Name
Marta Rapi
Organisation Name
Università degli Studi di Milano

Season Team

  • AIAC_2388 - Forcello - 2009
    Il Forcello di Bagnolo San Vito (MN) è il principale abitato etrusco-padano di VI-IV secolo a.C. scoperto finora in Lombardia. Ubicato pochi chilometri a sud-ovest di Mantova, in corrispondenza di un dosso di modesta entità e di forma allungata, fra il paleoterrazzo destro del Mincio ad ovest e la valle fluviale ad est, si estendeva su una superficie di circa 12 ettari, occupando un’area di forma triangolare con la base a nord-ovest. Dal 1981 ad oggi sono state condotte più di 20 campagne di scavo dirette da Raffaele C. de Marinis, dapprima come Soprintendenza Archeologica della Lombardia e dal 1988 come cattedra di Preistoria e Protostoria dell’Università degli Studi di Milano. Le ricerche si sono avvalse della collaborazione delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano dal 1987 al 1993 (Patrizia Frontini) e del Civico Museo Archeologico di Bergamo dal 1990 ad oggi (Stefania Casini). Tra il 1982 e il 1993 gli scavi sono stati condotti con la partecipazione della Cooperativa Ricerche Archeologiche di Trento (CO.R.A.). Le indagini condotte fino ad oggi si sono concentrate su un’area di circa 900 m2 in corrispondenza della parte centrale dell’abitato. Lo scavo stratigrafico dei livelli antropici, che in alcuni punti raggiungono i 2 m di spessore, ha consentito di delineare la presenza di almeno nove fasi insediative, in un susseguirsi di costruzioni, distruzioni e riedificazioni delle strutture d’abitato. E’ stato così possibile ricostruire le vicende che hanno interessato questa piccola porzione dell’insediamento per tutti i circa 150 anni della sua esistenza. Le diverse fasi, denominate con le lettere da A ad I a partire dall’alto, quindi dalla più recente alla più antica, si susseguono senza soluzione di continuità, ad eccezione dei livelli di fase F, i quali risultano separati dai successivi da un potente riporto artificiale di argilla sterile. I materiali rinvenuti - ceramica etrusco-padana, fibule tipo Certosa, fibule e altri ornamenti riconducibili a diverse sfere culturali, anfore greche da trasporto, ceramica attica, manufatti in vetro policromo - dimostrano che questo insediamento, i cui abitanti erano certamente di origine etrusca, rappresentava un centro di traffici di notevole importanza per Etruschi, Greci e popolazioni alpine e transalpine. Le campagne di scavo condotte a maggio-giugno e a settembre del 2009 hanno avuto come obiettivo principale quello di mettere in luce i limiti degli ambienti minori nord-orientali della casa FI di fase F (ca. 500 a.C.), nonché il limite nord-ovest dell’intera abitazione, che ha già raggiunto i 180 m2 di estensione. Si è ripreso innanzitutto lo scavo dell’area nord-orientale, corrispondente ai qq. R19 m-s 2-9, iniziato già lo scorso anno e durante il quale sono stati analizzati solo i contesti più recenti. A quest’area si è aggiunta quella corrispondente ai qq. R18 s-u 16-20 e S18 a-e 12-20, scavata parzialmente fra il 2006 e il 2007, permettendo di indagare contestualmente l’articolata sequenza stratigrafica di una fascia di scavo piuttosto stretta, ma estesa per quasi 20 metri. Sono stati individuati lacerti di piani pavimentali pertinenti a diverse fasi archeologiche ed elementi strutturali, quali grandi buche di palo, nelle fasi più recenti, e canaline di fondazione, nelle fasi più antiche. In particolare gli scavi hanno messo in luce, raggiungendo gli obiettivi preposti, tutto il limite nord-orientale della casa di fase F, consentendo di determinare l’estensione completa dei cinque ambienti piccoli laterali e parte del profondo canale che probabilmente separava l’abitazione da un asse viario dell’abitato. Durante la campagna di maggio è stata inoltre aperta una nuova area di scavo, collocata a nord-ovest delle aree scavate fra il 2002 e il 2008, in corrispondenza dei qq. R19 a-k 2-6 ed e-o 7-11. In questo caso il lavoro effettuato, intrapreso nuovamente a partire dai primi livelli sotto l’agrario, ha permesso di documentare solamente i contesti relativi alle fasi più recenti, che si sono conservati meglio che in altre aree dello scavo. L’andamento del deposito leggermente digradante verso la nuova sezione nord-occidentale fa supporre che, come già rilevato in passato, anche qui si possa trovare - nei livelli più profondi e pertinenti alla fase F - un ampio canale che ha provocato l’abbassamento dei livelli soprastanti e più recenti.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2010
