AIAC_3302 - Grotta dei Santi - 2017La campagna di scavo 2017 (mesi di maggio e di giugno), ha avuto come obiettivo quello di proseguire l’indagine delle evidenze musteriane in posto nei livelli 111 e 1004, quindi l’asportazione dei livelli sterili frapposti tra lo strato 111 e il 150, in modo da ampliare l’area di studio di quest’ultimo. Sono stati indagati tre distinti settori: “Area A” (H6, H7, I5, I6, I7, L4/I-II, L5, L6, L7, M4/II-III, M5/II-III, M6/II-III, M7/II-III),“Area B” (D8, D9, E8, E9, F8, F9, G8) e “Area C” (D5, E4, E5, F3, F4, F5, G2, G3, G4, H2, H3, H4).
Nel corso di questa campagna è stato completato nell’Area A lo scavo dello strato 111 (asportando i lembi residui di 111/2 e il 111/3). Questi due tagli risultavano interessati da diverse strutture di combustione, alcune in ottimo stato di conservazione, che sono state individualmente documentate e, quando possibile, campionate per gli studi microstratigrafici. In questo stesso settore, inoltre, sono stati scavati i livelli sterili 120 (argille) e 121 (sabbie fini), raggiungendo ovunque il tetto del 125 (sabbie medie con evidenze di origine antropica e coproliti).
Nell’adiacente Area B è stato possibile raccordare i livelli di “acciottolato” e “l’area di estrazione del midollo”, rispettivamente, con la base dello strato 110 e con lo strato 111/0 identificati, nella campagna precedente, nell’area A. Inoltre, è proseguita l’indagine stratigrafica individuando la prima superficie antropica dello strato 111 nei quadrati che danno verso il fondo grotta, mentre nel resto dell’area (quadrati verso l’entrata della grotta) è stato possibile appurate come il livello 110 poggiasse direttamente sul 1004. In questo settore, infatti, l’intera sequenza stratigrafica si appiattisce, poggiando sui grossi blocchi in crollo che risalgono verso il lato destro della cavità. Nell’Area C, infine, sono state saggiate le prime superfici antropiche dello strato 1004. Rimosso un primo livelletto sterile, è stata messa in luce una prima superficie (1004A) a ricco contenuto antropico che ricopriva una complessa sequenza di livelli relazionati da contatti laterali, riferibili, probabilmente, ad un grosso palinsesto di focolari.
Nella campagna di scavo 2017 sono proseguite le ormai consolidate collaborazioni sia nazionali (con l’Università di Pisa e l’Istituto di Paleontologia Umana - ISiPU) che internazionali (con il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia). Nell’ambito di queste collaborazioni sono stati portati avanti una serie di studi atti principalmente ad inquadrare meglio la cronologia del sito (sono in corso datazioni radiometriche su campioni di carbone vegetale, OSL su campioni di sedimento), a individuare eventuali residui di DNA antico (possibilmente neandertaliano) conservato nei sedimenti e a studiare la micromorfologia dei focolari mediante sezioni sottili.
Nel corso del 2016-17 sono stati portati avanti lo studio tecnologico e funzionale dell’industria litica nonché lo studio tassonomico e tafonomico dei resti faunistici dei livelli 150 e 110, e l’analisi integrata di questi dati all’interno di una piattaforma GIS appositamente designata.
Più in generale sono obiettivo di ricerca l’inquadramento del profilo paleogeografico, paleo-climatico e paleo-ambientale, in particolare per quanto concerne l’antico livello del mare e quindi la distanza della grotta dalla costa
AIAC_611 - Atella - 2017Il comune di Atella si trova in provincia di Potenza (Basilicata), circa 10 km a sud della sommità del Vulture. Il giacimento paleolitico è localizzato a sud dell’attuale cittadina, alle spalle del moderno cimitero comunale, su un terrazzamento posto a circa 90 metri più in alto rispetto all’attuale alveo della Fiumara di Atella.
Nella continuità delle ricerche portate avanti da più di 20 anni dal Prof. Borzatti dell’Università di Firenze, il nuovo gruppo di lavoro italo-francese, si è dato l'obiettivo di ottenere nuovi risultati sui modi di vita, il paesaggio e l’ambiente degli uomini che popolavano il territorio attuale di Atella 600.000 anni fa.
Durante la missione 2017, lo scavo del deposito ha interessato l’insieme F in due aree diverse, nella parte alta e media del deposito che sembra di indicare storie tafonomiche complesse e varieghiate. La ricostituzione di queste dinamiche è uno degli obbiettivi delle analisi micromorfologiche in corso. Lo scavo di quest’anno ha permesso di mettere in luce 136 pezzi, tra cui 95 elementi litici (piccoli strumenti e schegge) e 41 resti faunistici che saranno studiati durante una missione invernale.
In continuità con il lavoro effettuato durante la campagna del 2016, si è portato avanti il lavoro di conservazione e di primo restauro dei resti faunistici presenti nel sito concentrandosi sulla difesa bassa di Elefante antico.
In sintesi, per quello che riguarda l’inquadramento cronostratigrafico, le diverse occupazioni umane sono avvenute durante 0.65 e 0.6 Ma, in diversi ambienti paleogeografici, e conservate in diversi contesti deposizionali. Il proseguimento dello scavo e delle analisi permetterà di affinare queste preliminari ipotesi sul contesto di deposizione, la paleogeografia, e le attività umane svolte sul sito del Cimitero di Atella.
AIAC_960 - Grotta della Cala - 2017La campagna di scavo 2017 alla Grotta della Cala si è svolta dal 2 al 21 ottobre. Sono stati indagati i quadrati C9, C10, D10, E, F, G 6 e F7.
I quadrati C9, C10, D10 corrispondono all’area dove nel 2014-15 erano stati individuati e messi in luce i resti di un grande focolare, formato da uno spesso strato di cenere compattata e indurita, situato immediatamente a tetto del livello GB (= Gravettiano base) 3d. Il focolare, che appariva danneggiato da eventi di vario genere ed in particolare dall’escavazione di una fossa contenente materiali del sovrastante livello del Gravettiano evoluto, alloggiava in un avvallamento in lieve pendenza. Nei quadrati E, F, G 6 e F7 è stato effettuato il tg 1 nel livello proto-aurignaziano. Il tetto di questo livello si configura come una “paleosuperficie” caratterizzata, a seconda delle zone, da concentrazioni diverse di materiali e attestante l’ultima frequentazione della cavità da parte dei gruppi aurignaziani.
Nell’ambito dei campionamenti svolti, una novità di quest’anno è rappresentata dal prelievo di unità di sedimento dai diversi strati per effettuare analisi sul DNA umano. Tali analisi sono ancora in via sperimentale e vengono eseguite al Max Planck Institute di Lipsia, con il quale il nostro Dipartimento collabora da tempo anche per altre tipologie di indagine. Dal 2017, la Grotta della Cala figura, come la Grotta di Castelcivita (altro sito paleolitico indagato dall’Unita di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena) tra i siti chiave del progetto europeo ERC Consolidator SUCCESS “The earliest migration of Homo sapiens in Southern Europe: understanding the biocultural processes that define our uniqueness”.
Tale progetto, di durata quinquennale, ha come capofila l’Università di Bologna e coinvolge, oltre all’Università di Siena, le Università di Genova, Ferrara e Roma “La Sapienza”. E’ finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche di popolamento della Penisola italiana durante la cosiddetta fase di transizione Paleolitico medio / superiore e prevede un’indagine su vasta scala a carattere multidisciplinare in vari siti preistorici del territorio nazionale.