Name
Italo M. Muntoni
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

Season Director

  • AIAC_2845 - Tertiveri - 2015
    Nel mese di settembre 2015 la cattedra di Storia medievale dell’Università di Treviri, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Puglia, ha eseguito nuovi scavi in regime di concessione ministeriale nell’area della sede vescovile di Tertiveri. Durante le campagne di scavo dal 2011 al 2013 sono state esaminate le tombe della cattedrale, un muro di fortificazione basso-medievale e una fucina di un fabbro del ’500 ad esso addossato. Nel 2015, mediante un saggio di scavo, è stato documentato l’ulteriore sviluppo del muro di fortificazione basso-medievale già indagato più volte negli ultimi anni. È stato aperto un secondo saggio nell’area di un’altra chiesa ubicata nella parte orientale dell’insediamento, la cui posizione era stata rilevata nel 2009 tramite rilevamento georadar. È stata rinvenuta l’abside orientale della chiesa, il cui muro ha uno spessore di 1,35 m (fig. 1) e delle cui fondamenta sono stati ritrovati ancora quattro filari in pietra in posto. A est di quest’ultima si trovano due tombe in muratura, posizionate direttamente all’esterno dell’abside in direzione nord-sud. Verso nord a 2 m di distanza è stata rinvenuta una doppia tomba in muratura, costruita a forma di trapezio e orientata in direzione ovest-est, contenente sepolture collettive, delle quali sono state documentate e recuperate rispettivamente quelle superiori (fig. 2). In direzione nord-est si trova un’ulteriore sepoltura tagliata direttamente nel substrato e rivolta in direzione ovest-est. Sul limite orientale del saggio, infine, è stato parzialmente indagato un ossario realizzato in muratura che, al di sotto di detriti di tegole e mattoni, ha evidenziato uno strato di riempimento di circa 35 cm di soli resti antropologici umani, presumibilmente provenienti da precedenti sepolture dell’area cimiteriale annessa alla chiesa.

