Name
Fabio Malaspina
Organisation Name
CAL Cooperativa Archeologica Lombarda s.r.l., Brescia

Season Team

  • AIAC_1904 - Via San Polo - 2007
    Gli accertamenti archeologici hanno individuato, km 3 a SE del centro storico, scarse tracce di un insediamento rurale romano e la relativa necropoli adiacente l’antica via per Mantova. L’insediamento era rappresentato da una preparazione pavimentale in ciottoli e scaglie di medolo, consolidata da ghiaino misto ad argilla, e dalle fondazioni di un muro in ciottoli, frammenti di pietrame e rarissimi frammenti di laterizi legati da malta povera. La presenza di pochi frammenti ceramici permette una datazione al II-III sec. d.C. La necropoli è costituita da 36 tombe, di cui 32 incinerazioni e 4 inumazioni. Cronologicamente il materiale sembra inserirsi in un arco compreso tra la metà del I e il II secolo d.C. Monete sono presenti nella maggior parte delle incinerazioni che contengono, nella terra di rogo, uno o più esemplari (fino a un massimo di quattro). I manufatti metallici sono discretamente rappresentati: abbondanti i chiodi e altri elementi di connessione, dai grossi chiodi impiegati nelle barelle funebri ai chiodini per calzature; gli utensili in ferro (numerosi coltelli di varie misure). Due strumenti in bronzo, riferibili ad accessori da toeletta femminile, sono associati in un caso a una pisside, nell’altro a un piccolo manico bronzeo forse pertinente ad un cofanetto ligneo. La presenza di contenitori lignei è suggerita anche dal rinvenimento di piccoli chiodi e borchie decorative. Tra gli oggetti di ornamento si segnalano: numerosi anelli a cerchio, sia in bronzo sia in ferro, un’armilla in filo bronzeo, un pendaglio e alcune fibbie e fibule in bronzo e in ferro. I pochi oggetti in vetro, rinvenuti sempre nel riempimento superiore delle sepolture, non mostrano segni di esposizione al fuoco. Totalmente assenti invece i reperti in osso. Il vasellame ceramico offre un quadro piuttosto modesto ed è prevalentemente frammentario; si tratta generalmente di coppe e patere in terra sigillata, documentate in poche varietà di forme, tipiche della produzione norditalica. Sono attestate in particolare le coppe Drag. 24/25 e le patere Drag. 31 e Drag. 37/32. Tra il materiale frammentario compaiono parti di olle o brocche in ceramica comune mentre sono più rari i contenitori ad impasto grossolano. Presenti anche frammenti di bicchieri del tipo Henkeldellenbecher, forma di vasellame di tradizione locale. Le poche ceramiche intere (come pure i vetri), costituenti il corredo deposto al momento della sepoltura, si rinvengono in posizioni eccentriche, in una nicchia rettangolare in un angolo della fossa, associate anche a lucerne e coltelli. Vi sono infine dodici lucerne, di cui otto deposte intere: quattro a volute e dieci _Firmalampen_. I bolli leggibili ( _ATIMETI, FORTIS, VIBIANI_ e probabilmente _OCTAVI_ ) appartengono a produttori ben conosciuti in Italia settentrionale.
  • AIAC_234 - Via XX Settembre - 2005
    Alla periferia occidentale di Flero, un abitato dell’alta pianura bresciana prossimo alla città, già noto per il ritrovamento di siti d’età romana e di numerosi gruppi di sepolture d’età longobarda (e menzionato nell’879 come _curtis_ del monastero regio di S. Giulia), il controllo archeologico preventivo di un vasto cantiere di edilizia residenziale ha permesso di riconoscere e indagare un contesto insediativo di grande interesse rappresentato da: a) i resti assai compromessi di un insediamento d’epoca tardoantica/altomedievale con strutture in legno, b) tracce di un impianto di fornace per ceramica di V-VI secolo (l’unico di quest’epoca finora rinvenuto in ambito rurale bresciano e lombardo), c) quattro sepolture a inumazione, d) indizi della presenza, nelle vicinanze, di un edificio di epoca romana, quasi certamente una villa. Le strutture più interessanti (e problematiche), riferibili alla fase tardoantica e/o altomedievale del sito sono tre fosse di sagoma subrettangolare, sul cui fondo è stato rinvenuto uno strato compresso di carboni e ceneri, prevalentemente costituito da frasche, materiale vegetale minuto e da rari tronchetti, coperto da una stesura più o meno fitta di ciottoli. Le caratteristiche strutturali delle fosse e la completa assenza sul fondo e nella stratificazione di riempimento di ogni tipo di reperti o scorie hanno fatto escludere che questi apparati fossero destinati alla fusione dei metalli, alla rifusione dei rottami di vetro o alla distillazione del catrame vegetale i cui impianti, affatto diversi, sono già noti in area bresciana da altri ritrovamenti. In attesa di confronti chiarificatori si è ipotizzato che le fosse servissero alla cottura “soffocata” dei cibi, tecnica ancor oggi in uso presso diverse popolazioni primitive. (Andrea Breda, Fabio Malaspina)
  • AIAC_239 - Chiesa della SS. Trinità - 2005
