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Francesco Sanseverino

Season Team

  • AIAC_2048 - Salinelle - 2008
    Nell’ambito dei lavori di realizzazione dell’Acquedotto del Locone che, durante l’estate del 2008, sono stati condotti nel comune di Canosa di Puglia, è stata individuata e scavata una tomba a grotticella di epoca eneolitica con 6 deposizioni umane. L’area si trova nella valle dell’Ofanto, da cui dista, in linea d’aria, circa 500 m, e ricade all’interno di una coltivazione di alberi di palma a pochi chilometri dal centro abitato, in una zona pianeggiante, a 65 metri sul livello del mare. Purtroppo i lavori per l’impianto del palmeto e per la posa della condotta idrica hanno asportato la porzione superiore e la parte centrale della struttura. La tomba è orientata in direzione NNO-SSE, ed è costituita da due celle sub-ellittiche ed un “pozzetto di accesso” di morfologia sub-circolare (delle dimensioni ricostruite di m 0,80 N-S; m 1,10 E-W) posto tra le due celle, delimitato da due lastroni in pietra calcarea con la probabile funzione di chiusura degli ambienti. Nella cella 1 (m 2,50 N-S; m 2 E-W) sono deposti due individui adulti, uno di sesso femminile ed uno di sesso maschile, in posizione, rispettivamente, supina-rattratta e rannicchiata. Dalla leggera sovrapposizione delle ossa notata in fase di scavo sembra possibile ipotizzare che il soggetto maschile sia stato deposto prima della donna. In prossimità delle ginocchia dell’uomo è stato rinvenuto un “pugnale” in selce (tipo Gaudo) a lavorazione monofacciale. Nella cella 2 (m 2 E-W; m 1,70 N-S – misura ricostruita) sono deposti quattro individui, di cui tre adulti rannicchiati ed un bambino con le ossa non in connessione: i dati antropologici sembrano indicare che le deposizioni non sono avvenute contestualmente ma che ci sia stato uno spostamento intenzionale del corpo del bambino per fare spazio ad un’inumazione successiva. Si riconosce con certezza il sesso femminile di uno degli adulti, a cui è associato un “pugnale”, della stessa tipologia dello strumento rinvenuto nella cella 1, ma di dimensioni inferiori, e una punta di freccia, entrambi in selce. Il rituale di inumazione prevedeva un corredo funerario costituito, oltre che dagli strumenti in selce associati ad individui specifici, da vari contenitori ceramici (almeno tre parzialmente ricostruibili per più della metà) rinvenuti nell’area del “pozzetto d’accesso”. E’ interessante notare che strumenti generalmente attribuiti al sesso maschile, come le punte di freccia e i “pugnali”, in questo caso sono associati ad entrambi i sessi e che, come evidenzia l’analisi preliminare delle tracce d’uso, sono stati utilizzati per la lavorazione di materiale vegetale. Si nota inoltre, una differenza nell’uso dello spazio tra le inumazioni all’interno della cella 1, deposte in uno spazio più ampio, e quelle della cella 2, molto vicine l’una all’altra, tra cui si riconoscono tracce di deposizioni non contestuali. Anche se la tomba di via Salinelle è un’evidenza isolata, rappresenta l’opportunità di effettuare alcune considerazioni su un contesto funerario eneolitico al momento ancora poco conosciuto nell’ambito dell’archeologia pugliese, riferibile alla cultura del Gaudo, come evidenziano la tipologia della tomba e del materiale di corredo. Non è da escludere, inoltre, che l’area sia stata interessata da altre evidenze funerarie, come attesta il rinvenimento, a poca distanza, di frammenti ceramici relativi alla stessa facies eneolitica e fauna, non associabili ad una particolare struttura, ma che permette di ipotizzare che la frequentazione dell’area non si sia limitata alla tomba rilevata.
  • AIAC_2317 - Bari, S. Pietro - 2005
    The site of San Pietro, situated on the outermost part of the Old Town of Bari, preserves one of the most important archaeological sequences for the reconstruction of the origins and history of the Apulian capital. First excavated in 1912 and then in the 1980s, it clearly shows the archaeological potential of a multi-stratified urban site with evidence for occupation phases dating from the Bronze Age until the abandonment following the 20th century demolition of the structures of the Ospedale Consorziale of S. Pietro. The most recent investigations (May-October 2005), stimulated by renewed interest in the area chosen as the site for the Archaeological Museum of the Province of Bari, involved circa 800 m2 out of a total area of 4500 m2. The five trenches dug by the Superintendency in 1984 and 1986 were reopened revealing evidence worthy of further research and in depth study. These included the traces of walls and patches of paving belonging to a religious building, divided into three naves by a series of pillars and paved in small limestone slabs laid in a grid pattern, herringbone pattern or forming a small rosette. The discovery led to the identification of the structure with the church of San Pietro Maggiore cited in the sources for the first time in 1119. An external cemetery area with stone coffins and multiple burials can also be attributed to this phase. At the same time the cloister belonging to the 15th century Franciscan monastery of the Friars Minor Observants was uncovered. During the first two decades of the 17th century the construction of a new church is documented which substituted the, by then, decaying medieval church. In fact, in the area of the latter recent excavations have revealed parts of the foundation belonging to the perimeter walls of the 17th century church. This must have been a church with a single nave and a series of lateral arches where the altars reserved for the local aristocratic families were situated, below which were their tombs. Three new trenches were opened in the north-western area of the site which documented the entire stratigraphic sequence, characterised by the historic phases of the settlement with the remains of occupation layers datable from the Bronze Age until the demolition undertaken last century. The large quantity of finds obviously reflected the types and chronologies of the various documented phases, with a higher percentage belonging to the medieval and post-medieval periods as for the time being the excavation has concentrated prevalently on these phases. Among the pottery a number of fragments of white majolica bearing the initials S.P. belonging to the tableware of the Franciscan monastery are of importance. Equally important and rather numerous were the fragments of architectural decorations such as polychrome marble elements relating to the 17th and 18th century altars. Lastly, a precious gold ring of Roman Imperial date was found out of context, it is one of the rare attestations of a period that is only sporadically documented on the site.
  • AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2004
    Sono riprese le indagini (saggio 3), avviate nel 1997 nel cosiddetto fondo Azzollini, il pianoro che lambisce il pulo lungo il fianco meridionale, ampliandola fino ad un'estensione complessiva di 156 mq. L'area è stata acquisita dal Comune di Molfetta e le ricerche della Soprintendenza rientrano nelle attività di valorizzazione del sito, aperto al pubblico in un percorso unico tra dolina e pianori soprastanti. Viene confermata l'antichità del contesto a ceramica impressa, attestata nei livelli a nord del grande muro, ora datato in cronologia non calibrata C14 al 7134 + 60 BP (Datazione del CEDAD dell'Università di Lecce). Si è proseguita l'esplorazione della sequenza più antica del sito, addossata al muro, isolando una fascia di suoli grigio-bruni, nonostante l'impatto delle arature, ancora in buono stato di conservazione, di circa 2 m di larghezza, ricca di materiali ceramici e frammenti di intonaco. Al di sotto, è stato indagato un livello, contenuto in un'escavazione artificiale nello strato sottostante sterile dal contorno irregolare, con asse maggiore di m 7 circa, caratterizzato dalla presenza di due piccole strutture in concotto, per quota, posizione e struttura analoghe al "focolare" individuato con le precedenti campagne a contatto con la bancata sterile. Abbondante la presenza di ceramica impressa nei due livelli, che conferma la possibilità di delineare all'interno dello strato neolitico una scansione di diversi momenti di utilizzo dell'area. A Nord del muro è proseguita l'indagine delle unità stratigrafiche caratterizzate da addensamenti di pietrisco in un sedimento grigio-giallastro, apparentemente a matrice argillosa, con ceramica depurata e dipinta (fasce rosse e tricromia), inquadrabile in una fase di defunzionalizzazione del muro stesso nel Neolitico Medio. Su un piano si individua, inoltre, una chiazza (diametro ca. 70 cm), di colore grigio con carboni, poggiante su una base discontinua di argilla concotta, impronta residua di un focolare subcircolare. (Francesca Radina)
  • AIAC_549 - Pulo di Molfetta - 2008
    La dolina di Molfetta, localmente denominata Pulo, sita a 2 Km dal centro abitato in direzione SO, profonda 30 metri, ospita presenze archeologiche risalenti al Neolitico antico e medio. Le indagini archivistiche hanno rivelato che alla prima _facies_ cronologica di occupazione della dolina appartiene il convento Sancta Sanctorum, costruito nel 1536 e abbandonato dal 1575; le indagini archeologiche, invece, svolte dal 1997 al 2003 sul fondo della dolina stessa, hanno riportato alla luce un ossario contenente sei individui adulti non in connessione. Sul terrazzo intermedio e sul fondo del Pulo è stato riportato in luce un vasto complesso di fabbriche di età borbonica riferibile alla Regia Nitriera realizzata nel 1784 a seguito delle importanti scoperte mineralogiche dell’Abate A. Fortis (1741-1803) e del canonico G.M. Giovene (1753-1837). Le grotte del Pulo erano molto ricche di nitrati, in particolare di salnitro, essenziale per la produzione della polvere da sparo e da mina. Rimasto attivo per pochi decenni, l’impianto fu chiuso per la scarsa produttività e descritto in condizioni di totale abbandono già nel 1808. Dell’impianto industriale è stato messo in luce un monumentale complesso di vasche, canali, pozzo e cisterne in cui avveniva la lisciviazione delle terre nitrose asportate in grandi quantità dalle numerose grotte ubicate sul fianco nord della dolina. Ai piedi di questo versante si trovavano enormi cumuli circolari di terra e pietrame, dal notevole diametro, recinti con muretti in pietra a secco innalzati a quote crescenti e rampa di scala per la risalita sulla sommità. Sul terrazzo intermedio, posto sul lato S della dolina, sorgono l’Opificio e il Magazzino della Reale Nitriera. Collegati al resto dell'impianto produttivo tramite un lungo sentiero in basoli di calcare per la risalita dal fondo della dolina, costituivano le ultime tappe dell’intero ciclo di produzione della fabbrica. Nel primo edificio, dotato di cinque fornaci, avveniva la cottura delle terre nitrose, in precedenza sottoposte alla lisciviazione nell’impianto di vasche idrauliche. Dall'Opificio il prodotto usciva per transitare verso l'attiguo Magazzino ed essere sottoposto alla fase di cristallizzazione dei nitrati entro catini dalla vasca profonda, invetriati internamente, riferibili a locali produzioni sette-ottocentesche.