AIAC_373 - Incoronata - 2017La XV campagna di scavo a Incoronata (settembre 2017) ha inteso proseguire l’esplorazione a nord e a sud delle grandi terrazze pavimentate che si estendono in senso est-ovest al limite meridionale della collina.
Nell’area meridionale si è proceduto all’approfondimento, in estensione e in profondità, delle strutture appartenenti alla più antica fase di occupazione del sito, i cui nuovi materiali portati alla luce hanno consentito di confermarne una datazione tra la fine del IX e gli inizi dell’VIII secolo a.C. Contornata verso nord dalla grande pavimentazione US 70 e poggiante direttamente sul terreno argilloso vergine – che è stato appositamente modellato artificialmente - una complessa concentrazione di pietre (di cui sembra per ora possibile riconoscere almeno due allineamenti) ricopre un’area che si qualifica progressivamente come concava. In tal senso non sarebbe impossibile trovarci di fronte, una volta asportate tutte le pietre (campagna 2018), a una grande fossa scavata nel banco di argilla della collina. Questo complesso è stato in ogni caso obliterato da un’importante deposizione di ceramica frammentata intenzionalmente, comprendente in particolare grandi contenitori, ceramica a impasto liscio nero e nocciola, ceramica indigena dell’età del Ferro a vocazione cerimoniale, fra cui alcune olle dipinte “a tenda” (fig. 1). Un dato di estremo interesse è costituito dalle modalità della frammentazione e della deposizione dei vasi, che corrispondono con significativa precisione a quelle che abbiamo potuto osservare nei depositi di chiusura ritualizzata del sito, realizzati più a nord due secoli dopo (fine VII-inizi VI), questa volta impiegando in maggior misura la ceramica di produzione greca locale.
A nord dei grandi pavimenti si è proseguita l’esplorazione dell’area circostante l’edificio absidato (BT1, che ha rivelato al suo interno l’attestazione di pratiche rituali a carattere ctonio) con l’obbiettivo di comprendere la natura delle attività che vi si svolgevano attorno. Al di sotto dei grandi strati di obliterazione che hanno ricoperto e protetto tutto questo settore della collina al momento dell’abbandono del sito (fine VII-inizi VI secolo a.C.) emergono via via – perfettamente conservati - i diversi piani di calpestio, che si situano cronologicamente nel corso del VII secolo.
A est dell’edificio absidato è stata portata alla luce un’area caratterizzata dalla presenza di numerosi ammassi di argilla fortemente arrossata dal fuoco, importanti resti di elementi in legno carbonizzato, concentrazioni di ceramica, ma soprattutto – in perfetto stato di conservazione - due piccole strutture ovoidi in argilla, che potrebbero essere interpretate come fornelli (diametri : 30 x 40 et 30 x 25); esse appaiono riempite, al momento della loro obliterazione, da grossi frammenti del piano di cottura di una fornace di grandi dimensioni (fig. 2).
A nord dell’edificio absidato è stata portata alla luce una vasta concentrazione di piccoli ciottoli formanti un piano, sul quale riposa un’importante quantità di ossa di animali e di frammenti di skyphoi di produzione locale, circondante verso nord una fossa (fig. 3). Tale associazione suggerisce una possibile intrepretazione della fossa (che è stata rimpita e obliterata da terra, ceramica e, infine, pietre) come bothros, intorno al quale si svolgevano pratiche rituali comportanti il consumo delle carni e del vino.
Immediatamente a sud di questo contesto, è emersa una grande fossa scavata direttamente nel terreno vergine, sistemata esattamente al di sotto dell’enorme ammasso di materiali (pietre, mattoni, scaglie di materiale edilizio), estremamente compatto e allettato orizzontalmente, che la ricopriva (US 428, portato alla luce l’anno precedente: cfr. Folder 2016, fig. 4). Il riempimento della fossa, composto da terra grigia contenente quasi esclusivamente ceramica greca di importazione (e un paio di frammenti di ceramica enotria bicroma), è stato infine sigillato con pietre e ciottoli posati a piatto. Solo la prosecuzione dello scavo nella prossima campagna consentirà di intercettare i limiti di questa grande fossa, la cui cronologia piuttosto alta ci è indicata dal _terminus ante quem_ fornito dai materiali del riempimento (inizi VII) e la cui rilevante natura viene indirettamente suggerita dal peso (materiale e concettuale) della protezione che vi è stata sistemata al di sopra.
Fig. 1. Incoronata. Olla biconica “a tenda”, dalla struttura di VIII secolo (foto M. Denti)
Fig. 2. Incoronata. Le due strutture ovoidi in argilla, possibili fornelli, obliterate con porzioni del piano di cottura di una fornace (foto M. Denti)
Fig. 3. Incoronata. Planimetria dell’area a nord dell’edificio absidato, con la concentrazione di ciottoli circondante verso nord la fossa (scavata per un quarto) (DAO T. Ben Makhad, E. Smirou)
Fig. 4. Incoronata. La fossa US 564 e, nella sezione, l’ammasso di materiali (pietre, mattoni, scaglie di materiale edilizio, US 428) che la ricopre (foto M. Denti)