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Silvano Agostini – Docteur, Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Abruzzo, Chieti.

Season Team

  • AIAC_2961 - Valle Giumentina - 2018
    Villa Giumentina è un sito all’aperto del Paleolitico antico e medio, scavato brevemente negli anni 1950 dal Professor Radmilli dell’Università di Pisa, in collaborazione con il geologo J. Demangeot. Sette livelli archeologici sono stati messi in luce all’interno di un contesto globalmente lacustre, sul versante di un’incisione profonda che ha eroso i depositi del Pleistocene, fino a 25 m di profondità (Radmilli et Demangeot, 1966). Nell’ambito del programma quinquennale dell’École Française de Rome (2012-2021), sul sito sono riprese le ricerche pluridisciplinari allo scopo di precisarne la cronostratigrafia, determinare la natura tecnica delle industrie litiche presenti e le modalità di occupazione del sito. Durante la prima missione, nel 2012, nei depositi quaternari è stato effettuato un carotaggio fino alla profondità di 45 m, e il primo paleosuolo nerastro, localizzato a più di 3,5 m di profondità, è stato scavato su un’area di 1 m². La seconda missione nel 2013 aveva obiettivi archeologici con lo scavo del primo paleosuolo su un’estensione significativa e obbiettivi geocronologici o paleoambiantali a partire della sezione stratigrafica (fino a circa 16 m di profondità), cosi come lo scopo di restituire la forma del bacino calcareo di Valle Giumentina e la geometria dei depositi con misure geofisiche di resistività. Nel 2014, le ricerche sono state svolte in continuità con quelle dell’anno passato. L’area di scavo del primo paleosuolo (livelli ALB e LDP), è stata ampliata (51 m²). Sono stati realizzati prelievi per la realizzazione di datazioni Ar/Ar e per lo studio malacologico. Nel 2015 i livelli ALB e LDP, sono stati scavati su tutta l’area disponibile. Nel 2016, l’obiettivo principale è stato lo scavo del livello al di sotto di ALB-42 e di LDP-41, cioè il livello LABM-40. In questo livello sono stati messi in evidenza degli elementi di lavorazione bifacciale, non attestati dagli scavi precedenti tra cui un bifacciale di selce e varie schegge di lavorazione bifacciale. Vari strumenti su scheggia sono ugualmente presenti in un totale di 396 reperti. Carotaggi manuali nelle terra rossa superiore sono stati realizzati. L’escursione annuale dell’AFEQ CNF INQUA con il sostegno dell’AIQUA ha riunito più di quaranta ricercatori a Valle Giumentina e dintorni dal 8 al 10/06/16. La campagna di scavo 2017 è stata dedicata al livello SLM-37, conosciuto dagli scavi Radmilli per la sua componente di industria bifacciale. I 35 m² scavati in corrispondenza della sezione principale VV1 hanno restituito 253 industrie litiche, tra cui un bifacciale e qualche resto osseo. Nel 2018 (10 Giugno – 10 Luglio), due trincee perpendicolare di 6 m² al totale hanno messo in luce il paleosuolo ABF-33 già noto dagli scavi degni anni ’50. 140 reperti litici sono stati scoprti. L’analisi sedimentologica a dimostrato che l’occupazione umana si è svolta a prossimità di un zona umida spesso a secco in concordanza con una fase di peiorazione climatica. Infatti, il paleosuolo ABF-33 contiene ceneri vulcaniche datate con metodo 39Ar/40Ar a 511 ka ± 3 ka, cioè al MIS 13b. Tra il livello scavato nel 2017 (SLM-37) e questo livello ABF-33, è presente uno spessore di 1,40 m di sabbia e limi chiari. È stato capito grazie all’aperura dell’aerea di scavo (circa 25 m²) che esse constituscono il riempimento di un paleoalveo fluviatile inciso nei depositi lacustri sottostanti. L’importante lavoro di sbancamento di questa sabbia effetuato a mano ci invita a tornare nel 2019 per finire lo scavo del livello ABF-33 su tutta l’area.