    Nel 2010 sono state condotte due campagne di scavo – da aprile a luglio e in settembre – per un totale di circa quattro mesi di lavoro. La campagna di scavo condotta da aprile a luglio ha avuto come obiettivo principale quello di individuare il limite della casa FI di fase F lungo il lato nord-ovest, al fine di mettere in luce l’estensione completa dell’abitazione. L’area indagata a partire dal 2002 e corrispondente ai qq. R18 a-g 13-20 e R19 b-k 1-5, infatti, non aveva permesso di individuare questo limite, mentre le campagne del 2009, concentratesi nelle aree corrispondenti ai qq. R19 m-s 2-9 e ai qq. R18 s-u 16-20 e S18 a-e 12-20, avevano permesso di individuare solo il lato nord-orientale dell’abitazione. Lo scavo è dunque ripreso nell’area aperta nel maggio 2009 e collocata a nord-ovest della sezione 134 e delle aree scavate dal 2002 al 2008, in corrispondenza dei qq. R19 a-k 2-6 ed e-o 7-11. Grazie alla lunga durata della campagna primaverile di quest’anno, organizzata non solo tramite i fondi dell’Università degli Studi di Milano ma anche per mezzo di un cofinanziamento concesso al Comune di Bagnolo San Vito da Regione Lombardia, è stato possibile innanzi tutto raggiungere l’obiettivo prefissato, completando la messa in luce del perimetro della casa FI di fase F. Questa abitazione si configura dunque come un grande oikos aristocratico: presenta una forma rettangolare (17,5x10m circa), per una estensione totale di quasi 180 m2, e una ripartizione regolare dei 15 ambienti interni, disposti secondo un modulo di un ambiente piccolo, uno grande e un altro piccolo, ripetuto per cinque volte. Nuove e importanti informazioni sono state raccolte anche riguardo alle fasi più recenti. Le indagini sono inoltre riprese in un’altra area, il cui scavo era stato interrotto nel 2008. Durante la campagna di settembre 2010 è infatti proseguito lo scavo nella zona corrispondente ai qq. Q18 s-u 13-19 e R18 a-d 11-18, aperta per la prima volta e documentata preliminarmente nel 2005. Qui erano state condotte alcune ricerche solo durante le campagne del 2008, con l’obiettivo principale di verificare, per una porzione più ampia, l’articolazione interna e i limiti della casa FII di fase F. L’area, collocata appena oltre l’allineamento di grosse buche di palo con orientamento SE-NO che delimitano verso SO la casa di fase C, ovvero la più recente struttura abitativa riconoscibile al di sotto del livello di agrario, si è configurata fin da subito quale zona di scarichi esterna agli spazi più propriamente abitativi. Lo scavo di quest’anno ha confermato questa funzione, almeno per quanto riguarda il periodo successivo alla fase F. Fra i materiali rinvenuti durante le campagne del 2010 si segnalano: fibule in bronzo tipo Certosa e di altre tipologie di diffusione nord-italica, figurine votive in lamina bronzea, perline in pasta vitrea, anfore greche arcaiche da trasporto, ceramica attica e, naturalmente, una grande quantità di ceramica locale etrusco-padana.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2011
    Le campagne di scavo condotte nei settori Q-R 18-19 da maggio a luglio e nel settembre 2011 hanno avuto come obiettivo principale quello di mettere in luce una porzione più ampia della casa FII di fase F, collocata immediatamente a sud-ovest della casa FI. Il limite settentrionale di quest’ultima è stato infatti individuato con le campagne del 2010, mentre della casa FII si conoscevano solo tre ambienti di dimensioni differenti e indagati parzialmente. La ricerca si è concentrata lungo la fascia più occidentale della trincea di scavo, comprendente sia l’area indagata nel settembre del 2010 sia l’area corrispondente ai qq. R18 b-m3-14, scavata fino al 1998. A giugno, infine, è stata anche aperta una nuova area, in corrispondenza dei qq. Q18-19 s-u18-3, R19 a-b1-3, necessaria per correlare le aree appena citate con quella scavata nel 2009-2010 in corrispondenza dei qq. R19 a-k2-6 ed e-o7-11. I lavori in questa zona, ripresi dai livelli sotto l’agrario, hanno messo in evidenza