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Maria Ella Cioce

Season Team

  • AIAC_2284 - Convento di S. Teresa Dei Maschi - 2009
    In occasione del completamento dei lavori di restauro dell’ex-convento tardo seicentesco di S. Teresa dei Maschi, (attuale sede della Biblioteca provinciale De Gemmis) nel centro storico di Bari, nel 1998 si è svolto un intervento archeologico all’interno del chiostro e sui lati N ed E dell’annesso portico. In tale area era già stata raggiunta una notevole profondità (m - 3,50 dal piano di calpestio) a seguito di uno sterro degli anni ‘70-’80 del secolo scorso, quando fu effettuato il primo intervento di restauro del complesso monumentale. Durante il più recente interevento di scavo è stato possibile mettere in luce parte di un’estesa area insediativa a carattere religioso-funerario utilizzata a partire dalla fase tardo Antica fino al basso Medioevo. Fra le evidenze archeologiche più importanti individuate dallo scavo sono due chiese sovrapposte di cui quella più antica si configura come un piccolo edificio di culto mononave e ad un’unica abside, conservatosi a livello delle fondazioni. Sulla base dei rapporti stratigrafici tale edificio può essere inserito entro un arco temporale compreso fra la fine del VII/VIII e gli inizi del IX secolo. Alla fase bizantina si può invece far risalire l’edificazione della chiesa soprastante di cui restano in sito solo due delle presumibili tre absidi e il muro perimetrale nord caratterizzato da coppia di lesene e con accesso tompagnato; a tale edificio dovrebbero inoltre appartenere i numerosi frammenti di affresco stilisticamente datati dagli esperti al X secolo, ritrovati negli strati di abbandono della probabile navata centrale, alcuni dei quali presentavano resti ben visibili dell’originaria decorazione figurata (panneggi di abiti, volti maschili, fondi di scene e parti di cornici). Una fitta area cimiteriale costituita da sedici tombe caratterizza il complesso archeologico. Si tratta di tombe del tipo a fossa antropoide, foderate internamente da materiale litico, dislocate con orientamento canonico O-E all’interno e all’esterno del piccolo edificio religioso mononave, su più livelli, da leggersi pertanto come polo di aggregazione. Lo scarto cronologico delle tombe più antiche rispetto a quelle più recenti non è chiaramente precisabile per l’assoluta mancanza di elementi di corredo e per le analogie strutturali riscontrate nelle tipologie tombali disposte su livelli diversi. In una fase insediativa intermedia tra le due chiese (alto Medioevo), si colloca una poderosa struttura muraria, conservata in due tronconi, già parzialmente messa in luce durante lo sterro del 1988. La notevole struttura, di direzione N-S, è realizzata con l’uso di grandi blocchi calcarei poligonali legati con malta sabbiosa; presenta uno spessore di 1,50 m ed è stata evidenziata per una lunghezza ricostruibile di 12 m, con elevato conservato di ca. 1 metro. Secondo un’ipotesi suggestiva, ma da verificare in modo più puntuale anche alla luce di nuove e interessanti proposte di lettura dell’assetto urbano del settore sud-orientale di Bari, l’imponente struttura potrebbe essere interpretata come un tratto della cinta muraria urbica di età bizantina. Limitate tracce della fase insediativa più antica della sequenza riscontrata a S. Teresa sono state individuate in un saggio di approfondimento, estremamente circoscritto per ragioni di sicurezza e per l’affioramento della falda acquifera, effettuato al disotto del livello più antico di tombe interne all’edificio di culto mononave. Alla frequentazione tardoantica si riferisce un significativo nucleo di frammenti di anfore e di sigillata chiara associati ad esemplari di ceramica dipinta a bande rosse larghe e chiare. Per quanto attiene la fase finale di occupazione del sito, chiari segni di rimaneggiamenti strutturali sulla chiesa di età bizantina invece testimoniano il suo prolungato utilizzo da collocare almeno fino al basso Medioevo.
  • AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2004
    Sono riprese le indagini (saggio 3), avviate nel 1997 nel cosiddetto fondo Azzollini, il pianoro che lambisce il pulo lungo il fianco meridionale, ampliandola fino ad un'estensione complessiva di 156 mq. L'area è stata acquisita dal Comune di Molfetta e le ricerche della Soprintendenza rientrano nelle attività di valorizzazione del sito, aperto al pubblico in un percorso unico tra dolina e pianori soprastanti. Viene confermata l'antichità del contesto a ceramica impressa, attestata nei livelli a nord del grande muro, ora datato in cronologia non calibrata C14 al 7134 + 60 BP (Datazione del CEDAD dell'Università di Lecce). Si è proseguita l'esplorazione della sequenza più antica del sito, addossata al muro, isolando una fascia di suoli grigio-bruni, nonostante l'impatto delle arature, ancora in buono stato di conservazione, di circa 2 m di larghezza, ricca di materiali ceramici e frammenti di intonaco. Al di sotto, è stato indagato un livello, contenuto in un'escavazione artificiale nello strato sottostante sterile dal contorno irregolare, con asse maggiore di m 7 circa, caratterizzato dalla presenza di due piccole strutture in concotto, per quota, posizione e struttura analoghe al "focolare" individuato con le precedenti campagne a contatto con la bancata sterile. Abbondante la presenza di ceramica impressa nei due livelli, che conferma la possibilità di delineare all'interno dello strato neolitico una scansione di diversi momenti di utilizzo dell'area. A Nord del muro è proseguita l'indagine delle unità stratigrafiche caratterizzate da addensamenti di pietrisco in un sedimento grigio-giallastro, apparentemente a matrice argillosa, con ceramica depurata e dipinta (fasce rosse e tricromia), inquadrabile in una fase di defunzionalizzazione del muro stesso nel Neolitico Medio. Su un piano si individua, inoltre, una chiazza (diametro ca. 70 cm), di colore grigio con carboni, poggiante su una base discontinua di argilla concotta, impronta residua di un focolare subcircolare. (Francesca Radina)

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