Name
Valeria Ceglia
Organisation Name
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise

Season Director

  • AIAC_2630 - Crocelle, villa dei Neratii - 2010
    Nel 2010 si sono effettuate due campagne di scavo (tra giugno e settembre). La villa, posta a breve distanza dall’area archeologica di _Saepinum_ è nota per essere stata la dimora di una importantissima famiglia senatoria: i _Neratii_, che grande peso ha avuto per l’Impero e per il Sannio. Della villa si conserva una lunga sostruzione in opera reticolata di cui alcuni tratti conservati per circa due metri. La struttura, di buona qualità è parte di un criptoportico che funge da _basis villae_. Si sono aperti quattro saggi. Nel settore C si sono recuperate oltre 50 US; la stratigrafia appare capovolta, avendo restituito materiale classico nelle US “alte” e materiale post classico più in basso, con esclusione delle ultime US. Particolarmente interessante si è rivelata la US 49: sopra questa US è stato rinvenuto capovolto un lacerto di muro crollato, denominato USM 48, costituito da elementi lapidei di forma rettangolare, tegole, e _cubilia_ a formare un piccolo arco di un cunicolo, tipo _praefurnium_. I frammenti ceramici rinvenuti al di sotto dell’USM 0048 sono datati per la maggior parte al I secolo a.C., ma non vanno oltre la metà del I secolo d.C. Ciò ci conferma l’ipotesi che la villa sia sta preceduta da una struttura, forse di minori dimensioni su cui si è poi impiantata poco prima della metà del I sec. d.C. una grande villa estesa in larghezza per oltre 200 m.
  • AIAC_3464 - Vinchiaturo, Mirabello - 2005
    Durante i lavori di ripulitura effettuati già nel 2005 sono stati individuati nell’area a Est della chiesa i resti di una pavimentazione in signino con tessere di mosaico che vanno a formare una decorazione geometrica, puntinata regolare che comprende una fila lineare di piccole tessere di mosaico di color bianco, di circa 1 cm, alternati da una decorazione a crocetta composta da una tessera nera centrale e tre nere, della stessa grandezza (fig. 2). Indubbia è la pertinenza della pavimentazione, databile all’età repubblicana - tardo repubblicana, relativa all’ambiente di cui faceva parte. Le ricognizioni nei pressi della chiesa, effettuate nel corso del tempo, hanno restituito frammenti di ceramica a vernice nera, tra cui alcuni esemplari della forma Morel 2760, databile al II sec. a.C.; frammenti di sigillata italica e di sigillata africana A, tra i quali un esemplare della forma Hayes 8 A (90 – metà del II sec. d.C.), un esemplare della forma Hayes 27 (seconda metà del II – inizi III sec. d.C), della forma Hayes 9 B (seconda metà del II sec. d.C.) e un esemplare della forma Hayes 14 A (età antoniana). Si sono rinvenuti inoltre numerosi frammenti di ceramica comune e da fuoco di epoca romana e medievale, riferibili a contenitori di forme e dimensioni diverse. In particolare tra essi sono riconoscibili due orli pertinenti a grandi olle, una delle quali trova analogie in ambito campano, nei contesti di Pontecagnano e Pompei databili al I sec. a.C. - I sec d.C., e un coperchio con orlo arrotondato a sezione triangolare di datazione incerta. Dalla stessa area provengono due blocchi in calcare con fregio dorico pertinenti a due monumenti funerari. Il primo blocco (57 x 78 x 40 cm) era riutilizzato come copertura di una tomba di epoca medievale ed è caratterizzato da un fregio dorico che alterna triglifi e metope rappresentanti un toro, un motivo a fiori “a girandola” e un personaggio con il capo coperto (fig. 3). L’altro blocco (42 x 73 x 24 cm) è decorato con un fregio