uno spazio sicuramente esterno alle strutture abitative, forse via di passaggio o area di scarico, caratterizzato da potenti riporti argillosi e interessato solo per una ristretta fascia da piani pavimentali. Qui, tuttavia, si ipotizzava, per simmetria con il limite settentrionale della casa FI, la presenza del limite settentrionale anche della casa FII. Al termine dei lavori non solo è stato raggiunto l’obiettivo proposto, mettendo in luce su tutta l’area indagata i piani d’uso di fase F, ma è stato anche completato il perimetro della casa FII, il cui limite occidentale è stato individuato poco prima della sezione di scavo. Sono state così raccolte nuove e importanti informazioni su una seconda abitazione di fine VI secolo a.C., che si distingue dalla prima per numero, forma e dimensioni degli ambienti, nonché per la tecnica edilizia adoperata. Nel settembre 2011, infine, sono ripresi gli scavi anche nel settore R17, dove è stato operato un ampliamento verso ovest, in corrispondenza di un crollo di concotti rinvenuto lo scorso anno. Su un’area di 5x5m, corrispondente ai qq. R17 n-t15-20, sono stati asportati i riporti di bonifica stesi per sigillare il crollo per incendio di una struttura abitativa e si è proceduto a rimuovere il crollo formato dai resti dell’incannucciato delle pareti, al di sotto del quale è affiorato un livello d’incendio poggiante direttamente sul piano d’uso. Da entrambi i livelli provengono moltissimi materiali ceramici, fra cui almeno 120 frammenti di un cratere attico a colonnette a figure rosse, ricomponibile quasi integralmente, e una cinquantina di frammenti di un secondo cratere a colonnette, di maggiori dimensioni. La possibilità di ricongiungimento dei frammenti ceramici dimostra che dopo l’evento catastrofico, tutti i materiali sono stati lasciati in situ e sigillati dai riporti di bonifica. Tra gli altri materiali provenienti dal crollo da segnalare una fibula Certosa in ferro. In base a una prima valutazione, in attesa della pulizia e del restauro, il cratere di dimensioni minori può essere datato al 450-430 a.C., fornendo così un prezioso dato di cronologia assoluta per la fase C a cui è attribuibile la struttura.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2012
    La campagna di scavo si è svolta dal 3 al 28 settembre 2012. L’obiettivo principale dell’intervento consisteva nella prosecuzione dell’indagine della cd. casa “dei Crateri” nel settore R-S 17-18, lambita dagli interventi dell’anno 2010 e parzialmente messa in luce - per quanto riguarda la sua porzione più sud-occidentale - nel corso dello scavo 2011. La struttura, di cui si è conservata la fase di crollo per incendio _in situ_, ha restituito numerosi frammenti di ceramica attica, con i quali sono stati identificati almeno due crateri attici a f.r. Per la pertinenza stratigrafica la struttura è attribuibile alla fase C della sequenza insediativa del Forcello, che grazie proprio alla ceramica attica cui si associa nel contesto in oggetto può essere più puntualmente datata verso il terzo quarto del V secolo a.C. Nel 2011 erano stati messi in luce circa 35 mq del piano della abitazione, ma appurato che proseguiva sotto i livelli di fase B in R- S/17-18, se ne rimandava l’indagine alla successiva campagna. Pertanto, la campagna 2012 ha previsto l’asportazione di una serie di strutture più recenti, in particolare il piano della casa di fase B in R- S/17-18 e il riporto sottostante il pavimento, posto a sigillare il crollo di fase C. Il crollo, anche nel nuovo ampliamento, si articola in un livello più superficiale di concotti (US 2198), che alla base poggia su un livello più carbonioso (US 2792); US 2752 comprende abbondanti resti culturali e in particolare ceramiche. Sono stati notati numerosi concotti a faccia piana con impronte di fibre di legno e ancora più frequenti concotti con impronte di incannucciato, ma in ogni caso tutti presentano elevato grado di frammentarietà e tendenza a sbriciolarsi. Questo dato potrà essere approfondito per fornire indicazioni circa la temperatura e la natura dell’incendio che distrusse la struttura. Con l’avanzamento del 2012, la superficie di crollo portata finora alla luce raggiunge i 55 mq, senza naturalmente esaurire l’estensione della struttura che prosegue in direzione nord-est.
