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Giulia Fioratto- Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali

Season Team

  • AIAC_3654 - Nora. Quartiere orientale - 2014
    Le indagini condotte dall’Università di Padova nel corso della campagna di scavi 2014 nel settore orientale dell’abitato di Nora (saggio PO) si sono concentrate nell’area oltre il limite est del foro e, in particolare, alle spalle della cosiddetta “Casa Sarda”, presso un edificio non interessato dagli scavi del secolo scorso. Dopo un primo sondaggio esplorativo nel biennio 2007-2008 e una serie di prospezioni geofisiche condotte nel 2009 dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Napoli “Federico II”, quest’anno è stato dato nuovo avvio alle indagini stratigrafiche, conseguendo una migliore conoscenza dello sviluppo planimetrico dell’edificio, senza però poterne ancora stabilire la funzione. Allo stato attuale delle indagini, le ricerche nel saggio PO hanno permesso di definire l’esistenza di almeno sette ambienti contigui che a una prima analisi sembrerebbero appartenere a un unico complesso edilizio, per quanto il riconoscimento delle strutture perimetrali appaia ancora incerto. Sicura è comunque la sua originaria prosecuzione verso nord, oltre i limiti imposti dall’erosione marina e dallo sbancamento artificiale effettuato in corrispondenza della “Casa Sarda”, dove si scorge tra l'altro in parete la presenza di una scala di raccordo tra livelli di calpestio diversi. Le strutture murarie, seppur rasate a una quota omogenea, si presentano interrate in buono stato di conservazione per un alzato di circa 1 m. A un primo ambiente (I), gravemente compromesso, sito all’angolo nord-occidentale del complesso, si allinea a sud un secondo vano (II; 5,25 x 5,08 m), caratterizzato da una pavimentazione in cementizio e da pareti rivestite da intonaci. Numerosi e raffinati frammenti di intonaci dipinti contenuti nei livelli di interro del vano II potrebbero trovarsi in stato di crollo, a meno che non si tratti di riporti in giacitura secondaria. Una grande fossa di spoliazione post-antica ha intercettato il perimetrale meridionale dell’ambiente, verosimilmente per asportare la soglia che doveva dare adito a un più ampio vano quadrangolare confinante sul lato sud (III; 7,14 x 6,75 m), del quale pure si conserva la porzione inferiore delle murature intonacate; anche in questo caso è stato identificato il pavimento in cementizio, in quota con quello del vano precedente. Immediatamente a est dell’ambiente II si trova un corridoio (IV; 2,3 x 5,2 m), al centro del quale è stato individuato un pozzo/cisterna costituito da un’imboccatura di forma quadrangolare con lati di circa 42 cm, la quale dà accesso a una canna che scende in profondità per circa 1 m per aprirsi poi in una camera ancora oggi parzialmente riempita d’acqua. La struttura idraulica presenta una pianta pressoché circolare (diam. ca. 1,5 m; prof. ca. 3,3 m) e conserva eccezionalmente integra la copertura a doppio spiovente. Un’ulteriore struttura idraulica, verosimilmente una cisterna del tipo “a bagnarola”, è stata identificata in un ambiente a est del corridoio IV (V; 3,4 x 4,6 m). Si tratta di uno spazio allungato, a sua volta in comunicazione con il vano VI (3,4 x 7,3 m), caratterizzato da una larga apertura rivolta verso sud. L'ultimo ambiente (VII), non ancora indagato, sembra presentare una pianta allungata con orientamento nord-sud, conforme a quella dell’intero complesso edilizio.
  • AIAC_3756 - Aquileia, teatro romano - 2016
    Nella campagna di scavo del 2016 l’ipotesi di Luisa Bertacchi relativa all’ubicazione del teatro romano di Aquileia in corrispondenza dell’area demaniale dei fondi ex Comelli-Moro ha trovato ulteriori conferme. Le ricerche sul campo, sia di tipo geofisico sia di tipo archeologico, hanno infatti permesso di definire la presenza di un edificio monumentale di età romana (non ancora datato per via stratigrafica), caratterizzato da una successione regolare di lunghi e poderosi muri radiali, disposti con ritmo alternato su due file concentriche suddivise da un muro curvilineo intermedio. Considerate le particolari caratteristiche planimetriche e dimensionali delle strutture radiali, queste sembrano essere attribuibili con buona probabilità alle opere sostruttive della