- Name
- Maurizio Buora
- Organisation Name
- Museo Archeologico dei Civici Musei di Udine
Season Director
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AIAC_147 - Cjastilir (Castelliere di Rividischia) - 2000Il sito, indicato in letteratura come Castelliere di Rividischia, è noto dal 1983 per rinvenimenti di superficie; i rilievi residui dell’aggere perimetrale, attestati fino agli anni ’60, furono in seguito spianati, contestualmente alla colmatura dei fossati perimetrali. Tra il 1998 e il 2000 vi sono state condotte 3 campagne di scavo, che hanno interessato il margine sudorientale del sito. L’area indagata coincide con un breve tratto della sponda sud (esterna) dell’ampio corso d’acqua adattato a fossato di cinta e dei suoi riempimenti, e con il tratto residuo (8 m) di un piccolo fosso parallelo al fossato, nel quale confluiva. Il fosso minore è risultato costipato, nella parte inferiore del riempimento, da frammenti ceramici tipologicamente inquadrabili nel Bronzo recente pieno ed evoluto, spesso ricomponibili e che in alcuni casi rappresentano ampie porzioni (fino a un quarto) di vasi di medie-grandi dimensioni deposti sul fondo o nel corso del riempimento della struttura. L’indagine ha poi parzialmente messo in luce la confluenza tra gli alvei, oggi interrati, che scorrevano lungo i due lati del sito. Nell’area indagata nelle tre campagne di scavo svolte non si è trovata traccia della frequentazione di Bronzo finale – primo Ferro, ben attestata dai materiali di superficie che documentano anche una diffusa pratica di lavorazione secondaria del bronzo con numerosi frammenti di panelle di lega di rame e frammenti di armi, utensili e ornamenti in bronzo del Bronzo recente e del Bronzo finale. (Maurizio Buora)
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AIAC_148 - Centes - 2003Il sito, collocato in zona di risorgive, è costituito da un modesto rialzo morfologico di forma subcircolare, delimitato su due lati dall’ampio alveo del fiume Varmo, su un terzo lato da una roggia di risorgiva, a sud da una bassura oggi colmata. Non vi è traccia riconoscibile o documentazione storica di rilievi difensivi perimetrali lungo i margini del sito. Il sito venne individuato nel 1998 a seguito di ricerche di superficie e indagato con tre campagne di scavo svolte in regime di concessione ministeriale nell’ambito del Progetto Celti della Provincia di Udine sostenuto con fondi regionali. Alla prima campagna di scavo partecipò anche l’École Française de Rome. In tre campagne di scavo sono state scavate 8 trincee, per una superficie complessiva di m 2670, tutte con la medesima sequenza stratigrafica: arativo (40-45 cm), suolo grigiastro sterile (10-15 cm), limi argillosi bruno chiaro sterili. I piani di frequentazione protostorica risultano asportati dai lavori agricoli; resta solamente traccia di una fittissima distribuzione di cavità antropiche residue, troncate in testa dall’aratura, di forme e misure diverse: da buche per pali a pozzetti subcircolari ad ampie fosse irregolari poco profonde a fosse ampie e profonde quadrangolari o subcircolari. Le concentrazioni di strutture antropiche si alternano a zone con strutture più rarefatte o assenti; in particolare non vi sono tracce di cavità antropiche in una fascia di ampiezza variabile tra 20 e 40 m lungo i margini del sito, forse per l’originaria presenza di un terrapieno perimetrale o per una maggiore incidenza degli spianamenti agrari sulla fascia periferica dell’area. Quasi tutte le cavità esplorate (circa 150) presentano riempimento scarsamente antropizzato, prodotto dal calpestio in area periferica d’abitato e gradualmente depositatosi nelle strutture. Solo in rari casi si riconoscono scarichi domestici (in un caso con una parte del raccolto di cereali carbonizzata) e selettivi, connessi alla lavorazione o alla defunzionalizzazione di manufatti in concotto: anelloni, pareti di vasi silos e/o di parti mobili di fornaci. Il materiale ceramico recuperato in frammenti di piccole dimensioni non ricomponibili e con superfici piuttosto consunte, attesta una prima frequentazione del sito in VIII-VII sec. a.C. ed una seconda fase, più ampiamente documentata, di VI-V sec. a.C. (Maurizio Buora)