  • AIAC_2388 - Forcello - 2014
    Le attività dell’anno 2014 rappresentano in buona parte la continuazione di indagini già in corso, volte all’esplorazione di una struttura abitativa della metà del V secolo a.C. individuata nella porzione sud-orientale dell’area degli scavi. La struttura in esame occupa la parte sud-orientale dell’area di scavo aperta al centro dell’abitato e collocata a sud-ovest del grande asse di attraversamento dell’abitato (settori R 17-19 e S 17-18); qui sono venuti alla luce due blocchi di strutture di abitato separate da un canale di drenaggio e smaltimento rifiuti largo 6 m. Il blocco nord-occidentale, esteso 450 m2, è stato integralmente scavato fino alla fase F (fine VI secolo), mentre le fasi più antiche, G-H-I, sono state indagate su un’area più limitata di circa 120 m2. La struttura in corso di indagine nel blocco sud-orientale si riferisce alla fase C della sequenza insediativa del Forcello. Dal livello di incendio che segna la fine della struttura (US 2752) è stata rinvenuta metà di una ciotola etrusco padana, del tipo con piede echinoide distinto dal fondo da un cordolo a rilievo. Sul fondo esterno del piede è tracciata l’iscrizione “velnaś” (< velinas, per intervenuta sincope), un gentilizio ben radicato nell’Etruria settentrionale e interna e, alla luce di questa scoperta, possiamo quindi attribuire la casa alla famiglia dei Velna. A giudicare dall’abbondanza della ceramica attica siamo di fronte a un oikos aristocratico, come nel caso della fase F della fine del VI secolo a.C., che grazie proprio alla ceramica attica rinvenuta può essere più puntualmente datata verso il secondo quarto del V secolo a.C. Il contesto restituisce almeno due crateri attici a f.r., uno dei quali già parzialmente ricostruito e attribuito al pittore del Frutteto (470-460 a.C.). La campagna di scavi 2014 è stata dedicata all’indagine della porzione sud-orientale e alla ricerca del limite sud-occidentali della Casa dei Velna, che con l’intervento del 2014 sembra appurato interessare una superficie intorno ai 150 mq. Un nuovo filone di indagini, invece, è stato aperto nell’ottobre 2014, con l’avvio di una collaborazione con il Deutsche Archäologische Institut di Berlino (DAI), finalizzata allo svolgimento di prospezioni geomagnetiche nei settori dell’abitato esterni all’area di scavo di proprietà comunale, che è sede del Parco archeologico del Forcello, e off-site.
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2005
    Gli scavi del bacino torbificato del Lavagnone, intrapresi dal 1989, mirano ad una precisa definizione della cronologia e della tipologia degli abitati, soprattutto del Bronzo Antico. Nel BA, le strutture abitative emergono come un fitto campo di pali: si distinguono l’impianto delle palificate più antiche (2010-2008±10 BC) del BA IA (Lavagnone 2), e l’abitato su plinti (1984±10-1916±10 BC) del BA I B (Lavagnone 3). I livelli sono caratterizzati da scarichi (prevalentemente ceramiche e resti di pasto) da strutture abitative; notevoli alcuni resti di intrecci vegetali. In corrispondenza di un altro settore, allineamenti di pali (fase Ia: 2080-2067±10 BC e sottofasi Ib/c: 2048, 2032±10 BC) potrebbero verosimilmente costituire una delimitazione del villaggio palafitticolo nel tratto verso la sponda nord-orientale, dove la base del deposito ha restituito resti di una struttura interpretata come una timber trackway, cronologicamente coerente con le strutture palafitticole (impianto 207710 BC; intorno al 2048 e 2010-200810 BC successivi interventi). Al Lavagnone la fondazione dell’abitato, con l’impianto delle palafitte, la realizzazione della trackway e forse di una palizzata, sembra configurarsi come un intervento di pianificazione e organizzazione degli spazi e confermerebbe che, inizialmente, l’opzione di un insediamento spondale venne scartata, privilegiando aree almeno periodicamente esondate. Il BM è il periodo di maggiore espansione dell’insediamento. Sono stati indagati contesti di BM I in tutti i settori di scavo aperti; è del BM II A una capanna costruita a livello del suolo, con perimetro rettangolare (m 13x6), al cui interno si individua un focolare. L’occupazione durante il BM II B è ancora attestata, tra l’altro, da lembi di strutture presso la sponda nord-orientale e presso il centro del bacino. Lo studio paleoambientale mostra un passaggio brusco dalla foresta naturale a un paesaggio antropogenico caratterizzato da colture, pascoli, prati e di aree forestate di ridotta estensione. Dati preliminari sui resti faunistici riferiscono di una minima incidenza di fauna selvatica rispetto a quella domestica (superiore al 90%), con una predominanza di ovi-caprini. La base documentaria è costituita da molto materiale in osso e corno, notevole anche per ciò che riguarda le tracce di lavorazione e uso. (Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi)