cavea teatrale. Le indagini stratigrafiche si sono concentrate in quattro saggi di scavo: due in continuità con quelli aperti nella campagna di scavo del 2015 (saggi 1 e 2), due di nuova apertura (saggi 3 e 4). Le strutture relative all’edificio sono state individuate all’interno dei saggi 2, 3 e 4. In particolare nei saggi 3 e 4 sono stati rinvenuti due blocchi basali dei pilastri terminali dei rispettivi muri radiali, la cui posizione consente di precisare l’assetto del perimetro della cavea. Nei saggi 1 e 4 è stata messa in luce anche una serie di battuti pavimentali, tra loro sovrapposti, pertinenti allo spazio esterno all’edificio, che a sua volta appare delimitato da una recinzione che ne assecondava l’andamento curvilineo. Oltre alle suddette testimonianze strutturali di età romana, conservate soltanto in parte perché intaccate da estesi interventi di asportazione del materiale edilizio, si segnala l’esistenza di interessanti sequenze stratigrafiche riferibili all’utilizzo dell’edificio per lo scarico di scorie metalliche e di frammenti di materiale lapideo e marmoreo avvenuto in forma massiccia in età tardoantica o altomedievale. Ulteriori livelli di accrescimento testimoniano la successiva frequentazione dell’area in epoca post antica. Piuttosto recenti appaiono infine gli episodi di spoliazione.
  • AIAC_3756 - Aquileia, teatro romano - 2017
    La campagna di scavo del 2017 ha permesso di ricavare nuovi dati relativi alle caratteristiche planimetriche e sostruttive della cavea del teatro romano aquileiese, individuato a partire dal 2015 nell’area archeologica demaniale dei fondi ex Comelli-Moro, recentemente conferita alla Fondazione Aquileia. In base alle recenti indagini, l’ampiezza ricostruibile della cavea del teatro risulta aggirarsi sui 95 m. Rispetto a quanto precedentemente ipotizzato da Luisa Bertacchi, la collocazione dell’edificio appare traslata di circa 25 m verso sud-est. Anche le indagini stratigrafiche di quest’anno si sono svolte in settori di scavo topograficamente distinti. Nel settore settentrionale (saggio 3) è stato messo in luce il tratto iniziale del muro curvilineo che suddivide le strutture radiali della serie esterna da quelle di una seconda serie più interna, corrispondenti con buona probabilità alle sostruzioni della summa e della media cavea. Tale struttura intermedia prende avvio dal poderoso muro radiale già in parte scavato dalla Bertacchi nel secolo scorso, che procede senza soluzione di continuità tra i due settori. Una serie di aperture presenti nel muro curvilineo consentono l’accesso agli spazi sostruttivi interni. In direzione opposta, verso l’esterno i muri radiali si appoggiano a potenti pilastri composti da blocchi lapidei: nel complesso ne sono stati indagati quattro (due in questo saggio, uno nel saggio 4, uno nel nuovo saggio 5). Non documentata è invece la presenza di un’eventuale galleria periferica di distribuzione alle spalle della facciata della cavea. Nel settore centrale (saggio 2), grazie all’ampliamento dell’area di scavo verso l’interno dell’edificio, è stata indagata la grande struttura piena destinata a sostenere l’ima cavea, costituita da una serie di gettate sovrapposte di scapoli lapidei legati da malta di calce. Il notevole spessore di questa struttura basale è stato verificato mediante un carotaggio diagnostico. Al suo limite orientale essa conserva il profilo ben distinguibile di quattro gradoni, originariamente funzionali all’alloggiamento delle prime file di sedili della cavea, poi asportati. Alla base di questi gradoni si sviluppa un piano in lastre lapidee delimitato internamente da una cunetta curvilinea, oltre la quale doveva svilupparsi l’orchestra (non ancora scavata). Come già evidenziato nelle precedenti campagne di scavo, numerose sono le tracce relative a un utilizzo secondario degli spazi sostruttivi della cavea anche dopo l’età antica. Piuttosto recenti appaiono invece gli episodi di spoliazione delle strutture murarie. Lo scavo ha riguardato infine anche il settore esterno all’edificio (saggio 4), dove è stata indagata una vasta area scoperta alla quale appartengono alcuni battuti pavimentali tra loro sovrapposti, a causa di successivi rifacimenti, recanti tracce del passaggio di carri e di altre attività.

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