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Filippo Carraro - Università degli Studi di Padova - Dipartimento dei Beni Culturali

Season Team

  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2015
    A partire dall’anno 2012 l’Università Padova ha rivolto i propri interessi al settore di abitato posto immediatamente a Nord dell’attuale accesso al sito archeologico già occupato dalle installazioni della Marina Militare. In quest’area è stata condotta tra il 2012 e il 2014 un’intensa campagna di rilievo geofisico tramite georadar (GPR) e strumentazione geoelettrica (ERT). Nel corso del 2014 e 2015, in base ai risultati ottenuti dalle campagne di acquisizioni geofisiche, è stato possibile delimitare l’area di maggiore interesse in cui effettuare un primo saggio di scavo, che ha consentito di mettere in luce un complesso funerario di epoca fenicia e punica fino ad oggi ignoto. _La necropoli punica a camera_ Le indagini all'interno del saggio I, dove era già emerso un banco di arenaria tirreniana posto in leggera pendenza da nord-est (Casa della Guardiania) verso sud-ovest (Porticciolo), hanno evidenziato il substrato roccioso intaccato da diverse azioni di taglio che presentano andamenti generalmente regolari. Tra questi, sono stati individuati almeno tre incisioni di forma rettangolare, con una lunghezza media di circa 2,20 m e una larghezza di 0,70 m interpretati come pozzi di accesso a tombe ipogeiche. Il progressivo svuotamento di uno dei tagli ha confermato trattarsi di un accesso ad una sepoltura a camera, scavata nel banco di arenaria e violata già in antico. Il pozzo di accesso consente di entrare in una prima camera (fig. 1) di forma rettangolare-trapezoidale di larghezza compresa tra i 2,73 m. e 2,31 m.; un piccolo portello conduce ad un’ulteriore camera di forma quadrangolare-trapezoidale. L’eterogeneità dei materiali rinvenuti all'interno della tomba hanno portato a ritenere che i riempimenti si siano formati in seguito a scarichi databili alla media età imperiale romana. Un ulteriore taglio nella roccia, di forma rettangolare allungata, è risultato un pozzo di accesso ad una seconda camera ipogeica. La particolarità di questa tomba è rappresentata dalla sua lunga continuità di vita: camera sepolcrale in età punica (fig. 2), venne riutilizzata in epoca romana come cisterna con rivestimenti parietali di cocciopesto idraulico e pozzetto funzionale all'attingimento dell’acqua. Copioso è il materiale rinvenuto nella tomba; le modalità di deposizione di tali materiali, nonché dei livelli di riempimento, rafforzano l’ipotesi di uno sfruttamento dell’area necropolare come discarica romana. Il progressivo allargamento del saggio ha inoltre permesso di mettere in luce due ulteriori tagli nella roccia, di maggiori dimensioni rispetto a quelli sopracitati, che risultano ancora dotati di coperchi di copertura (fig. 3). _La necropoli fenicia ad incinerazione_ Nella medesima area sono inoltre state individuate le tracce di un utilizzo in età arcaica, come testimoniano le sepolture fenicie ad incinerazione messe in luce già nel 2014. Di queste, almeno quattro risultano impostate in tagli poco profondi della roccia, che ospitavano le ossa combuste del defunto, successivamente coperte da cumuli di pietre o terra e materiale di corredo. I contenitori fittili recuperati dallo scavo, in corso di studio, permettono di inquadrare cronologicamente tali sepolture già dalle fasi iniziali del VII secolo a.C. In seguito all'ultimo (2015) allargamento effettuato, è stata inoltre messa in luce quella che sembra essere una sepoltura in cista litica (fig. 4). Sebbene lo scavo non sia ancora stato ultimato, possono già essere avanzate una serie di considerazioni, soprattutto di carattere cronologico, funerario e culturale. Le più antiche tracce individuate contribuiscono ad incrementare le conoscenze relative alla Nora di età arcaica. Le evidenze archeologiche permettono inoltre di confermare e ampliare le testimonianze di un “gruppo occidentale” di ipogei punici, descritto dal Patroni sulla base di indagini condotte da diversi studiosi, tra cui il Nissardi, negli anni tra il 1871 e il 1901.