    Il progetto di restauro della chiesa della Santissima Trinità di Esine (Bs) ha richiesto alcune indagini archeologiche. Attestata pare per la prima volta nel 771 (ma il documento è perduto), la chiesa nelle sue forme attuali è databile tra XII e XIII secolo. Essa consta di una navata unica a quattro campate con volta a crociera. Dalla quarta campata si accede, tramite una porta seicentesca, a una sacrestia/cripta sempre d’impianto romanico, modificata successivamente nel profilo esterno. Si può soltanto ipotizzare in questa fase l’esistenza di un’abside. A questa struttura sono stati addossati il presbiterio/abside attuale (fine XV-XVI secolo), una struttura quadrata identificata come ossario, una scala di accesso al coro e la Cappella di San Rocco (fine XV secolo). Il saggio 1 conferma che a nord della chiesa era un cimitero. Il Saggio 2 eseguito nella pavimentazione di cemento della Cappella di San Rocco, ha evidenziato come questo si appoggi a una preparazione di scaglie di pietra locale poste di taglio. Il Saggio 3 effettuato intorno all’imposta N dell’arco che divide prima e seconda campata ha rivelato una precedente pavimentazione in lastre di pietra locale. Tutte le strutture sottostanti il pavimento tardo-medievale sono coperte da un livello probabilmente di cantiere in terra battuta o un livellamento. Il Saggio 4 effettuato a W dell’imposta S dell’arco che divide la prima e la seconda campata, conferma la presenza di un livello pavimentale relativo alla navata in lastre di pietra locale legate da una malta molto tenace. Il Saggio 5 effettuato all’esterno della navata ha identificato i primi livelli di fondazione delle murature stesse. L’assenza di contraffortature, tipiche dell’edilizia romanica, potrebbe confermare l’ipotesi che la chiesa sorga su un banco di roccia nativa. (Fabio Malaspina)
  • AIAC_244 - Via Umbria - 2005
    Durante i lavori di urbanizzazione di un’area all’estremità ovest dell’abitato di Leno sono emerse tre sepolture a cassa laterizia riferibili al periodo tardoantico-altomedievale. I dati hanno permesso di valutare come il livello attuale del fondo sia dovuto a un riporto di limo sabbioso steso pochi decenni fa per esigenze agricole. Subito sotto allo stesso inizia una potente stratificazione di apporti alluvionali, mai intervallati da livelli d’uso antropizzati. Le tre sepolture presentano caratteristiche comuni. La copertura era presumibilmente in mattoni (cm 45 x 30 x 7), il muretto perimetrale in laterizi di reimpiego, posti in opera di piatto e legati con l’argilla bianca giallastra. Il piano di imposta delle coperture è delimitato da alcune pietre di conglomerato fluviale. In nessun caso i riempimenti hanno restituito oggetti di corredo. Nella tomba 1 non è stato rinvenuto alcun resto osseo, fatta eccezione per alcuni frammenti. Il fondo era costituito da quattro embrici interi e uno frammentario. La tomba 2, priva degli elementi della copertura, conservava ossa degli arti inferiori dell’inumato, probabilmente ributtate all’interno all’atto della violazione. Lo scheletro nella cassa è deposto sul fondo, con le braccia lungo i fianchi, ed è riferibile a un individuo di età molto avanzata, forse di sesso maschile. Tra le particolarità strutturali è un concio di pietra squadrata sul lato corto ovest. Il fondo presentava conservati due embrici interi e uno frammentario. La tomba 3 è stata anch’essa rinvenuta disturbata. L’interno della cassa presentava una doppia inumazione. Il primo scheletro, una donna adulta, era stato girato sul fianco e addossato alla muratura quando ancora erano presenti le connessioni anatomiche, per fare posto a un uomo adulto, posto sul fondo della cassa con le braccia lungo i fianchi. Tra gli elementi di costruzione si segnala la presenza di un frammento reimpiegato di arenaria quarzosa, lavorato a strigilature. (Fabio Malaspina)
  • AIAC_252 - Cignano - 2006
    I lavori di costruzione di un grande complesso artigianale, presso il km 32 della Strada Statale n. 668 Lenese nel territorio di Offlaga, hanno permesso l’identificazione di un piccolo nucleo sepolcrale costituito da due tombe a cassa laterizia. Le ricerche intorno alle due sepolture non hanno permesso il riconoscimento di altre strutture o testimonianze archeologiche, fatta eccezione per un canale che passava pochi metri a sud delle casse, il cui riempimento era caratterizzato da una massiccia presenza di laterizi frammentati di epoca classica e che ha restituito un cucchiaio in bronzo frammentario (presenza tipica nei corredi tombali di V-VI secolo). Le due tombe presentano caratteristiche comuni nelle dimensioni, nella tessitura muraria e nello stato di conservazione. Si tratta di strutture a pianta rettangolare e leggermente trapezoidale in laterizi frammentati di reimpiego, quasi esclusivamente tegole ed embrici, con presenza sporadica di mattoni e ciottoli di fiume (nella t. 1 sono presenti anche dei coppi), impostate in tagli ellittici molto allungati e dalle pareti quasi diritte. Non si riscontra la presenza di legante negli interstizi. Il tipo di copertura doveva essere in laterizi disposti a capanna; l’orientamento è quasi perfettamente est-ovest. Del tutto assenti tracce del fondo, tranne un possibile lacerto in t. 1. Le dimensioni esterne sono: m 2,30 x 0,80/0,95 (T. 1) e m 2,10 x 0,80 (T. 2). Il mancato rinvenimento degli scheletri e la probabile asportazione del fondo in laterizi delle due casse, oltre al ritrovamento di numerosi frammenti laterizi (e del cucchiaio in bronzo) nel residuo di canalizzazione a sud delle tombe stesse, induce a ipotizzare una violazione già in antico delle due strutture. La tecnica costruttiva, il carattere isolato e, con una certa cautela, il cucchiaio in bronzo portano a indicare per questo nucleo sepolcrale una datazione tra il V e il VI secolo d.C. (Fabio Malaspina)

Publication Authors