) presenta un perfetto allineamento dei blocchi sul lato nord, mentre appare incompleta sul lato sud, e si conserva attualmente su una larghezza di poco meno di 2 metri. I blocchi di pietra meglio conservati sono allettati, a piatto, direttamente su uno strato di terra, senza fossa di fondazione. Lungo il lato meridionale si trova un apprestamento in mattoni cotti inglobato al suo interno, costituito da 3 mattoni disposti a piatto, delimitati da altri, di spessore inferiore, fissati verticalmente a formare un bordo, a mo’ di canaletta (?). La struttura US 381 doveva con ogni probabilità presentare un’elevazione in mattoni, in quanto, a circa 2 metri di distanza verso sud, si sviluppa un grande crollo di grossi mattoni (US 412, fig. 4) che si dispone in senso longitudinale, perfettamente parallelo ad essa. In considerazione della presenza della grande struttura in blocchi di pietra che è emersa di recente lungo il limite occidentale dell’area di scavo (fig. 1, “structure ouest”), potrebbe rivelarsi non del tutto inverosimile l’ipotesi dell’esistenza di una grande struttura muraria (difensiva ?) che si svilupperebbe lungo il margine nord-occidentale della collina di Incoronata. Di essa resterebbero in _situ_ parti della fondazione, mentre dell’alzato in mattoni cotti sarebbe tetimonianza il crollo portato alla luce quest’anno (US 412) e le centinaia di frammenti di mattoni rigettati negli strati di obliterazione. Ma, occorre sottolinearlo, si tratta per ora di una pura ipotesi di lavoro.
  • AIAC_373 - Incoronata - 2015
    La campagna di scavo del mese di settembre 2015 ha consentito di approfondire alcune importanti problematiche sul piano cronologico, topografico e funzionale, aprendo nel contempo nuove e fondamentali prospettive di ricerca. Nell’area a sud dei grandi pavimenti di VIII secolo (PV2) e di fine VIII-inizi VII (PV1) (fig. 1), a ovest dello spazio rituale costituito dall’associazione grande pietra bianca (WS)/ciottoli/deposizione di ossa e ceramica geometrica enotria, è stato approfondito e ampliato lo scavo della struttura verosimilmente delimitata verso sud da un allineamento di pietre (fig. 2). Al suo interno sono stati ritrovati importanti concentrazioni di piccoli cubetti di argilla nerastra (US 86) - che potrebbero appartenere alle pareti in adobe - e notevoli resti di ceramica enotria di VIII sec. a.C., associata a grosse pareti e a orli di pithoi di grandi dimensioni. Tale edificio (allo stato attuale delle nostre conoscenze) sembrerebbe essere stato distrutto e dunque obliterato dall’impianto dello spazio rituale sopradescritto: un’operazione che ne confermerebbe il ruolo eminente, come suggerisce del resto la qualità e la quantità della ceramica in esso contenuta. Più a nord, è ripresa l’esplorazione delle strutture pertinenti allo spazio artigianale (fig. 1, “zone des fours”), sulle quali sono stati praticati prelevamenti per analisi archeomagnetiche. Sono stati intercettati più antichi livelli d’uso rispetto alle fasi di VII secolo e identificata almeno una nuova fornace. L’edificio absidato (fig. 1 e 3, BT1) è stato oggetto di approfondimenti microstratigrafici, che hanno consentito di portare a termine l’asportazione del materiale ceramico relativo alla deposizione rituale “mista” al centro dell’abside (confermando la quasi totale ricostruzione dei vasi greci ed enotri ad esso pertinenti, databili al VII sec.), deposizione il cui piano poggia direttamente sul terreno vergine. All’esterno, lungo il perimetro delle pietre che delimitavano l’alzato dell’edificio, sono stati intercettati alcuni dei buchi dei pali che ne sostenevano con ogni verosimiglianza il tetto (fig. 3): sicuri sono C e D; ancora da verificare A e B. Nell’area a est dell’edificio absidato è proseguito lo scavo della fossa grande fossa che si apre di fronte al suo ingresso, e dell’area ad essa adiacente (fig. 3). Esso ha consentito di confermare la