Name
François Fouriaux -
École française de Rome

Season Team

  • AIAC_4574 - Molo nord-sud di Portus - 2018
    Nel settembre del 2018 si è svolta la seconda campagna di scavo sul molo nord-sud di Portus, il cui studio è parte integrante del programma quinquennale (2017-2021) dell’École française de Rome “Ostie-Portus: Hub de l’empire romain”. Il molo, esteso per circa 300 metri in direzione nord-sud, è oggi conservato in maniera discontinua verso il limite ovest del Parco. Le indagini del 2018 sono state espressamente dedicate a studiare la zona di connessione tra l’estremità nord del molo di Claudio e la sua prima estensione, datata all’età severiana, indagata l’anno precedente (fig. 1). Poco più a sud dell’area scavata nel 2017, è stato così aperto un unico settore di scavo di circa 200 mq, suddiviso in quattro sondaggi: due posti ai piedi del molo sul fronte orientale; uno sulla sommità e uno destinato alla pulizia di superficie di altre strutture del fronte est. L’obiettivo era di osservare meglio le caratteristiche costruttive del molo di Claudio e di comprendere come l’estensione severiana si fosse inserita in questa continuità. Dal punto di vista strutturale, è possibile confermare la generale riorganizzazione del molo durante l’età severiana. Oltre all’estensione di circa 50 metri verso nord (fig. 2), riconosciuta nel 2017, le indagini di quest’anno hanno rivelato che anche gli elevati oggi visibili del molo di Claudio corrispondono a una ricostruzione intrapresa in età severiana, facilmente identificabile per l’impiego sistematico dei caratteristici bipedali rossi e sottili. Allo stesso modo, in sequenza strutturale, si registrano aggiunte di età tardo-antica, sia nella parte superiore, sia contro il fronte est del molo di Claudio, che risulta pertanto inglobato dalle fasi successive (fig. 3). Per quanto riguarda il molo originale di età Claudia, è del tutto probabile che esso sia stato costruito con la stessa tecnica impiegata per le coeve fondazioni dei Magazzini cd Traianei, che prevedeva l’uso dell’opus caementicium in cassaforma per la parte inferiore e l’impiego dell’opus reticulatum nella parte “fuori terra”, garantendo una sopraelevazione delle strutture fuori dall’acqua. Il cantiere severiano pertanto operò con due tecniche costruttive differenti: apportando gettate cementizie sopra alle precedenti strutture del molo di Claudio e adottando invece, oltre il limite nord di quest’ultimo, la classica tecnica a catenae, stipites e destinae, tipica delle costruzioni in acqua, che non compare in nessun altro punto del molo di età Claudia che si sviluppa in connessione con il portico dei Magazzini cd Traianei, posti 200 m più a sud. In particolare, l’analisi strutturale ha permesso di capire perché i primi metri dell’estensione severiana sono privi di armatura in legno. In effetti, una “piattaforma”, composta da materiale eterogeneo legata a malta pozzolanica estremamente tenace, venne gettata direttamente contro la parete nord del molo originale, creando così un solido punto di attacco per impiantare, in un secondo momento, l’ossatura in legno del nuovo molo. Come già trapelato dalle indagini del 2017, le strutture del molo subirono una continua trasformazione fino all’età tardo-antica. Se da un lato gli interventi tardo-antichi limitano fortemente la possibilità di ritrovare gli apparati architettonici di età claudia, dall’altro permettono di comprendere la longevità del molo e, nell’insieme, la lunga durata del sito portuario. Anche i materiali rinvenuti sono particolarmente preziosi alla definizione di questo quadro, essendo, per la maggior parte, rappresentati da ceramica tardo-antica.
  • AIAC_822 - Area B Sud Porta Nocera - 2018
    Iniziato nel 2014, il programma di studio della necropoli di Porta Nocera ha come prima ambizione comprendere e definire il processo di creazione di un paesaggio funerario ai margini della città tra la fondazione della colonia e l'eruzione del 79, in particolare l'implicazione delle autorità pubbliche nella pianificazione e nella gestione delle aeree funerarie. Si tratta poi, su un lasso di tempo relativamente breve, qualche generazione, di precisare la genesi dei diversi recinti e strutture funerarie (cronologia relativa delle tombe) e di riconoscere tradizioni legate a famiglie o gruppi nell'allestimento delle sepolture e nell'esercizio delle sequenze rituali. Infine, l'eccellente stato di conservazione dei contesti funerari permette di studiare da vicino le tre tappe principali dei rituali della morte che sono la cremazione, la deposizione e la commemorazione dei defunti. E' ormai possibile associare, a ciascuna di queste tappe, dei gesti precisi, la cui ricostruzione permetterà di proporre una forma di ermeneutica fondata sulla lettura attenta del terreno. In questo ambito, il programma comporta una dimensione metodologica forte, sia sullo scavo, grazie alla realizzazione di protocolli di registrazione specifici destinati a riconoscere i gesti, sia in laboratorio attraverso lo studio dei resti umani combusti e del corredo utilizzato nelle sequenze rituali. La ricchezza delle azioni osservate permette sin da ora di proporre dei risultati inediti e determinanti sulla struttura dei riti che si svolgevano nei recinti, oltre che sull'elaborazione e la trasmissione dei costumi funerari all'interno di una comunità romana d'Italia. Come erano organizzate e trasmesse le partizioni rituali da una generazione all'altra, da una famiglia all'altra? Come era costruita l'alterità collettiva della morte a Pompei? Quanto le pratiche seguivano la tradizione romana? Un'acquisizione più dettagliata possibile di tutte le tracce lasciate dai Pompeiani in occasione della loro frequentazione della necropoli porta a distinguere l'occasionale dall'intenzionale per restituire il contenuto delle pratiche funerarie locali. L'impegno metodologico e i risultati ottenuti giustificano pienamente l'organizzazione di una formazione in archeologia funeraria rivolta a dottorandi e professionisti, che riguarda sia lo scavo delle strutture funerarie che lo studio specifico delle cremazioni.