AIAC_4351 - San Vincenzo al Volturno - 2016Le indagini archeologiche avviate nel sito di San Vincenzo al Volturno (IS), svolte tra agosto e settembre 2016, hanno interessato l’area del chiostro monastico, antistante la basilica maggiore, con la ripresa dei lavori all’interno dell’area CL/C2 già parzialmente indagata tra 2000/2002 e successivamente nel 2013.
In particolare, l’attività archeologica è stata concentrata all’interno degli ambienti N, O e nell’area esterna ad O (Varco Est) del saggio C2.
Le ricerche sono state condotte dal team del LATEM (Laboratori di Archeologia Tardoantica e Medievale, UNISOB) afferente alla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale delll’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli (Prof. F. Marazzi).
L’indagine nell’ambiente N ha previsto una lunga ed accurata operazione di pulizia, con la rimozione degli accumuli depositatisi in seguito alla chiusura del saggio nel 2013.
L’inizio dello scavo ha previsto, quindi, l’allargamento dell’ambiente N in direzione Est per poco meno di 1 m con la rimozione di uno spesso strato di coltivo già riscontrato durante le campagne precedenti.
La rimozione degli strati superiori ha permesso il rinvenimento di un sottile piano in malta adagiato al di sopra di uno spesso accumulo di malta travertinosa e pietrisco utilizzato come preparazione.
Tali livelli erano già parzialmente visibili durante la fase di pulizia delle sezioni del saggio sia nell’ambiente N sia nella sezione Sud dell’ambiente O e dovrebbero appartenere ad una fase di risistemazione dell’area coeva o successiva all’XI secolo.
Al di sotto di questi, invece, è stato identificato un piano di calpestio in malta, molto simile a quello superiore, ma intaccato dalla fondazione delle strutture di XI sec. e, con tutta probabilità, ricollegabile all’ambiente P poco distante, databile alla fase carolingia del chiostro.
Purtroppo, a causa della ristrettezza dell’area scavata, della mancanza di materiale ceramico di riferimento e dell’alta incidenza dei lavori agricoli all’interno dei suddetti strati risulta estremamente difficile avere un’idea chiara e completa circa la datazione e la natura degli accumuli identificati.
Lo scavo dell’ambiente O ha permesso di mettere in luce le strutture ed i piani di frequentazione, per i quali era stata proposta una datazione all’XI secolo.
Lo scavo, per l’estensione dell’area, è stato concentrato tre distinte zone dell’ambiente, conservando alcuni testimoni nella parte centrale.
Il primo approfondimento è stato praticato verso Ovest a ridosso delle strutture murarie ‘bassomedievali’ visibili, con l’apertura di un saggio di 6,2 x 1,3 m.
In questa zona è stato rinvenuto un piano relativo ad una piccola area di natura produttiva, probabilmente legata alle pyrotechnie o “arti del fuoco”. E’ difficile al momento stabile la natura dell’attività svolta in loco a causa della mancanza di scorie, scarti od altri indicatori di produzione; tuttavia, l’area risulta quasi interamente rubrificata, con abbondante presenza di tracce di natura carboniosa, piccole porzioni di concotto e, nei punti in cui la temperatura aveva raggiunto picchi elevati, accenni di vetrificazione degli elementi fittili.
Il secondo “saggio” è stato aperto sul versante Est dell’ambiente O, ampliando la trincea verso il fiume Volturno di circa 1,2 m.
Le indagini archeologiche nell’area hanno permesso di mettere in luce in maniera ottimale un setto murario già visibile durante l’ultima campagna di scavo nel 2013, e di rintracciare una situazione stratigrafica abbastanza complessa.
Infatti, la rimozione degli strati superficiali ha permesso di rinvenire due muri, precedenti all’impianto di XI sec., con un andamento tra loro perpendicolare, ed una serie di strati pertinenti a fasi di utilizzo, abbandono e riutilizzo dell’area.