sistemazione delle pareti della fossa e della superficie degli spazi adiacenti tramite veri e propri “tappeti” di minuscoli ciottolini, e la probabile realizzazione di più fosse, ri-scavate parzialmente l’una nell’altra in momenti diversi. A nord dell’edificio absidato è stato ampliato lo scavo della grande struttura muraria orientata perfettamente in senso est-ovest (fig. 1 e 3, US 381), che presenta grandi blocchi di pietra in fondazione, poggianti direttamente sulla terra argillosa. Verso est, dove essa appare meno ben conservata, sono stati portati alla luce piani di calpestio, nuove fosse e un’importante concentrazione di frammenti ceramici - elementi certamente capaci, con la prosecuzione dello scavo il prossimo anno, di apportare dati fondamentali sul terreno stratigrafico e cronologico. Verso ovest, la struttura muraria prosegue ulteriormente in modo regolare, secondo la stessa tecnica e lo stesso orientamento della porzione già portata alla luce lo scorso anno (fig. 3 e 4), mentre un’importante concentrazione di pietre e ciottoli nell’angolo nord del saggio sembra suggerire l’esistenza di una struttura diversamente orientata, ma forse ad essa afferente. Anche in quest’area prosegue, perfettamente parallelo alla struttura muraria in questione, l’imponente crollo dei grossi mattoni cotti (fig. 3 e 4), costituente con ogni probabilità l’elevato di questa monumentale costruzione, che è stata anch’essa (come tutte le altre evidenze dell’ultima fase di vita dell’Incoronata) metodicamente demolita al momento dell’abbandono del sito.
  • AIAC_373 - Incoronata - 2016
    La campagna di scavo del mese di settembre 2016 ha inteso proseguire l’esplorazione dell’area circostante l’edificio absidato, in cui sono stati ritrovati i resti di una pratica rituale ctonia realizzata con materiali greci e indigeni (fig. 1), allo scopo di approfondire le nostre conoscenze intorno alla stratigrafia e alla natura dei suoi diversi piani di frequentazione. Una serie di risultati di grande rilievo sono stati ottenuti grazie a un accurato e paziente lavoro di microstratigrafia, che ha consentito di identificare, al di sotto del grande strato di copertura che ha obliterato tutto questo settore della collina al momento dell’abbandono del sito tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C., una sequenza di piani di calpestio, associati a strutture la cui funzione non appare al momento ancora determinabile con chiarezza. Siamo tuttavia di fronte, per la prima volta nella storia degli scavi di questo sito, alla percezione definitiva dei caratteri e della natura dei diversi piani di frequentazione di quest’area, che si sono perfettamente conservati uno sull’altro nel corso del VII secolo, grazie giustamente alla grandiosa operazione finale di “obliteraterazione conservativa”, che ha ricoperto tutta l’area con terra, pietre e ciottoli, dopo aver sistematicamente demolito sino alle fondazioni ogni struttura esistente. Lo scavo, condotto su una superficie di circa 90m2, ha messo in luce, immediatamente al di sotto degli strati di obliterazione, i livelli di frequentazione cronologicamente più recenti. Verso est (intorno alla grande fossa che si apre davanti all’edificio absidato, US 406) questi appaiono caratterizzati da piani realizzati in piccoli ciottoli (fig. 1, US 440). Più a nord, dalla presenza di un’ampia concentrazione di ceramica, entro terra mobile recante notevoli inclusi carboniosi (fig. 1, US 437), le cui pareti appaiono notevolmente consunte e sovente annerite. Si tratta di ceramica indigena (monocroma, acroma, impasto), di importazione probabilmente dal Salento, e greca (coppe, pithoi). Potremmo essere di fronte a un generico scarico, oppure (più verosimilmente) a una deposizione post-rituale, in ragione del tipo di classi ceramiche attestate, del loro stato di conservazione e delle caratteristiche della terra entro cui si trovavano. A ovest