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Antoine Boisson - Université Paul Valéry - Montpellier 3 CNRS

Season Team

  • AIAC_4385 - Atelier delle lucerne (Reg. I, ins. 20, 2-3) - 2016
    Nell’ambito del programma del Centre Jean Bérard (CNRS – EFR) su “Artigianato ed economia a Pompei”, iniziato nel 2001 sotto la direzione scientifica di Jean-Pierre Brun (Professore al Collège de France, già Direttore del Centre Jean Bérard), è stata avviata una ricerca sulla produzione ceramica a Pompei sotto la direzione di Laëtitia Cavassa. Lo studio si svolge in collaborazione con la Soprintendenza di Pompei e con concessione di scavo e ricerche accordata dal Ministero per i Beni e le attività culturali e del turismo. Lo scavo è stato finanziato dal Ministero degli Affari Esteri Francese tramite il Centre Jean Bérard e dal Centre Camille Jullian (Aix Marseille Université, CNRS). La produzione ceramica a Pompei nel 79 d.C. è illustrata principalmente da due ateliers di vasai Il primo atelier è situato al di fuori delle mura, nei pressi della necropoli di Porta Ercolano, al numero n. 28-30 della Via dei Sepolcri. Le indagini archeologiche condotte sull’atelier rientravano in un programma più ampio, intitolato “Organizzazione, gestione e trasformazione di una zona suburbana: il settore della Porta Ercolano di Pompei, tra spazio funerario e spazio commerciale”, diretto da Sandra Zanella (Université de Montpellier 3), Laëtitia Cavassa (Aix Marseille Univ, CNRS, MCC, CCJ, F-13000, Aix-en-Provence, France), Nicolas Laubry (Università Paris-Est Créteil/CRHEC) e Nicolas Monteix (Università di Rouen). Gli scavi realizzati tra il 2012 e il 2016 hanno permesso di ricomporre la catena operativa del vasaio attivo in questo complesso al momento dell’eruzione del Vesuvio . Nel mese di settembre 2016, il programma di ricerca sull’artigianato della produzione ceramica si è esteso a un secondo atelier situato nella Regio I, insula 20, 2-3, in prossimità di Porta Nocera. Si tratta di un atelier-bottega che utilizza alcuni ambienti di una domus di età repubblicana. Il complesso era già stato indagato nel 1958-1959 da A. Maiuri che aveva messo in luce due fornaci, una vasca di decantazione e parte dei manufatti che vi erano prodotti. Si rinvennero, in effetti, 61 lucerne, 24 stampi e più di un centinaio di frittili. Nella stanza che si affacciava sulla strada, verosimilmente l’entrata della bottega, si era notata la presenza di una banchina interpretata come banco di vendita. L’officina è, inoltre, in diretta comunicazione con una serie di spazi destinati alla produzione di vino. Nel 1973, G. Cirelli Irelli intraprese alcuni saggi di verifica che vennero pubblicati, con il lotto delle lucerne, in un articolo di sintesi nel 1977 . L’estensione delle ricerche all’atelier di Porta Nocera ha come obbiettivo principale la realizzazione di uno studio trasversale sulla produzione ceramica a Pompei nel 79 d.C., paragonando i due complessi produttivi. Le ricerche condotte nel 2016, attraverso interventi di pulizia e piccoli approfondimenti, avevano come finalità lo studio di parte della domus e dell’organizzazione delle strutture produttive ad essa collegate. Le strutture produttive sono state installate negli ambienti della domus che affacciano sulla strada, occupando una superficie di poco superiore ai 100 m2 (11,70 m x 9 m), ripartita su quattro ambienti. Nella stanza che si affacciava sulla strada, verosimilmente l’entrata della bottega, si era notata la presenza di una banchina interpretata come banco di vendita e sul lato opposto la presenza di due vasche intese come vasche di decantazione e di preparazione dell’argilla e di raffreddamento degli strumenti. Negli spazi interni erano state messe in luce due fornaci. La più piccola è circolare con il piano di cottura mantenuto da un pilastro centrale, mentre la grande fornace è a camera verticale, di forma quadrangolare e con un piano di cottura mantenuto da archi di sostegno. Di difficile interpretazione rimanevano, invece, due altri ambienti. Le ricerche condotte nell’ambiente delle fornaci hanno permesso di chiarire ulteriormente il funzionamento dell’atelier. Gli scavi hanno, infatti, portato alla luce i resti di un tornio non individuato durante gli interventi della metà del Novecento. È composto da un frammento di anfora italica inserito nel suolo, creando cosi una cavità, al centro della quale abbiamo il negativo dell’asse fisso del tornio, sul quale era fissata la ruota. Si tratta oggi, del quinto tornio conosciuto per la città antica di Pompei, i primi quattro essendo stati messi in luce nel 2014 nell’atelier di Porta Ercolano. Tale scoperta ha permesso di completare il panorama delle strutture utili alla filiera produttiva. Inoltre, durante la pulizia dell’area antistante le fornaci, sono stati evidenziati e indagati diversi strati che hanno restituito una grande quantità di ceramica indicatrice della produzione che veniva realizzata nell’atelier. Tutti i dati raccolti hanno permesso di ricostruire la storia dell’atelier e di definire con maggiore precisione l’organizzazione degli spazi ad esso collegati. Le indagine andranno completate nel 2017.
