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Carmelo Colelli - Università della Calabria

Season Team

  • AIAC_1959 - Timpone della Motta - 2017
    Il Danish Institute in Rome (DIR) durante l’anno 2017 ha condotto una campagna di indagini archeologiche sul versante orientale del Santuario di Timpone della Motta, Francavilla Marittima (CS). L’attività di scavo stratigrafico ha interessato un contesto archeologico già in parte indagato durante gli anni 2009 e 2010, che aveva permesso di mettere in luce una struttura-altare di VI secolo a.C. in connessione stratigrafica con un piano di battuto di uso, con un deposito votivo collocato lungo il lato settentrionale della struttura e in connessione stratigrafica con uno scarico rituale intercettato lungo il lato meridionale della struttura-altare. Il deposito votivo ha restituito manufatti di produzione greca e coloniale insieme a monili in pasta vitrea, oro, bronzo e faïence, coroplastica ed elementi di arredo sacro. Lo scarico rituale ha restituito hydriskai e kernoi di hydriskai di produzione coloniale, krateriskoi coloniali, numerosi unguentari: aryballoi, alabastra e amphoriskoi d’importazione corinzia; kotylai e skyphoi d’importazione corinzia; phialai mesonphaliche bronzee insieme a phialai in ceramica d’importazione corinzia; esemplari di terrecotte fittili raffiguranti figure femminili stanti e vari monili. La presenza di ossa di caprovini ha consentito di stabilire che sulla struttura-altare sia stato compiuto il sacrificio cruento alimentare greco, la thysia. Questi reperti faunistici sono caratterizzati da un alto grado di frammentazione e di combustione fino alla totale calcinazione oltre alla selezione degli elementi anatomici - sono attestati solo femori, patelle rotulee e vertebre coccigeo-caudali –. Il record faunistico preso in analisi, è stato interpretato come la conseguenza della combustione dei femori, delle patelle rotulee e della coda della vittima sacrificale, avvolte nel grasso, assieme ad aromi, posti su una pira e fatte bruciare completamente, affinché il fumo odoroso giungesse alle divinità. Dall’area posta a sud-est dell’altare, quindi presso l’ampliamento Sud del Saggio Stratigrafico sono state recuperate, oltre a ceramica da mensa, ossa differenti da quelle provenienti dalla struttura-altare: si tratta di resti faunistici certamente relativi alla vittima sacrificale, ma riferibili al resto della carcassa, fatta esclusione dei femori, patelle rotulee e vertebre coccigeo-caudali. I resti si presentano in buono stato di conservazione, con segni di macellazione, ma privi di tracce di combustione. Una analisi preliminare permette di ipotizzare che possa trattarsi degli scarti di pasto del banchetto sacrificale, destinato ai partecipanti al rituale. L’assenza di tracce di combustione è da imputarsi alla tipologia di cottura: la carne destinata al banchetto veniva bollita e non aveva alcun contatto diretto col fuoco.