di questo insieme sono stati portati alla luce allineamenti di pietre che sembrano sistemarsi in modo ortogonale e poggiare (?) su una possibile preparazione in ciottoli fluviali, forse usata come drenaggio. Poco distante, a pochissima distanza dalla parete settentrionale dell’edificio absidato, un piccolo saggio in profondità ha permesso di identificare la presenza di tre fosse dal profilo circolare, scavate progressivamente una nell’altra, e riempite di terra marrone scuro, ricca di resti carboniosi e di frammenti ceramici greci e indigeni (fig. 2). Le caratteristiche specifiche dei materiali e la modalità della loro deposizione al momento della chiusura delle fosse sembrano rimandare a una scelta intenzionale: pareti consistenti di ceramica locale greca dipinta, un piatto a bande rosse, ceramica enotria bicroma, due fusaiole, una punta di lancia in ferro, frammenti di probabli pareti di forno, sono stati deposti, a piatto, sulla superfice superiore del riempimento della fossa più grande (US 495); frammenti di ceramica esclusivamente enotria, a tenda, sono stati deposti a piatto sul fondo della seconda fossa (US 514, fig. 3); nella terza (US 515), la più profonda delle tre, è stato trovato solo l’orlo di un’olletta enotria monocroma. Lo scavo - parziale - di questo complesso non consente per ora una valutazione precisa degli aspetti funzionali e dei significati relativi alle azioni di riempimento delle tre fosse. Tuttavia, le modalità delle differenti deposizioni del materiale ceramico, la scelta delle forme di quest’ultimo, i marcati resti di elementi carboniosi, e soprattutto l’operazione progressiva di realizzare una fossa dentro l’altra, costituiscono importanti argomenti capaci di rimandare a un possibile contesto di tipo rituale. L’altro dato di notevole interesse, relativo a tutta quest’ultima fase di occupazione dell’area, viene dalla conferma (se ancora ce ne fosse bisogno) della compresenza di “marcatori culturali” greci e indigeni lungo tutto il VII secolo a.C., sino al momento dell’abbandono del sito. Intorno al perimetro della grande fossa antistante l’edificio absidato (US 406), sono emersi, verso est, la parte superiore di una fossa (US 441) riempita da terra rossastra e, verso nord, un nuovo piano di frequentazione, sottostante il piano di ciottoli US 440, che si caratterizza per la presenza di elementi argillosi arrossati dal fuoco, forti concentrazioni di argilla annerita, alcune pietre di piccole dimensioni. L’estensione ancora limitata del saggio non consente per ora un’interpretazione precisa di questi dati, i quali suggeriscono in ogni caso la presenza di uno spazio che ha subíto certamente l’azione del fuoco. Infine, nel settore nord-occidentale dello scavo, a ovest dell’area in cui era stato portato alla luce un imponente allineamento di grossi blocchi di pietra in senso est-ovest, è stato asportato il possente strato di copertura realizzato al momento dell’obliterazione finale per sigillare, e dunque proteggere, tutto questo settore della collina. Al di sotto, è emersa una spettacolare concentrazione di materiale da costruzione intenzionalmente ridotto in frantumi (pietre, scaglie, ciottoli, mattoni) a formare un ampio blocco, estremamente compatto e allettato orizzontalmente, dal profilo quadrangolare (US 428). Misurante m 2,50 x 1,60, appare perfettamente delimitato in senso ortogonale sul lato Nord (fig. 4). Posta a fianco di una nuova struttura di pietre di dimensioni molto grandi, misurante m 1,50 x 0,75, di forma amigdaloide (US 466, che sarà oggetto di scavo l’anno prossimo), tale sistemazione poggiava direttamente su un ulteriore strato di semplice terra. Il profilo netto dei suoi limiti ne suggerisce in ogni caso la pertinenza a un probabile complesso di elementi - in positivo come in negativo (porzioni di strutture in terra cruda ?) – che solo il futuro ampliamento dello scavo permetterà di comprendere.