I rapporti stratigrafici consentono, per quanto possibile in un’area così ristretta, una comprensione della cronologia relativa degli eventi, con una chiara manifestazione di come l’utilizzo e l’impostazione dell’area sia stata stravolta durante il corso del tempo. Infatti, mentre è palese l’andamento quadrangolare degli ambienti di XI secolo, quello delle fasi precedenti è solo ipotizzabile, osservando l’andamento parallelo che il setto murario rivenuto sull’estremità est dell’ambiente O ha rispetto a quello che sembra essere il muro del corridoio claustrale, sul versante ovest.
L’ultima area indagata è quella a ridosso dell’Ambiente O e del c.d. Varco Est. Lo scavo ha permesso di mettere in luce ulteriormente un piano in malta travertinosa abbastanza compatta, obliterato da uno strato in terra e dalle murature di XI secolo.
All’interno ed al di sopra di questo insiste una situazione complessa, fornita dal taglio di un muro, totalmente rasato, con un andamento del tutto irregolare rispetto agli altri, ed una zona pavimentata (acciottolato) che, con tutta probabilità, corrispondeva ad un’area di camminamento esterno, probabilmente abbastanza tarda.
In conclusione, le stratigrafie indagate durante la campagna di scavo di agosto-settembre 2016 hanno messo in luce una situazione nuova per l’area in esame. Questa apre nuovi scenari per le fasi più antiche del claustrum monastico per cui è possibile ipotizzare, a patto di nuove ed approfondite indagini future nel sito, un differente impianto edilizio delle strutture di IX secolo e le operazioni che hanno portato alla formazione dell’impostazione planimetrica più tarda.
AIAC_4572 - San Benedetto “de Iumento Albo” - 2017L’indagine ha visto il completamento delle ricerche nell’area interna alla chiesa abbaziale. Sono state indagate cinque tombe ricavate dal taglio del livello pavimentale più antico che presentavano al proprio interno i resti di uno o più individui (fino ad un massimo di tre) privi di corredo. La datazione delle tombe dovrebbe corrispondere a quella delle restanti sepolture rinvenute nella “fossa comune”, riconducibili, grazie all’esame di numerose monete poste in associazione, al XVI secolo.
L’esplorazione dello spazio ubicato a ridosso della tribuna presbiteriale ha evidenziato, inoltre, la presenza di un muro perpendicolare all’andamento della chiesa cui si associa un livello pavimentale in cocciopesto. Diversamente da altre aree dell’edificio, è da segnalare in questo punto un sottile strato di colore giallastro e consistenza friabile, posto direttamente a contatto con il pavimento in cocciopesto, cui vanno associati numerosi frammenti ceramici. Da questo primo livello di abbandono provengono materiali la cui datazione oscilla tra il VI/VII secolo e tutta l’età altomedievale: si segnala la presenza di un’ansa forata di lucerna con tracce di ingobbio marrone/rossiccio – da interpretare come una imitazione delle africane tarde – e di una parete di brocca con superficie grezza e decorazione ad arco. L’associazione di questo materiale alle fasi di disuso del livello di cocciopesto indica che le fabbriche della chiesa hanno riutilizzato in parte le strutture e i livelli di un edificio già esistente in quell’area e in evidente stato di abbandono.
Particolare interesse riveste la stratigrafia analizzata nei pressi dell’ingresso centrale della chiesa, grazie al completamento delle indagini all’interno della fossa comune. Lo scavo condotto soprattutto in prossimità del taglio ha consentito di mettere in evidenza le tracce di un’attività artigianale funzionale, con buona probabilità, alla realizzazione della campana, come lascerebbero immaginare i numerosi frammenti di ceramica concotta, le scorie metalliche e la presenza di una fossa praticata all’interno di un livello pavimentale in cocciopesto grezzo. Questo palinsesto non è stato tuttavia esplorato nella sua interezza, poiché tutta la stratigrafia relativa alla fossa è coperta dal primitivo pavimento della chiesa.