Season Team

  • AIAC_2048 - Salinelle - 2008
    Nell’ambito dei lavori di realizzazione dell’Acquedotto del Locone che, durante l’estate del 2008, sono stati condotti nel comune di Canosa di Puglia, è stata individuata e scavata una tomba a grotticella di epoca eneolitica con 6 deposizioni umane. L’area si trova nella valle dell’Ofanto, da cui dista, in linea d’aria, circa 500 m, e ricade all’interno di una coltivazione di alberi di palma a pochi chilometri dal centro abitato, in una zona pianeggiante, a 65 metri sul livello del mare. Purtroppo i lavori per l’impianto del palmeto e per la posa della condotta idrica hanno asportato la porzione superiore e la parte centrale della struttura. La tomba è orientata in direzione NNO-SSE, ed è costituita da due celle sub-ellittiche ed un “pozzetto di accesso” di morfologia sub-circolare (delle dimensioni ricostruite di m 0,80 N-S; m 1,10 E-W) posto tra le due celle, delimitato da due lastroni in pietra calcarea con la probabile funzione di chiusura degli ambienti. Nella cella 1 (m 2,50 N-S; m 2 E-W) sono deposti due individui adulti, uno di sesso femminile ed uno di sesso maschile, in posizione, rispettivamente, supina-rattratta e rannicchiata. Dalla leggera sovrapposizione delle ossa notata in fase di scavo sembra possibile ipotizzare che il soggetto maschile sia stato deposto prima della donna. In prossimità delle ginocchia dell’uomo è stato rinvenuto un “pugnale” in selce (tipo Gaudo) a lavorazione monofacciale. Nella cella 2 (m 2 E-W; m 1,70 N-S – misura ricostruita) sono deposti quattro individui, di cui tre adulti rannicchiati ed un bambino con le ossa non in connessione: i dati antropologici sembrano indicare che le deposizioni non sono avvenute contestualmente ma che ci sia stato uno spostamento intenzionale del corpo del bambino per fare spazio ad un’inumazione successiva. Si riconosce con certezza il sesso femminile di uno degli adulti, a cui è associato un “pugnale”, della stessa tipologia dello strumento rinvenuto nella cella 1, ma di dimensioni inferiori, e una punta di freccia, entrambi in selce. Il rituale di inumazione prevedeva un corredo funerario costituito, oltre che dagli strumenti in selce associati ad individui specifici, da vari contenitori ceramici (almeno tre parzialmente ricostruibili per più della metà) rinvenuti nell’area del “pozzetto d’accesso”. E’ interessante notare che strumenti generalmente attribuiti al sesso maschile, come le punte di freccia e i “pugnali”, in questo caso sono associati ad entrambi i sessi e che, come evidenzia l’analisi preliminare delle tracce d’uso, sono stati utilizzati per la lavorazione di materiale vegetale. Si nota inoltre, una differenza nell’uso dello spazio tra le inumazioni all’interno della cella 1, deposte in uno spazio più ampio, e quelle della cella 2, molto vicine l’una all’altra, tra cui si riconoscono tracce di deposizioni non contestuali. Anche se la tomba di via Salinelle è un’evidenza isolata, rappresenta l’opportunità di effettuare alcune considerazioni su un contesto funerario eneolitico al momento ancora poco conosciuto nell’ambito dell’archeologia pugliese, riferibile alla cultura del Gaudo, come evidenziano la tipologia della tomba e del materiale di corredo. Non è da escludere, inoltre, che l’area sia stata interessata da altre evidenze funerarie, come attesta il rinvenimento, a poca distanza, di frammenti ceramici relativi alla stessa facies eneolitica e fauna, non associabili ad una particolare struttura, ma che permette di ipotizzare che la frequentazione dell’area non si sia limitata alla tomba rilevata.
  • AIAC_2049 - Palata (Saggio 1 e Saggio 2) - 2008
    Durante l'estate del 2008, nel corso dei lavori di realizzazione dell'Acquedotto del Locone, a pochi chilometri dal centro abitato di Canosa di Puglia, in località Palata, sono state messe in luce le tracce di due villaggi trincerati neolitici. Ci troviamo nella valle dell’Ofanto, a 500 m dall’attuale corso del fiume, in un’area pianeggiante, leggermente rilevata (74 m sul livello del mare), coltivata a vigneto, uliveto e frutteto. Lo scavo di due saggi, a 250 m di distanza l’uno dall’altro, ha messo in evidenza una stratificazione archeologica che attesta la frequentazione di quest’area dal Neolitico antico all’Eneolitico. Nel Saggio 1 la frequentazione più antica, impostata sulla bancata calcarenitica, è costituita dalla porzione di un fossato a sezione conica, cui si collega una struttura sub-circolare con pareti dal profilo concavo – aggettante che può essere interpretata come fondo di capanna o area funzionale destinata ad attività connesse al fossato. Il fossato è interessato da varie fasi di riempimento, la più antica delle quali è caratterizzata da sottili livelli sabbiosi con abbondanti frammenti ceramici (impresse evolute), industria litica, fauna, carboni. La morfologia concava e le caratteristiche del riempimento rimandano ad un’origine naturale dello strato che potrebbe essersi depositato durante il periodo d’uso della struttura. I livelli superiori hanno un differente carattere in quanto costituiti da un sedimento piuttosto omogeneo associato a pietre e massi di varie dimensioni che sembrano intenzionalmente sistemati allo scopo di obliterare la struttura in un momento in cui l’area aveva evidentemente cambiato funzione. Che l’area sia stata successivamente frequentata è testimoniato dalle strutture realizzate nei livelli di obliterazione, tra cui due pozzetti, un altro probabile fondo di capanna e la fossa di sepoltura di un individuo adulto di sesso femminile. Il materiale archeologico non è molto abbondante, ma la ceramica (elementi dipinti in bianco e rosso) presente nel “fondo di capanna” suggerisce un orizzonte più vicino al Neolitico Medio. Il Saggio 2 si presentava fortemente compromesso dai lavori precedentemente svolti nell’area che hanno asportato gli strati antropici superficiali e parte delle strutture, costituite dalla porzione