dorico che alterna triglifi e metope rappresentanti un toro e un motivo floreale. Anch’esso sembra pertinente a un monumento funerario, dove probabilmente era impiegato con funzione di base o sostegno (fig. 4). Entrambi sono databili all’età repubblicana. Un’iscrizione funeraria è stata riutilizzata come paramento di accesso delle scale che portano alla cripta del cenobio benedettino. Incisa su un blocco quadrangolare in pietra calcarea (1,37 x 0,83 x 0,36 cm; alt lett. 5 – 6 cm), presenta sul lato superiore sinistro due fori che servivano per inserire il blocco a incastro entro una struttura di notevole grandezza, verosimilmente un mausoleo (fig. 5). L’iscrizione cita: M(arco) Popillio M(arci) f(ilio) Vol(tinia) Marcello IIII Viro q(uinquennalis) sibi et M(arco) Popillio C. f(ilio) Nicro patri Vibiae Q(uintae) l(ibertae) Quintae matri Liciniae C(aiae) l(ibertae) Faustae uxori heredes ex testamento

Season Team

  • AIAC_2392 - San Pietro di Cantoni - 2012
    La campagna di scavo 2012 si è incentrata sullo specifico tema d’indagine delle percorrenze all’interno dell’area santuariale. L’intervento è valso a riportare in luce un tratto ancora più esteso del percorso ortogonale di avvicinamento, realizzato in cocciopesto e definito marginalmente da una sequenza regolare di pietre di contenimento, tracciato sulla fronte (lato Est) della struttura rettangolare antistante il podio, struttura che si configura, ormai con dichiarata evidenza, come l’edificio di culto di più alta cronologia nell’ambito del santuario. Sulla fronte del percorso, a una certa distanza dalla struttura rettangolare, lo scavo ha iniziato ad asportare un’alta e obliterante muratura a secco lineare, niente più che una sottile macera, posta trasversalmente rispetto al percorso e volta a marcare attuali limiti di proprietà, nell’ambito dell’area sottoposta a vincolo di occupazione. Nel tratto Nord è proseguita l’azione di graduale scomposizione della spessa macera perimetrale sovrappostasi e ispessitasi sull’originario andamento di limite della recinzione santuariale, lungo il lato che prospetta la valle del Tammaro.E' analogamente proseguita (a tutt’oggi ancora parzialmente, stante la grande estensione della muratura) la sistematica azione di messa in luce e di rilievo delle sue eterogenee componenti strutturali e delle cortine paramentali in opera poligonale. E’ inoltre continuato lo scavo della porticus definita in parallelo e all’interno della stessa recinzione; l'indagine ha portato alla luce un ulteriore tratto porticato, per gran parte interessato da un potente strato di materiali in crollo, e nuove basi. Nel frattempo lo scavo, come già negli anni passati, si è andato sempre più estendendo alla periferia delle strutture monumentali, in direzioni opposte, cercando di riguadagnare progressivamente quote originali di calpestio. Ad Ovest, l’allungarsi sul terreno dell’acciottolato stradale, connesso e ortogonale al grande lastricato delineato a terra trasversalmente da Nord a Sud, nell’ambito dell’area santuariale e volto alla gradinata di accesso al podio, ha reso ancora più probabile e documentata l’esistenza di un ulteriore accesso dischiuso (in fase) lungo il tratto occidentale della recinzione, per quanto quest’ultima risulti qui ancora solo scarsamente evidenziata. Nei pressi, a ridosso delle tarde strutture addossate al lato lungo settentrionale del podio, si è portato a termine lo scavo della tomba individuata allo scadere della campagna 2011. Ricavata negli strati di abbandono e di rovina del complesso ecclesiale, la tomba ha restituito tre deposizioni di inumati adulti.