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AIAC_2260 - Castello superiore - 2009Dieci anni fa fu avviata dalla Società Friulana di Archeologia e dai Civici Musei di Udine - una serie di campagne di scavo nel castello superiore di Attimis. Le indagini hanno rivelato le strutture murarie sottostanti le moderne ricostruzioni del 1979. Sono state finora riconosciute due fasi con muri in pietra. Il castello, menzionato per la prima volta nel 1106, sorvegliava una via di comunicazione con la parte del patriarcato di Aquileia posta nell’attuale Slovenia e delimitava il territorio di Udine. Nel vano A fin dalla prima campagna si sono rinvenute scorie di lavorazione del ferro e punte di balestra. Il muro esterno era stato rifatto, in una zona in cui il versante è molto scosceso. Nella stanza sono stati trovati anche due frammenti di ceramica ispano-moresca. Di particolare interesse quanto si è rinvenuto all’estremità nordoccidentale nella stanza detta D, originariamente posta inizialmente all’esterno dell’area castellana in quanto qui il fondo roccioso si abbassa con forte pendenza per parecchi metri. Quando la cinta fu ampliata – non prima del XIV secolo - includendo anche questo spazio, si dovette elevare il pavimento tamponando con parecchi metri cubi di terreno, macerie etc. il dislivello naturale. Gli interventi per colmare il forte dislivello raggiunsero verso nord un livello di 3,10 m. Nei riempimenti, forse relativi anche a sistemazioni successive a terremoti o eventi bellici, oltre a pietre lavorate già impiegate nella costruzione di strutture murarie si è trovata numerosa ceramica, attualmente in corso di studio, con forme anche della fine del XII e inizio del XIII secolo. Nei vari piani d’uso si trovavano anche alcuni focolari, segno che lo spazio aveva funzioni abitative. Nel 1998 si è rinvenuto un denaro frisacense, di Eberhard I (1147-1164), quindi nel 2003 un denaro scodellato veneziano di Sebastiano Ziani (1172-1178) e altro di Orio Malipiero (1178-1192) insieme con un denaro piccolo di Padova, del XIII secolo. Dal vano provengono vetri, metalli, ceramica, tra cui significativa ai fini della datazione la maiolica arcaica (pieno XIV sec.). Alcune classi ceramiche sono già state parzialmente pubblicate, in particolare la ceramica invetriata monocroma (CASSANI 2003b) e la ceramica grezza (CASSANI 2003a). Esse, insieme con i numerosi reperti metallici (per cui si rimanda a VIGNOLA 2003) attestano una particolare importanza dell’area e della struttura castellana, specialmente nel XIV secolo. Nell’anno 2008 nella stanza A è stata messa in luce la copertura rudimentale di una canaletta che scaricava verso l’esterno, ove era stata costruita all’interno del muro di sostegno di questo lato del castello una vasca, scoperta nel 2006, destinata forse ad accogliere i rifiuti organici e liquidi della parte abitativa e l’acqua utilizzata nella lavorazione del ferro. Durante la pulitura, tra molte scorie metalliche si sono rinvenuti numerosi frammenti di olle in ceramica grezza, in parte ricostruibili, con decorazione a scopetto, di forme e decori databili nel corso del XII secolo. Tra questi giaceva una bolla d’oro di Alessio I Comneno, gettata via forse quando era già stata separata dalla pergamena cui era appartenuta. Essa, del diametro di 20-23 mm, pesa 8,45 gr. Reca al diritto la consueta figura del Cristo nimbato, con tunica e colobion e il vangelo nella sinistra, con la legenda IC-XC. Al retro vi è l’imperatore Alessio I Comneno stante con labaro e globo crucigero. La legenda, al dativo, riporta il suo nome con la qualifica _d(es)pot(es) to Ko(mnenos)_.