  • AIAC_822 - Area B Sud Porta Nocera - 2017
    Amorcé en 2014, le nouveau programme d’étude de la nécropole de Porta Nocera a pour première ambition de comprendre et de caractériser les processus de constitution d’un paysage funéraire aux abords de la ville entre la fondation de la colonie et l’éruption de 79, notamment l’implication des autorités publiques dans la planification et la gestion des aires funéraires. Il s’agit ensuite, sur un temps relativement court, quelques générations, de préciser la genèse des différents enclos et structures funéraires (chronologie relative des tombes) et de reconnaître des traditions familiales ou des groupes dans l’aménagement des sépultures et l’exercice des séquences rituelles. Enfin, l’exceptionnel état de conservation des ensembles funéraires permet d’étudier au plus près les trois grandes étapes des rituels de la mort que sont la crémation, la mise au tombeau et la commémoration des défunts. À chacune de ces étapes il est désormais possible d’associer des gestes très précis dont la compilation permettra de proposer une forme d’herméneutique fondée sur la lecture attentive du terrain. Dans ce domaine, le programme comporte une dimension méthodologique forte, autant sur la fouille, dans la mise en place des protocoles d’enregistrement spécifiques destinés à reconnaître les gestes, qu’en laboratoire avec l’étude des restes humains brûlés et du mobilier utilisé dans les séquences rituelles. La richesse des faits observés permet d’ores et déjà de proposer des résultats inédits et déterminants sur la structure des rites déployés dans les enclos ainsi que sur l’élaboration et la transmission des coutumes funéraires au sein d’une communauté romaine d’Italie. Comment étaient organisées et transmises les partitions rituelles d’une génération à l’autre, d’une famille à l’autre ? Comment était construite l’altérité collective de la mort à Pompéi ? En quoi les pratiques suivaient-elles la tradition romaine ? Un enregistrement aussi exhaustif que possible de toutes les traces laissées par les Pompéiens lors de leur fréquentation de la nécropole amène désormais à distinguer l’occasionnel de l’intentionnel pour restituer le contenu des pratiques funéraires locales. L’investissement méthodologique et les résultats obtenus justifient pleinement l’organisation d’une formation en archéologie funéraire destinée à des doctorants et professionnels, qui concerne tout autant la fouille des structures funéraires que l’étude spécifique des crémations. Lors de la campagne 2017, un stage dirigé par l’un de nous (H.D.) a réuni 8 personnes qui ont pu se former à l’étude des os brûlés à partir des tombes exhumées au cours des précédentes campagnes de fouilles, avec une recherche plus particulièrement orientée vers les liaisons ostéologiques entre différentes unités stratigraphiques et/ou fonctionnelles.
  • AIAC_822 - Area B Sud Porta Nocera - 2018
    Iniziato nel 2014, il programma di studio della necropoli di Porta Nocera ha come prima ambizione comprendere e definire il processo di creazione di un paesaggio funerario ai margini della città tra la fondazione della colonia e l'eruzione del 79, in particolare l'implicazione delle autorità pubbliche nella pianificazione e nella gestione delle aeree funerarie. Si tratta poi, su un lasso di tempo relativamente breve, qualche generazione, di precisare la genesi dei diversi recinti e strutture funerarie (cronologia relativa delle tombe) e di riconoscere tradizioni legate a famiglie o gruppi nell'allestimento delle sepolture e nell'esercizio delle sequenze rituali. Infine, l'eccellente stato di conservazione dei contesti funerari permette di studiare da vicino le tre tappe principali dei rituali della morte che sono la cremazione, la deposizione e la commemorazione dei defunti. E' ormai possibile associare, a ciascuna di queste tappe, dei gesti precisi, la cui ricostruzione permetterà di proporre una forma di ermeneutica fondata sulla lettura attenta del terreno. In questo ambito, il programma comporta una dimensione metodologica forte, sia sullo scavo, grazie alla realizzazione di protocolli di registrazione specifici destinati a riconoscere i gesti, sia in laboratorio attraverso lo studio dei resti umani combusti e del corredo utilizzato nelle sequenze rituali. La ricchezza delle azioni osservate permette sin da ora di proporre dei risultati inediti e determinanti sulla struttura dei riti che si svolgevano nei recinti, oltre che sull'elaborazione e la trasmissione dei costumi funerari all'interno di una comunità romana d'Italia. Come erano organizzate e trasmesse le partizioni rituali da una generazione all'altra, da una famiglia all'altra? Come era costruita l'alterità collettiva della morte a Pompei? Quanto le pratiche seguivano la tradizione romana? Un'acquisizione più dettagliata possibile di tutte le tracce lasciate dai Pompeiani in occasione della loro frequentazione della necropoli porta a distinguere l'occasionale dall'intenzionale per restituire il contenuto delle pratiche funerarie locali. L'impegno metodologico e i risultati ottenuti giustificano pienamente l'organizzazione di una formazione in archeologia funeraria rivolta a dottorandi e professionisti, che riguarda sia lo scavo delle strutture funerarie che lo studio specifico delle cremazioni.