Skip to main content
Season Team
-
AIAC_2996 - Parrana San Martino - 2016
La sesta campagna di scavo nella necropoli protostorica di Parrana San Martino – Collesalvetti (LI), si è svolta dal 3 ottobre al 17 novembre 2016. Situata nel Parco dei Monti Livornesi lungo il tracciato di una barriera tagliafuoco (IGM 1:25000 Salviano 111 I S.E. Lat. 43°32’15’’ Long. 10°25’32’’- Foglio 89, Part. 2), è stata parzialmente intaccata dal passaggio dei mezzi meccanici.
Cronologicamente si colloca tra l’Età del Bronzo e quella del Ferro (fine II - inizio I millennio a.C). Il contesto è costituito da oltre 160 cinerari (generalmente olle monoansate, spesso decorate, con relative ciotole di copertura) deposti in piccole buche scavate nell’argilla o ricavate asportando ciottoli dall’affioramento di calcare che attraversa la necropoli. Le sepolture sono dislocate intorno ad un’area grosso modo circolare - forse adibita a qualche forma di culto - alla quale si accedeva attraverso un sentiero ricavato tra due filari di calcare. Nella campagna 2016 sono state rimosse 28 sepolture; i lavori hanno riguardato il completamento dello scavo nei settori III - IV e la prosecuzione delle ricerche nei settori V - VI.
Tra i cinerari recuperati, quelli meglio conservati (n. 10) sono stati consolidati e asportati in blocco per essere sottoposti a TAC e microscavo in laboratorio presso la Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa; altri 12, che invece presentavano un pessimo stato di conservazione, sono stati recuperati in frammenti. Purtroppo si segnala il danneggiamento di 6 sepolture ad opera di clandestini che però hanno lasciato nella terra di risulta sia i resti ceramici che quelli antropologici.
Due dei cinerari asportati in questa campagna sono già stati sottoposti a TAC; nel primo è stata individuata la presenza di due fibule gemelle ad arco semplice; dall’immagine tomografica gli archi delle fibule appaiono ritorti e appiattiti al centro, mentre alle estremità recano sottili costolature. Nel secondo cinerario la ciotola di copertura risulta insolitamente adagiata, in posizione normale, sull’orlo del vaso; la tomografia ha evidenziato la presenza di ossa sia nel cinerario che nella ciotola. L’analisi antropologica chiarirà se le ossa appartengono allo stesso individuo o a due individui diversi. L’impiego della ciotola come contenitore di ceneri è stato rilevato anche in un’altra tomba asportata nel 2010; in quel caso la ciotola era posta accanto al cinerario e conteneva i resti di un bimbo di età compresa tra 2 e 3 anni, mentre l’urna accoglieva le ossa di una donna giovane.
Sul fondo di 4 fosse di deposizione è stata ritrovata terra di rogo; nel sedimento carbonioso erano presenti tronchetti bruciati, resti di ossa, nonché frammenti di oggetti in bronzo e frammenti di ceramica estranei al contesto tombale. Il maggior numero di sepolture con spargimento di terra di rogo è dislocato nei settori III – IV e spesso risulta associato a fosse di deposizione ricavate per asportazione di elementi di calcare; il campione però è limitato (15 casi su 160) e non permette ipotesi sulla diversificazione del rito funerario.