  • AIAC_2392 - San Pietro di Cantoni - 2013
    Lo scavo di San Pietro di Cantoni, nel corso del 2013, si è articolato in più cantieri dislocati sulla fronte del grande podio templare, sul retro dello stesso podio e lungo il margine occidentale della via lastricata che conduce alla gradinata del tempio muovendo dal recinto Nord in direzione Sud. Sulla fronte del tempio il taglio degli alberi disposti in teoria serrata a frazionare due distinte proprietà (particelle 295 e 299) ha finalmente consentito di procedere ad un intervento di scavo in profondità destinato a rimettere in luce la prosecuzione del percorso orientato e ortogonale alla cosiddetta struttura rettangolare posta sulla fronte del grande podio. Struttura che deve rivedersi, ormai da qualche anno, come la più antica forma di monumentalizzazione del culto all’interno dell’area stessa del santuario. Sul retro del podio lo scavo si è incentrato sulla verifica di alcune situazioni particolari inerenti a stipi votive e a depositi ceramici serialmente e sistematicamente disposti tra gli anfratti degli affioramenti di roccia. Si è esteso poi lo scavo all’area contigua posta all’intersezione fra lato corto e lato lungo del podio, là dove il terreno in pendenza incontra il piano di campagna piatto e livellato posto a settentrione del podio. E qui, per quanto l’intervento sia ancora del tutto parziale e superficiale, sono stati rimessi in luce frammenti di vernice nera configurati e miniaturistici con evidente destinazione cultuale. Il terzo cantiere, aperto come detto lungo il margine occidentale della via d’accesso al grande podio, è valso a riportare a vista, a ridosso di una superficie ribassata destinata verosimilmente a raccogliere acqua, una sorta di vasca con funzioni di servizio ai fedeli, ma anche, e forse più ancora, con uno spiccato ruolo cultuale, un grande deposito di manufatti votivi. Trattasi di uno dei depositi più estesi ed importanti fra i tanti restituiti dallo scavo del santuario di San Pietro di Cantoni. E non solo per la qualità e quantità degli oggetti rinvenuti e per il loro eccellente stato di conservazione (a riguardo occorre dire che buona parte del rinvenuto è stato già, a scavo ancora aperto, consolidato e restaurato; altro è tuttora in corso di restauro), ma soprattutto per la peculiarità delle componenti del deposito. Oltre alla ceramica (prevalentemente vernice nera, ma anche ceramica comune, in forme funzionali e/o miniaturistiche) lo scavo ha rinvenuto decine di pesi da telaio, collocati con cura ed attenzione gli uni sugli altri a configurare più un deposito ordinato che un caotico e casuale ammassamento. L’importanza assoluta della scoperta è data dalla collocazione a terra e a cielo aperto del rinvenimento stesso. Il rapporto con le divinità, quali che siano, ma certamente distinte l’una dall’altra, non si celebra all’interno della struttura o delle strutture templari edificate, ma all’esterno nell’ambito esteso e inedificato del santuario. Insomma, l’assetto già complesso dell’area santuariale con duplicità di strutture di culto, con duplicità di percorrenze a vettori incrociati e molteplicità di accessi dischiusi lungo cinta, propone ora una ulteriore evidente peculiarità di destinazione e d’uso.
  • AIAC_2392 - San Pietro di Cantoni - 2014
    La campagna 2014 si è articolata in più interventi di scavo in saggio aperti nell’area del santuario. Il taglio degli alberi al confine fra le particelle 295 e 299 ha consentito, nel 2014, di estendere l’intervento di scavo volto a rimettere in luce la prosecuzione del percorso di avvicinamento alla cosiddetta struttura rettangolare posta sulla fronte del grande podio e di indagare nelle immediate adiacenze una seconda struttura, negletta per anni ai margini della superficie scavata, che presenta un modestissimo alzato a pianta circolare composto da ciottoli di media e piccola pezzatura e rari minuti reimpieghi di spolia fra loro sovrapposti senza alcuna regola, del tutto disordinatamente. Lo scavo ha inoltre evidenziato la presenza diffusa di legante decoeso che caratterizza una sottile fascia di terreno posta lungo il margine interno della struttura e un nucleo centrale, analogamente di forma circolare, composto da una costipata congerie di informi blocchi di grandi dimensioni. Se, a scavo in corso, rimane incerta la destinazione, forse connessa all’approvvigionamento idrico ovvero all’esercizio di attività produttive, chiara risulta la pertinenza della struttura alle tarde fasi di vita dell’area. Un altro cantiere, aperto sulla fronte e lungo il margine orientale del tratto terminale della via che si raccorda alla rampa di gradini che ascende allo stilobate, è valso a riportare a vista le murature solidali di collegamento fra struttura rettangolare e podio retrostante. La tessitura paramentale a componenti squadrate di media pezzatura, messe in opera per assise regolari per dare protezione alla gradinata, richiama modalità d’intervento già note nel santuario e considerate solitamente di risarcimento e restauro. Così, ad esempio, nell’edificato del podio. La compenetrazione strutturale e architettonica fra edificio rettangolare e volumi connessi alla definizione della fronte del podio ed alla sua stessa agibilità e fruibilità sembra, invece, in questo caso, verificare con attendibile sicurezza l’alta cronologia dell’intervento. Poco discosto è ripreso lo scavo del tratto terminale lastricato della via sopra richiamata. L’intervento è valso ad asportare ogni superfetazione di margine e a rimuovere un focolare evidenziato in traccia nel passato. Il rinvenimento qui di una maschera fittile miniaturistica costituisce una novità assoluta nella pur incomparabile ricchissima dotazione di tipologie distintive di votivi restituite dal santuario. Nel corso della Scuola Estiva di Rilievo e di Modellazione 3D, organizzata dall’Università IUAV di Venezia e dall’Università degli Studi di Perugia a Saepinum e a San Pietro di Cantoni, si sono inoltre compiuti, attraverso l’impiego integrato di strumentazione GPS (per l’appoggio topografico della generalità delle prese fotogrammetriche e delle scansioni) e dispositivi UAV (per l’acquisizione di una serie di strisciate fotogrammetriche aeree nadirali ed oblique), rilievi fotogrammetrici aerei e terrestri dell’intera superficie di scavo e, per larga estensione, anche dell’ambiente circostante. Le principali strutture del santuario sono state inoltre oggetto di ulteriori azioni di rilievo e di documentazione condotte con metodologia laser scanning volte alla preliminare acquisizione di un modello 3D per punti delle strutture medesime, funzionale all’elaborazione, in una successiva fase di processamento dei dati, di prodotti vettoriali e raster di tipo bidimensionale e tridimensionale.
