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AIAC_2694 - c.d. Villa degli Antonini - 2018
La campagna di scavo 2018 ha permesso non soltanto di continuare ad approfondire la generale comprensione del sito, ma ha aperto allo stesso tempo nuove problematiche. Le explorazioni in Area 1, miranti a una più chiara definizione dell’assetto topografico delle gallerie sotterranee dell’arena dell’anfiteatro, hanno confermato non solo la presenza di una serie continua di ambienti voltati a botte, ma hanno anche permesso di individuare una piccola struttura muraria addossata contro il muro di fondo dell’arena, nel lato est, in un punto dove all’incirca passa l’asse minore dell’ellisse. Questa muratura, che presenta una stretta apertura quadrata al suo centro, è simile e simmetrica ad un’altra struttura rinvenuta precedentemente all’estremità ovest. Entrambe contenevano numerosi chiodi di ferro di grandi dimensioni che suggerirebbero che i fori servissero per l’alloggiamento di travi verticali, la cui funzione tuttavia è ancora da definire.
In Area 2 si è maggiormente esposto il mosaico bianco-nero trovato nel 2017 con decorazione fitomorfa in cui da un _kantharos_ , in posizione angolare, si dipartono racemi di vite spiraliformi con pampini. Lo pseudo-emblema centrale sembra mancare complemente, tuttavia il mosaico decorava probabilmente una stanza di forma quadrata di circa quattro metri per lato. La continuazione delle indagini nella nicchia sud-orientale della stanza circolare ha portato in luce un mosaico bianco-nero, conservatosi quasi per la sua interezza, decorato con una testa di medusa iscritta in un semi-scudo, similmente alla nicchia nord-occidentale già investigata, da cui tuttavia il disegno si discosta stilisticamente.
Tra i materiali qui rinvenuti oltre alla grande quantità di frammenti di affresco (specialmente rossi, gialli o con motivi floreali) sono stati scoperti una considerevole quantità di bolli laterizi epigrafici insieme ad alcuni anepigrafici. Inoltre, la scoperta in Area 2 di diversi elementi di cimeli bellici della seconda guerra mondiale aprono una finestra sulla storia recente di questo sito archeologico.
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AIAC_4484 - Aeclanum - 2018
Le indagini archeologiche relative alla campagna di scavo 2018 si sono concentrate principalmente su due aree.
Via glareata
Come già ricordato a proposito della passata campagna di indagini, l'elemento principale dell'area archeologica è costituito dalla prosecuzione della via Nomentana, che, dopo essere giunta a Nomentum, doveva proseguire verso nord per ricongiungersi con la via Salaria all'altezza di Eretum. Questo tratto, interamente pavimentato in basoli di calcare, è stato riportato in luce per 140 m circa ed ospita su entrambi i lati un sepolcreto collocabile tra il I sec. a.C. e il III sec. d.C. Poichè la funzione principale di questa arteria stradale doveva essere quella di servire le numerose ville rustiche che dovevano caratterizzare il paesaggio nomentano, non stupisce la presenza di un diverticolo stradale glareato, che dall'arteria principale doveva condurre ad una cisterna romana posta ad est dell'area. Tale diverticolo risulta attualmente scavato per circa 15 m ed è formato da un battuto di pietre calcaree di piccole dimensioni miste a terra piuttosto argillosa; mescolate tra le pietre, si segnala la presenza di piccole zeppe di basalto, mentre pietre calcaree di dimensioni più grandi si trovano sparse di tanto in tanto su tutta la carreggiata. Per quanto concerne la sua datazione i materiali ceramici coprono un arco cronologico che va dalla fine del II- I sec. a.C. alla metà del IV sec. d.C.
Settore “Pietrara”
Il settore “Pietrara” costituisce un ampliamento dell’area archeologica. Come già ricordato a proposito della precedente campagna di scavo, tale allargamento si è visto necessario per tutelare e indagare le strutture emerse in occasione della realizzazione di lavori di adeguamento degli scarichi civili di un immobile per civile abitazione plurifamiliare adiacente all’area archeologica stessa. Le indagini appena concluse hanno innanzitutto permesso un ulteriore ampliamento dell'area di scavo e la messa in luce di nuove strutture murarie, mettendo in evidenza una situazione più complessa di quanto ipotizzato in precedenza. E' possibile confermare che l'area indagata era caratterizzata dalla presenza di un grande strato di matrice limo argillosa di colore marrone chiaro posto su tutto il settore ed ascrivibile al momento dell'abbandono. Grazie alla notevole quantità di materiali ceramici rinvenuti tale fase si colloca tra la fine del IV e gli inizi del V se. d.C. Sono stati infatti individuati due ambienti, riferibili a due diverse fasi costruttive. Ad una prima fase si collocherebbero due setti murari legati tra loro ad angolo retto e caratterizzati da un paramento in opera incerta di calcare e da un rivestimento in intonaco bianco, parzialmente conservato. In un secondo momento, non ancora collocabile cronologicamente, si provvide a realizzare un ampliamento dell'edificio verso nord, attraverso l'aggiunta di strutture in opera incerta di calcare. L'area delimitata da queste ultime strutture presenta più strati di crollo, ancora totalmente da scavare.
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AIAC_4485 - via Nomentum-Eretum - 2019Grazie all’ampliamento dei limiti del settore verso sud e alle ulteriori indagini stratigrafiche all’interno dei due ambienti individuati durante le scorse campagne è stato possibile confermare la presenza di un grande strato di matrice limo-argillosa di colore marrone chiaro ricco di frammenti ceramici collocabili tra la fine del I sec. a.C. e il V sec. d.C. e afferenti soprattutto alla sfera domestica e familiare. Tale evidenza, la cui formazione è collocabile dai materiali tra la fine del IV e gli inizi del V sec. d.C., risulta essere particolarmente interessante in quanto permette di collocare la fine d'uso della struttura proprio in età tardoantica.
La presenza di materiali cronologicamente non antecedenti, almeno allo stato attuale delle indagini, al I sec. a.C. permetterebbe, seppure ancora in via ipotetica, di collocare tra la fine dell'età repubblicana/inizi età augustea la costruzione della struttura. Se le future indagini confermassero ciò, ci troveremmo dunque di fronte ad una struttura residenziale contemporanea all'attuale pavimentazione dell'arteria principale, la via Nomentum-Eretum, visibile per 140 m più a nord e, per una piccola parte, ad est delle strutture riportate in luce.
Particolarmente interessanti sono state, infine, le indagini relative agli ambienti 1 e 2, già parzialmente individuati durante le due passate campagne e corrispondenti a due diverse fasi costruttive. Oltre ai dati forniti dai materiali rivenuti (tra cui, oltre ai resti ceramici, due frammenti di fistula plumbea, entrambi schiacciati e lunghi 0.55 m e 30 m circa, di cui uno con la scritta in rilievo FECIT) è stato infatti possibile appurare una differenza di quota tra i due ambienti: l’ambiente 1 (prima fase), infatti, doveva scendere ad una maggiore profondità rispetto alle strutture murarie dell’ambiente 2 (seconda fase), la cui costruzione ha avuto come conseguenza, evidentemente, un innalzamento di quota del piano di calpestio e un appoggio alle strutture della fase precedente.
Fig. 1- Pietrara- Ambiente 1 (Fase 1) e Ambiente 2 (Fase 2)
Fig. 2- Pietrara- Frammenti di fistulae plumbee, di cui una inscritta (FECIT)