  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2017
    Nel corso della campagna di scavo 2017 sono proseguite da parte dell’Università degli Studi di Padova le indagini presso l’area un tempo occupata dalla base della Marina Militare di Nora, ove, nel saggio 1, si è portato a compimento lo scavo delle tombe ad ipogeo 8 e 9, mentre, ad ovest del saggio 1 e ad esso connessa, è stata aperta una nuova trincea (lunga circa 24 m e larga 2,3 m), con andamento est-ovest. L’ipogeo 8 è costituito da un pozzo di accesso verticale, dal quale si raggiungono 3 banchine laterali e sulla cui parete occidentale si apre una camera ipogea; la tomba ha restituito una serie di inumazioni sia nella camera funeraria che nel pozzo di accesso, che da un panorama cronologico di età punica si spingono sino alla tarda antichità. Più semplice la planimetria della tomba 9, un’ampia fossa di forma sub-rettangolare, ma anche in questo caso è stata documentata una serie di deposizioni di età punica; la tomba venne riaperta in età imperiale romana, asportando le lastre litiche che ne costituivano la porzione orientale della copertura e impiegando il sepolcro come discarica. La lunga trincea realizzata a W del saggio 1, il cui scavo appena avviato proseguirà negli anni venturi, è invece destinata a meglio definire l’estensione della necropoli e la morfologia di questo settore della penisola di Nora, oltre che a intercettare la trincea realizzata da G. Patroni negli scavi dell’inizio del secolo scorso.
  • AIAC_3362 - Nora, ex Area militare - 2018
    Le indagini svolte dall’Università degli Studi di Padova tra settembre e ottobre 2018 nell’area dell’ex base della Marina Militare nel settore nord-occidentale della penisola di Nora si sono concentrate sia nel saggio 1, dove si sta intervenendo dal 2014, sia in corrispondenza della lunga trincea ad ovest di quest’ultimo, aperta nel corso del 2017. Lo scavo del saggio 1, dove negli anni passati sono venute alla luce varie tombe di età fenicia e punica, ha restituito quest’anno una nuova tomba a fossa (tomba 22), incisa nel banco arenitico. La tomba conserva due inumazioni sovrapposte con corredo; al di sopra del più recente dei due inumati, vennero scaricate ossa umane non in connessione anatomica, probabile esito della periodica pulizia dei vicini ipogei. Più ad ovest, nella trincea aperta nel 2017, sono stati praticati tre approfondimenti. Nel primo di questi (A) si è documentato il taglio corrispondente alla trincea realizzata da G. Patroni nel 1901; raggiunto il banco arenitico a 0,97 m s.l.m. si sono messe in luce incisioni nella roccia, con ogni probabilità da ricondurre a tagli di cava realizzati in età romana, dopo la dismissione della necropoli fenicia e punica. L’area venne infine obliterata da potenti riporti, sopra i quali è stata intercettata una struttura muraria pertinente ad una fase tarda. Anche nell’approfondimento B è stato individuato un fronte di cava romano che andava a tagliare e sezionare un ipogeo punico, di cui restano parte del pozzo d’accesso e dell’anticamera. Infine nell’approfondimento C è stata scavata una cisterna a bagnarola, che pure intercetta una tomba punica ad ipogeo, già in precedenza intaccata da attività di cava romane.
  • AIAC_4626 - Passo Mucchione - 2012
    La campagna Agno-Leogra si è concentrata nel 2012 in due località vicine: una squadra ha operato sul Passo del Mucchione (Comune di Monte di Malo, Valdagno), un’altra nella Valle dei Mercanti, presso la chiesetta di San Rocco (Comune di Torrebelvicino). Questa seconda località è interessante perché ha costituito per secoli lo sbocco delle attività di estrazione mineraria delle vallate a monte, indagate nella campagna 2011 che ne ha evidenziato la ricchezza di miniere. Nel luglio 2012 si è operata una ricognizione di superficie a transetti nelle zone contermini alla Chiesetta di San Rocco, individuando parecchie scorie prodotte da attività di raffinazione dei minerali e pulendo alcune finestre stratigrafiche che mostrano interessanti evidenze di intervento antropico. L’intervento con il magnetometro ha individuato una serie di possibili strutture murarie sepolte, che sembrano essere pertinenti allo sfruttamento seicentesco connesso alla chiesetta e ad un lazzaretto sorto per la peste. Sul passo del Mucchione, un colle basaltico come già scritto, si è scavato, portando alla luce un fondo di capanna con focolare e soglia, di età non precisata; due strutture megalitiche, anch’esse ancora non databili con esattezza; molti frammenti ceramici in situazione per lo più di giacitura secondaria, fluitati lungo il pendio, databili alle fasi finali dell’età del Bronzo. Negli ultimi giorni di scavo si è inniziato a portare alla luce lacerti di strutture in associazione a frammenti ceramici, per cui si intende procedere con lo scavo nel prossimo anno.