  • AIAC_268 - “Le Mura” di Mennella - 2004
    In preparazione...
  • AIAC_269 - Le Socce - 2004
    La campagna di scavo avviata nel 2001 in località Le Socce nel Comune di Monteroduni è stata preceduta da una indagine topografica di superficie per l’individuazione delle evidenze archeologiche. La scoperta casuale di sepolture ad opera del proprietario del terreno aveva determinato la scelta di un’area di lavoro di 6 m. x 6 m. (saggio 1), in cui sono emersi un muro con resti di malta orientato nord-est sud-ovest, riferibile ad un ambiente di una villa romana, documentata dalla presenza di ceramica di III sec. a.C. e da un bollo laterizio impresso su tegola; un ambiente absidato, probabile monumento funerario, e nella parte esterna della muratura, lungo l’esedra, numerose sepolture a cappuccina e a cassone disposte a raggiera. Al limite della sezione est del saggio è stata rinvenuta l’abside di un edificio di culto che si colloca all’interno nella villa romana. La necessità di verificare l’estensione delle strutture murarie pertinenti l’edificio di culto orientato est-ovest, ha portato all’apertura di un nuovo saggio ( 4 m. x 4 m.) Anche in questa area sono emerse strutture murarie che si collocano ai 4 angoli del saggio 2 e, al centro dell’area di scavo, una vasca di forma circolare del diametro di 90 cm., con il fondo foderato da una tegola di riutilizzo, riferibile ad un bacino battesimale pertinente un’ecclesia baptismalis. Il saggio 3 (6 m. x 6 m.), aperto a sud del saggio 2 ha evidenziato un’area funeraria composta da 3 sepolture a cassone: solo una tomba è stata scavata e nella stessa sepoltura, priva di copertura, sono stati recuperati 4 individui privi di corredo funerario. Lo scavo ha restituito esemplari numismatici ascrivibili a zecche romane del VI e VII secolo. Sono state rinvenute inoltre, parte di una fibbia di cui si conserva solo l’anello ovale, ornato in parte da intagli e l’ardiglione e anche una guarnizione di cintura in lega di rame. La campagna di scavo del 2002 ha messo in luce un complesso religioso di carattere rurale, cioè un’ecclesia baptismalis, aula di culto e battistero, e una necropoli con tombe a cassone e a cappuccina, in parte concentrate all’interno e all’esterno di una struttura semicircolare. L’area di culto e l’annessa necropoli insistono su una grossa villa rustica romana, di cui riutilizzano le strutture murarie. La datazione del sito non va oltre il VII e l’VIII secolo (MiBAC).
