AIAC_4351 - San Vincenzo al Volturno - 2018Le indagini, svoltesi nel mese di settembre 2018, hanno interessato l’area orientale del chiostro monastico denominata CL/C, dove nelle precedenti campagne di scavo sono stati individuati alcuni ambienti che affacciano sui bracci porticati. In particolare, sono state approfondite le sequenze stratigrafiche dei due vani “N” ed “O”.
Nel vano N è stato operato un ampliamento verso Est per verificare l’estensione degli strati di abbandono già individuati nel 2016. Questi interessavano anche l’accesso Ovest che consentiva il collegamento dell’ambiente con un piccolo corridoio trapezoidale. Con l’asportazione degli strati di crollo, è stato messo in luce un muro N-S che costituisce il limite Est dell’ambiente. E’ stato possibile quindi definire la pianta quadrangolare e l’estensione del vano che si caratterizza per la presenza di due perimetrali in comune (Nord ed Est) con il vano “O” posto immediatamente a Nord di esso. La prosecuzione delle indagini ha inoltre portato alla luce una superficie (1 m x 1 m) in laterizi frammentari con tracce di bruciato, interpretabile come piano di cottura pertinente ad un’ultima fase di vita dell’area. In prossimità di queste evidenze è stato poi portato alla luce un reperto piuttosto significativo: un vaso in ceramica con 4 anse e superfici decorate da figure antropomorfe ed iscrizioni graffite.
Anche nel vano “O”, contestualmente all’approfondimento della sequenza stratigrafica finora individuata, si è proceduto con un ampliamento del fronte di scavo verso Est. In questo caso, l’approfondimento ha portato alla luce le tracce di frequentazioni precedenti l’impostazione del vano stesso. Si distinguono, infatti, la base circolare di un grande miscelatore per la calce (nella zona Nord) che attesta la presenza di un cantiere edile. Questo è testimoniato anche da una grande fossa (nell’angolo N-O), in parte rivestita di laterizi e con evidenti tracce di combustione, che può essere interpretata come una calcara, affiancata da un accumulo di grandi blocchi in calcare pronti per essere calcinati.
Nella zona S-O invece, è stato rintracciato un piano in malta probabilmente in fase con 4 buche di palo di cui però, al momento non è possibile proporre una funzione certa.
Infine, l’ampliamento ad Est ha messo in luce il muro perimetrale orientale (prosecuzione Nord di quello rintracciato nel vano N), rinforzato da un secondo muro sempre con andamento N-S. Queste strutture sembrano in fase con un piano in malta posto ad Est che potrebbe rappresentare la traccia di una scalinata.
La stratigrafia riscontrata delinea, per entrambe gli ambienti, un fronte di frequentazione dal IX all’XI secolo. L’area, ancora prima di ricevere la sistemazione che prevede l’impostazione di vani contigui, viene impiegata come zona di cantiere per la realizzazione dei bracci porticati, presumibilmente intorno al IX secolo. Subito dopo si realizzano i perimetrali che definiscono gli ambienti oggetto di studio. Questi ambienti sono interessati da diverse fase di crolli, successivamente appianati per consentire una nuova frequentazione che vede l’avvicendarsi di diverse attività produttive, tra cui una calcara e una forgia (vano N). E’ ancora arduo al momento, definire con precisione il periodo che vede la spoliazione di alcune strutture murarie, ma appare chiaro che dopo queste ultime attività si assiste ad un generale abbandono dell’area, successivamente interessata da attività di tipo agricolo collocabili in epoca moderna.
AIAC_4572 - San Benedetto “de Iumento Albo” - 2017L’indagine ha visto il completamento delle ricerche nell’area interna alla chiesa abbaziale. Sono state indagate cinque tombe ricavate dal taglio del livello pavimentale più antico che presentavano al proprio interno i resti di uno o più individui (fino ad un massimo di tre) privi di corredo. La datazione delle tombe dovrebbe corrispondere a quella delle restanti sepolture rinvenute nella “fossa comune”, riconducibili, grazie all’esame di numerose monete poste in associazione, al XVI secolo.
L’esplorazione dello spazio ubicato a ridosso della tribuna presbiteriale ha evidenziato, inoltre, la presenza di un muro perpendicolare all’andamento della chiesa cui si associa un livello pavimentale in cocciopesto. Diversamente da altre aree dell’edificio, è da segnalare in questo punto un sottile strato di colore giallastro e consistenza friabile, posto direttamente a contatto con il pavimento in cocciopesto, cui vanno associati numerosi frammenti ceramici. Da questo primo livello di abbandono provengono materiali la cui datazione oscilla tra il VI/VII secolo e tutta l’età altomedievale: si segnala la presenza di un’ansa forata di lucerna con tracce di ingobbio marrone/rossiccio – da interpretare come una imitazione delle africane tarde – e di una parete di brocca con superficie grezza e decorazione ad arco. L’associazione di questo materiale alle fasi di disuso del livello di cocciopesto indica che le fabbriche della chiesa hanno riutilizzato in parte le strutture e i livelli di un edificio già esistente in quell’area e in evidente stato di abbandono.
Particolare interesse riveste la stratigrafia analizzata nei pressi dell’ingresso centrale della chiesa, grazie al completamento delle indagini all’interno della fossa comune. Lo scavo condotto soprattutto in prossimità del taglio ha consentito di mettere in evidenza le tracce di un’attività artigianale funzionale, con buona probabilità, alla realizzazione della campana, come lascerebbero immaginare i numerosi frammenti di ceramica concotta, le scorie metalliche e la presenza di una fossa praticata all’interno di un livello pavimentale in cocciopesto grezzo. Questo palinsesto non è stato tuttavia esplorato nella sua interezza, poiché tutta la stratigrafia relativa alla fossa è coperta dal primitivo pavimento della chiesa.