AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2004Sono riprese le indagini (saggio 3), avviate nel 1997 nel cosiddetto fondo Azzollini, il pianoro che lambisce il pulo lungo il fianco meridionale, ampliandola fino ad un'estensione complessiva di 156 mq.
L'area è stata acquisita dal Comune di Molfetta e le ricerche della Soprintendenza rientrano nelle attività di valorizzazione del sito, aperto al pubblico in un percorso unico tra dolina e pianori soprastanti.
Viene confermata l'antichità del contesto a ceramica impressa, attestata nei livelli a nord del grande muro, ora datato in cronologia non calibrata C14 al 7134 + 60 BP (Datazione del CEDAD dell'Università di Lecce). Si è proseguita l'esplorazione della sequenza più antica del sito, addossata al muro, isolando una fascia di suoli grigio-bruni, nonostante l'impatto delle arature, ancora in buono stato di conservazione, di circa 2 m di larghezza, ricca di materiali ceramici e frammenti di intonaco.
Al di sotto, è stato indagato un livello, contenuto in un'escavazione artificiale nello strato sottostante sterile dal contorno irregolare, con asse maggiore di m 7 circa, caratterizzato dalla presenza di due piccole strutture in concotto, per quota, posizione e struttura analoghe al "focolare" individuato con le precedenti campagne a contatto con la bancata sterile. Abbondante la presenza di ceramica impressa nei due livelli, che conferma la possibilità di delineare all'interno dello strato neolitico una scansione di diversi momenti di utilizzo dell'area.
A Nord del muro è proseguita l'indagine delle unità stratigrafiche caratterizzate da addensamenti di pietrisco in un sedimento grigio-giallastro, apparentemente a matrice argillosa, con ceramica depurata e dipinta (fasce rosse e tricromia), inquadrabile in una fase di defunzionalizzazione del muro stesso nel Neolitico Medio. Su un piano si individua, inoltre, una chiazza (diametro ca. 70 cm), di colore grigio con carboni, poggiante su una base discontinua di argilla concotta, impronta residua di un focolare subcircolare. (Francesca Radina)
AIAC_886 - Lucone - 2005The Lucone di Polpenazze is one of the best preserved basins of lacustral origin which are scattered across the amphitheatre of glacial morain around Garda. Research has identified five areas (A, B, C, D, E) which probable correspond to palafitte settlements. Of these Lucone A and D were excavated, whilst the others are known through surveys and occasional finds.
The Lucone basin, following a late Neolithic phase represented by Lucone C, was occupied continuously throughout the early Bronze Age and in some zones during the beginning of the middle Bronze Age. In the late middle Bronze Age there was a notable reduction in the size of inhabited areas (part of Lucone A). In the late Bronze Age the basin seems to be abandoned, whilst in the late middle Bronze Age several settlements appear on the surrounding morainic hills. In an advanced phase of the late Bronze Age a plateau developed facing the nearby inframorainic basin of Bottenago, the town of Castilì – Monte Guarda di Castrezzone (BS).
The need to check the excavation undertaken in 1986, which was the object of large scale clandestine digging, led to a new excavation in 2005 (area Lucone D).
Once the excavation was re-opened, the wooden structures previously identified and still in situ were digitally recorded and then partially re-sampled. An attempt was also made to recover some of the wooden structures, including a probable roof beam.
Two trenches (1 x 1m) were dug starting from the old excavation area. The stratigraphic sequence was, beginning from the agricultural soil: a layer of whitish silt with abundant inclusions of molluscs, a silty layer rich in ashes and charcoal, a structure in burnt clay, a dark brown/black silty layer. In the trench to the south below the whitish layer was: a brown silty layer, a large deposit of stones and baked clay, a layer of burning, a layer of peat (first settlement phase). It is above this layer that most of the horizontal partly burnt wooden remains, also identified in the north trench, are present. (Raffaella Poggiani Keller, Marco Baioni)