  • AIAC_2962 - Terravecchia - 2012
    La I campagna di scavo di Terravecchia di Sepino ha indagato uno degli accessi lungo cinta, la porta convenzionalmente denominata Porta dell’Acropoli. Orientata a Ovest-Nord Ovest, la porta, individuata da Giovanni Colonna nel 1961 nel corso di indagini topografiche eseguite a Terravecchia, portata parzialmente alla luce due anni più tardi, nel 1963, da Adriano La Regina, non risultava ad oggi più visibile, obliterata da spessi depositi di terra e detriti e ricoperta da vegetazione infestante. Lo scavo 2012, pur contratto nel tempo (appena una decina di giorni di lavoro), ha dunque rimesso a vista la porta nella sua interezza, il corridoio di accesso ricavato nello spessore della muratura e un buon tratto della cortina poligonale ai fianchi. A seguito dell’intervento di scavo si è rilevata in pianta l’intera struttura e si è eseguito il rilievo prospettico della generalità dei paramenti murari rimessi a vista. Scarso, ovviamente, e frammentario il materiale mobile rinvenuto, di amplissima escursione cronologica. Dalla ceramica a vernice nera a produzioni medievali in protomaiolica. Nel tratto immediatamente interno alla cinta, lo scavo ha anche rimesso in luce nella sua integrità residuale un minuto complesso ecclesiale, già segnalato nel 1961 da Giovanni Colonna (Saepinum. Ricerche di topografia sannitica e medioevale, in “AC”, XIV, 1962, Tav. LIII, G, e p.105, nota 6) ma non altrimenti descritto o documentato (ma verosimilmente scavato, almeno in parte, di lì a poco, nel 1963, da Adriano La Regina). La chiesa è ad unica navata con catino absidale semicircolare, rialzato mediante gradini rispetto al livello di calpestio di navata. L’originale pavimentazione a grandi lastre è conservata e rimane in situ per una modesta estensione. Gran parte delle lastre, scalzate dal piano pavimentale, sono state invece ritrovate addossate e in appoggio al paramento interno della parete settentrionale. Le murature si conservano in alzato per tratti talora notevoli. Le componenti lapidee di media e, più spesso, piccola pezzatura sono commesse con leganti e disposte per assise ordinate. In particolare la parete meridionale funge da rivestimento di un tratto di fronte di cava, allo scopo, con evidenza, di nasconderne alla vista la superficie e di uniformarne la sezione irregolare. L’ingresso, rivolto ad Est e inquadrato da massicci stipiti parallelepipedi, presenta una soglia lineare nella quale ricorrono cavità destinate all’alloggiamento dei cardini di una porta a doppia anta. Subito all’esterno, in rovina, lo scavo ha rinvenuto alcuni cunei dell’armilla dell’arco del portale. Della chiesa si è curato e delineato il rilievo in pianta e, seppur parzialmente, la resa prospettica degli alzati. Lo scavo ha anche raccolto numerosi e significativi, per quanto minutissimi, frammenti di intonaco policromo figurato.
  • AIAC_342 - Monte Vairano - 2006
    The excavation involves an area of 100 x 100 m in the territory of Baranello. The zone is characterised by the presence of a circuit of polygonal walls almost 3 km long enclosing an area of almost 50 hectares. The data collected indicates that the area was occupied as early as the 4th century B.C. At the end of this century the perimeter wall, with three “sceo” type defensive gates, was built. During the Social War the settlement underwent a reduction in size, however sporadic finds suggest that occupation was continuous until the medieval period, when, on the highest part, Monte Vairano, a castle was built by the Knights Templar. Destroyed before the mid 14th century, only the outer perimeter and some traces of the interior walls remain. The interior of the Samnite settlement, despite the sloping terrain, presents wide level areas created through the construction of sustaining walls at the edge of the areas themselves, where the dwellings were probably situated. Excavations in previous years revealed evidence of various roads which converge on this area. Moreover, apart from the structures already brought to light, including a cistern with brick walls over 6 m deep, the remains of a building were uncovered whose central position and size (8 x 16 m) seem to indicate was of a public nature. The site is already known for its contribution to providing information about Italic and Samnite settlements form between the 4th and 1st centuries B.C. (MiBAC)
  • AIAC_3568 - Altilia - 2014