Season Team
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AIAC_2279 - a nord dell’ex Cava Torvisabbia - 2010Dopo la riapertura e la ridefinizione del saggio C, è seguita l’apertura di una trincea est-ovest perpendicolare a quella dell’anno precedente. La situazione evidenziata, particolarmente interessante, è stata compresa con maggiore chiarezza rispetto al 2009. Alla base della sequenza stratigrafica nota, si estende US 37, sistemazione areale di frammenti di concotti di età protostorica e qualche raro frammento di ceramica di età del bronzo/età del ferro, scaricati e compattati in una matrice argilloso-sabbiosa grigiastra, su cui si deposita uno strato di uso/abbandono con una matrice di ghiaie fini spigolose e frammenti di concotto e ceramica dello stesso arco cronologico, sparsi come esito dell’alterazione dello strato sottostante (US 38). Si tratta con ogni probabilità di una sponda strutturata lungo un alveo di un antico corso d’acqua che, ancora in età protostorica, si è impaludato. Infatti, questo è dimostrato dal fatto che verso ovest si individua uno strato di colore marrone nerastro con rarissimi frammenti di concotto (US 60), che copre a lembo in modo irregolare US 38 e si approfondisce, prima progressivamente, poi nettamente per almeno 1 metro, come evidenziato da un carotaggio. La sistemazione US 37 sembra essere connessa con lo substrato di ghiaia e sabbia US 43, che risulta abbassarsi nettamente di quota in corrispondenza dell’alveo naturale, secondo un fronte documentato per almeno 5 metri, lungo una fascia che si estende da nordovest verso sudest. Nell’area indagata è stato individuato parzialmente un antico taglio di distruzione (US - 40) di una struttura non definibile (fornace?), ma in fase con la sistemazione basale. All’interno, vengono identificati vari scarichi, sia primari sia rielaborati, di frammenti di materiale non vascolare (concotti), cenere e frustuli carboniosi. In seguito, con il progressivo abbandono dell’area ma sempre in età protostorica, ulteriori tagli areali distruggono e rielaborano gli strati preesistenti, risparmiando la situazione stratigrafica precedente solo parzialmente. Di seguito, sono stati individuati due arativi che si sovrappongono: il primo sicuramente di epoca romana (US -48, 49) e il secondo di epoca romana o posteriore (US -51, 52). Dalla sezione sembra evidente che questi tagli tendano ad approfondirsi da est verso ovest, a rimarcare una probabile differenza di quote dovuta a una situazione geomorfologia precedente. Sulla sezione verso est, si nota come il taglio US -48 abbia un andamento sinuoso dall’alto verso il basso a distanze più o meno regolari: l’ipotesi più convincente rimanda ai solchi arativi che, sulla base del rinvenimento di uno di essi in piano che intercetta lo strato di ghiaia, avevano andamento nordovest/sudest con orientamento di circa 320° Nord. La cartografia attuale sembra mettere in evidenza che l’area dove è stato rinvenuto l’ambiente di età romana (scavi 2009), abbia una quota sul livello del mare attorno a +4.5 metri, mentre l’area oltre la roggia, tra +1.8 e 4.0 metri. Ciò indicherebbe che la frequentazione antropica già in età antica si fosse concentrata sul punto più alto della zona, mentre le aree più basse erano forse soggette a impaludamenti per le presenza di piccoli corsi d’acqua, come evidenziato dallo strato di intorbamento messo in luce in alcune trincee.
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AIAC_975 - Piccola di Moro - 2002Lo scavo condotto in località Piccola di Moro, a nord del centro di Codroipo, ha portato alla luce evidenze archeologiche che non consentono allo stato attuale una precisa interpretazione del sito, soprattutto per il carattere residuale dei rinvenimenti. Strati con caratteristiche simili rinvenuti nei diversi saggi d’esplorazione sono da ricondurre ad una stesura antropica a livellamento del terreno, costituita da ciottoli, tegulae e materiale ceramico. Quest’ultimo, rappresentato spesso da frammenti di ridotte dimensioni, copre un orizzonte cronologico ampio (dal I al IV sec. d.C.), ma con reperti più numerosi collocabili in età augustea e nel pieno IV sec. d.C. Una frequentazione del sito in età antica sembra sicuramente plausibile; questo dato sarebbe confermato dalla possibile presenza della piccola struttura tombale entro coppi, anche se risulta difficile definire con maggiore sicurezza sia le scansioni cronologiche nella frequentazione del sito, sia gli interventi antropici antichi. (MiBAC)
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AIAC_994 - Colle del Castello - 2006Dalle osservazioni effettuate in più punti fin dal XVI secolo, è stato riscontrato che l’area sommitale fu stabilmente occupata da abitazioni in più riprese, in particolare nella tarda età del Bronzo, quindi in maniera continuativa dalla fine del II sec. d.C., con ampi interventi di carattere edilizio dalla fine del Duecento, quando furono costruite le casette degli _habitatores_, di cui sono visibili ancora alcuni resti di fondazioni, inglobate nell’attuale edificio; tutto il complesso fu poi progressivamente utilizzato come caserma e fortificazione militare sino alla metà dell’Ottocento, prima di acquisire una funzione museale a partire dal 1906. Finora non si era indagato il versante meridionale, il più esposto al sole, ma anche il più ripido. Le indagini hanno confermato l’ipotesi di un andamento a terrazze utilizzate dal periodo medievale per sostenere abitazioni, ma anche, verso la cima, uno spazio cimiteriale. In particolare un’abitazione pare databile nel corso del tardo Duecento, addossata a un muro di contenimento che poi assunse funzione di limite catastale fino al XX secolo. Sulle sepolture e in generale su tutto il pendio vennero accumulati vari strati di materiali di risulta, in parte probabilmente dipendenti da sistemazioni dell’area dopo i terremoti, in particolare del 1348 e del 1511, come lasciano pensare i frammenti ceramici rinvenuti. (MiBAC)