di un fossato/compound che sembrerebbe svilupparsi verso S e parte di una struttura sub-circolare, anch’essa, come nel saggio 1, legata al fossato. I livelli di riempimento delle strutture sono interessati da livelli carbonatici (duricrust) che, formatisi in periodi più aridi, evidenziano discontinuità preesistenti (tagli verticali e superfici orizzontali) interpretabili come fosse, strutture e probabili piani di calpestio. La sequenza degli strati neolitici è sigillata dalla sepoltura in fossa di un individuo adulto di sesso maschile, rannicchiato sul fianco sinistro e privo di corredo. Particolarmente significativo è, infine, il rinvenimento di una fossa circolare del diametro di 80 cm ca., tagliata negli strati di riempimento del fossato. La struttura è costituita da una sistemazione a secco di pietre medio-piccole che coprono un accumulo di fauna e ceramica eneolitica. La tipologia della struttura e le tracce di esposizione al calore riconoscibili sulle pietre, fanno pensare ad una probabile fossa di combustione. I due saggi, benché di limitata estensione, indicano che l’area è stata oggetto di una frequentazione estesa e continua nel tempo. Le due aree indagate, a poca distanza l’una dall’altra, presentano infatti modalità di frequentazione simili durante il Neolitico, con una prima fase d’uso del fossato associabile a tracce di attività abitativa, e una successiva destinazione funeraria al riempimento dei fossati. Nel caso del Saggio 2, inoltre, la frequentazione si è protratta fino all’Eneolitico.
  • AIAC_2464 - Montecorvino - 2016
    Dal 20 giugno al 30 luglio 2015 si è svolta l’undicesima campagna di ricerca archeologica a Montecorvino (comune di Volturino-FG). Questo intervento costituisce la nona stagione di scavo su questo insediamento abbandonato dei Monti Dauni, dopo le prime due dedicate ad operazioni preventive e di diagnostica archeologica. In tale stagione si è proseguita l’esplorazione della residenza vescovile, addossata alla cattedrale (saggio I) e nel settore settentrionale dell’area castrense (saggi III-IV). Per ragioni logistiche, non è stato possibile proseguire la ricerca nell’abitato. _Area della cattedrale. Saggio I_ Le ricerche svolte nel 2016 nell’area dell’episcopio hanno portato avanti la strategia del 2015, finalizzata all’approfondimento della stratigrafia all’interno del corridoio 28, di collegamento fra chiesa ed episcopio stesso, al di sotto dei piani connessi alla costruzione e alla frequentazione del complesso vescovile. A quote più basse rispetto a tali livelli fondativi, in effetti, si è ritrovato un piano d’uso tagliato da quattro fosse funerarie, testimonianza di una più ampia area cimiteriale all’esterno sud della cattedrale. Due tombe, frutto della suddivisione di un’originaria unica fossa, presentano una struttura a “triplice risega” che permetteva l’appoggio delle lastre di differenti livelli di copertura. I resti ossei rinvenuti, privi di connessione, si riferiscono a un alto numero di individui. Un’altra tomba presentava una struttura ad ossario, con tre lastre infisse nelle pareti per l’appoggio delle deposizioni. Una maggiore estensione della necropoli è dimostrata dall’affioramento di sepolture anche al disotto dei livelli d’uso e costruttivi del contiguo amb. 38. Quest’ultimo spazio rappresenta un ampliamento occidentale del complesso episcopale; l’ambiente subì poi danneggiamenti che costrinsero ad un puntellamento con pali lignei. In questa fase ad ovest dell’ambiente 38 fu edificato un ulteriore ambiente, indagato ad ora parzialmente. Esso risulta separato dal vano 38 medesimo da uno stretto corridoio al quale si accedeva mediante una soglia a gradini, rialzata rispetto al piano di circolazione esterno, con un concio squadrato di riutilizzo. _Area del castrum_ _Settore Est. Saggio III_ In questo settore della zona signorile è proseguita la ricerca finalizzata a ricomporre il sistema di fossato, terrapieno e cinta muraria della rocca, già individuato negli anni scorsi. nel 2014 era stato individuato un fronte murario alla base del poggio castrale, che si concludeva con una testata, la quale pare contrassegnare un varco d’accesso al _castrum_. Sulla linea di questo setto, nel saggio 2016, non è stata trovata traccia di strutture; l’ingresso poteva dunque verosimilmente conformarsi in un sistema a barriere “sfalsate, o a “chicane”. E’ stato invece recuperato un segmento che pare ricollegabile alla cortina edificata controterra che corre a Est al suddetto muro, verso l’abitato, già in parte scavata negli ultimi anni; si ricostruisce dunque un lungo sviluppo murario, di andamento curvilineo che fungeva da opera di contenimento-terrazzamento-sostegno della fascia antistante l’ingresso bassomedievale alla zona signorile e alla rocca castrense, probabilmente in una fase, di fine XIII-XIV secolo, di parziale riempimento del fossato che divideva il _castrum_ dai quartieri urbani. _Settore Nord-Ovest. Saggio IV_ In questo settore del _castrum_, connotato dai resti di una torre “a puntone” è stato messo in luce un ulteriore tratto dello spesso setto murario che corre parallelo al lato occidentale del bastione; l’ampliamento e l’approfondimento dello scavo portano ora ad ipotizzare, seppure con necessità di verifiche, una sua preesistenza rispetto alla stessa torre ed una sua possibile, presumibile collocazione cronologica fra età bizantina e normanna. Lo scavo ha inoltre portato in evidenza unità murarie riferibili alla sistemazione dell’area in rapporto all’erezione del suddetto bastione; l’indagine ha poi ulteriormente esposto il fronte nordorientale della cinta muraria delle rocca in epoca angioina, leggibile su 12 m. Sulla stessa cinta furono poi attestati i muri perimetrali di alcuni ambienti: al già individuato amb. 34, si giustappongono, verso Est, altri spazi recintati: l’amb. 40 e forse un secondo che lo scavo ha solo prefigurato.

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