    Gli scavi in corso nel santuario di San Pietro di Cantoni e nel sito di Terravecchia hanno riproposto in termini rinnovati e cogenti l’esigenza di una ripresa degli interventi di scavo a _Saepinum_. Nel 2014 si è, dunque, programmato lo scavo di un complesso ecclesiale, la cosiddetta Chiesa dell’Annunziata posta all’interno della antica cinta sepinate, per il quale può ragionevolmente ipotizzarsi una materiale sovrapposizione strutturale ad un più antico edificio di culto. Così come risulta ormai acclarato per l’edificio ecclesiale di San Pietro di Cantoni e verosimilmente, con più labili margini di attendibilità, per la chiesa di S. Martino a Terravecchia. Insomma, si riteneva che lo scavo dell’Annunziata potesse apportare documentazione culturalmente, cronologicamente e topograficamente coerente e correlabile alle situazioni richiamate. Per il rallentato disbrigo delle pratiche di richiesta di concessione (difficoltà che hanno profondamente inciso sul calendario e sulla programmazione d’intervento 2014), questo impegno di scavo è stato rinviato al 2015. Nel 2014 si è anche programmata la ripresa, a distanza di anni, dello scavo delle necropoli sepinati. Lo spoglio analitico delle carte d’archivio consente, difatti, ora, di imbastire una più completa storia degli interventi occorsi nel tempo lungo l’asse tratturale all’esterno della città. La stessa riflessione sugli esiti importanti degli scavi eseguiti fra 1981 e 1983 fuori Porta Benevento e fuori Porta Boiano dall’Università degli Studi di Perugia analogamente restituisce ora delle stesse necropoli un quadro complessivo sufficientemente documentato e articolato. Tuttavia è un grado di conoscenza ancora estremamente frammentario e discontinuo. Per carenza d’indagine e limitatezza degli interventi di scavo e di ricognizione di superficie. Anche per ciò che concerne le tante componenti strutturali di spoglio pertinenti ad edifici funerari disperse o reimpiegate in Altilia e nelle contrade limitrofe. Questa la cornice entro cui ci si intendeva muovere. In realtà, sempre per il protrarsi della tempistica relativa al disbrigo delle pratiche di concessione, l’azione di scavo vera e propria si è, anche in questo caso, rinviata al 2015. Si è invece realizzata, grazie anche al contributo sostanziale e strumentale offerto dalla Scuola Estiva di Rilievo e Modellazione 3D organizzata dall’Università IUAV di Venezia e dall’Università degli Studi di Perugia, la programmata preliminare sistematica azione di ricognizione della percorrenza tratturale e dei suoi margini per un’ampia fascia all’esterno del perimetro urbano cui ha fatto seguito il rilievo topografico, fotogrammetrico (aereo, attraverso l’impiego di dispositivi UAV, e terrestre) e laser scanning delle tombe monumentali dei Numisi e di C. Ennio Marso e della generalità degli edifici funerari _in situ_, noti o individuati nella circostanza. Analoga azione di rilievo ha poi interessato le tante componenti strutturali e architettoniche smembrate pertinenti, in seconda giacitura e/o in reimpiego nelle immediate adiacenze. Grazie, dunque, all’incontro fra conoscenze applicative delle più attuali e innovative tecnologie di documentazione e di rappresentazione dello scavato ed esperienza e testimonia la memoria di chi ha vissuto ed ha a lungo gestito in prima persona molti degli interventi di campo pregressi, l’indagine, nonostante tutto, per quanto assai rallentata, sembra procedere nel migliore dei modi verso il 2015.
  • AIAC_559 - Bojano - 2003
    La scoperta del lastricato stradale è avvenuta in occasione dei lavori di sistemazione idraulica del fiume Calderari che attraversa il centro urbano della città di Bojano. La prima segnalazione del ritrovamento è pervenuta alla Soprintendenza nel 1998 quando, in occasione della posa in opera dell'argine destro del fiume si sono rinvenute delle strutture antiche. A seguito di ciò è stato necessario variare il progetto per riportare alla luce un lungo tratto dell'asse viario. Trovandoci all'interno del centro urbano si è agito in spazi molto limitati tra abitazioni, infrastrutture moderne ed alveo del fiume. La volontà dell'Amministrazione comunale e della cittadinanza è stata unanime nel voler lasciare a vista il basolato antico. L'asse viario ha un andamento da nord-est verso sud-ovest ed è stato rimesso in luce per una lunghezza di m. 44,80. Sono state riconosciute le due crepidini: in una è stato riportato in luce l'ingresso di un edificio, dell'altra solamente l'allineamento dei blocchi, in quanto il resto delle strutture si trova al di sotto dell'alveo del fiume che, a seguito del ritrovamento, è stato ristretto per consentire di lasciare a vista l'intera larghezza della strada. Il selciato stradale è costituito da grosse basole di calcare di forma irregolare, ma non mancano quelle più regolari di forma esagonale. Per le sue dimensioni ragguardevoli la strada doveva essere uno dei decumani massimi della città di epoca romana e la sua datazione si può far risalire alla prima età imperiale. (Valeria Ceglia)

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