  • AIAC_249 - Lavagnone - 2008
    _Settore E, luglio 2008_ Il settore denominato E, aperto per la prima nel 2007, ha una superficie totale di 126 m2. Lo scavo ha proseguito l’indagine dei livelli del Bronzo Medio avanzato. Si asportava l’US 3013, in cui sono stati rinvenuti un vago d’ambra, un frammento di tazza del cd. tipo Isolone, una piccola spatola in corno di cervo con impugnatura distinta e parte lavorante a paletta quadrangolare, una fusarola con la base decorata a denti di lupo incisi e alcune anse pertinenti a tazze-attingitoio. Al di sotto appariva quasi l’US 3006, dove è emersa una chiazza di limo giallo e ghiaia di aspetto cumuliforme, caratterizzata dalla presenza sulla superficie di concotti a faccia piana spalmata di pigmento bianco. A distanza di qualche metro verso Est, lungo la parete Sud dello scavo, affiorava un’altra struttura cumuliforme, probabile residuo del degrado di strutture in battuto limo-ghiaioso che insistevano sulla superficie di US 3006=3044 e 3015. In US 3039 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, del tipo con piccola presa quadrangolare forata e decorato su tutta la superficie a occhi di dado, delle fasi centrali della media età del Bronzo. Alla base di US 3015 emergevano uno strato di sabbia bruna e un’area di ghiaia sciolta in cui vengono individuate tre buche. Nello strato 3006/3044 è stato rinvenuto un pettine in corno di cervo, due piccole spatole frammentarie e un lungo punteruolo in corno di cervo, un affilatoio in pietra, diversi frammenti di tazze con anse sopraelevate e di tazze tipo Isolone. Sotto l’US 3006 apparivano gli strati di limo torbificato marrone scuro (US 3041/3054), e un accumulo di limo nocciola compatto (3061) che sembrava essere delimitato da grosse pietre. In questa fase dello scavo risultavano esposti i livelli di accrescimento (US 3065 e 3041), mentre cominciavano ad affiorare livelli sottostanti (US 3062: strato ghiaioso, US 3043: strato di limo carbonioso e sabbia gialla, US 3057: cumulo ghiaioso giallo, e US 3058, strato formato da ciottoli sciolti). L’US 3041 ha restituito un frammento di crogiolo e un ugello da mantice, una lama di pugnale in bronzo di forma triangolare con base semplice trapezoidale fornita di due grossi ribattini di grosso spessore e con grande capocchia a calotta, mentre un terzo ribattino di minori dimensioni era collocato al centro della base, una ventina di anse di capeduncole, la maggior parte con sopraelevazione ad espansioni laterali coniche e a corna tronche, alcune di tipo lunato. Il pugnale e le anse indicano un orizzonte cronologico delle fasi centrali della media età del Bronzo (BM II B). L’unità stratigrafica principale sottostante è uno strato di limo molto scuro (US 3043) con frequenti carboniche copriva il sottostante strato di sabbia sciolta (US 3040). Sempre nella zona a contatto con il settore C si evidenziava una gettata fortemente antropizzata (US 3070) composta da grossi accumuli di cenere e frequente ceramica, che colmava un avvallamento dello strato sottostante marcato da cocci in scivolata. Tra i materiali rinvenuti si segnala una perla di ambra. L’US 3043 ha restituito una quindicina di anse del tipo a espansioni laterali e a corna tronche e due anse ad apici leggermente espansi e una a gomito che sembrerebbe riferibile a fasi più antiche. L’analisi preliminare dei materiali rinvenuti e la sequenza stratigrafica indagata nel settore E sembrano indicare l’esistenza di lacerti di strutture e livelli databili a fasi avanzate del Bronzo Medio, in particolare al BM II B. A favore di questa datazione depongono la tipologia delle sopraelevazioni delle anse, la maggior parte a espansioni laterali a muso animale e il pugnale in bronzo tipo Bacino Marina dall’US 3010. Inoltre, sono meno frequenti le anse a corna tronche e del tutto assenti quelle ad ascia (un solo esemplare dal terreno agrario).